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Giuliano Lastraioli: Due empolesi nel Cinquecento

Stemma Famiglia Giachini

Stemma Famiglia Giachini

Bisognerà finalmente che qualcuno di questo giovani bramosi di storie e di gloria si decida a studiare gli umanisti del Cinquecento empolese oggi dimenticati completamente, ma famosi ai loro tempi per meriti indubbi di dottrina e di erudizione.
Qualcuno dovrà pur provvedere a illustrare convenientemente personaggi come Leonardo Giachini ed Enea Galletti, una volta ammirati e celebratissimi, poi completamente rimossi dal famedio patrio.

L’ultima su Giachini[1] è stata giocata qualche anno fa, quando un libraio antiquario di New York (non trovo più il catalogo e quindi potrei sbagliarmi in qualcosa ) mise in vendita per diverse migliaia di dollari un esemplare dei suoi commentari “de morbis” contro i medici arabisti che depravavano l’arte esculapia.
Il bello era che Leonardo Giacini “emporiensis” , cioè empolese a tutto tondo, fosse presentato in quel pretensioso catalogo come uno scienziato catalano di Ampurias e non di Empoli, tanta era l’ignoranza del libraio che equivocava fra l’iberica “Emporia” e la toscana “Emporium” procedendo a orecchio senza approfondire i dati identificativi dell’autore considerato.

Già nel Quattrocento un Giachini si era segnalato per benemerenze culturali. Era il pievano Antonio di Giovanni, detto Malepa, estensore di un testo di costituzioni capitolari di assai longeva applicazione fino al Novecento, nonché committente del bellissimo fonte battesimale marmoreo datato 1447 e ora attribuito a Pasquino di Matteo da Montepulciano dopo tante ipotesi di scuola donatellesca se non proprio del grande Donatello. Vi è ben visibile lo stemma di famiglia: un becco rampante e tre mezzelune.

I Giachini erano una famiglia di speziali o, come si diceva allora, aromatari. Una condizione non da poco, che permise a Leonardi di addottorarsi in medicina a Pisa e di esercitare l’arte sua a Firenze con notevole successo, venendo a far parte del famoso quartetto delle Stinche ( oltre a lui Anastasi , Mini e Paoli ) che verso il 1530 si riuniva periodicamente per confutare le teorie erronee di scuola araba, a quei tempi in grande spolvero.

Già nel 1527 Leonardo Giachini aveva diramato sotto forma di lettera a Filippo Valori una corposa Apologia del popone in lingua toscana  [ LEGGI IL TESTO ORIGINARIO → ] , ma nella comunità scientifica dell’epoca la sua fama derivò dai commentari già menzionati, redatti in un latino assai involuto e arrembante, come spesso si riscontra negli eruditi del momento.
Le edizioni a stampa si protrassero per parecchi anni e ancora compaiono a sprazzi nel mercato antiquario con prezzi da brivido. Ultima opera vista in commercio è un “Methodis febrium Curandurum” stampato a Pisa nel 1615, che trattando di cibi e vini a fini terapeutici denuncia anche le preferenze dell’autore come buongustaio.

[ BIBLIOGRAFIA PRINCIPALE DI LEONARDO GIACHINI → ]

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Tutta ecclesiastica, invece, fu la formazione di Enea di Cino Galletti, canonico decano della Collegiata di Empoli, assai reputato alla metà del Cinquecento come esperto di questioni peripatetiche e autore di una infinità di composizioni poetiche rimaste inedite in latino e in italiano.

Unica pubblicazione a stampa che si conosce fino ad oggi è la rarissima edizione del poema eroico “Universalis historia ab exordio mundi” , di cui fu stampata a Firenze la prima parte dal tipografo Giorgio Marescotti nel 1583, opportunamente finanziato dal medico empolese antonio Pellicini, amico dell’autore e dedicatario dell’opera.
Ho tentato la lettura di quegli orribili versi, ma sono andato avanti per poco, perchè mi brillava l’occhio buono rimastomi.
Quella è roba da filologi specialisti come Dodi Piscini ed Elisabetta Guerrieri. Gliene parlerò a modo.

8 maggio 2014                                GIULIANO LASTRAIOLI

 

Note e Riferimenti:
[1] Dal volume Osservazioni istoriche di Domenico Maria Manni, Sopra i Sigilli antichi de’ secoli bassi, Tomo XV, Firenze MDCCXXXXIV, Sigillo X della Comunità di Empoli a pag. 131:  Leonardo Giachini primo Lettore di Medicina in Pisa, dipoi Archiatro, e Consigliere del Re di Franca. Pubblicò molte sue Opere mediche, meritando le lodi, che a lui danni il Cardano, Guido Baldo, e molti altri.

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