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Notizie Istoriche della Terra di Empoli scritte dal Canonico Luigi Lazzeri – di Carlo Pagliai

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(52) L’oratorio di S. Rocco posto sulla strada pisana e lucchese poco distante da Empoli, verso ponente, fu eretto nel 1224 colle pie oblazioni del piovano, del capitolo e d’altre persone di detto luogo. Fu poi ceduto alla nobil famiglia Valori e quindi pervenne in quella dei marchesi Rinuccini di Firenze. Campione beneficiale del Capitolo a carte 141.

(53) Suor Maria Anna Del Bianco visse in detto convento e vi morì in concetto di santità il dì 19 novembre 1644. E nel dì 26 dicembre 1679 vi morì santamente una delle dodici fanciulle fondatrici, d’origine fiorentina, che alla religione si chiamò suor Ottavia Angela Arditi. Il Brocchi sul fine del primo tomo delle vite dei Santi e Beati fiorentini, onora l’una e l’altra col titolo di venerabili. Della prima esiste la vita manoscritta presso le monache del medesimo convento; della seconda si trova stampata fino dal 1739 e se ne vedono anco i ritratti.

(54) Il detto convento fu chiamato conservatorio dal granduca Pietro Leopoldo il dì 13 agosto 1783 e perciò vi furono aperte le pubbliche scuole per l’educazione cristiana delle piccole fanciulle del Paese e per il loro ammaestramento nei lavori donneschi. Fu anche dal medesimo Principe accresciuto nella fabbrica e delle entrate.
In proposito della pietà delle prelodate due religiose di questo convento stimo opportuno far qui menzione di alcun’altre persone illustri in santità, del nostro Paese e sono:

La B. BARTOLOMMEA BERTINI terziario de’ servi, nata qui in Empoli l’anno 1570 morta dipoi in Siena, ove si congiunse in matrimonio, il dì 17 giugno 1619. Di lei si trova la vita stampata l’anno 1626 e ne esiste il ritratto con questa iscrizione: B. Bartolomma Bertini da Empoli, dell’ordine dei servi. discepola del B. Pietro Berti del medesimo ordine.

La serva di Dio ANNA MARIA CIACCHERI, vedova del già depositario Giuliano di Donato del Riccio d’Empoli, detta della Croce, terziaria francescana del convento di S. Pietro d’Alcantara dell’Ambrogiana. Di questa servo di Dio esiste pure la vita manoscritta.

FRANCESCO MARIA DA EMPOLI francescano riformato: dei quali se ne tratta dal Brocchi e dal Manni. Il Manni poi annovera fra i nostri Santi il B. Iacopo di Giambono Giachini, e dice esser l’istesso che quell’Iacopo Giambono che visse e morì in Firenze con fama di santità nel 1345, come scrive l’Ammirato lib. X a carte 492. Lo stesso si legge nell’annotazioni stampate all’iscrizione sepolcrale del cavaliere Giambattista Giachini conte Sandonnini, posta nella chiesa di S. Maria n Ripa. Il detto Manni fa di più menzione della Lucrezia madre di S. Filippo Neri, della quale parla una decisione dell’auditore Finetti in causa Giachini e Galli In emporiens. benef. ove la detta Lucrezia si nomina Filiam Antonii « a Mosciano, qui erat ex hac familia (de Giachini) et erat frater germanus Joannis olim Andreae de Malepa. »

Ma poiché l’autore delle suddette annotazioni mette ciò in dubbio, lascerassi a suo beneplacito la cosa nel suo essere. Il soprannominato Brocchi nella storia anzi detta dei Santi fiorentini fa menzione ancora di altre persone celebri in santità, che sono: Ven. Ubaldo da Empoli dei Guardini sacerdote cappuccino.

Ven. Sisto da Empoli laico cappuccino.

Ven. Francesco Maria da Empoli frate riformato.

Ven. Bucarelli che per la predicazion del Vangelo subì il martirio nell’estere nazioni.

B. Bartolommeo Anghiari francescano domiciliato e morto nel convento di S. Maria a Ripa.

Ven. Paolo Filippo Boldigiani proposto dell’insigne Collegiata d’Empoli.

(55) Della quale epigrafe eccone la versione

AD ETERNA MEMORIA

DEGL’ILLUSTRI CITTADINI

DOTTOR  IPPOLITO E PIETRO NERI

CHE AL PUBBLICO ESERCIZIO

DELL’ARTE DRAMMATICA

AD INFORMAR RETTAMENTE I COSTUMI

A GLORIA DELLE VIRTU’

DI BUON GRADO DEL PROPRIO AGLI EMPOLESI

LUOGO ADATTO DONARONO

IL DOTTOR LORENZO E FRANCESCO

FIGLI DELLO STESSO IPPOLITO

PER REVERENZA ED AMORE

P.

(56) In quest’anno 1816 i venti Accademici di detto teatro deliberarono di associare alla loro Accademia altri sedici soggetti di famiglie onorate del Paese in vista della spesa non indifferente da farsi pel nuovo ingrandimento e ornamento del medesimo teatro. Trattandosi di accademie è da sapersi, come scrive il Manni nel tomo 15 dei sigilli sig. 10, che qui in Empoli fiori fino al secolo XVII una rinomata Accademia delle lettere detta delle Cene, alla quale si trovano indirizzate alcune lettere stampate col titolo di « Lettere dell’abate Gio. Francesco Raimondi alli signori accademici delle Cene in Empoli » a carte 129 e 149. Scritti a penna alcuni componimenti in essa Accademici recitati esistevano presso il dottor Bartolommeo Romagnoli cappellano della nostra insigne Collegiata.
Un’altra Accademia non letteraria ma di giuoco pubblico si mantenne in Empoli fin circa la metà del seolo passato. Essa aveva le sue stanze in via detta del Pesco, ora comunemente delle Conce. Nell’ anno 1815 fu qui in Empoli istituita un’Accademia di canto e di suono, i cui individui presero il nome di Filarmonici, che per altro non durò molto.

(57) Le compagnie di S. Lorenzo e di S. Andrea, della S. Croce e della santissima Annunziata siccome concorrevano colla Comunità allo stipendio del maestro di scuola così prendevano parte per mezzo dei loro ufiziali, nell’elezioni e conferma del medesimo. Anzi sebbene il secondo maestro fosse stipendiato dal primo, pure l’elezione e la conferma anco di questo secondo si faceva dalla Comunità, coll’intervento e consenso degli ufiziali di dette compagnie.

