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[documento]: 1793, ottobre 15: ripristinata la Chiesa di San Donnino

Notizia estratta dalla pag. 168 delle Gazzette Toscane Tomo Ventesimo Ottavo, Firenze MDCCLXXXXIII, Anton Giuseppe Pagani stampatore.

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In questo documento si leggono informazioni utili e complementari a quelle già note sulla vecchia chiesa di S. Donnino, citata fin dal 1192 [1] e tuttora esistente quale civile abitazione sita nell’omonima frazione inglobata nell’agglomerato urbano di Empoli.

Occorre premettere che nel 1784 la famiglia dei Sandonnini o S.Donnini si estinse[2] con la morte del canonico Giachino[3][4], in seguito fu acquistata da Luigi Castellacci nel 1793.
Egli la trasformò, come confermato dal documento, ad uso oratorio personale e uso «profano».
Luigi Castellacci fece ivi collocare un altare proveniente dal soppresso convento francescano di Castelfiorentino.

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Trascrizione del Documento originale: in corsivo note e aggiunte dello scrivente autore.

         Empoli 15 Ottobre. (1793)

Nel dì 13 del corrente fu ripristinata nell’adiacenza di questa Terra un’antica Chiesa di S. Donnino per opera del Sig. Luigi Castellacci, che a proprie spese avendo ridotta la medesima in una forma molto decente, e gustosa, venne aperta in seguito con solenne sacra pompa. In tale occasione fu dispensato a’ Poveri della Cura d’Empoli molto pane, e si rallegrò il Pubblico con de’ brillanti fuochi d’artifizio. La detta Festa fu altresì celebrata, ed accompagnata da grandissimo concorso di Popolo, con Poetici Componimenti; finalmente fu cantato Solenne il Vespro, e data la Benedizione colla Reliquia di S. Giuseppe presente Compatrono di detta Chiesa; essendo tutto il Sacro Spettacolo stato applaudito da chiunque accorse a goderlo.


