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Notizie Istoriche della Terra di Empoli scritte dal Canonico Luigi Lazzeri – di Carlo Pagliai

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Ergo uomina sunt haec: prima Emappolis quae corrupto nomine, nunc Empolis dicitur cum suis confinibus. Parla quì delle Pievi come abbiam detto di sopra.  In tal anno 1015, come scrisse il Manni nel t. X, sigillo VIII, gli Empolesi si sottrassero dall’obbedienza Pisana, nè saprei ridire, se per tale supposta ribellione fosse rovinato o distrutto l’antico Castello d’Empoli dai Pisani, o se piuttosto ciò succedesse per le guerre, alle quali, secondo il prelodato Tronci nell’anno suddetto era tutta intenta la Repubblica di Pisa «per lo che si deve prestar fede all’Arcivescovo Uberto, essendo stata distrutta l’istessa città Capitale » Nostra Civitas (come dice nella sua memoria) a Paganis destructa permansit anno Dominicae lncarnationis millesimo decimo quinto «diroccato parimente restasse o smantellato del tutto il precitato Castello. » Lasciando intanto ad ognuno facoltà di pensare su di ciò come più gli aggrada, seguiterò col Manni a scrivere che gli Empolesi cominciarono circa al tempo sopra divisato a governarsi a guisa di repubblica sotto la protezione dei Conti Guidi, sebbene sparsi per i Borghi, Castelli e Villaggi, e sì nella Cittadella, luogo situato vicino al Borgo, che è fuori della porta Pisana, siccome si riscontra dalle decime estimo S. Spirito tom. 7, 8 e 9. e da un libro delle Riformagioni scritto latinamente per mano del Cancelliere del pubblico, segnato B, e si ricava dalle Deliciae Eruditorum e ragunandosi nella predetta Cittadella formarono una Magistratura numerom, con ordinare rigorosamente, che ogni quindici giorni si mutassero quelli che avevano mano nel governare, e sì questo governo durò per lungo tempo in Empoli. come asserì di far vedere il lodato Sig. Dott. Bartolommeo Romagnoli (13), con additare distintamente le occasioni, i nomi, ed il tempo delle mutazioni e d’ogni altro emergente, ricavato dai libri delle riformagioni predette con esattezza tenuti nel tempo antico benché di barbara latinità. Quindi per stabilirsi maggiormente, ed aggiungere gli Empolesi alle proprie altre forze, fecero lega colla Comunità di Monterappoli, e con quella di Pontormo, nella qual lega durarono fino al 1182 o 1181 in cui si assoggettarono ai Fiorentini, come riferisce l’Ammirato par. 1. tom. 1. ed allorquando per loro si faceva qualche deliberazione, che toccasse tutte le tre divisate Comunità, la munivano sempre mai col sigillo della lega, nel sopraddetto tomo decimo delineato (14).
Che poi questa lega si sia in qualche maniera mantenuta, si vede chiaro, perché fino dal dì che alla Fiorentina Repubblica elle si assoggettarono furono governate da un solo vicario (come ha osservato il dottissimo Sig. Lami) che dipoi cangiò la denominazione in quella di potestà.
I popoli che formavano la lega (15) delle tre divisate Comunità, sono gli appresso, come si leggono nel più volte citato Manni t. X dei sigilli:

1. Empoli diviso in due quartieri, l’uno dei quali si chiamava di S. Giovanni, l’ altro di S. Andrea (siccome si

ritrae dai libri delle riformagioni del pubblico) e suo comune.

2. Popolo di S. Maria a Ripa.

3. Popolo di S. Iacopo a Davane.

A. Popolo di S. Piero a Riottoli.

5. Popolo di S. Leonardo a Cerbajola.

6. Popolo di S. Simone a Corniola.

7. Popolo di S. Angiolo a Empoli Vecchio.

8. Popolo di S. Giusto a Pretoio.

9. Popolo di S. Crestina a Pagnana (16) .

10. Popolo di S. Martino a Vitiana.

11. La metà del Popolo di S. Pietro a Marcignana, per cui furono già molte contese (17).

12. Popolo di S. Angiolo, o Michele a Pianezzoli, che si supplisce perché manca nel precitato tomo del Manni.

13. Comune del Borgo a S. Fiore (18), come vedesi nel libro delle Decime Estimo S. Spirito t. 7, 8, 9, 11.

Seconda Comunità della Lega

1. Popolo di S. Andrea e Giovanni a Monterappolì.

2. Popolo di S. lacopo a Stigliano.

3. Popolo di S. Bartolommeo a Brusciana.

4. Popolo di S. Stefano alla Bastia.

Così dalle decime di S. Spirito tomo 11.

Terza Comunità della Lega

1. Popolo di S. Michele in Castello e Val di Botte.

2. Popolo di S. Martino a Pontormo.

3. Popolo di S. Maria a Cortenuova.

4. Popolo di S. Donato a Ligliano in Val di Botte.

5. Popolo di S. Michele a Ligliano in Val di Botte.

6. Popolo di S. Ponzano in Pratignone.

7. Popolo di S. Maria oltre Orme.

Come dal libro delle Decime Estimo S. Spirito. 5, 6 e 7.