(58) Dopo l’erezione del nostro spedale di S. Giuseppe fabbricato e mantenuto a spese dell’eredità Del Papa, le suddette doti lasciate dal Testatore in numero infinito sono ridotte per la nostra Comunità al numero di trenta che possono per altro aumentarsi, aumentandosi le rendite della suddetta eredità. E perché non restasse defraudata la volontà del Testatore circa I’aver nominati per l’avanzo delle doti gli antichi due Vicariati di Samminiato e di Certaldo, per decreto del Sovrano furono fissate annualmente quattro doti per ciascheduno dei detti vicariati, estraendosi a sorte ogn’anno un popolo per vicariato per godere delle medesime.
Parlandosi poi di doti, credo bene accennare che il nostro Capitolo, conferisce annualmente a una fanciulla della cura d’Empoli una dote di scudi 10, lasciata dalla felice memoria di Vincenzio Lippi di detto luogo, con suo testamento dell’anno 1600.
Un’altra dote di scudi 10 ogni due anni si conferisce a una fanciulla nata in Empoli e di padre e madre empolesi, dall’Opera della nostra chiesa, come ereditaria dei beni dell’antica compagnia della SS. Annunziata, a cui apparteneva la concessione di questa dote. Quattro doti di scudi 10 per ciascuna si conferiscono a benefizio di quattro fanciulle di tutto il Piviere d’Empoli estratte a sorte ogn’anno dalla compagnia di carità di questa cura; le quali doti furono assegnate al nostro Piviere dal granduca Pietro Leopoldo nell’istituzione delle compagnie di carità l’anno 1785.
Tre doti ognuna di scudi 10, con più una veste di lana si conferiscono a tre fanciulle empolesi dalla nobil famiglia dei marchesi Feroni di Firenze, discendente da Empoli, lasciate per testamento.
Due doti finalmente di lire toscane cinquantotto per dote si concedono a due fanciulle empolesi da queste illustri famiglie Ricci, eredi di Leonardo Ricci d’Empoli in ordine al di lui testamento dei 24 aprile 1717.

(59) Di questo e di alcuni altri illustri cittadini empolesi verranno pubblicate le biografie.

(60) In occasione di aver parlato del dottor Del Papa uomo eruditissimo, che il rinomato marchese di Caumont francese in una sua lettera lo chiama « ornamento non solo d’Italia, ma di tutto l’Europa ancora » come scrive il prelodato monsignore Fabbroni, stimo bene il riferir qui una mano d’uomini illustri in lettere di questa nostra Terra, disposti per ordine alfabetico, come gli riporta il Manni nel tomo 15 sigillo X, e primieramente il celebre

ALESSANDRO MARCHETTI professore di mattematiche nell’università di Pisa, filosofo, medico e poeta « sed qui ea facultate abusus est in ltalice vertendis impiis T. Lucretii Cari libris » dice il Lami tomo 4 a carte 139 S. ecclesiae florentinae monumentum. Che il detto Alessandro nascesse in Empoli ai 7 febbraio 1624 nella casa di abitazione dei signori Romagnoli, come accenna il Manni, non par vero, perché monsignore Fabbroni, che scrive la sua vita nella precitata decade quarta dice, che nacque in Pontorme il dì 15 febbraio 1632 e che mori in età di anni 82 nel 7 settembre 1714 come si legge ancora nell’iscrizione sepolcrale posta nella chiesa di Pontorme.
Perciò bisogna dire, che quell’Alessandro d’Angiolo Marchetti che dal libro dei battezzati della nostra chiesa trovasi nato in Empoli il dì 7 febbraio 1624, fosse un fratello maggiore dell’altro Alessandro di cui si ragiona.
Il Bartoloni nelle note del Bacco in Boemia asserisce, che detto Alessandro è originario d’Empoli sebbene da alcuni favoleggianti riputato pontormese, perché nacque e morì in Pontorme nella sua abitazione di villa; onde nel medesimo Ditirambo a tal proposito così si esprime:

Ma dimmi Empoli or tu come permetti

Che oggi colà di quel torrente in riva

E in faccia tua si ascriva

Tutto a Pontormo il non men tuo Marchetti?

Ah! non tanto soffrir; troppo si nuoce

A tue glorie, ed al vero:

Alza pur tu la voce,

E svela il fonte, onde da te deriva

Questo novello Omero,

Fu accademico ancora delle Cene.

ANDREA DA EMPOLI AGOSTINIANO, penitenziere del pontefice circa l’anno 1543. Lettore di teologia nella celebre università di Padova e fondatore del convento di S. Maria a Ripa di Monte Catini circa l’anno 1533. Di lui il Cerracchini ne favella nei fasti teologali a carte 224 per essere stato ammesso fino dal 18 giugno 1515 nell’università dei teologi fiorentini come baccelliere a leggere sul maestro delle sentenze.

ANTON FRANCESCO CAVALLI francescano teologo del cardinal Leopoldo dei Medici e gran predicatore, morto l’anno 1656 e sepolto con nobile iscrizione posta nella chiesa di S. Maria a Ripa, in cui viene appellato principe dei teologi in Italia.

ANTON FRANCESCO GIOMI lettore di legge civile nell’università pisana, sepolto con iscrizione nell’insigne collegiata.

ANTONIO DI GIOVANNI GIACHINI canonico fiorentino e priore di S. Maria maggiore, come si legge nel battistero di marmo da lui fabbricato nella nostra chiesa di S. Giovanni l’anno 1447. Al medesimo Niccolò V per suo breve dà facoltà di riconoscere, se vero è l’esposto da Maria dell’Albizi, che si possa fondare il monastero di S. Chiara di Firenze.

ANTONIO DI SER NICCOLÒ GUIDI, uomo erudito in lettere fu spedalingo di S. Paolo in Firenze l’anno 1528.

ANTONIO MESSERINI sacerdote, autore di varii componimenti eccellenti in stil bernesco. Vedi più sotto: Ottavio.

ANTONIO PELLICINI detto dal Negri per isbaglio Pelliccini, che scrisse dei mali contagiosi e pestilenziali per comando del Sovrano della Toscana nella peste dell’anno1630.

BARTOLOMMEO SALUTII, minore osservante di S. Francesco, che diede alle stampe panegirici, prediche, ed alcune opere scritturali.

BENEDETTO BUONSIGNORI, che essendo nelle lettere latine e greche versato, compose varie opere rammentate da Giulio Negri e fu abate della badia di Firenze. Questo asserì il più volte citato dottor BARTOLOMMEO ROMAGNOLI che nacque in Empoli, essendo infatti empolese la famiglia Buonsignori. Di lui parla il Puccinelli della badia fiorentina trattando.

DOMENICO DA EMPOLI, fondatore del monastero di monache al borgo a S. Lorenzo, di cui si ragiona da Alessandro Ceccherelli, nell’azioni del duca Alessandro Dei Medici. Vedi di esso più sotto.

