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Bassorilievo del Martirio di Sant’Andrea sulla Collegiata, opera di Giovacchino Mennini

di Carlo Pagliai.

Troneggiava l’ordine superiore della Collegiata di Empoli fino ai primi del Novecento; si tratta di un bassorilievo commissionato dall’allora Proposto Michele Del Bianco (1792-1825) in data ignota (quindi  anteriore al suo decesso) e realizzato con una particolare mistura inventata da Gioacchino o Giovacchino Mennini di Firenze. [1] Di converso si può presumere che sia stato ubicato successivamente ai lavori di trasformazione della facciata a salienti allo stato attuale, avvenuti dietro la direzione lavori dell’Architetto fiorentino Carlo Vincenzo Del Re (febbraio 1802 – gennaio 1803).[2]

L’opera raffigura il martirio di Sant’Andrea Apostolo, chiaramente leggibile col santo inginocchiato e l’allestimento della croce composta da due tronchi lignei decussati ovvero ad “X” ; quest’iconografia di Sant’Andrea appare attorno al X secolo, ma divenne comune attorno al XVII secolo.
Proprio per il suo martirio, Sant’Andrea è divenuto anche il patrono di Patrasso.
Il bassorilievo fu rimosso in occasione dell’intervento di restauro diretto da Giuseppe Castellucci e avvenuti nel periodo intercorrente tra il 13 giugno 1910 e il 25 giugno 1912 [3], intervento documentato anche dalle nostre foto d’epoca.

Bassorilievo del Mennini

Bassorilievo del Mennini

LA CRITICA
L’opera oggi è conservata nei locali della Propositura.
Alcuni critichi e storici dell’arte hanno attribuito all’opera un basso valore artistico;
a mio avviso, pur essendo l’opera stata realizzata da un’artista ritenuto “minore” dalla prevalente critica, non si concorda con queste attribuzioni, per due ordini di motivi:

Xilografia del Catenacci su Empoli

Xilografia del Catenacci su Empoli

primo aspetto:
da una riduttiva ricerca non emergono approfondimenti in merito sull’artista Mennini, sul quale sono avviati ns approfondimenti ne tanto meno sulla tecnica da lui inventata, aspetto comprovato dall’altrettanto pressappochismo tenuto da molti studiosi su questo bassorilievo. Dalla bibliografia cartacea e digitale consultata, salvo mia eventuale approssimazione, non sono emersi particolari utili in merito.
Un vero peccato direi, soprattutto per quanto attiene al punto seguente;
secondo aspetto:
più importante è il ruolo figurativo e testimoniale dell’opera, oggi relegata quasi in sordina e non pubblicamente accessibile; le prime fotografie d’epoca della Collegiata risalenti alla fine dell’Ottocento, divenute pacificamente “Patrimonio culturale e testimoniale” della nostra città, raffigurano la presenza del Bassorilievo del Mennini sulla facciata al posto della ricostruita finestrella originariamente medioevale, com’anche la xilografia del Catenacci (qui a destra).

Se da un punto di vista artistico l’opera è ritenuta non pregevole, ad essa spetta pregio essendo stato un dettaglio compositivo e testimoniale appartenuto alla facciata ottocentesca, ovvero quella a “capanna” che ancora oggi possiamo ammirare ancorché snaturata, allora contenuta in una cornice con forometria ottagonale (qualcuno sa dirmi se era di marmo, per esempio ?).
Il bassorilievo non troverebbe migliore collocazione nel vicino Museo della Pinacoteca di S. Andrea, nella quale potrebbe testimoniare meglio il suo cessato ruolo protagonistico ornamentale della facciata ? Pur essendo stata una parentesi, congruente o impropria che sia, conferisce e testimonia un preciso stato dei luoghi della Collegiata di Sant’Andrea e nell’immaginario collettivo degli empolesi.
Dovremmo porre a noi una domanda: in che modo tramanderemo agli empolesi del futuro certe opere? Dovremmo immedesimarsi un poco nei nostri posteri dell’anno 2500.
Si conclude proponendo la visione di due immagini ante e post rimozione del bassorilievo.

↓   Collegiata, particolare col S. Andrea in facciata   

collegiata particolare

Collegiata, particolare col S. Andrea in facciata.

 ↓   Collegiata 31-08-2012, foto di Carlo Pagliai   

Collegiata 31-08-2012, foto di Carlo Pagliai


Note e Riferimenti:
[1]
 Inventario Pierotti, 1842, foglio 3, nota 5 redatto nel 1842 dal prete Carlo Pierotti, conservato nella “Filza d’Inventari”, Archivio Storico Ecclesiastico Empolese.
[2] Archivio Storico Ecclesiastico Empolese, Deliberazioni dell’Opera di Sant’Andrea d’Empoli dall’anno 1782 a 1804, Volume n. 14, a carte 133 v, 134 r, 144 e 145.
[3] Archivio Soprintendenza Beni Architettonici Ambientali di Firenze, pratica A/78. La spesa complessiva fu di £ 12.330, delle quali 2.000 finanziate dal Ministero della Pubblica Istruzione, le altre stanziate dall’Opera di Sant’Andrea; cfr. G. Galletti, in Galletti, Moretti, Naldi, op. cit. pp. 75-76.

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