Note e Riferimenti:
[1] Citata nella bolla papale di Celestino III del 1192
[2] Chiese, Cappelle, Oratori del territorio empolese, W. Siemoni, Ed. Lo Stampino, S. Croce sull’Arno 1997.
[3] Costui nel 1759 risulta proprietario di alcuni immobili nel castello di Empoli presso il Canto della Corona;
[4] Cfr Luigi Lazzeri, Notizie istoriche della Terra d’Empoli: 
GIACHINO SANDONNINI
professore di sacri canoni nell’università di Pisa e canonico della Primaziale. Nel 1751 diede alle stampe in Firenze un operetta che dedicò al Pontefice Benedetto XIV col titolo « Jachini Sandonnini in pisana academia juris canonici professoris de vera a ratione ob quam gradus cognationis in causis connubialibus non secundum leges, sed secundum canones computandi sunt. Dissertatio apologetica adversus osores obtrectatoresque canonicae computationis » di cui un estratto vedesi nelle Novelle letterarie fiorentine del 1786 n.° 35. Il prelodato canonico Giachino fu l’autore dell’annotazioni stampate nel 1780 all’iscrizione sepolcrale del cavaliere Giambattista Giachini, conte Sandonnini, altra volta citato, in cui dimostra a lungo la nobiltà di detta famiglia Sandonnini e la discendenza della medesima dai Conti della terra o castello di San Donnino della Garfagnana, del quale furono spogliati da Castruccio Antelminelli nel 1319. Da un diploma dell’imperator Carlo IV dato in Norembergh il dì 30 marzo 1736 a M. Andrea figlio d’Ugolino conte di San Donnino si ha che questa famiglia trae l’origine dai Re dei Longobardi, eccone le parole « Ut antiquissimae familiae tuae origo, et nobilitas sit omnibus in comperto, te Andream ex comitibus Sancti Domnini de Garfagnana a regio Longobardorum sanguine procreatum esse noscimus, et affermamus. » La stessa famiglia fu ascritta al senato di Lucca, ed ebbe 72 anziani e 14 principi di quella repubblica. Da Pio II fu decorata della Nunziatura di Francia, da Paolo II della mitra di Modena, e del Governo di Monte-Cassino nella persona di Niccolao l’anno 1465: da Sisto IV del chericato di camera e del paglio di Lucca, al di cui vescovado passò il detto Niccolao l’ anno 1479: e da Innocenzio VIII del governo del patrimonio. Fu restituita dal duca di Ferrara Ercole I nel possesso di S. Donnino e dai Pisani fu ammessa alla loro cittadinanza, ed onorata dell’arme della repubblica, come rilevasi dalla – scrittura di ragioni col sommario delle prove di fatto nell’Emporiens. habitus – stampato in Firenze nel 1736.
Secondo le notizie manoscritto esistenti presso questa casa Neri, un ramo di questa nobilissima famiglia, che s’era rifugiata in Lucca dopo la decadenza della Contea diede origine alla casa Sandonnini a Empoli, perché il conte Mattia di Giovanni di Carlo d’Andrea d’Ugolino conte di S. Donnino venne da Lucca a stabilirsi in Empoli con sua famiglia, raccomandato dalla Repubblica fiorentina come – nobile, valoroso soldato benemerito della medesima repubblica, aderente del popolo e zelante dalla parte Guelfa – al potestà d’Empoli Niccolò Carducci, con lettera del 7 febbraio 1491 riportata nel civile del detto potestà esistente nell’archivio della nostra Comunità, o Cancelleria e perché come parziale de’ fiorentini quando fu scoperta la macchina di Nese Franchi si era partito di Lucca nel 1490: di consiglio della medesima repubblica, fu perciò da essa provvisto d’un annuo stipendio: il nostro conte Mattia terminò in Empoli la sua vita e fu associato alla Collegiata con funerale sontuosissimo, di cui eccone la descrizione come sta registrato nel libro dei morti che si conserva in quest’archivio dell’Opera: M. Mattia di Giovanni di Carlo, conte di S. Donnino di Garfagnana, uomo d’arme, stipendiato dalla repubblica morì per insino a dì 27 novembre 1498 fu sepolto alla chiesa di S. Donnino fuor della porta con pietra ed iscrizione e con grandissimo onore. Furono al suo mortorio il Capitolo a d’Empoli e tutti i preti del Piviere. La Congregazione di Montelupo, e i frati di S. Agostino. e i frati di S. Maria delle grazie osservanti di S. Francesco, el Potesta d’Empoli, el Doganiere, el Camarlingo e molti nobili cittadini fiorentini. E Consoli del comune e popolo di S. Andrea. La compagnia di S. Andrea. La compagnia dei Vergognosi. La compagnia della Madonna,La compagnia della Croce. La compagnia della Numptiata.
« Ebbe 100 doppieri, 30 della Repubblica 20 da Pietro suo figliuolo, 10 da’ Consoli e 8 da ogni compagnia, dieci cavalli, otto coperti di bandiere con diverse a armi, cioè due della repubblica, due del popolo, due dei capitani di parte e due di sua famiglia. Gli altri due uno a pennoncello e uno con cimiero, ispada e a sproni. Cinque fanti con essi cavalli vestiti di mantello uno di scarlatto, co’ vai grossi uno d’azzurro, con frange di vermiglio, uno di pavonazzo foderato di vaio bruno e due di verde con frange d’oro. Andò vestito di velluto vermiglio in letto di sciamito rosso con drappelloni d’oro e otto fanti d’intorno vestiti a nero. Gran a danaro fu dato ai poveri per l’anima sua. Ebbe tutte a le campane a doppio e fu compianto da ogni gente per uomo d’ogni bontà. Era d’anni 27. Fece el Sermone alla sepoltura Corso di Lodovico Adimari. Cantò la messa M. Bindo pievano . . . . Non fu visto ai nostri tempi un mortorio più sontuoso. Cinquecento fiorini fu la spesa: trecento ne pagò la repubblica. »
La famiglia Sandonnini d’Empoli nel 1736 a richiesta di Gio. Gastone granduca di Toscana fu investita da Rinaldo I duca di Modena, della contea da Carniana e Poiano per commuta della contea di S. Donnino e fu ammessa alla cittadinanza nobile di Modena e di Reggio. La medesima famiglia si estinse nella persona del più volte citato Giachino Sandonnini, il quale mori nell’anno 1784 ai 15 maggio.

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