DOMENICO VANGHETTI, mirabile filosofo nell’università di Pisa, sepolto con Pappreaso iscrizione, fatta dal celebre Lazzaro Benedetto Migliorucci, nel Carmine di Pisa:

DOMENICO VANGHETTI. EMPORIENSIS
JURIS. UTRISQUE. NEC. NON. PHILOSOPHIAE.
AC. MEDICINAE. DOCTORI.
SUBLIMIS. INGENII. VIRO. QUI. IN.
PISANA. UNIVERSITATE.
ANNIS. XXXVI.
PLAUSU. SUMMO. PHILOSOPHIAM. DOCUIT.
EX. GEOMETRIA.
VIM. RATIOCINANDI. MUTUARI. SOLITUS.
IN. MORIBUS. EXEMPLI. SINGULARIS.
CANDORE. ANIMI. INTEGRITATE. PRUDENTIA.
INSIGNIS.
INFAUSTO. CORREPTUS. MORBO.
PISIS. DECESSIT. ANNUM. AGENS.
LXIII.
FRATRES. LAURENTIUS. MILITIAE. DUX.
ET. JULIANUS. CANONICUS.
MONUMENTUM. HOC. MOERENTES. POSUERUNT.
ANNO. MDCCXXII. REPARATAE. SALUTIS.

 ENEA GALLETTI decano d’Empoli autore di varie letterarie fatiche, alcune delle quali sono alle stampe, rammentato dal chiarissimo Giovanni Lami nel suo viaggio. E’ sepolto nella Collegiata, con iscrizione perita nel risarcimento della stessa chiesa. Vedi di esso più sotto.

FILIPPO DI MATTEO FERRINI, vicario generale del cardinale Antonio Pucci vescovo di Pistoia e a lui successore nella propositura d’Empoli; esso godè di molti titoli onorifici, che si leggono nell’iscrizione sepolcrale posta nella nostra Collegiata. Del medesimo disse qualche cosa il Manni nel sigillo II del tomo XIII.

MONA FIORE, della quale si conservano alcuni componimenti piacevoli dal sopra lodato dottor Romagnoli. FRANCESCO DA EMPOLI dei minori conventuali, detto ancora da Firenze, che scrisse a favore dell’erezione dei Monti Pii, provando esser lecito l’interesse dei medesimi. Di lui parla Scipione Ammirato nel libro XI a carte 562 delle sue istorie, nominandolo maestro Francesco da Empoli dei frati Minori nell’anno 1353.

FRANCESCO DA EMPOLI, detto anche da S. Simone di Pisa pure minorita, autore di alcune dotte opere, di cui parla il Tossignano, il quale aggiunge che floruit Oxoniae.

FRANCESCO TANI pievano della Collegiata nel 1523 dipoi vicario generale del vescovo di Troia nel Regno, ove mori nell’anno 1528, di cui parlò il Manni alcuna cosa nel sigillo II del tomo XIII.

FRANCESCO VANNOZZI, che ebbe una delle prime cattedre di Legge civile nello studio fiorentino, rammentato dal Migliore nella Firenze illustrata, fratello di Andrea Vannozzi, che fondò un canonicato nella Metropolitana fiorentina e ne fu egli il primo possessore. Del detto Francesco scrive altresì il Manni nel tomo VI a carte 97 che fu figliuolo di Iacopo di Francesco Vannozzi da Empoli e che fu cittadino ed avvocato fiorentino e che a lui appartenne la sepoltura che si trova sulle scalere della Metropolitana fiorentina a piè del campanile dalla parte del Bigallo ove si legge:

S. DNI. FRANCISCI. DE. EMPOLI

ET. SUOR.

Questo Francesco essendo come si è detto figlio d’Iacopo, viene ad essere diverso da quell’altro Francesco figlio d’Andrea che fece la sepoltura dalla parete della canonica, lungo la detta chiesa Metropolitana, dalla parte della canonica dove sta scritto:

S. FRANCESCO. D’ANDREA …MPOLI.

ET. FILIO. SUO.

dovendosi supplire DA EMPOLI alla mancanza d’alcune parole nel marmo, secondo il Richa e secondo l’autore della Firenze antica e moderna illustrata tomo II che riporta le dette iscrizioni.

FRANCESCO ZEFFI canonico d’Empoli, nel 1530 e di S. Lorenzo di Firenze e accademico fiorentino, autore di vari componimenti dei quali si parla nelle note letterarie, ed istoriche dell’accademia fiorentina e dal Negri negli scrittori fiorentini, come autore d’alcuna traduzione. Il famoso monsignor Vincenzio Borghini che fu suo discepolo lo domanda uomo letteratissimo e racconta delle sue lezioni di lettere latine e greche; come il Manni ha già toccato nel tomo III a carte 84 e a carte 86.

