Carlo Pagliai: L’Abbondanza, S. Giuseppe e S. Iacopo in Campo Corbolini ad Empoli

Carlo Pagliai: L’Abbondanza, S. Giuseppe E S. Iacopo In Campo Corbolini Ad Empoli

Sono notevoli i risultati derivanti dall’intersezione informatica delle fonti inerenti la proprietà immobiliare, in un piccolo spazio del Castello d’Empoli sono concentrate molte informazioni dense di storia umana e architettonica. Focalizziamo l’attenzione sull’odierno incrocio di Via Ridolfi con Via Giuseppe del Papa, e osserviamo l’edificio ove oggi c’è il negozio di abbigliamento per bambini[1] (oppure dove c’era il negozio Montefiori nel Novecento). Questo fabbricato non è stato distrutto dall’esplosione delle mine dei tedeschi in fuga, anche se fu danneggiato dalla deflagrazione delle altre mine appresso. Ma facendo un salto indietro nel tempo, diciamo un paio di secoli, si è riscontrato che questo edificio è stato adibito ad uso Uffizio dell’Abbondanza, rammentando che l’Abbondanza aveva avuto altra sede, ovvero in Via degli Asini pressi Porta Giudea[2] (Palazzo e Torrino dei Righi). Principalmente la sua funzione era il reperimento di generi alimentari, per lo più cereali, che nei periodi di alti prezzi o di carestia venivano poi venduti con funzione calmieratrice, o distribuiti gratuitamente ai più poveri. Nella riga (o segnatura) n° 5755 c 1356 v della Decima Granducale del 1776 si legge dell’esistenza di <<“Una fabbrica posta nella Terra d’Empoli, che serviva ad uso di soppresso Uffizio dell’Abbondanza, consistente in due case unite, una grande di tre piani, compreso quello terreno, e l’altra più piccola di quattro piani partimenti con terreno, insieme con un piaggione sollevato con n. 15 buche da grano”>>, in quell’anno di proprietà Valente Bargellini che compra dalla Congregazione dell’Annona per prezzo di scudi 927.4 con rogito Notaio Ser Giuseppe Gamucci in data 18 gennaio 1772.  La Decima non concerneva la redazione di mappe, ma fortunatamente nella Sezione D della Comunità di Empoli del Catasto Leopoldino viene rappresentato fedelmente questo compendio, e si possono ancora contare le quindici buche da grano nell’estratto[3] ivi riportato. Nell’anno 1759, quindi pochi anni prima della Decima, tale edificio risultava ancora di proprietà[4] dell’Abbondanza, mentre nel 1710 risulta proprietà di Vincenzo Bartoloni[5].

Dalla Decima emerge un’altra importante notizia cartografica, ovvero i proprietari confinanti dell’ex Ufficio dell’Abbondanza. A nord vi era la Cappella di San Giuseppe, censita[6] almeno fin dal 1710, di cui nessuno si era accorto che vi è una sua immagine di scorci o in una foto[7] dell’Archivio Caponi, notare bene anche la piccola gradinata antistante la facciata nell’attuale Via Ridolfi.

Giuliano Lastraioli: Il capo sanfedista che fu giustiziato per ragioni politiche

Giuliano Lastraioli: Il Capo Sanfedista Che Fu Giustiziato Per Ragioni Politiche

Pubblicato su “Il Tirreno” il 21 marzo 2010

Sullo scorcio del Settecento, mentre in Francia imperversava la grande rivoluzione, Empoli si mostrò sempre ostile alle novità d’Oltralpe. L’astro napoleonico, in piena ascesa, non faceva né caldo né freddo ed era oscurato dall’energica predicazione del terribile e dottissimo abate Giovanni Marchetti, già famoso come “martello del giansenismo” e nemico giurato della dilagante cultura illuministica. La prima occupazione giacobina fu qui vissuta come un castigo di Dio.