Dicesi che in antico vi furono altri quattro popoli che andavano uniti con Empoli, e che furono smemhrati

per aggiungerli alla Potesteria di Vinci, e Cerreto e questi furono:

1. Popolo di S. Maria a Collegonzi.

2. Popolo di S. Maria a Petrojo (19).

3. Popolo di S. Maria a Pagnana-mina adesso di S. Maria a Spicchio.

4. Popolo di S. Bartolommeo Sovigliana o Sivigliana.

Per li quali tutti il Camarlingo di Empoli pagava ogni anno una tal somma fissata nelle mani del camarlingo di quei Popoli lo che dimostra l’antica obbligazione contratta da Empoli per la loro soggezione a quello.
– Fin quì il Manni, tomo più volte citato.

Anno 1119.
Distrutto l’antico Castello di Empoli, i suoi abitanti, come si disse, si rifugiarono nella Cittadella, e nei vicini Castelli, Borghi, e Villaggi. Finalmente nell’anno suddetto la Contessa Emilia ottenne dal Conte Guido Guerra, suo marito, che si effettuasse quel tanto che il medesimo avea giurato cioè che gli Empolesi così dispersi passassero ad abitare intorno alla Pieve di S. Andrea, e a tale effetto diedero essi a ciascuno, o a ciascuna famiglia una porzione di suolo, acciò vi fabbricassero le loro case, e vi edificassero un nuovo Castello. Concedendo di più a Rolando Pievano quei privilegi, e alla sua Pieve quei beni che si leggono nell’appresso strumento che si conserva in cartapecora nell’archivio del nostro Capitolo, e che si riporta dal Lami nella prima parte dell’Hodoeporicon a c. 21 e nel tomo IV. Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta a c. 107. «ln Christi nomine. Breve ampliationis futurae memoriae retinendum, qualiter factum est in Civitate Pistoria, in Camera Guidonis Comitis Bonorum Hominum presentia, quorum subter leguntur nomina.
lmillia Comitissa, uxor Guido Guerra Comitis cum consensu, et data licentia predicti viri sui investivit Rolandum Presbiterum custodem, et prepositum Plebis S. Andreae de lmpori juravit presentia Drudori, et  Gualsterii gg. Filii Bosi (20) et Ugoni Carbonii Notarii filii quondam Teuderici, et aliorum quamplurimum: scilicet quod ab illa hora in antea usque ad cal. Madii proxime ventura omnes homines Castellani, qui habilant modo in aliis Castellis; de lmpori et in Cittadella, et in Burgis, et in Villis faciant per habitandum venire, et inibi semper habitare ad praefatam Plebem Sancti Andreae, dando unicuique casalinum ubi eorum casas aedificent et Castrum aedificare sua presentia, vel suae praedictae uxoris vel alterius hominis presentia vice eorum facient, et post factum donec ipsi vixerint, non destruent, vel destruere consentient, vel permittent. Et si evenerit quod ab hostibus, vel a Rege vi, vel odio modo destruatur, inibi post dies quindecim reaedificare facient; et nullam Ecclesiam nisi praefatam plebem in praedicto Castro, vel in burgo ejus, aut abbatiam, vel cenobium, sive cellam monasterj non facient aedificare, vel consentient nisi communi consilio predicti Rolandi plebani, et de successoribus suis, aut in tota distritione, vel parrochia dicte plebis. Haec omnia, ut supra legitur Guido Guerra pro se, et pro uxore sua adimplere juravit, et observare, nisi remanserit pp. impedimentum sue mortis, vel uxoris, aut pp. impedimentum pensionis, vel infirmitatis observabit ita.
Preterea communiter investiverunt predictum Rolandum plebanum comes, et comitissa, et firmiter in perpetuum statuerunt in predicta plebe, ut omnes res mobiles et inamovibiles terras, el vineas aliarum ecclesiarum, scilicet ecclesia Sancti Laureutii, et Sanctae Mariae, et Sancti Donati, et Sancti Mamme, et Sancti Michaelis, et Sancti Stephani, et Sancti Cristophori, et Sancti lacobi, et Sancti Petri, et Sancti Martini de Vitiana, et Sancti Bartolommei, et Sanctae Mariae de Pagnana, et Sancti Ruffini, et Sancti Justi, et Sancti Simonis et  Judae ut de modo in antea sint in potestate predictae plebis, habendi, tenendi, et ad ulilitatem ecclesiae, quidquid voluerint faciendi, tamen si necesse fuerit in quantum potuerint ab omnibus defensandi. Haec suprascripta investitio facta est in praesentia Bernardori filii Lamberti, et Alseroli de Ripole, et Ruberti de Ficeclo, anno Dominice lncarnationis millesimo centesimo nonodecimo, mense Decembri lndit. XIII…… signum manus suprascriptae lmiliae quae hoc Breve consensu Guido Guerre viri sui scribere rogavit. Gualbertus notarius, et iudex sancti palatii, interfuit, et hoc breve rogatu comitisse scripsit.
Così ebbe origine il nuovo Empoli intorno alla pieve di S. Andrea, il quale in breve tempo divenuto essendo un grosso paese ed assai popolato, fu cinto di mura, come ci dimostra l’Anonimo, ma non si sa in qual tempo precisamente.

