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Antico Sigillo della Lega di Empoli – di Carlo Pagliai


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Si riporta la fedele trascrizione del Sigillo della Lega di Empoli e sua descrizione estratta dal Tomo X, sigillo n° VII pag 87 delle “Osservazioni istoriche dei Sigilli antichi de’ secoli bassi” di Domenico Maria Manni, Firenze MDCCXXXXI. Sarà necessario pubblicare anche una nota critica ed esplicativa delle incongruenze allora espresse dall’Autore.

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Pagine-da-Osservazioni-istoriche-di-Domenico-Maria-Manni-Tomo-7-12_Pagina_1

 

 


Osservazioni istoriche sopra il sigillo VII. Nel sigillo della Lega di Empoli la principal cosa, che vi si osservi, è la facciata dell’Insigne Propositura di quel luogo, restaurata nel 1093, per le premure di quel Rolando, che si trova esservi stato allora Piovano, siccome costa dal Campione Beneficiario del Capitolo di Empoli, e dalle Deliciae Eruditorum Tomo X. a car. 20. del celebratissimo Sig. Giovannni Lami, e sì per le premure di Bonizone, di Ridolfo, di Anselmo, e di Gherardo ivi Canonici, qualmente si ritrae da’ versi Leonini scolpiti nel fregio di marmo della stessa facciata,  nel qual fregio si appellano co’ nomi Presbyterorum E Fratrum, del che è da vedersi nel Tomo delle predette Deliciae accennato.
Quella stessa facciata è adunque la Divisa, che fa Empoli ne’ tempi nostri, essendovi però fino dal 1182 in cui gli Empolesi si soggettarono volontariamente alla Repubblica Fiorentina, aggiunto un Leone come rampante sopra la stessa facciata, e due gigli l’uno a destra, l’altro a sinistra del medesimo, che si scorge altresì in altro maggior Sigillo, Tom. X. che tiene presso di se il Gonfaloniere, capo di quel Magistrato, ed è effigiato ancora in più luoghi al pubblico. Vi ha chi crede, che altra fosse l’Arme, e la Divina di Empoli, cioè alcuni scacchi con entrovi piccole stellette, ravvidando ciò nel campo della nuova Divisa del pur ora nominato Sigillo grande, e di ciò, comunque sia, mi fu asserito averne lasciato scritto Ser Polidoro Polidori, che moltissime notizie spettanti a Empoli rintracciate avea.
A questa facciata pertanto, che forma, come si è detto, la Divisa di Empoli, dalla destra mano si scorge un Monticello con alcune grappoli, e tralci pampinoli, lo che è il Segno, d d’Arme di Monterappoli; a mano sinistra poi si vede un Loggiato con torre alta a guisa di campanile, figurato per la Comunità di Pontormo, e tale era l’Arme di essa Comunità. in vece della qui espressa, della quale si ragionò nel Tomo VI di questa mia Opera a car. 99. e ciò prima che rovinasse il loggiato, e il campanile di quel pubblico, per cagione di una grandissima inondazione, per cui caddero anche le mura di detto Castello, siccome scrisse Scipione Ammirato: in vece del qual loggiato, si prese per Divisa il Ponte fatto in quei tempi sopra del torrente Orme, che scorre alle radici del suo borghetto; tanto più che questo veniva ad adattarsi maggiormente alla denominazione del Castello.
Sopra questo Sigillo della Lega di Empoli sbaglio non si dovrebbe prendere da me, poiché me ne sono state mandate le notizie dal Sig. Dottor Bartolommeo Romagnoli di Empoli, noto per alcune Orazioni Accademiche, che in tersa volgare lingua pubblicò già colle stampe, e di cui si valsero per avere sicure notizie di quei luoghi il Sig. Giovanni Lami, che ne fa lodevole menzione nelle sue Deliciae Eruditorum soprammentovate, ed il Sig. Luca Giuseppe Cerracchini ne’ suoi Fasti Teologali; il quale Sig. Romagnoli fa sperare insieme, e desiderare varie sue dotte fatiche, le quali sta di presente a pubblico benefizio ordinando, principalmente riguardanti quella sua Chiesa d’Empoli, e gl’ illustri Uomini, e le Famiglie riguardevoli, che ne sono indi uscite.