Il ritorno “lungo” dei francesi, dopo l’intermezzo sconvolgente del “Viva Maria”, l’insorgenza del 1799 nella quale gli empolesi si erano bravamente distinti per foga reazionaria, cominciò nell’ottobre 1800, quando le armate repubblicane d’Oltralpe occuparono nuovamente la Toscana. Qui a Empoli, tanto per gradire, si segnalarono per i loro eccessi, i cisalpini del generale Domenico Pino, calati da nord per respingere una pericolosa incursione di borbonici napoletani, giunti fino a Poggibonsi.

Luigi Lazzeri, canonico della Collegiata e protostorico della città, ha fatto una cronaca inorridita della feroce passata di quella “schiuma del partito repubblicano di molti luoghi” (parole sue!).

I danni materiali e morali di quella occupazione furono rilevantissimi. A parte i guasti economici per il municipio, che dovette sostenere le spese, lo sconcerto e la paura dilagarono fra la popolazione, che vedeva in quei satanassi l’incarnazione del demonio.

Carlo Pagliai – Via dei Forni o Via del Forno? Oggi Via del Gelsomino

Carlo Pagliai – Via Dei Forni O Via Del Forno? Oggi Via Del Gelsomino

Una via, stretta e contornata da edifici spesso alti e che mostrano antichità. Forse meno frequentata delle altre del Giro d’Empoli, ma non per questo non meritevole di attenzione sulla sua derivazione. Ai vecchi empolesi l’ho sempre sentita soprannominare “Via de’ forni”, ma in tutte le documentazioni ufficiali quali catasti e filze archivistiche compare sempre denominata Via del Gelsomino; poi vi era il Vicolo della Malacucina, ovvero quel vicolo parzialmente coperto che da circa la metà di Via del Gelsomino procede verso l’attuale Via Ridolfi all’altezza della ex Coop.

La Collegiata di S.Andrea nella presunta versione originale romanica

La Collegiata Di S.Andrea Nella Presunta Versione Originale Romanica

L’immagine è tratta da un opuscolo per la benedizione di famiglia dell’anno 2008, la quale raffigura la facciata della Collegiata di S. Andrea Apostolo prima del suo rifacimento avvenuto nel Settecento ad opera dell’Architetto Ferdinando Ruggeri trasformandola internamente in stile barocco, sfigurando l’impianto romanico originale a tre navate.

Riportiamo ancora una volta l’iscrizione presente in facciata.

HOC OPVS EXIMII PRÆPOLLENS ARTE MAGISTRI BIS NOVIES LVSTRIS ANNIS TAM MILLE

PERACTIS AC TRIBVS EST CEPTVM POST NATVM VIRGINE VERBVM QVOD STVDIO

FRATRUM SVMMOQVE LABORE PATRATVM CONSTAT RODVLPHI BONIZONIS PRESBITERORVM

ANSELMI ROLANDI PRESBITERIQVE GERARD VNDE DEO CARI CREDVNTVR ET ÆTERE CLARI

<<Quest’opera superba per arte di esimio maestre fu cominciata quando erano passati mille anni e due volte nove lustri più tre dopo la nascita del Verbo della Vergine e si sa che fu compiuta per somma cura e fatica dei presbiteri della vita comune Rodolfo e Bonizzone di Anselmo di Rolando e del prete Gerardo per cui sono creduti cari a Dio e illustri per il cielo>>.

Chiassetto dei Frati, fra Via del Papa e Via dei Neri

Chiassetto Dei Frati, Fra Via Del Papa E Via Dei Neri

Servizio fotografico svolto andati avanti e indietro nel Chiassetto dei Frati, fra Via del Papa e Via dei Neri.

Di recente il Comune ne ha ripristinato il suo uso pubblico, a volte è stato anche adibito ad un caratteristico spazio espositivo per opere d’arte.
Pensate, nel Settecento l’edificio ove tale chiassetto era inserito era di proprietà Cav. Mainardi.

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