Anno 1147.
Dai libri dell’Archivio delle Riformagioni di Firenze, e dalla storia della casa dei Goti tomo I. a e. 36 si ha che – Octavo kal. Decembris 1147 Consiliarii civitatis Florentiae juravere securitatem Tusciae in Empoli – in ecclesia Sancti Martini. Però non abbiamo alcuna notizia, che in Empoli vi sia stata una chiesa sotto il titolo di S. Martino. Forse fu detto così per sbaglio invece di – in ecclesia S. Andreae.

Anno 1181.
L’Ammirato nel libro primo accresciuto a c. 59 dell’lstoria fiorentina scrive che – Quei di Empoli non so se per amore o per forza, nel principio dell’anno 1182 avevano giurato di essere coi Fiorentini in ogni guerra, eccetto che contro al conte Guido; ed essendosi fatti censuari della Repubblica, promessero ancora di offrire ogni anno alla chiesa di S. Giovanni Batista in Firenze un cero migliore di quello che erano soliti di offrire quei di Pontormo.
L’istrumento della sommissione degli Empolesi ai Fiorentini è dell’anno 1181. La diversità per altro di tali epoche può dipendere dalla diversità dello stile, che era in uso in quei tempi. Il mese di Febbraio in cui fu rogato il detto strumento poté dirsi dell’anno 1181 contando ab incarnatione. e dell’anno 1182 contando a nativitate. Nel libro XXIX de’ Capitoli nell’Archivio delle Riformagioni a c. 98 si legge l’istrumento suddetto, ed è riportato dal Targioni nel tomo l. dei viaggi Istoria di Empoli da cui lo copia  edelmente
Nos de lmpoli. juramus ad Evangelia, sacramento corporalliter praestito salvare et custodire, et adjuvare omnes personas civitatis Florentiae ejusque burgorum et ejus Curte, qui sumus de comitatu florentino, et episcopatu, seu de pleberio de lmpoli, et generaliter, et specialiter, et eorum bona in tota nostra forza, et ubicumque potuerimus sine fraude, et contra omnem personam.
lt. – Si quo in tempore aliqua persona, quae habitet intra praedictos nostros confines depredaverit aliquem praedictum Florentinorum, seu aliquem dapnum ei fecerit, faciemus ei integrum emendare, et restituere intra dies 15 proximos, postquam Consul, et Rector florentinus nos inquisiverit, vel inquirere fecerit, sive nuntio, vel literis aut ille qui dapnum sustinuerit, si Rector tunc non extaret in civitate Florentiae.
Item quocumque tempore, et quotiescumque Consul, vel Rector, qui pro tempore extiterit in civitate Florentiae inquiret nos vel faciet inquirere seu per nuntium, vel quod mittet nobis litteras ut faciamus ei Ostem vel cavalcatam faciemus ei intra dies octo proximos post inquisitionem quomodocumque eis placuerit, et ubicumque, excepto contra comitem Guidonem, nisi in quantum nobis terminum prolongarent, quod ita teneamur ad terminum, si quod bona voluntate eis placuerit prolungare, ut dictum est.

ltem guerram, seu guerras, et pacem faciemus, ubi, et quibus, vel quomodo Consulibus, vel Rectori, qui pro tempore fuerit Florentiae placuerit; Exceptamus in hoc capitulo Comitem Guidooem. Item intra octo dies proximos post inquisitionem,ex quo Consul florentinus, vel Rector nos inquiquisierit vel inquirere fecerit, habemus factum jurare ad hoc Breve omnes homines habitantes intra nostros praedictos confines qui convenientes erunt ad jurandum, nisi in quantum per ipsum Consulem, vel Rectorem steterit, et si terminum, vel terminos nobis mutaverit, seu prolongaverit ita teneamur, sicut costituerit, et dixerit.
ltem omui anno in festo S. loannis mensis lunii, vel antea, dabimus in cìvitate Florentiae Consulibus, vel Rectoribus, seu Rectori, secundum qui pro tempore erit in eadem civitate, librus quinquaginta bonorum denariorum de tali moneta, qualiter pro tempore communiter expendetur p. civitate Flor; et si Consules, vel Rectores non essent in civitate dabimus Consulibus Mercatorum Flor: ut eam recipiant p. Com. Flor. sed tamen in hoc anno dabimus Consulibus Florentiae qui modo sunt intra kal. Mart. Proxíme vel antea lib. centum, et solid. C. bonorum denariorum.
ltem omni anno portabimus Flor. in festo S. loannis de Flor. unum meliorem cerum, quam illud, quod Pontormenses ibi offerunt, et soliti sunt offerre. Haec omnia ut in hoc Breve scripta sunt juramus tenere, et observare, et facere in perpetuum, et si Consulibus, vel Rectori, qui pro tempore extiterit in civitate Florentiae placuerit, tenebimur de VII in VII annis renovarc haec juramenta in totum. Item cum Consules, vel Rectores flor. steterìnt pro recipiendis praedictis juramentis, vel renovandis dabimus eis, et personis quibus secum duxerint, expensas omnes, donec steterint pro ea complenda.
Et omnia praescripta juramus observare sub poena centum Marcorum de puro argento, et post poenam solutam Com. Flor. omnia praedicta stent firma.
Haec omnia supradicta juramus observare, et adimplere, et firma tenere perpetuo ad sanum, et planum intellectum Consulum flor. remota omni fraude, et sub hoc intellectu, quod lmperator nec Papa, nec aliquis Clericus, vel Laicus, vel nulla alia persona, possit nos absolvere in aliquo, vel de aliquo ab hoc juramento, nec pro aliqua de causa possimus occasionare hoc juramentum, scripta sunt haec anno MCLXXXI tertio nonas feb. lnd. XV.

