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Pontorme: Rilievo urbano e architettonico del Borgo, a cura di Prof. Marco Jaff

Estratto da una Ricerca ricevuta per cortesia dal Prof. Marco Jaff, Ordinario di Rilievo architettonico della Facoltà di Architettura di Firenze. Ricerca pubblicata su Firenze Architettura 2010 anno XIV

La storia recente delle due piccole città murate di San Donato in Poggio e di Pontorme può essere presa ad esempio dell’evoluzione di tanta parte del patrimonio edilizio storico minore della Toscana e non solo di essa. Un tempo, peraltro non molto lontano, erano proprio le mura della città, anche di quelle più piccole, soprattutto di quelle più piccole, che segnavano con chiarezza il confine tra il “rurale” e l’“urbano”.  Due universi separati e complementari che, insieme ad altri pochi segni naturali, come le coste del mare, le rive delle acque dolci, il limite delle nevi perenni e delle foreste, componevano l’intero paesaggio: uno scenario appena inciso da un reticolo di strade, via via più fitto e leggero, che collegava le città, i paesi e le varie attività agricole. Così per secoli.
Poi, improvvisamente (in queste zone verso la fine dell’Ottocento), un crescente rimescolamento di carte: in alcune zone, soprattutto di pianura, cominciarono a svilupparsi le industrie, attirando una
concentrazione di popolazione e risorse economiche, in altre, soprattutto di collina, iniziò un progressivo impoverimento. Sino a che, intorno agli anni cinquanta del Novecento, le terre del Chianti subirono un vero e proprio spopolamento, mentre nella piana dell’Arno assistemmo alla nascita di una nuova, diffusa, compagine urbana, in ampliamento e a saldatura di quelle esistenti.
Altrettanto bruscamente, poco prima della fine del secolo appena trascorso, questi sommovimenti persero la loro virulenza e si acquietarono. E, paradossalmente, tanto più erano stati consistenti
gli abbandoni da un lato e le nuove urbanizzazioni dall’altro, quanto più le piccole città murate, pur avendo perduto il ruolo originario, conservarono la loro forma fisica pressoché integra.
Un fenomeno che avvenne in maniera maggiore, ovviamente, nel caso dello spopolamento: tanto è vero che gli edifici di San Donato, ad esempio, sono rimasti praticamente intatti; ma che si verificò in
modo significativo anche nel caso in cui queste città si siano trovate al centro di nuove conurbazioni: a Pontorme, infatti, non si fa troppa fatica a riconoscere ancora oggi la trama delle strade disegnata, alla
metà del Cinquecento, nelle carte dei Capitani di Parte.
Siamo quindi arrivati, con una sintesi davvero estrema, ai giorni nostri: un periodo in cui l’attenzione alle valenze storiche degli insediamenti è decisamente aumentata, le conoscenze si sono approfondite
e la strumentazione di tutela si è fatta puntuale. Ma, crisi economica a parte che presumiamo  transitoria, il nostro è anche un periodo in cui si sono diffusi nuovi intenti e aspettative di trasformazione, forse ancora più pericolosi di quelli passati, perché, se mi si passa la metafora, invece di mutare il corpo degli edifici, abbastanza protetto dalle norme dei piani urbanistici, tendono a corromperne l’anima: ovvero a snaturare completamente la funzione per la quale quegli edifici erano stati concepiti, e a stravolgere il contesto che li ha visti immutati per secoli. (omissis)….

 

 

 

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