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Roberto “Doc” Taviani: Mare crudele!

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S’era al mare, giovani e forti, con una “barchina” che a noi sembrava un transatlantico. L’aveva costruita zio Angiolino dei “Cantieri Picchiotti”,  mica si scherza.

C’aveva anche il permesso di navigazione della capitaneria. Era un battello da diporto, “Sandra seconda”, stazza tonnellate 0,00014. Sarà stata 100 chili si e no, io dico che a dù metri un c’arrivava.  Autorizzata a navigare entro 3 miglia, insomma “in acque territoriali”.

In effetti un guscio di noce. Ci aveva anche il motore. Un Johnson da tre cavalli, bianco.

Che meraviglia. Ci sembrava “la provvidenza”, quella dei Malavoglia. Però a loro serviva per vivere, per pescare. A noi per andare a fare il bagno. Ci si saliva in 10-15 ai limiti del galleggiamento. Ed a volte si affondava pure.

Però a volte ci si facevano cose serie. Uscite col mare grosso. Ci sentivamo “capitani coraggiosi”. Per questo però solo Fausto ed io.

Una sera , i primi di settembre, c’era il cielo  plumbeo e il mare che “saliva”, si decide di uscire.

Sulla battigia il bagnino Luciano, secco e asciutto come un baccalà. Io dico che Panariello s’è ispirato a lui. – O ragazzi o che uscite. Occhio eh -, e se n’andò a rimettere le sdraio. Ci conosceva. Ci dava fiducia. Quella sera non avrebbe dato il patino a nessuno, neanche per tutto l’oro del mondo. S’esce che saranno state le sei e mezzo. Dù ore di luce… Si esce, il mare si stava facendo più grosso…  si rompe un remo… – Tanto ci sa i’ motore – si pensava. Si va a largo, dove le onde non si rompono. Si girella un po’: – Siamo soli! -.  Si sta proprio bene. A un certo punto il motore… puhf puhf, si blocca. Ci si guarda: – La benzina! -.

– L’ha messa te? –

-io no-

– Porca Eva! Neanch’io –

– Boh, qualche santo ci  aiuterà! -.

Si vede Zia Evelina lontano a riva sulla battigia, ci si comincia a sbracciare e si agita un remo in aria, e lei serafica… ci fa ciao con la manina!

Si vede che arriva gente, si fermano, fanno un capannello, si accorgono che siamo in difficoltà, e poi se ne vanno. Boh! Noi ovviamente si continua a gesticolare. E’ quasi buio. Si pensa: uno si butta  e va a riva a prendere il patino con un remo di ricambio, e quell’altro resta a aspettare sulla barca. Si sta per fare testa o croce per vedere chi va e chi resta, quando si vede  il bagnino Luciano che mette in acqua il patino e ci viene “a salvare”.

– O ragazzi, vi s’è rotto un remo eh… Eccolo! –

– O com’hai fatto? –

– Bah, bella forza, l’avrebbe visto anche un cieco, e vu arzavi i remo pe’ l’aria, e appena ho guardato ì mare , gliel’ho detto alla signora, e vo da que ragazzi! –

E Lei  – non si disturbi, lo fanno sempre, mi salutano, che cari! –

– Ma io son venuto lo stesso! –

Era mezz’ora bona che ci salutava e mandava via tutti quelli che si preoccupavano per noi!!

Che cara Zia Evelina!

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