GIACHINO SANDONNINI professore di sacri canoni nell’università di Pisa e canonico della Primaziale. Nel 1751 diede alle stampe in Firenze un operetta che dedicò al Pontefice Benedetto XIV col titolo « Jachini Sandonnini in pisana academia juris canonici professoris de vera a ratione ob quam gradus cognationis in causis connubialibus non secundum leges, sed secundum canones computandi sunt. Dissertatio apologetica adversus osores obtrectatoresque canonicae computationis » di cui un estratto vedesi nelle Novelle letterarie fiorentine del 1786 n.° 35. Il prelodato canonico Giachino fu l’autore dell’annotazioni stampate nel 1780 all’iscrizione sepolcrale del cavaliere Giambattista Giachini, conte Sandonnini, altra volta citato, in cui dimostra a lungo la nobiltà di detta famiglia Sandonnini e la discendenza della medesima dai Conti della terra o castello di San Donnino della Garfagnana, del quale furono spogliati da Castruccio Antelminelli nel 1319. Da un diploma dell’imperator Carlo IV dato in Norembergh il dì 30 marzo 1736 a M. Andrea figlio d’Ugolino conte di San Donnino si ha che questa famiglia trae l’origine dai Re dei Longobardi, eccone le parole « Ut antiquissimae familiae tuae origo, et nobilitas sit omnibus in comperto, te Andream ex comitibus Sancti Domnini de Garfagnana a regio Longobardorum sanguine procreatum esse noscimus, et affermamus. » La stessa famiglia fu ascritta al senato di Lucca, ed ebbe 72 anziani e 14 principi di quella repubblica. Da Pio II fu decorata della Nunziatura di Francia, da Paolo II della mitra di Modena, e del Governo di Monte-Cassino nella persona di Niccolao l’anno 1465: da Sisto IV del chericato di camera e del paglio di Lucca, al di cui vescovado passò il detto Niccolao l’ anno 1479: e da Innocenzio VIII del governo del patrimonio. Fu restituita dal duca di Ferrara Ercole I nel possesso di S. Donnino e dai Pisani fu ammessa alla loro cittadinanza, ed onorata dell’arme della repubblica, come rilevasi dalla – scrittura di ragioni col sommario delle prove di fatto nell’Emporiens. habitus – stampato in Firenze nel 1736.
Secondo le notizie manoscritto esistenti presso questa casa Neri, un ramo di questa nobilissima famiglia, che s’era rifugiata in Lucca dopo la decadenza della Contea diede origine alla casa Sandonnini a Empoli, perché il conte Mattia di Giovanni di Carlo d’Andrea d’Ugolino conte di S. Donnino venne da Lucca a stabilirsi in Empoli con sua famiglia, raccomandato dalla Repubblica fiorentina come – nobile, valoroso soldato benemerito della medesima repubblica, aderente del popolo e zelante dalla parte Guelfa – al potestà d’Empoli Niccolò Carducci, con lettera del 7 febbraio 1491 riportata nel civile del detto potestà esistente nell’archivio della nostra Comunità, o Cancelleria e perché come parziale de’ fiorentini quando fu scoperta la macchina di Nese Franchi si era partito di Lucca nel 1490: di consiglio della medesima repubblica, fu perciò da essa provvisto d’un annuo stipendio: il nostro conte Mattia terminò in Empoli la sua vita e fu associato alla Collegiata con funerale sontuosissimo, di cui eccone la descrizione come sta registrato nel libro dei morti che si conserva in quest’archivio dell’Opera: M. Mattia di Giovanni di Carlo, conte di S. Donnino di Garfagnana, uomo d’arme, stipendiato dalla repubblica morì per insino a dì 27 novembre 1498 fu sepolto alla chiesa di S. Donnino fuor della porta con pietra ed iscrizione e con grandissimo onore. Furono al suo mortorio il Capitolo a d’Empoli e tutti i preti del Piviere. La Congregazione di Montelupo, e i frati di S. Agostino. e i frati di S. Maria delle grazie osservanti di S. Francesco, el Potesta d’Empoli, el Doganiere, el Camarlingo e molti nobili cittadini fiorentini. E Consoli del comune e popolo di S. Andrea. La compagnia di S. Andrea. La compagnia dei Vergognosi. La compagnia della Madonna,La compagnia della Croce. La compagnia della Numptiata.
« Ebbe 100 doppieri, 30 della Repubblica 20 da Pietro suo figliuolo, 10 da’ Consoli e 8 da ogni compagnia, dieci cavalli, otto coperti di bandiere con diverse a armi, cioè due della repubblica, due del popolo, due dei capitani di parte e due di sua famiglia. Gli altri due uno a pennoncello e uno con cimiero, ispada e a sproni. Cinque fanti con essi cavalli vestiti di mantello uno di scarlatto, co’ vai grossi uno d’azzurro, con frange di vermiglio, uno di pavonazzo foderato di vaio bruno e due di verde con frange d’oro. Andò vestito di velluto vermiglio in letto di sciamito rosso con drappelloni d’oro e otto fanti d’intorno vestiti a nero. Gran a danaro fu dato ai poveri per l’anima sua. Ebbe tutte a le campane a doppio e fu compianto da ogni gente per uomo d’ogni bontà. Era d’anni 27. Fece el Sermone alla sepoltura Corso di Lodovico Adimari. Cantò la messa M. Bindo pievano . . . . Non fu visto ai nostri tempi un mortorio più sontuoso. Cinquecento fiorini fu la spesa: trecento ne pagò la repubblica. »
La famiglia Sandonnini d’Empoli nel 1736 a richiesta di Gio. Gastone granduca di Toscana fu investita da Rinaldo I duca di Modena, della contea da Carniana e Poiano per commuta della contea di S. Donnino e fu ammessa alla cittadinanza nobile di Modena e di Reggio. La medesima famiglia si estinse nella persona del più volte citato Giachino Sandonnini, il quale mori nell’anno 1784 ai 15 maggio.

GIOVAN FRANCESCO FERRANTI autore della Ninfa regina e d’altre poesie.

GIOVAN MARIA SCAPPINI poeta filosofo, giureconsulto, morto fiscale di Pistoia.

GIOVANNI CANI, canonico d’Empoli, che al campione beneficiale del nostro Capitolo è detto M. Girolamo di Leonardo Celli, dottor di legge, provvisto del canonicato dal vicario del proposto Sebastiano Tani nel 1561. Fu vicario generale del vescovo di Volterra Guido Serguidi l’anno 1588.

GIOVANNI D’ANDREA MALEPA GIACHINI pievano d’Empoli l’anno 1467, vicario generale dell’Arcivescovo di Firenze nel 1469, istitutore d’una libreria di mss. pubblica nella sua patria, la quale si dissipò in tempo di peste. Fu detto piovano nell’anno 1470 autorizzato dal Vicario generale dell’arcivescovo fiorentino Giovanni Diotisalvi a compilare le nuove costituzioni del nostro Capitolo, che sono tuttora in vigore, nelle quali vien nominato dal detto Vicario « Virum juris pontificii professorem doctissimum. » Di lui accennò alcune cose il Manni nel sigillo II del tomo XIII. Sebbene dalle scritture del nostro Capitolo non si trovi il prelodato Giovanni col cognome de’ Giachini, pure nonostante è cosa certa, ch’egli apparteneva a detta famiglia, di cui in Empoli ve ne furono due case, discendenti dallo stesso stipite, ed aventi lo stesso stemma d’un becco con tre lune. La famiglia Giachini d’Empoli trasse origine da quello del becco, che fu infra le famiglie antiche, nobili, grandi e potenti fiorentini, ch’ebbe le sue case palagi e ospizi entro le mura del primo cerchio nel popolo di S. Andrea nel Sesto di porta S. Pancrazio di Firenze, come si rileva da due decreti del Magistrato supremo di detta città, uno dei 27 aprile 1604, l’altro dei 22 maggio 1607 riferiti nelle più volte citate annotazioni all’iscrizione sepolcrale del cavaliere Sandonnini, nelle note del gius dei cherici infermi dato alle stampe nel 1741.
Dal soprallodato canonico Giachino Sandonnini si dice a carte 29 che la precitata famiglia Giachini « Si rifugio in Empoli allorché fu cacciata di Firenze cogli altri Ghibellini descritti nel libro del chiodo, che si conserva nella Cancelleria dei signori capitani della parte a guelfa di Firenze, dove tra gli altri sbanditi del Sesto di porta S. Pancrazio e del popolo di S. Andrea si leggono i figli d’Iacopo di Giachino il vecchio. » Alla medesima famiglia appartenne senza dubbio il sepolcro posto presso la porta del Duomo di Firenze detta del campanile ove nello zoccolo del destro stipite d’essa porta si legge:

S. FILIO. S. GIACHOPI

GIACHINI. ET. SVOR.