Dal contesto dell’addotto strumento pare che debba credersi per indubitato quel tanto, che si è narrato di sopra cioè che gli Empolesi dall’epoca in cui fu distrutto il loro antico castello fino all’anno suddetto 1181, si governassero da per sé stessi a guisa di repubblica. Né tale asserzione secondo il parere di persone intendenti resta indebolita dal diploma intitolato – Carta privilegj per lmperat. Federigum ll. concessi anno 1247: Guidoni de Romena Comiti in Tuscia Palatino filio Comitis Aghinolfi Fideli (ut dicitur) nostro, – per cui l’imperatore gli conferma il possesso di tutti i suoi Stati ove si nomina, « quartam partem de Empoli» e gli condona tutte le regalie dovute alla camera imperiale, potendosi considerare il suddetto Guidone con suoi fratelli (21) Tegrino, Ruggeri, Marcovaldo, e Aghinolfo, figli del Conte Guido Guerra (Ammirato t. 1. a c. 73) come semplici feudatarii, e non padroni assoluti di Empoli(22): finalmente neppure dall’istrumento della contessa Emilia, già descritto, si prova una piena sovranità del detto Conte Guido Guerra su questo luogo, se vi si faccia esatta riflessione. Che se i Sindaci degli Empolesi non vollero obbligarsi a fare guerra contro il Conte Guido come dicesi nel suddetto istrumento di sommissione, poté ciò succedere per non dimostrarsi ingrati al feudatario loro benemerito, per la donazione del suolo in cui fu fabbricato il nuovo paese, come dicemmo di sopra.

Anno 1255.
A dì 1 di Febbrajo nella nostra pieve di S. Andrea fu fatta pace fra i Sindaci della Repubblica Fiorentina, e i Sindaci di Lucca e di Prato e da quelli della città di Pistoja dall’altra parte, e ne stipularono il contratto promettendo di difendersi scambievolmente. Ammirato lib.II a c. 98.

Anno 1260.
Il Villani nel lib. 6 cap. 83. l’Ammirato nel lib. 2 a c. 124 ed altri storici pongono in detto anno il famoso congresso dei Ghibellini, seguito qui in Empoli (23) come luogo più comodo ove essi col conte Girolamo capitano del Re Manfredi in Toscana, tra le altre cose proposero di disfare la città di Firenze perché era del partito dei Guelfi, e di ridurla borghi priva di mura (24) e a tal progetto si unirono non solamente gli ambasciatori dei Pisani, Senesi, Aretini e tutti gli altri Signori, e Baroni di Toscana che erano intervenuti a detto congresso, ma molti degli stessi Fiorentini, e come dice l’Ammirato il partito sarebbe stato vinto, se tra questi il solo Farinata degli Uberti pure esso Ghibellino non vi si fosse opposto con ragioni, con preghiere e con minaccie, uscendo adirato dal parlamento: in cui venne ricondotto colla promessa di fare restare Firenze in suo essere – e solamente si fece una lega per conservare tutte le città di Toscana, la qual lega si chiamò taglia perche si taglieggiò ogni città a dare un tanto per mantenere mille cavalli, che dovevano accorrere ove fosse bisogno.

Anno 1295.
In questo anno i frati eremiti di S. Agostino incominciarono a fabbricare un convento qui in Empoli fuori delle mura di questo Paese verso ponente, senza dimandarne licenza al Piovano, e Capitolo. Perciò messer Iacopo canonico della nostra Collegiata «projiciens lapidem in fundamentum operis supradicti» inibì la continuazione di detta fabbrica, essendo che ciò era contro i privilegi accordati dalla S. Sede apostolica alla pieve di Empoli, e contro il gius comune. Ne fu rogato l’atto sul posto da Ser Geri cherico, e figlio di Andrea notaro empolese il 19 Marzo 1295 a Nativitate. Si vede per altro dal campione beneficiale del Capitolo a c. 130 che l’affare restò in seguito accomodato perché il convento vi fu fabbricato colla chiesa sotto il titolo di S. M. Maddalena. Sentendosi in Firenze che veniva in Italia a richiesta dei Ghibellini il Vicario dell’imperatore Alberto; il dì 1 Giugno 1295 nella nostra pieve di S. Andrea dai Sindaci della Repubblica fiorentina si fece compagnia rinnovandosi la lega coi Sindaci di Lucca, di Siena, di Prato, di S. Gimignano, e di Colle per dieci anni, lasciando luogo ai Pistojesi, e alle altre Comunità di Toscana di potervi entrare a difesa comune, e contro i nemici di S. Chiesa. Fu poi fatta tra le delle Comunità una taglia per due anni, la quale perché spirava a mezzo settembre 1297 fu qui in Empoli confermata dai Sindaci di Firenze, e dagli altri Sindaci il dì 30 agosto di detto anno; e fu al solito di 500 cavalieri. Un’altra simil compagnia pare che si tenesse qui dai medesimi Sindaci nell’anno 1304, Vedasi l’Ammirato libro 3. e 4. a c. l95.a c. 200. a c. 229.