Di queste tre Divise pertanto appare, che cosa già fosse la Lega di Empoli; imperciocchè sottrattisi gli Empolesi dall’obbedienza di Pisa l’anno 1015. la quale aveva i suoi confini a Pietrafitta lungi da Empoli circa mezzo miglio dalla parte di Firenze, secondo che narra Paolo Tronci a II. nelle sue Memorie di Pisa; e Bernardo da Marangone lo dimostra ancor esso nelle sue Croniche Pisane; cominciarono essi circa al tempo sopra divisato a governarli a guisa di Repubblica, sotto la protezione de’ Conti Guidi, benché sparsi per i Borghi, Castelletti, e Villaggi, e sì nella Cittadella, luogo situato vicino al Borgo, che è fuori della Porta Pisana, siccome si riscontra dalle Decime Estimo di S. Spirito Tom. 7. 8. 9. e da un Libro delle Riformagioni scritto latinamente per mano del Cancelliere Pubblico, segnato B, e si ricava ancora dalle Deliciae Eruditorum [ perché Empoli era stato molto prima smantellato, e distrutto in quel luogo, che ritiene per ancora il nome di Empoli vecchio ] e ragunandoli nella predetta Cittadella, formarono una Magistratura numerosa, con ordinare rigorosamente , che ogni quindici giorni si mutassero quelli, che avevano mano nel governare, e sì questo governo durò per lungo tratto di tempo in Empoli, come mi asserisce di far vedere il lodato Sig. Dottor Bartolommeo Romagnoli, con additare distintamente l’occasioni, i nomi, ed il tempo delle mutazioni, e d’ogni altro emergente ricavato dai Libri delle predette Riformagioni con esattezza tenuti nel tempo antico, benché di barbara latinità.
Quindi per istabilirsi maggiormente, ed aggiungere gli Empolesi alle proprie, altre forze, fecero lega colla Comunità di Monterappoli, e con quella di Pontormo, nella qual lega durarono fino al 1182. in cui si soggettarono ai fiorentini, siccome riferisce l’Ammirato Parte I. Tomo I. tuttochè seguitino ancor oggi a chiamarsi i popoli della Lega di Empoli; ed alloraquando per loro si faceva qualche deliberazione, che toccasse tutte le tre divisate Comunità, la munivano sempremai col Sigillo della Lega qui sopra delineato.
Che poi questa Lega si sia in qualche maniera mantenuta, si vede chiaro, perchè fino dal dì, che alla Fiorentina Repubblica esse si soggettarono, furono governate da un solo Vicario [ come ha osservato il dottissimo Sig. Lami ] che di poi cangiò la denominazione in quella di Podestà. Empoli poi è antichissimo, fabbricato, si tiene, dagli Indigeni, come vuole  l’Anonimo della Deliciae Eruditorium , e si eziando Ser Polidoro Polidori soprannominato, e tale è la tradizione ancora di quel luogo; ma fu la prima volta situato ove ora si dice Empoli vecchio, dilungi un miglio dal luogo edificato di nuovo; e che prima veramente fosse ivi s’introduce a notarlo il Bartoloni nel suo Libro intitolato Bacco in Boemia della seconda edizione, arguendolo non tanto dalla denominazione di Empoli vecchio, ma, quel che più importa, da un Breve di Niccolò II. stato già Vescovo di Firenze col nome di Gherardo, a tempo del quale si sottrasse anche la Chiesa di Empoli dalla Diocesi Pisana, diretto a Martino Piovano, del dì 11 Dicembre 1059. col quale oltre all’ordinarli di ricevere le primizie ec. gli descrive le Chiese del Piviere di Empoli, fra le quali San Donato a Empoli vecchio, S. Mamante, o Mammagio a Empoli vecchio, S. Michele 
a Empoli vecchio, e si trovano anche nella Donazione d’Imilia Contessa fatta a Rolando Pievano, S. Donati, E S. Mamme, E S. Michaelis, ed in altro Bolle registrate nel Campione Beneficiario della Chiesa di Empoli, i cui originali si conservano in quell’Archivio, dalle quali si dee ritrarre la vera, e reale esistenza di esse tre Cure in Empoli vecchio, le quali a nulla farieno servite, se ivi non fosse stato il complesso di case, che si estendeva per più d’un miglio, e mezzo, e che si chiamava Empoli; tanto più che i Castellani del Castello già disfatto abitassero negli altri Castelli d’Empoli, in altiis Castellis de Impori, E in Cittadella, E in Burgiis, E in Villis.