Nelle note della « Firenze antica e moderna illustrata » tomo 11 a carte 119 ove si riporta la detta iscrizione, si dice che la famiglia de’ Giachini trovasi descritta nel 1311 fra i ribelli del Comune nel Sesto di S. Pancrazio e si citano le « delizie degli eruditi toscani tomo XI pag. 170. » Può essere che tale epoca si riferisca all’espulsione d’un altro ramo della stessa famiglia.

CAVALIER GIOVANNI ANDREA FALAGIANI, che produsse con le stampe un saggio di poesie toscane e nel 1475 libri tre in versi sopra i colori. Fu commissario di Barga, accademico fiorentino, arcade, ec.

GIOVANNI RONCONCELLI che nel 1522 fu arcidiacono di Santona in Francia e proposto della nostra chiesa nell’anno 1545. Di lui parla il Manni riportando il suo sigillo nel tomo XIII in cui ci dà anco la serie dei pievani, poi proposti della medesima chiesa.

GIOVAN VINCENZO TOZZI canonico d’Empoli e lettore ordinario di filosofia nell’università di Pisa, il quale

morì li 9 gennaio 1678.

GIULIANO DI BATTISTA MUGNAINI canonico d’Empoli e dottor di legge. Mori di anni 35 essendo al Governo

della città di Nepi nell’anno 1608 e fu in detta città onorevolissimamente sepolto.

IPPOLITO NERI autore del poema intitolato Il Samminiato e di altre rime stampate. Fu Pastore di Roma morì nel 1709.

IPPOLITO SESOLDI carmelitano dottor di sacra teologia, del quale a lungo ne parla il Cerracchini ne’ fasti teologali. Questo fu progenerale del suo ordine nel 1641. Si vede il suo busto in marmo con iscrizione nell’ingresso del chiostro del convento di Corniola. Morì l’anno 1665.

LEONARDO GIACHINI prima lettore di medicina in Pisa, dipoi archiatro e consigliere del Re di Francia. Pubblicò molte sue opere mediche, meritando le lodi, che a Lui danno il Cardano, Guido Baldo e molti altri. Avvi un’opera che ha per titolo a « Leonardi Jachini Emporiensis Pisis in celeber. acad. medicinae olim. summa cum lande ordinarii professoris in q. librum Rosis arabis medici ad Almansorem regem de partium morbis eruditissima commentaria » stampato in Lione nel 1758. Vedasi più sotto.

LORENZO BONSIGNORI arciprete d’Empoli l’anno 1549. Fu vicario del vescovo di Fiesole monsignor Martelli nel medesimo anno e vicario generale dell’Arcivescovo di Firenze nel 1588, come si ha dal nostro campione beneficiale a carte 34.

LORENZO NERI lettore prima di logica, poi di medicina nell’università di Pisa nel 1643 quindi di logica nell’università di Padova nell’anno 1648 morì l’anno 1677.

LORENZO ORSACCHI Agostiniano autore delle storie di sua religione, di cui fu per più anni procuratore generale. Di lui parla Cerracchini ne fasti teologali. Esisté il suo ritratto in marmo con onorifica iscrizione nella chiesa degli Agostiniani di questa Terra, morì nel 1633. Vedasi più sotto.

LUIGI ZUCCHERINI dottore, filosofo e medico, accademico fiorentino, che diede alla luce la vita di S. Mamante martire. Fu ancora accademico delle Cene.

MICHELE BONSIGNORI, che cantò la recuperazione di Gerusalemme in ottava rima.

MICHELE DURAZZINI agostiniano autore di varie letterarie fatiche. Di lui parla il Gandolfo nel libro intitolato « Dissertatio historica de ducenlis celeberrimis augustinianis scriptoribus » con tali espressioni «Michael Durazzinus de Emporio etruscus S. theologia professor vir in habendis sermonibus ad populum maxime copiosus, et plurimum utilis. » Fu maestro nell’università de’ teologi fiorentini, da cui fu fatto decano nel 1484. Di lui si ha alle stampe «Opus praedicabile editum per theologiae professorem magistrum Michaelem Durazzinum de Emporio augustinianum » in cui sono sermoni per le domeniche dell’Avvento e di Quaresima e per varie solennità della Madonna e de’ Santi. Come può vedersi nel prelodato Cerracchini. Vedasi più sotto.

MICHELE BARDI da Empoli si trova in S. Domenico d’ Arrigo Mucini all’archivio generale di Firenze sotto di 24 settembre 1422 scritto in questi termini « Magister Michael Bardi de Empoli frater S. Spiritus de Florentia. » Vi è stato chi ha creduto, che questo Michele Bardi fosse l’istesso, che il suddetto Michele Durazzini: ma e dalla diversità de’ cognomi e dalla distanza delle epoche par chiare che siano due soggetti differenti.

OTTAVIO MESSERINI cappellano della nostra Collegiata autore di varie poesie in stil bernesco, alcune delle

quali sono riportate nelle « veglie piacevoli » del Manni ultimamente stampate. Quest’Ottavio può esser l’istesso, che quell’Antonio Messerini descritto di sopra, detto Antonio per isbaglio. Fuuno degli accademici delle Cene mori nell’anno 1704.

PIER LORENZO ORSACCHI lettore di filosofia nell’università di Pisa.

PIER DOMENICO BARTOLONI autore delle istorie de’ Duchi e de’ Re di Boemia in tomi IV, di alcune opere mediche e poetiche e ultimamente del Bacco in Boemia ditirambo graziosissimo.

PIETRO SANDONNINI dottor di legge, protonotario apostolico, vicario generale del vescovo di Teste, poi del vescovo di Pistoia Alessandro del Caccia, morì nel 1626 fu sepolto con iscrizione nell’insigne Collegiata, di cui era stato proposto fino dall’anno 1625.

PULIDORO PULIDORI, che oltre aver lasciate le istorie de’ suoi tempi inedite, lasciò anche diversi altri trattati mattematici esistenti presso la nobil famiglia Tempesti di Empoli.

TOMMASO DI FILIPPO PANCETTI giureconsulto assai dotto, morto fiscale di Pistoia.

TOMMASO FERONI canonico d’Empoli e cameriere extra muro: di papa Alessandro VII. morto in Empoli l’anno 1678.