Anno 1312.
Si tenne in Empoli una Dieta alla quale vennero i Deputati della Repubblica fiorentina, e gli ambasciatori di Lucca, di Siena, di Bologna, e degli altri collegati, per trattare del modo di resistere all’imperatore Enrico, che veniva per sfogare il suo sdegno sopra la Toscana. Ammirato lib. 5. a c. 253.

Anno 1315.
Dalle masnade dei Tedeschi di Lucca, che militavano sotto Castruccio contro i Fiorentini, furono particolarmente danneggiati in quest’anno gli Empolesi, e i Puntormesi come scrive il Villani nel cap. 71 del libro nono.

Anno 1320.
Nel Aprile di quest’anno il predetto Castruccio ruppe la pace coi Fiorentini, e inaspettatamente entrando nelle terre dei medesimi corse ardendo, e guastando il paese di Fucecchio, di Vinci, di Cerreto e di Empoli. Cosi il Villani lib. 9. cap. 105. e l’Ammirato lib. 5. a c. 281.

Anno 1325.
Dopo la rotta, che diede Castruccio ai Fiorentini all’Altopascio in quest’anno 1325, fece egli gran numero di prigionieri da moltissimi paesi del fiorentino contado. Ventuno ne prese dalla nostra terra che nel registro riportato dal Lami S. Eccles. Flor. Monumento tom. 1 a cv. 140. viene citata in primo luogo; e né vi si legge altro paese che la superasse nel numero dei prigionieri.

Anno 1326.
A dì 5 Aprile il medesimo Castruccio avendo travagliati varj castelli «corse sopra Empoli, ed occupò il castello di Petrojo, il quale era posto sopra Empoli, e messovi il presidio, attendeva ogni dì a danneggiare il paese vicino. »Ammirato sudd. lib. VI. a c. 325.

Anno 1328.
Essendo nuova guerra tra Castruccio  e i Fiorentini, l’esercito di questi fu rotto a Fucecchio il dì 10 di Giugno, ed essendone stati presi molti capi, Carlo figlio del re Ruberto di Napoli, insieme con Michel’Angiolo Falconi, e Taddeo degli Albizi commissari de’medesimi Fiorentini fuggirono a Empoli, che era stato occupato dai Fiorentini fino dal prossimo Maggio, come si ha dal Machiavello nella vita di Castruccio.

Anno 1331.
Nel libro intitolato – Costìtutum Dom. Potestatis Florentiae – approvato, e pubblicato l’anno predetto a dì 16 Marzo al lib. 2 e la rubrica 100 «de via qua itur a mercato da Empoli versus Greti reparanda, e si dice: stalutum et ordinatum est cum a mercato de Empoli, usque ad Vincium de Greti, sit via et iter taliter obliquum et tortuosum, immo dissipatum atque dirutum, quod transeuntes, et ad illum mercatum venientes nequeant jemali tempore de itinere illo sine magno tedio exire, et transire: quod villa et commune de Empoli, Collegonzi, commune et villata Colle de Petra et commune, et homines Cerreti cum Musignano et commune el nomine Vincii totum illud iter et viam debeant reparare et reficere
Da questo  monumento si prova anche maggiormente che il mercato di Empoli è stato sempre uno fra i maggiori mercati della Toscana, come altrove dicemmo.

Anno 1333.
Era il primo di Novembre di quest’anno quando ingombrato di dense nuvole il cielo e rotto da spessi lampi, versava con orrendo fragore pioggia così diretta, che per quattro giorni, e per quattro notti, parvero di nuovo aperte le cateratte del cielo a sommergere la Toscana. Atterriti gli abitanti si aspettavano ad ogni momento la morte, o percossi da fulmini, o trasportati dall’acque, che uscivano dai fiumi a desolare la terra. L’Arno ridondante, e superbo invadeva la città di Firenze, e quindi fattosi alveo di tutta la pianura discendeva tra le foci della Golfolina nella valle inferiore con tale impeto che prima le mura di Pontormo, dipoi quelle di Empoli non ressero all’urto, e cadendo cederono alle acque vittoriose.
Lo spavento dei miseri abitanti è più facile ad immaginarsi, che a dirsi: gli urli e le preghiere ora mescevansi al fracasso dell’onde soverchianti ed ora allo scroscio della rovina delle case. Molti la roba, molti vi perderono la vita. Chi per salvarsi periva; e chi salvo tra i palpiti e la paura aspettava la morte. Cessò finalmente tanto sdegno del cielo, e ritirate le acque, apparvero le squallide macerie, ed i vestigi dell’orribile flagello. Ammirato lib. 8 a c. 359 lib. medesimo a c. 405 (25). Villani lib. 11 cap. 1.