Laonde non s’intende come si dovessero appellare quei luoghi Castelli d’Empoli, se Empoli non fosse stato prima in essere: perlochè è verosimilissimo, che Empoli fosse ove è oggi Empoli vecchio, e che fosse numeroso di popolo, da che tre Cure egli aveva oltre la Pieve, che per buoni riscontri tengono, che fosse prima ivi, in luogo però appartato detto Prato vecchio, ove da’ contadini, che lavoravano quei campi è fama, ch si sieno trovate le vestigie di grande Edifizio a guisa di Tempio rotondo, che secondo la tradizione, che è passata, e passa tuttora, si vuole che fosse l’antica Pieve, servita, dicono, prima al culto della Dea Minerva, dagli Empolesi adorata per cagione della mercatura, e del commercio: molti de’ cui marmi si crede, che servissero al rifacimento delle tre Chiese di Empoli vecchio, risarcite nel MC. come in un piccolo marmo bianco posto sopra la Chiesa di S. Mamante, tuttora, benché dal tempo logoro,  se ne legge memoria; e contrassegno ne dà ancora un piedistallo di colonna piccola in marmo pur bianco con geroglifici di una testa di becco sì ben fatta, tuttochè fosse posto con poca avvedutezza all’intemperie dell’aria in una cantonata di detta Chiesa di S. Mamante di fuori, e di più spezzato per adattarlo al bisogno di chi risarciva: oltre il leggerli ne’ privati ricordi, ed in specie di quelli, che ha detto di Ser Polidoro Polidori il Sig. Dottor Romagnoli, e che ha egli riscontrato in altri fogli antichissimi usciti dalla Casa de’ Signori del Papa, fratelli del fu Dottor Giuseppe di chiarissima ricordanza.
Anche il chiarissimo Sig. Dott. Anton Francesco Gori par che contribuisca a questa credenza di antichità col riportare una Inscrizione in caratteri etruschi tra le sue Iscrizioni della Toscana a 448. posta in una piccola Chiesetta del Decanato di Empoli, poco dal rifabbricato luogo. per cui fa vedere ad evidenza essesi abitati questi luoghi da Legioni Romane prima assai de’ Cesari, che, siccome ivi alloggiate, possono aver dato mano agl’Indigeni a fabbricare, o ad ampliare Empoli, e ad introdurvi col commercio il Paganesimo: oltredichè il Sepolcro di bassorilievo esprimente alcuna istoria de’ Romani, che posa nel cortile di Sua Eccellenza il Signor Marchese Carlo Rinuccini, si trovò nel distretto di Empoli, ove si diceva Cittadella, trasportato dalla Chiesa di S. Rocco, ove era stato susseguentemente per alcun tempo collocato, a Firenze.
Quando poi fosse questa Chiesa di bel nuovo fabbricata ove di presente esist
e, è incerto; come pure quando quei casamenti intorno alla medesima, che si descrivono dall’Anonimo riferito nell’Opera Deliciae Eruditorum Tomo X. che poi accresciuti furono fino alla presente estensione per comandamento d’Imilia, la quale obbligò gli abitanti del Castello di Empoli a passare ad abitare alla Pieve di Santo Andrea; poiché vi sono Autori, che vogliono, che fosse Desiderio Re de’ Longobardi, il quale facesse gettare le prime pietre di questo restauramento di Empoli nel sito, ove di presente si vede, per la comodità dell’Arno, che gli scorre alle mura, ed a cui vi ha chi vuole, che fosse stato inalzato un Arco trionfale appiè del medesimo Ponte di Orme dalla prate, che riguarda Empoli, come dalle basi di quello va indovinando; e sebbene queste furono dalle alluvioni sotterrate, onde è convenuto tagliare di sopra irregolarmente l’Arco, tuttavolta par che vi si conosca il luogo, ove erano incassati i quattro marmi diafani, che ornano ora la divinata facciata fatta da Rolando Piovano co’ Canonici suoi compagni; e questo stesso lo addita anche il Bartoloni nel citato suo Ditirambo nelle annotazioni.
Di ciò io lascio allo studio accurato d’altri il deciderne. Siccome non istarò a estendermi sopra le prerogative di quella Terra, giacché tanto ne ha scritto la dottisi.ma penna del citato Sig. Dottor Lami in più luoghi delle Deliciae Eruditorum, sì anche perché il lodato Sig. Romagnoli sta per parlarne bene a lungo. Solo accennerò, che Empoli si divideva in due Quartieri, il primo de’ quali si chiamava di S. Giovanni, il secondo di S. Andrea, siccome si ritrae da’ Libri Tom, X  delle Riformagioni  di quel Pubblico.
Deferiveremo altresì di passaggio i popoli, che formavano la divisata Lega, per chiarezza maggiore del presente Sigillo.
1. Empoli diviso in due Quartieri, e suo Comune.
2. Popolo di S. Maria a Ripa.
3. Popolo di S. Iacopo a Davano.
4. Popolo di S. Piero a Riottoli.
5. Popolo di S. Leonardo a Cerbaiola
6. Popolo di S. Simone a Corniola
7. Popolo di S. Agnolo a Empoli vecchio.
8. Popolo di S. Giusto a Petroio.
9. Popolo di S. Crestina a Pagnana.
10. Popolo di S. Martino a Vitiano.
11. La metà del Popolo di S. Piero a Marcignano, per cui furono già molte contese di che si vegga nelle Deliciae Eruditorum Tomo X.
12. Comune del Borgo a S. Fiore. Si vegga il citato Libro a 71. ed il Libro delle Decime Estimo di S. Spirito Tom. 7. 8. 9. 11.