VOGLINO DI GIOVANNI DA EMPOLI, cherico cubiculario del cardinal Pietro Corsini, il quale fece una certa fatica sullo specchio istoriale di Vincenzio Bellovacense scrivendo un libro di excerpti, che cosi è intitolato « Incipit libellus de divisione terrarum, et diversitate gentium extractus de speculo historiali per me Voglinum Ioannis de Empoli clericum florentinae diaeceseos, et cubicularium reverendissimi in Christo patris domini Petri de Corsinis de Florentia, portuensis et santae Rufinae episcopi, sanctae romanae ecelesiae cardinalis, et inceptus in Avinione anno Domini MCCCLXXXII indictione V te die sabati XI mensis octobris pontificatus sanctissimi in Christo patris, et domini mei domini Clementis divina providentia papae septimi. » Il celebre dottor Giovanni Lami nella parte prima dell’Hodoeporicon lo reputa uomo letterato e ne parla altresì nelle note alla cronica di Leone Urbevetano.

VINCENZIO DI VINCENZIO, o come dice il nostro campione beneficiale, di Giuseppe  BARTOLONI canonico d’Empoli nel 1634 protonotario apostolico, che fu già proposto di Poggibonsi e canonico di Colle, canonista eccellente morto nel 1635.

Si aggiungono altri soggetti degni di memoria tralasciati dal Manni, perché ne parla a lungo il Cerracchini ne’ più volte citati fasti teologali e sono:

NICCOLO DA EMPOLI sacerdote secolare, che all’archivio generale sotto dì 2 febbraio 1473 vien detto « magister in sacra pagina » perché fu dottor teologo fiorentino, essendo stato incorporato nell’università nel 1465 a leggere e glossare il Maestro delle sentenze. Fu corista della metropolitana di Firenze nel 1475, rettore della chiesa di S. Piero in Gattolino di detta Città e priore della cura di S. Maria a Cortenuova, che ottenne per breve di S. Antonino Arcivescovo nel 1455 ove morì nell’anno 1476.

ROCCO DA EMPOLI agostiniano dottor teologo fiorentino, letter filosofo in Bologna.

STEFANO DA EMPOLI agostiniano dottor teologo fiorentino, predicatore generale in Roma, ed ivi anche lettore.

SIMONE DA EMPOLI agostiniano dottor teologo fiorentino lettore di morale in Pavia.

SILVIO RICCI di Empoli agostiniano lettor di sacre lettere in Bologna, dottor teologo fiorentino.

SIMONI PONTANARI d’Empoli agostiniano dottor teologo fiorentino, lettore di dommatica in Pisa.

I quali cinque maestri si trovano così descritti sotto i loro ritratti nella libreria de’ padri agostiniani di questo convento d’Empoli, come dice il Cerracchini nell’opera di sopra citata.

DIONISIO DI LOTTO LOTTI da Empoli, come asserisce l’autore del nostro campione beneficiale e non da Samminiato, o da Fucecchio, come han scritto alcuni. Fu cappellano della nostra Collegiata nel 1624, e priore di s. Ambrogio di Firenze, ed anche esaminatore sinodale. Nel 1627 fu incorporato nell’università de’ teologi fiorentini, di cui godè del decanato nel 1638. Morì nel 1648 coll’onore esser chiamato da tutti l’oracolo e la quiete delle coscienze, non tanto per la bontà della vita, quanto per la profondità nella teologia, specialmente nelle cose morali.

ANTONIO DI LOTTO LOTTI da Empoli canonico della nostra Collegiata nel 1458 e di quella di S. Lorenzo di Firenze. Fu dottor teologo fiorentino e decano dell’università l’anno 1480. Il medesimo è stato originario di Montespertoli, ma il nostro campione beneficiale lo dice empolese, rilevandosi dal medesimo, che la famiglia Lotti era di questo Paese. Morì nel 1499.

DON FLAVIO CEI, o come altri vogliono ALCEI da Empoli uomo dottissimo, che giusta il Loccatelli nella sua vita fece rifiorire nella sua congregazione Valombrosana gli studi. Fu questi il primo generale di’ detta congregazione, che nel 1550 prescelse per ordinaria residenza del generale la Badia di Ripoli, secondo ciò, che scrive il Moreni nella descrizione de’ contorni di Firenze parte V a carte 222: morì nell’anno 1552. Accennarsi debbono ancora col Manni tomo XV sigillo X varii altri cospicui personaggi e sono:

GIOVANNI DI LUDOVICO DA EMPOLI viaggiatore illustre, la descrizione de’ cui viaggi si legge nel codice F. S. della Stroziana.

GIOVANNI DA EMPOLI compagno d’Amerigo Vespucci ne’ suoi viaggi, si cita dal Migliorucci nelle sue orazioni tomo primo a carte 22 dell’edizione fiorentina del 1747.
E dal Ramusio volume primo edizione del 1563 si nomina un Giovanni da Empoli di cui si ha la descrizione dell’lsola dell’Ascensione scoperta nel 1501, visitata per la seconda volta da Alfonso Alburquerque mentre andava nell’lndie nell’anno 1503, in compagnia di cui fu il nostro Giovanni. ( Può vedersi l’abate Fontanini nel catalogo della libreria imperiale e i viaggi di Giacomo Cook tomo 39 edizione di Firenze nel 1797 a carte 62. ) Di questo Giovanni, che dicesi figlio di Giovanni di Niccolò da Empoli cittadino fiorentino e che morì in Persia, ne scrisse la vita Girolamo da Empoli nell’anno 1530. Vi è chi crede, che questi tre Giovanni siano un solo, o almeno due, secondo che diversamente ne parlano diversi autori.

IACOPO DELL’EMPOLI o da Empoli eccellente pittore, di cui esistono alcune opere nelle chiese di questo Paese, oltre un bellissimo quadro, che si conserva nella chiesa, o compagnia di S. Maria a Ripa nel quale si legge « lacopo di Chimenti da Empoli di Firenze » 1569.

ANDREA BONISTALLI detto il Fracassa, architetto assai noto, di cui si hanno in Empoli vari maestosi edilizi. Vedasi a carte 117.

ANDREA PUCCI, che dal Romagnoli ne’ suoi ricordi mss. si asserisce inventore di lavoro a bulino in bronzo. Un grado di altare di bronzo a bulino contenente molti piccoli santi intagliato dal detto Andrea fu trasferito nel 1533 nello spedale di s. Iacopo e s. Eusebio presso il Ponte a Rifredi, in cui scorrettamente inciso si legge « Fecit hoc opus in civitatis Florentiae Andreas Pucci d’Empoli aurifex » come accenna il Manni nel tomo XIII a carte 113.

Nell’armi si segnalarono:

CANTINO DI DOMENICO CANTINI il quale nel 1397 discacciò da Samminiato il famoso Mangiadori, che con la sua gente tentava di ribellare la Terra dalla repubblica fiorentina, come si disse a suo luogo.