Anno 1336.
Il dì 25 Luglio, essendo i soldati di Cerreto Guidi andati alla festa di Pistoia, le masnade di Mastino in numero di 400 cavalli uscirono di Lucca, e di Buggiano, e vennero a Cerreto Guidi, e lo presero, e fecero mille arsioni di poderi, e di case. Ma nel tornarsene, quei d’Empoli e dell’altre vicine castella furono a ridosso, e gli inseguirono con grande mortalità, e prigionia fino alle porte di Lucca. – Così scrive il Mecatti nella storia cronologica di Firenze tom. 1. all’anno sud. Ciupo degli Scolari, nobile fuoruscito, capitano di Mastino ai dì 5 di Agosto 1336, passato Arno colle sue numerose truppe diede il guasto al borgo Santa Fiore, il di cui comune fermava parte della Lega di Empoli, come già di sopra dicemmo, e fermatosi a Marcignana, per due giorni vi fece gran danno saccheggiando tutte le ville vicine. I soldati per altro dei Fiorentini che ,erano in Empoli, e in altre castella di Val d’Arno e in Val di Nievole, uscirono subito in campagna con animo di venire con esso loro alle mani. Ma i nemici che erano sprovvisti di vettovaglie a’ 7 di detto mese si diedero a una fuga precipitosa. Ammirato lib. 8 a c. 405.
Dopo il fatto qui riferito, dice l’Ammirato che fu ordinato dalla Repubblica fiorentina che fossero rifatte le mura di Empoli state danneggiate per cagione del diluvio passato; il che fu fatto in pochissimo tempo avendo concesso la detta Repubblica alcune immunità e franchigie a’ Terrazzani. Il  cerchio di questa mura (26) era quasi ottangolare. Vi erano quattro porte due verso levante, altre due verso ponente. A quelle verso levante corrispondevano due strade maestre, che non in molta distanza da Empoli si riunivano in una sola via, che è quella che conduce a Firenze. Alle due Porte verso ponente corrispondevano altre due strade Maestre, che parimenti riunendosi si incrociavano, ed una dicevasi, come dicesi anche in oggi, Via Pisana, l’altra Via Lucchese. L’edificio di dette Porte, delle quali tre ne esistono tuttora è costruito a guisa di torre, e in alcune di esse vi si osserva dipinta l’arme della nostra Comunità, e le divise del Popolo Fiorentino. Le mura poi erano circondate specialmente negli angoli da piccole torri. Tre di queste fortificavano le mura di verso mezzogiorno, una delle quali sussiste anche in oggi presso lo spedale, un altra esisteva nell’Orto(26) del Convento delle Benedettine, e in mezzo a queste due, ve n’era un’altra situata ove è il Convento degli Agostiniani, come si osserva in alcune antiche carte rappresentanti la veduta di Empoli da questa parte. Dalla parte di Tramontana vi si dovevano essere altre tre torrette: una di queste si è veduta fino a’ nostri tempi nell’Orto(27) del Convento delle Domenicane, un’altra per quanto ci detta l’ordine di queste antiche mura dovea essere nell’orto una volga del Granduca in oggi di Casa Bargellini, e fra questa, e la detta di sopra ve ne dovea essere un’altra, che fortificasse il lungo tratto delle mura, che correva tra le due accennate torrette.

Anno 1363.
Scrive l’Ammirato nel lib. 12 c. 625, che essendo i Pisani in guerra co’ fiorentini, nel mese di Luglio, dopo di aver cagionati gravissimi mali ne’ contorni di Firenze, venne nel Piano d’Empoli, ove non lasciarono cosa alcuna libera dal ferro, e dal fuoco.

Anno 1367.
I frati di S. Agostino, che aveano il lor convento nel Borgo d’Empoli(28) mediante le guerre de’ Pisani essendosi ritirati dentro la Terra, in quest’anno vi fabbricarono un nuovo Convento presso le mura di mezzogiorno con una chiesa a tre navate assai  vasta(29) dedicandola a S. Stefano Protomartire, come si ha dal Campione Beneficiale del Capitolo a 130. a 133.

Anno 1368.
Il Comune d’Empoli supplicò la Repubblica Fiorentina per la guerra co’ Pisani- et propter multi fuidinem societarum gentium malignarum – che scorrevano per il Val d’Arno – et propter novam guerram habitam cum sanminiatensibus – gli furono accordate grazie, ed esenzioni. Così scrive il più volte citato Targioni, secondo il libro delle Riformagioni a 156.

Anno 1371.
E’ notabile ciò, che in quest’anno si legge nel Libro B.B. delle dette Riformagioni, che Balduino di Baldoino da Empoli fu condannato, perché suo padre fu portato alla sepoltura con drappo tessuto d’argento sulla Bara. Targioni che sopra.