Seconda Comunità della Lega di Monte Rappoli.
1. Popolo de’ SS. Andrea e Giovanni a Monte Rappoli.
2. Popolo di S. Iacopo a Stigliano
3. Popolo di S. Bartolommeo a Brusciana.
4. Popolo di S. Stefano alla Bastia. Vedi le Decime di S. Sprito Tom II.

Terza Comunità della Lega di Pontormo.
1. Popolo di S. Michele in Castello, e Val di Botte
2. Popolo di S. Martino a Pontormo.
3. Popolo di S. Maria a Cortenuova.
4. Popolo di S. Donato a Ligniano in Val di Botte.
5. Popolo di S. Michele a Ligniano in Val di Botte.
6. Popolo di S. Ponzano a Pratignone.
7. Popolo di S. Maria Oltrorme. Veggasi il Libro delle Decime Estimo S. Spirito Tom. 5. 6. 7. 

Questi sono i Popoli, che formarono, e formano tuttora la Lega, e che sotto lo stesso Vicario, o Podestà sono governati. Si avverta altresì, che in antico vi furono quattro altri Popoli, che andavano uniti con Empoli, e che furono dipoi smembrati per aggiungergli alla Podesteria di Vinci, e Cerreto, e questi furono
1. Popolo di S. Maria a Collegonzi.
2. Popolo di S. Maria a Petroio.
3. Popolo di S. Maria a Pagnanamina, o Pagnana.
4. Popolo di S. Bartolommeo a Sovigliana, o Sivigliana.

Per i quali tutti il Camarlingo di Empoli paga ogni anno una tal somma fissata nelle mani del Camarlingo di quei Popoli, lo che dimostra l’antica obbligazione contratta da Empoli per la loro soggezione a quello. Questo è quanto può bastare per ispiegazione del presente Sigillo, che ha dato luogo a riferire le accennate notizie; cose tutte, che doveano aver luogo, come accennò il lodato Sig. Dottor Lami, in altro Tomo anteriore a questo, ma varie emergenze le hanno differite fin quì.

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