FRANCESCO FERRUCCI da Bernardo Segni appellato empolese di patria, valorosissimo capitano, come dall’lstorie dell’Ammirato e del Varchi. Questo fu proposto, che si dipingesse nella real galleria del granduca di Toscana come illustre nel valor militare.

MARCO DA EMPOLI fu gran capitano sotto Pietro Strozzi. Fin qui il Manni e gli altri autori già citati, che nelle loro opere stampate hanno parlato degli uomini illustri della nostra Terra. Ora poi anderò qui notando un altra mano di uomini a mio credere degni di ricordanza, che ho raccolti da alcune notizie mss. del più volte citato dottor Bartolommeo Romagnoli e tali sono secondo l’ordine ivi ritrovato:

FRANCESCO BUCARELLI fiorentino, ma nato in Empoli il dì 21 maggio 1686 perché il padre suo lacopo era in tal tempo qui potestà per S. A. R. come apparisce dal libro de’ battezzati esistente nell’archivio dell’Opera. Fu il detto Francesco sacerdote della compagnia di Gesù, ed essendo in missione fu martirizzato nel Tonchino dai gentili nell’anno 1724.

ALESSANDRO BRUGIOTTI da Empoli dottor di legge, compose più opere, fra le quali il voto cattolico in Roma nell’anno 1665.

BASTIANO MORELLONE sacerdote letterato d’Empoli, fu maestro di lettere di Lodovico Cardi detto il Cigoli pittore assai celebre.

FRA GIOVANNI DA EMPOLI carmelitano dottor teologo, fu provinciale dell’ordine molto rinomato morì nel 1529.

DONNA FIAMMETTA di Silvestro di Buto di Bianco da Empoli lasciò tutti i suoi beni al monastero di S. Clemente di Firenze per testamento di ser Tommaso da Samminiato rogato il dì 2 giugno 1545 come consta dal padre Richa tomo V delle chiese fiorentine a carte 257.

MESSER PACE DI SANDRO DA EMPOLI fu spedalingo dello spedale di S. Bonifazio nel 1452; e nel 1458 fu spedalingo degl’Innocenti, come si ha dal Richa a carte 314 del tomo precitato e dal Manni tomo XV a carte 154 e nel 1463 fu nostro canonico, rilevandosi ciò dal campione beneficiale, sebbene non lo noti il Romagnoli ne’ suoi ricordi. Mori nel 1478.

CAVALIERE ZEFFI nominato MATTEO DA EMPOLI, compose lo spoglio generale delle commende di S. Stefano P. M. come dal Richa tomo XI parte II a carte 279.

DON BASILIO RIGHI certosino, fu priore della Certosa di Pisa, poi di Firenze e fu anche visitatore. Cosi dalle lettere di Adriano Vandenebro a carte 97. Viveva tuttora nel 1677 come apparisce da un’iscrizione in pietra nel campanile di S. Giovanni Battista in Greti, altrimenti della pieve di s. Ansano.

FRA ANDREA ORSACCHI fratello del padre maestro Lorenzo di sopra nominato, fu provinciale degli agostiniani, ed elemosiniere di madama Cristina di Lorena granduchessa di Toscana.

LORENZO MARTINI poeta da Empoli e nominato dal Migliorucci nelle sue orazioni tomo I a carte 77.

MAESTRO ANTONIO FALAGIANI d’Empoli frate de’ conventuali di s. Francesco fu reggente in Cesena appellato nel libro intitolato « Triumphus seraphicus collegii s. Bonaventurae de Urbe a carte 50: Vir  prudens acutissimi ingenti. » Morì circa l’anno 1600; e nel medesimo libro a carte 80 si trova Maestro Francesco Falagiani del medesimo ordine, dottor reggente in Genova, Firenze, Bologna, visitator generale degli studi, provinciale di Toscana o dottor teologo nell’università di Pisa. Morì nel convento di Samminiato l’anno 1625 con esemplarità di religione e di vita.

GIOV. CARLO del Cav. PIETRO PAOLO FALAGIANI dottor d’ambe le leggi, nostro canonico dipoi proposto nel 1746. Uomo di molta pietà e dottrina. Diede alle stampe la Pratica divota in onore di Maria santissima e una Novena in ossequio della medesimaIl precetto d’amare Iddio e la Divozione pratica ai ss. Angioli Custodi. Morì nel 1776.

GIUSEPPE PISTOLESI d’Empoli dottor teologo fiorentino fu piovano di Capraia, poi proposto d’Orsammichele di Firenze, quindi priore de’ ss. Apostoli, esaminator sinodale e uno dei componenti la congregazione  degli ordinandi e del seminario di detta città. Morì nel 1754.

FRA ANGELO FILIPPO DI GIULIANO PISTOLESI domenicano de’Gavotti, fu vicario generale della sua congregazione. E fu pure vicario generale della medesima nel 1759.

FRA MICHELE ARCANGIOLO SCARDIGLI d’Empoli.

FRA DAMASO BARGELLINI detto da Empoli sebbene nato in un villaggio prossimo alle Terra,minore osservante di s. Francesco, fu letterato giubbilato, Discreto di questo convento di S. Maria a Ripa, teologo di S.M.I. e provinciale dell’Ordine in Toscana. Compose un libro pe’ suoi religiosi relativo alle interrogazioni pelli ordini sacri. Questo degno soggetto è rammentato dal padre Giov. Lorenzo Berti agostiniano nel suo breviario della storia ecclesiastica come uno fra gli uomini cospicui nell’erudizione sacra del secolo XVIII.

FRA CANDIDO ATTILIO BARGELLINI detto da Empoli, come sopra, minore osservante di san Francesco, lettor giubbilato, passò per tutti i gradi del suo istituto a provincialato di Toscana. Diede alla luce sette lettere contenenti l’esame sull’osservazioni critiche del dottor Anastasio Cammilli alle istituzioni filosofiche del padre Francesco Iacquier. Morì nel convento di S. Maria a Ripa l’anno 1806.

NICCOLO DI FRANCESCO FROSINI da Empoli fu governatore della Rocca di Bibbiena deputato tale il dì 11 ottobre 1498.

PAOLO D’UBALDO FERONI sergente maggiore delle milizie toscane e governatore in Pitigliano e Sorano, dipoi castellano di Pistoia. Morì in Empoli sua patria l’anno 1694 e fu sepolto nel sepolcro gentilizio di detta famiglia esistente nella nostra Collegiata, su di cui fino dal 1654 vi era stato fatto ricollocare un nuovo marmo con iscrizione da Francesco d’Ubaldo Feroni ammiraglio della flotta olandese, come leggeasi nell’iscrizione medesima. La famiglia Feroni era nobilissima fiorentina, fu oriunda empolese, nascendo dal citato Francesco, che acquistò il marchesato di Bellavista. Dell’istessa famiglia fu Giuseppe Maria Feroni arcivescovo di Damaso, eletto cardinal prete dal Sommo Pontefice Benedetto XIV il dì 26 novembre 1753.

