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Giuliano Lastraioli: un anniversario da ricordare.

Anniversario

8 MARZO 1944:

VITE PARALLELE DI TRANA E DI MANGIA-E-CACA

Nella notte fra il 7 e l’8 marzo 1944 fu recapitata alla caserma della Guardia Nazionale Repubblicana di via dell’Osteria Bianca la lista dei personaggi antifascisti da arrestare in vista della loro deportazione in Germania.
L’aiutante Fantini, già maresciallo dei Reali Carabinieri, che comandava la stazione dei cosiddetti Polizei; rimase allibito a leggere l’elenco dei disgraziati, non tanto per i livornesi sfollati nella scuola elementare 9 Maggio (dove oggi ha sede l’Intifada), oppure per quel fabbro di Brusciana noto sovversivo, quanto per il primo della lista, che era nientemeno l’avvocato Tommaso Del Vivo, comunemente detto Mangia-e-Caca, proprietario terriero fra i più in vista dell’Empolese con le sue tenute di Bastia e dell’Arnovecchio. Al Del Vivo, i fascisti non perdonavano i discorsi fatti nell’interregno di Badoglio.
Il Fantini, che alla Bastia era di casa e ci ricavava il vitto per tutto il personale della caserma, trasecolò di fronte a quell’inatteso ordine di arresto e non se la sentì di tradire il suo abituale benefattore. Chiamò un milite del paese, tal Pietro B., e gli ingiunse di correre sùbito alla villa della Bastia per avvertire l’avvocato Del Vivo e traghettarlo senza indugio, col proprio barchetto, sulla riva sinistra dell’Elsa da dove avrebbe potuto perfezionare tranquillamente la fuga. Detto e fatto. Fu appena in tempo a scansare i miliziani fascisti sopraggiunti da Empoli per dare man forte ai programmati arresti al comando del solito Paolinelli, che con gli sfollati livornesi prelevarono altri poveracci, fra cui un Giulio Niccolai reo soltanto di essere il padre di un renitente alla leva già gerarchetto della Gioventù Italiana del Littorio.
Memorabile fu l’arresto del fabbro bruscianese Pietro Pasqualetti, detto “Trana”, operato nientemeno che dal famigerato Pelo, cioè dall’ex campione ciclista di Gambassi, passato alla storia come vincitore di una epica Milano-Sanremo negli anni Venti. Quando il Chesi passava in bicicletta davanti alla bottega di Trana, quest’ultimo lo chiamava sempre e lo invitava a fermarsi per celebrare le glorie passate, ma il Pelo non si fermava mai. Quella volta, il giorno 8 marzo 1944, il Chesi si fermò e per il buon Pasqualetti fu l’inferno di Mauthausen, dove morì di stenti l’anno dopo. Ma Pelo era già stato giustiziato dai partigiani nell’agosto del ’44.

Vite parallele e tragedie della storia da ricordare nel giorno anniversario.

IL BARGELLO

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