Anno 1392.
A dì 17. Gennaio seguì in Empoli il celebre miracolo detto del Grosso. Giocavano insieme due stipendiati, o soldati, come porta la tradizione, ad taxillos ai dadi, ed avendo uno di essi perduto tutti i denari fuorchè un grosso d’argento moneta pisana, incominciò a bestemmiare Gesù Cristo, e in sua SS. Madre Maria e di più presa la spada che teneva a fianco trafisse circa al petto l’immagine della detta Beatissima Vergine che è impressa nel medesimo Grosso: per lo che immantinente con stupore di quanti si trovarono presenti, ne scaturì vivo sangue. Il Grosso così insanguinato fu presentato al Vescovo Fiorentino, che era allora Onorio o Onofrio frate agostiniano, acciò collocato decentemente si esponesse alla venerazione del popolo. Il medesimo Vescovo sull’autorità di molte persone di Empoli probe, e ragguardevoli sotto il dì 20 Febbrajo dell’anno suddetto fece di tal fatto prodigioso, autentico attestato, decretando che tal Grosso fosse restituito alla chiesa dei frati agostiniani di S. Spirito di Firenze acciò ivi si conservasse, ove si venera anco attualmente. Il Decreto di quanto sopra è riportato dal Cerracchini nella Cronologia dei Vescovi fiorentini a c. 118. E ne esiste copia nel nostro archivio capitolare.

Anno 1397.
A dì 21 Febbrajo, Benedetto Mangiadori uomo potente, ma esule samminiatese alla testa di molta gente, presa a soldo giunse a Samminiato, con animo di ribellare la terra dal pacifico possesso del Comune di Firenze. Ed avendo ucciso Davanzato Davanzati vicario fiorentino non lasciò intentata ogni via, e col timore e colle promesse per stabilirsi nell’impresa. Il popolo per altro sentito il caso atroce del Vicario gli si armò contro: onde il Mangiadori fu costretto serrarsi e munirsi alla meglio che potè nel Palazzo del Vicario aspettando quei soccorsi, che gli erano stati promessi, e attendendo frattanto  a difendersi valorosamente coi suoi aderenti. Ma divulgatosi presto tal fatto corsero dalle vicine terre più di duemila fanti in aiuto di Samminiato; tra primi de’quali fu Cantino di Domenico Cantini della valle del Comune di Monterappoli coi suoi consorti, il quale obbligo il Mangiadori a cedere al suo impegno. Il darsi per vinto con tutti i suoi: e il soccorso. che tardi giunse al detto Mangiadori incontrato dalla suddetta gente fu con danno, e vergogna costretto a tornarsi indietro.
Il Cantini per questo servizio prestato alla Repubblica Fiorentina fu fatto dalla medesima Nobile di contado, come consta dall’Ammirato lib. 16 a c. 857 e dai libri delle Riformagioni esistenti nell’archivio di S. Miniato, secondo le notizie comunicateci da un erudito soggetto di quella diogesi. Credesi poi che la maggior parte di coloro che andarono ad unirsi al suddetto Cantini in soccorso di Samminiato, fossero delle tre Comunità della Lega Empolese di cui fu trattato di sopra: e ci conferma questa opinione l’avere l’istesso Cantini trasferito qui a Empoli, come a capoluogo il chiavistello, che dicesi esser quello della porta del palazzo ove si era rifugiato il Mangiadori colla sua gente. Il chiavistello fin d’allora fu appeso al Palazzo di questo Tribunale di Giustizia (32) , e quivi esiste attualmente. Ci notificò altresì il prelodato soggetto della Diogesi di Samminiato esser costante tradizione che allorquando il Cantini si messe all’impresa suddetta per meglio e più sicuramente abbattere l’orgoglio, e cospirazione del Mangiadori si introducesse di notte tempo nella terra da più parti, e specialmente con alcuno de suoi da un sotterraneo, che incominciando la sua imboccatura dal luogo detto « Via delle Corna » dirige il suo più alto corso fino alla Rocca. Il vocabolo di detta via, o sotterraneo, che servì a tale introduzione diede forse luogo a dire che Sammiaiato fosse preso da gli Empolesi colle corna (33).

Anno 1399.
I Fratelli della compagnia del SS. Crocifisso detto delle grazie, eretta in questo anno nella nostra lnsigne Collegiata essendo invasa la terra d’ Empoli dalla pestilenza, affine di muovere Iddio a pietà, ed insieme di schivare l’infezione contagiosa il dì 24 Agosto dell’anno stesso uscirono dalla patria con numerosissime seguito dell’ uno, e dell’altro sesso, non tanto d’Empoli, quanto dei luoghi circonvicini portando a processione il detto SS. Crocifisso in Val di Marina, e nel Mugello incontro a Fiesole e Firenze. Un giorno pertanto essendosi coricati nella campagna per ristorarsi col cibo, ed avendo perciò appoggiato il Crocifisso ad un mandorlo secco, trovarono dopo la refezione detto mandorlo tutto rivestito di fronde e fiori, per il che concepirono viva speranza che fosse cessata, siccome veramente cessata era la pestilenza. Onde tutti allegri se ne tornarono alle loro case, e molti se ne fecero ascrivere nella compagnia dandone beni, e danari per suo mantenimento, e facendo ogn’anno la festa della S. Croce ai dì 14 di Settembre (34). Di tal fatto non solo ne abbiamo memoria nel più volte citato campione beneficiale del Capitolo a c. 129, ma di più se ne è conservata la tradizione e in Empoli e nei paesi circonvicini ed altresì nell’istesso luogo dove segui il miracolo. Di più il detto prodigio del mandorlo fiorito fu dipinto fin da quei tempi (come ce lo dimostra la maniera della pittura a giudizio degli intendenti) in tre piccoli quadri rettangoli, che uniti insieme formavano il davanti del grado dell’antico altare del Crocifisso i quali si conservano anche in oggi nella cappella o compagnia di S. Andrea della nostra chiesa.

