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PASQUINO di MATTEO da Montepulciano

PASQUINO Di MATTEO Da Montepulciano

Seguendo le piste aperte dal Giulas, siamo andati a cercare notizie di questo scultore quattrocentesco, al quale in alcuni testi si attribuisce l'esecuzione della Fonte battesimale in marmo, presente nel battistero a Empoli. Abbiamo anche trovato un suo lavoro eseguito…

Paolo Pianigiani: Maramaldo, la coda dei gatti e gli occhiali

Paolo Pianigiani: Maramaldo, La Coda Dei Gatti E Gli Occhiali

Pochi personaggi storici hanno avuto una stampa così cattiva come Fabrizio Maramaldo (1494 – 1552), l’assassino di Francesco Ferrucci (1489 – 1530), in quel di Gavinana, nell’appennino Pistoiese, il 3 agosto del 1530. Il suo nome è rimasto nella lingua italiana, fino nei vocabolari, a significare viltà, prepotenza e crudeltà verso gli inermi e gli indifesi. La frase pronunciata dal capitano fiorentino, prestato alla guerra da necessità di patria, ma anche da scelta di mestiere, gli si è appiccicata addosso come un marchio a fuoco: – Vile, tu uccidi un uomo morto!

Il dover trovare, nel passato anche remoto, eroi ad hoc, in vista dell’unità d’Italia prossima e ventura, ha generato, in particolare nell’ottocento, una pubblicistica di parte, che ha scandito ancora di più i profili dei due comandanti d’arme: Francesco eroe puro e indomito, Fabrizio, venduto al soldo del nemico, mercenario, violento e feroce. E da lì romanzoni e drammi storici, per non dire di quei brutti versi che figurano, verso la fine, nel nostro inno nazionale.

Paolo Pianigiani: Farinata, gli asini e le capre zoppe

Paolo Pianigiani: Farinata, Gli Asini E Le Capre Zoppe

Gli asini o i ciuchi, comunque, con Empoli, hanno qualcosa a che fare: del resto anche le capre ma in questo caso con qualche difetto deambulatorio. Passi per i ciuchi, mi direte, ma le capre? La vecchia e trita storia di Cantino Cantini e la presa di San Miniato? II volo del ciuco e le corna porta-lumini delle ingannevoli capre?¹

Questa storia viene direttamente da Palazzo Ghibellino, dirimpetto alla Collegiata di S. Andrea, il protagonista è Farinata degli Uberti, il cronista che ce l’ha raccontata è Giovanni Villani, nel libro sesto, capitolo 82, della sua Cronica.²
II grande Farinata, ci piace immaginarlo maestoso e sferragliante nella sua corazza invulnerabile, (o magari le avevano lasciate all’ingresso, le corazze, appese ad appositi pioli sorvegliati dagli scudieri chiassosi, con i vestiti colorati) difese Firenze, come gli fa dire Dante nel canto X dell’Inferno:

Ma fu’ io solo, là dove sofferto fu per ciascuno di tòrre via Fiorenza, colui che la difesi a viso aperto.

Nell’ultimo verso Dante si sarà fatto prendere la mano, e la penna d’oca, dall’assonanza con Monteaperti, località in quel di Castelnuovo Berardenga (Siena), dove si svolse la celebre battaglia avvenuta il 4 di settembre 1260, un sabato, fatale ai fiorentini guelfi e ai loro alleati (molti erano i lucchesi), che fece da antefatto a quell’incontro nel castello di Empoli. Lo scopo del parlamento era quello di decidere le sorti della città di Firenze: in particolare il piano era di “abbattere le mura, demolire gli edifici e stabilire quella parte di popolazione, che era rimasta attaccata alla patria terra, in località separate sulle rovine della città o nelle vicinanze.”³

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