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“Doc” Roberto Taviani: Fantasma in Via Paladini

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… quando facevo le notti in chirurgia, avevamo in “uso” una camera in una delle parti più tetre dell’Ospedale di Via Paladini…a parte l’obitorio. Però tutto l’ospedale non si può dire che fosse una struttura che disponeva alla gioia.

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Effettivamente l’edificio era un po’ attempato. Lunghi corridoi bui,camerate, sgabuzzini, finestrelle che appena facevano passare la luce. Devo ammettere che l’unica cosa moderna,efficiente,quasi avvenieristica per allora era la “sala operatoria”.

La camera era in una zona un po’ defilata, scale anguste, un pianerottolo, poca luce. Mobilio “in tinta”. Un armadio con grosso specchio e ghirigori in alto, un letto mi sembra di bandone, un comodino, una luce fioca, un lavabo e una finestra.insolitamente grande, sempre chiusa, che anche a volerla aprire, restava chiusa! Accanto la camera a disposizione degli anestesisti.

Poi uno sgabuzzino dove l’uomo che “gestiva” le acque minerali teneva le cassa con le bottiglie. La stanza del Cappellano, che però veniva alla bisogna, oli santi e varie, e nella quale teneva paramenti e “ammennicoli” per il culto. La notte che ricordo era una come tutte le altre, anzi all’inizio più tranquilla del solito.
Scambio di notizie sui nuovi ingressi coi colleghi che smontavano, occhiatina nei reparti, qualche chiacchera con le infermiere, un po’ di sosta in Portineria a sbirciare la televisione col portiere. Mi sembra che caso raro quella notte non ci furono ingressi, né da operare, né grosse criticità.
Insomma una delle poche notti “tranquille”, con buona pace per tutti.

La sosta in portineria era come un rito. Intanto era un punto di osservazione strategico, tutti gli arrivi passavano di lì. I portieri erano dei bravi ragazzi coi quali fare due chiacchere, c’era la televisione, il centralino e poi..”suor Leontina”… Suor Leonina, sempre Lei. Perché faceva tutte le notti che Dio mette in terra. A forza di far le notti aveva assunto anche le caratteristiche fisiche di un animale notturno. Sembrava insomma “una civetta”, anche se non credo che prima fosse un’aquila. Né di fisico, né di indole.

Era una personcina umile, alla buona, le beveva tutte. Vagava per le camerate, per i corridoi con discrezione, e appena aveva sentore di criticità, si avvicinava e chiedeva: “dottore..chiamo il Padre ? (per l’olio santo che allora credo andava dato al momento giusto). Anche lei, quando non c’era da somministrare Oli Santi, faceva combriccola in portineria. Quando c’era Umberto, il più giocherellone dei portieri, meritava, lavoro permettendolo, fermarsi un po’. Qui bisogna aprire una parentesi.

I portieri avevano allora “la gestione di giornali e riviste. Accanto al loro bancone c’era un tavolino dove tenevano in bella mostra quotidiani e riviste per pazienti e visitatori.

Una volta Umberto smontò “Famiglia Cristiana” e nelle pagine centrali ci mise l’inserto di un giornale porno con tette e culi e piselli a iosa. Suor Leontina che era solita fermarsi per leggere Famiglia Cristiana a sbafo, prese la rivista… come sempre e quando arrivò alle pagine centrali… sbiancò, cominciò a balbettare … poi si riebbe e rivolta a Umberto.”ciucchino, ciucchino” o che si fa queste cose… è peccato, tu va’ all’inferno, rossa come un peperone.

Ma torniamo al “de cuius”!
… quella notte, insolitamente tranquilla. Verso l’una nuova capatina nei reparti, un’occhiata ai Pazienti più critici, un caffè con le infermiere, che anche loro ora tiravano un po’  il fiato. Saranno state le due, salgo nella mia stanza. Mi sdraio, forse leggo un po’. Cerco di chiudere gli occhi. Era un po’ come cercar di dormire con un occhio aperto e con gli orecchi tesi… al telefono, alla strada, a qualsiasi rumore. Riesco ad appisolarmi, saranno state le tre.

Rumori…

Mi sembrano dalla stanza accanto, quella degli anestesisti, dove quella sera c’era il Prof. Carboncini. Lui si era portato da casa una veccia radio ed a volte alle ore più strane l’accendeva e non regolava bene il volume.

Mi dico… ci risiamo è sempre il solito che soffre di insonnia e si diverte come può.

Gli batto nel muro, come per dire chetati, spengi la tua radio… per favore … sono le tre passate!  

Sento bussare alla porta, vo ad aprire… è Lui, scarruffato, assonnato.

Che c’è.

Come che c’è, ti sembra l’ora di far chiasso…

Ma io dormivo… I rumori, no no, non vengono dalla mia stanza… vengono da li… ammiccando alla finestra.

In effetti si sentivano lamenti, stridio di catene, rumore di tempesta! 

Allora è vero!  Aveva ragione Lui.

Chi?… ma non lo sai.. 

Questa era la camera del Mancini e anche lui diceva che ci sentiva i rumori.

Vedi quella finestra, ci si impiccò il figlio del “Marchese Doni”.

Come mai ci sono i doppi vetri ed è difficile aprirla?

Il Mancini disse no no io a queste cose un ci credo.

Ci metto i doppi vetri e la blocco… così non entra nessuno… nemmeno i fantasmi… e ci restò finchè non è andato in pensione.

Però vedi… avevano ragione! … Piero, neanch’io credo ai fantasmi… però prendo le mie carabattole e vò a stendermi su una barella nella presala.
Presi cuscino, una coperta, spazzolino da denti e saponetta e scesi…

Al mattino, quando sto per uscire,  fa finta di trovarsi sulla mia strada ci si saluta, e mi canta la canzoncina che aveva belle preparata!  “… Io sono lo spettro del Nobile Doni …che turbo le notti..ai rompicoglioni!!”
…. Quel figlio di buona donna… ci aveva lavorato tutta la sera.

Aveva messo un microfono nell’intercapedine dei doppi vetri. L’aveva collegato ad un registratore nella sua stanza dove aveva registrato suoni e voci adeguate.

Io pagherei a sapere come aveva fatto a far passare i fili, dall’esterno, sul cornicione. Poi si era messo ad aspettare che io pisolassi per recitare la sua “commedia”…
Un caro ricordo Piero e… davvero… riposa in pace!!

E mi raccomando con San Pietro… un po’ di rispetto!!

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