Anno 1400.
In quest’anno morì Fra Matteo da Empoli insigne teologo domenicano Vescovo Colocense e di poi Arcivescovo di Corinto come si ha dalle croniche MSS. del Biliotti, e del Macci che si conservano nella libreria del convento di S. Maria Novella di Firenze, nel di cui chiostro appresso la pittura della natività di nostro Signore Gesù Cristo si osserva il suo ritratto. (Lami Hodoeporicon parte prima istoria di Empoli, e il Manni tomo decimo quinto dei sigilli, sigillo decimo) (35).

Anno 1432.
Scrive il Lami nell’Hodoeporicon parte prima che a questa terra d’Empoli per essere assai forte furono mandati in quest’anno i prigioni di Taglia in numero di 160 fatti da Tolentino, e da Michele da Cutignola capitani dei Fiorentini nella vittoria avuta contro Bemardino della Garda. E qui poi si fermò l’istesso Cutignola, come dice anche l’ Ammirato nel libro 20 a c. 1081 a e. 1084.

Anno 1487.
Sebbene si abbiano più epoche della edificazione delle mura che di presente circondano la nostra Terra, pure ci serviamo qui della suddetta, per essere quella che è scolpita sulla porta Pisana (36). Scrive il Manni nel precitato tomo 15 dei sigilli, che queste mura «vennero rifatte quali sono adesso a foggia di una ben grande fortezza » munita di spessi bastioni o baluardi dalla Repubblica fiorentina, avendo perciò imposti alcuni dazj a tutta la Lega di Empoli, che durarono lungo tempo. E alla fabbrica di quella parte di dette mura, che volta a levante ed a quella che volta a ponente nell’anno 1496 fu data la soprintendenza, e direzione al nostro Can. Giovanni Dotti o Patani uomo pratico molto nelle matematiche ed in special modo nella fortificazione, come dice il citato Manni, e come costa dal campione beneficiale del Capitolo c. 40 a c. 47 e da un diploma di privilegii, ed esenzioni, che ottenne dalla suddetta Repubblica fiorentina nel quale si legge il metodo che praticò il prelodato Canonico nell’edificazione delle mura (37). Vi sono quattro porte, due principali, delle quali quella verso levante è detta porta Fiorentina e Pisana quella verso ponente. L’altre due sono molto minori, e quella verso mezzo giorno si nomina porta Giudea, in oggi ai Cappuccini, l’altra verso tramontana si dice porta ad Amo e tutte si chiudevano in tempo di notte (38), onde Niccolajo Nemessepo nel suo libro intitolato « Parnassus biceps » Scrisse a c. 968.

Emporii in portis consistit gloria clausis.

Le dette mura erano circondate per ogni parte da un fosso assai largo e profondo, il quale o sempre o almeno in tempo d’assedio restava allegato dall’acque dell’Arno. Questo fosso si osserva anche in oggi sebbene quasi totalmente ripieno. Un ponte a tre archi attraversa il detto fosso, e dà l’ingresso alla porta Fiorentina ed un altro a quella Pisana. Le due porte minori non hanno questo ponte, ma solo un terrapieno, che taglia il fosso, e perciò è da credersi, che in antico vi si entrasse per mezzo di un ponte a levatojo.
Scrive il Manni nel citato tomo XV che questa terra fu ancora fortificata maggiormente da Cosimo I. de’ Medici. Laonde Sebastiano Sanleolini ne tratta in quell’epigramma che trovasi nel terzo libro cosmianarum actionum e che ha per argomento «in Empolim oppidum a Magno Cosmo novis propugnaculis munitum »il quale comincia così:

Florentes inter muros, Pisanaque surgit

Moenia turritia Empolis alta minis.

Non si sa per altro a qual nuova fortificazione qui si alluda.
Le mura di cui si parla all’epoca di Cosimo I. dovevano essere terminate affatto, giacché nell’anno 1530 sostennero quell’assedio del quale parlerassi in breve; e sebbene sulle due porte principali vi si osservi l’arme dei Medici, può credersi che questa vi fosse posta in ossequio di detta famiglia allorché divenne sovrana di Firenze. Vi è chi crede che Cosimo l. facesse fabbricare quella fortezza col suo mastio nel mezzo, che resta nell’angolo di dette mura tra levante e mezzo giorno (39). Nell’angolo parimente, che è tra mezzo giorno e ponente nella parte di fuori, si osserva un avanzo di antica fortificazione posta su di un’altezza di terra fattavi a mano che anche in oggi si chiama «il baluardo» : potrebbe dirsi che ancora questa vi fosse stata costruita per ordine del precitato principe Cosimo I.

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