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Il Mulinaccio di Casenuove – di Carlo Pagliai

La recente metodologia che ha permesso di “riscoprire”, individuando con precisione, alcuni manufatti edilizi di cui si era persa traccia e memoria, ad esempio la Chiesetta di San Ruffillo (o San Ruffino) a Corniola, il Bastione Mediceo in Via Roma oppure il Mulino del Sale, viene applicata adesso con altrettanta precisione nella presente ricerca, avente lo scopo di individuare nei pressi della località Casenuove l’edificio che un tempo era chiamato “il Mulinaccio”.

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Veduta laterale dell'edificio

Veduta laterale dell’edificio – Foto di Carlo Pagliai

La tecnica cartografica utilizzata per produrre questo particolare tipo di ricerca topografica, ha un profilo scientifico molto rigoroso e complesso, ma in questo contesto è preferibile riassumerne la descrizione filologica limitandosi a spiegare che consiste nell’acquisizione preventiva di mappe cartacee nel computer e di “sovrapporle”, con elevata precisione alle recenti carte tecniche regionali digitali, mantenendo più o meno inalterati i relativi rapporto di orientamento, scala e posizione; questa tecnica computerizzata prende il nome di georeferenziazione, ed è indispensabile per svolgere molti tipi di elaborazioni cartografiche. Osservando la mappa del Catasto Leopoldino del 1820, Sezione del Poggiale – Foglio n° 1, (immagine n° 1) nella odierna località Casenuove, allora chiamata “Pian del Loro” e nel Cinquecento “Oltrorme”, si può notare la presenza ravvicinata di due edifici che possiedono la denominazione “Il Mulinaccio Pod.(ere)”.

catasto leopoldino mulinaccio

Immagine n° 1: Estratto dal Catasto Generale della Toscana, anno 1820
Sezione M, “Poggiale”, foglio n. 1
Archivio di Stato di Firenze, Catasto Terreni, Mappe, Empoli,
Immagine tratta dal sito web del “Progetto CASTORE”
Regione Toscana e Archivi di Stato Toscani
Per gentile disponibilità. Info Crediti e Copyright

In primis occorre riflettere sulla collocazione, di tale toponimo nella mappa del Catasto Lepoldino [1]. Essendo posto più vicino ad uno di essi, è lecito domandarsi se fosse attribuito solo a quello adiacente oppure ad entrambi; la presente questione va pertanto analizzata tenendo conto delle seguenti considerazioni:

1) l’edificio posto più in basso(a sud) non è rappresentato nelle mappe cinquecentesche dei Capitani Parte Guelfa [2], comunque è possibile notare che a pochi metri da esso sembra vi sia rappresentato un pozzo;

2) l’altro edificio, posto più in alto(a nord) è individuato con la denominazione «chase di M.re Lorenzo Istrozi»[3], ma la forma plurale di «chase» alimenta incertezze sul fatto che sia stato omesso l’altro edificio oppure che fosse dovuto alla presenza di più “appartamenti” nel suo interno o che si riferisse a modesti annessi non riportati in mappa.

3) In riferimento al punto n° 2, occorre altresì specificare che l’ipotesi dell’omissione sarebbe una rara anomalia, in quanto nelle mappe cinquecentesche, in particolare nel caso del territorio empolese, sono rappresentati moltissimi opifici e mulini, come il Mulin del Sale sull’Arno [3] che anch’esso risulta essere stato di proprietà Strozzi [4].

Alla luce dei suddetti ragionamenti, possiamo identificare il Mulinaccio con l’edificio posto inferiormente nella mappa catastale, ipotizzando pure che sia stato costruito in epoca successiva all’altro, ipotesi rafforzata dall’attuale presenza in facciata di uno stemma della famiglia Plaisant o De Plaisant, che riprenderemo in seguito.

DESCRIZIONE STEMMA FAMIGLIA PLAISANT →

Stemma Famiglia Plaisant o De Plaisant

Stemma Famiglia Plaisant o De Plaisant – Foto di Carlo Pagliai

Il toponimo Mulinaccio, essendo in forma dispregiativa, può essere oggetto di approfondimento di specifiche ricerche archivistiche, lasciando al momento la possibilità di formulare tre ipotesi: la prima, che fosse in stato di degrado ed abbandono; la seconda, che fosse un mulino operante a trazione animale, quindi non particolarmente  efficiente; la terza, molto più labile, è che l’alveo dell’Orme, effettivamente più ampio nel 1820, oppure un suo canale di scolo (gora) vi scorresse adiacente, ma le cartografie catastali e pure le mappe cinquecentesche dei Capitani di Parte non lasciano spazio a tale ipotesi.

Infatti, osservando attentamente la sovrapposizione georeferenziata della mappa del Catasto Lepoldino 1820 con l’odierna cartografia Catastale (immagine n°2) si può notare come l’alveo del torrente Orme fosse stato circa cinque volte più ampio rispetto ad oggi, arrivando a lambire l’attuale Via Valdorme, ma il Mulinaccio è rappresentato ben arretrato rispetto all’argine destro, inoltre la posizione di Via Valdorme rimane invariata ed interposta tra l’opificio e il torrente Orme, specificando che tale rappresentazione è peraltro ripetuta nella relativa mappa dei Capitani di Parte.

 

catasto leopoldino mulinaccio 2

Immagine n. 2: sovrapposizione georeferenziata del Catasto 1820 col Catasto 2011
Estratto dal PIT Regione Toscana 2015. Info Crediti e Copyright

E’ doveroso precisare anche che l’attuale Via Maremmana – II° Tratto sia rappresentata in entrambe le mappe, ma in questa sede è visibile solamente nell’immagine n° 2.

Quanto sopra lascia comunque in sospeso alcuni interrogativi, almeno fino a quando non emergeranno documenti più specifici, sottolineando che in passato questi particolari opifici erano strutture produttive del territorio rurale di fondamentale importanza economica e quindi strategica.

Volgiamo adesso l’attenzione allo stato attuale e la relativa evoluzione urbanistica di questi due edifici. Entrambi sono esistenti e mantenuti in buone condizioni: il più antico, ha conservato la propria sagoma edilizia ma ha subito alcune modifiche esterne, il Mulinaccio invece fa parte di un più ampio complesso edilizio di proprietà del noto ristorante-trattoria di Casenuove, anch’esso ha subito una serie di piccole modifiche che nel complesso non hanno snaturato le caratteristiche originarie, inoltre è rimasto fortunosamente ben conservato uno stemma in pietra serena posto in alto sul prospetto ovest, di cui si riporta un particolare ingrandimento: si può osservare nella parte inferiore il simbolo dell’antica Comunità di Monterappoli, successivamente soppressa e unita a quella di Empoli.

Carlo Pagliai

Già pubblicato sul Segno di Empoli n. 68/2005 pag. 17 e segg.


Note e Riferimenti:
[1] Il Territorio empolese nella seconda metà del XVI secolo di L.Guerrini e W.Siemoni
[2] Ibidem, cfr. pag. 313
[3] Cfr. Il Segno di Empoli n° 65/2004
[4] Ibidem cfr. pag. 186

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