FRANCESCO BERNI canonico fiorentino poeta originale in stil faceto, morto nel 1536 fu figlio di Niccolò. Il celebre canonico Salvini in trattar di lui nelle vite inedite de’ canonici fiorentini, parla a lungo de’ suoi ascendenti, mostrando che furon nativi di Empoli e che di qui ne andarono a Firenze.

La famiglia de PAOLSANTI, che fondò e dotò il monastero di monache eretto nel 1642 sotto il titolo di S. Maria del Gesù e la Collegiata di S. Casciano, era oriunda d’Empoli; e per questo ai canonicati della medesima, in mancanza de’ cherici di detto luogo, chiama i cherici empolesi. Fin qui i ricordi manoscritti del Romagnoli. Si aggiungono ora altre notizie relative ad alcuni soggetti descritti di sopra, ritrovate posteriormente.

DOMENICO da Empoli, che è stato detto fondatore del monastero di monache al Borgo s. Lorenzo, dal Brocchi nella descrizione del Mugello è nominato Damiano Manti da Emila. Credesi dunque, che possa essere sbaglio il riferito dal Manni.

ENEA DI CINO GALLETTI secondo l’iscrizione sepolcrale, che esisteva nella nostra Collegiata riportata dal suddetto Manni a carte 128 del tomo XV e secondo ciò che dice il campione beneficiale del Capitolo, fu dottor di legge, eccellente filosofo e poeta eroico latino e toscano. Diede alla luce un poema in versi latini, che descrive le cose più rilevanti dal principio del mondo fino alla morte di Carlo V imperatore dedicati a Antonio Pellicini medico empolese già citato; un altro poema intitolato – Il Gesù – e un altro intitolato – Il Gundebano – e molte altre opere compose, che restarono inedite. Stampò di più sopra le questioni peripatetiche e sopra l’ idee. Morì nel 1598.

LEONARDO GIACHINI oltre l’opere citate a suo luogo scrisse nell’anno 1527 una lettera apologetica in lode del Popone diretta a M. Filippo Valori come costa dal tomo XVIII de’ sigilli del Manni a carte 29 e 31. Il detto Giachini fu uno de’ componenti la società de’ quattro medici i più dotti di Firenze, che verso l’anno 1530 solea adunarsi periodicamente in una stanza di una celebre spezieria situata in un luogo corrispondente alle carceri nuove dette le stinche: l’oggetto della di cui adunanza fu di portare al suo maggiore avanzamento la medicina pratica e raccogliere notizie conducenti a tale oggetto. Gli eruditi professori della medesima società, che furono, oltre il prelodato Giachini, l’Anastasi, lacopo Mini e Pier Francesco Paoli si dichiararono specialmente contro quella setta di medici chiamati arabisti, i quali leggendo alterati nelle traduzioni provenienti dagli arabi i testi d’Ippocrate, di Galeno e degli altri greci maestri depravavano con dottrine erronee la pratica dell’arte esculapia. Dalla surriferita società uscì alla luce una raccolta assai stimata di opuscoli per mezzo de’ torchi di Venezia del 1533; e gli annali oltramontani l’hanno rammentato con sommo decoro. Si ebbe questa notizia dalla Gazzetta toscana dell’anno 1780 numero 30.

Il padre LORENZO ORSACCHI fu qualificatore della generale ed universale inquisizione di Roma, esaminator de’ vescovi e due volte procurator generale dell’Ordine agostiniano; e come dice il Cerracchini ne’ fasti teologali, non gli sarebbe mancata l’onorevol carica di generale, essendo già stato eletto tale canonicamente dal Capitolo, se il cardinal Pallotta protettore dell’Ordine non ne avesse nominato un altro soggetto. Oltre la storia della sua religione, come si disse a suo luogo, diede alla luce anche il Bollario della medesima.

Il padre maestro MICHELE DURAZZINI trovasi negli atti di ser Francesco di Pietro di Neri nell’anno 1481 17 novembre esser detto « Pater magister Michael olim Durazzini de Empulo sacrae theologiae magister ordinis eremitarum S. Augustini conventus S. Stephani de Empulo synodicus et procurator ejusdem conventus. »

Non son finalmente da tralasciarsi que’ soggetti, che a’ giorni nostri si son distinti onorando la Patria coi loro meriti e dottrina. E tali sono i chiarissimi signori

FRANCESCO DEL VIVO giuresconsulto e dottor teologo fiorentino priore di s. Ambrogio di Firenze, consultore arcivescovile ed esaminator sinodale. Nel 1799 fu uno degli ostaggi fatti in Firenze dai francesi nella prima lor invasione della Toscana, coi quali condotto in Francia vi dimorò per mesi 15 (a). Lodovico l re d’Etruria l’onorò della Croce de’ cappellani cavalieri di s. Stefano P. e M. e lo elesse per suo confessore, con cui perciò nel 1802 andò in Spagna. Morì il dì 17 maggio 1817 e fu sepolto in un chiostro presso la chiesa di s. Ambrogio di cui era parroco, ove si legge in marmo I’appresso iscrizione:

FRANCISCO. JOSEPHI. FELIC. DEL. VIVO.

DOMO. EMPOLIA. LOCO. HONESTO.

JURISCONSULTO. ET. CURIONI.
AD. HOC. DIVI. AMBROSII. TEMPLUM.
A. F. C. INCONTRIO. A. MARTINO. P. F. MORALIO.

FLORENTINIS. PONTIFICIBUS.
SIBI. DOCTRINA. PIETATE. DEVINCTIS.

IN. CONSULTORUM. CONCILIUM. ET. DUODECEMVIROS
SACRIS. INITIATIS. PROBANDIS. COOPTATO.
COLLEGIO. RERUM. DIVINARUM. DOCTORUM. FLORENTIÆ.

NEC. NON. COLUMBARIÆ. SOCIETATI. ADSCRIPTO.
OBSINI. TEMPORUM. ACERBITATE. GALLIA. PERAGRATA.
HISPANIA. VERO. SACRIS. EXPIATORIIS. IN. AULA. PRÆPOSITO.
A. LUDOVICO. HISP. INF. HETRURIÆ. REGE.
E. VITA. EXI. XVI. KAL. JUN. ANNI. MDCCCXVII. ÆT. SUÆ. LXX.
CAJETANUS. DEL. VIVO. JOSEPHUS. PAGANICUS. TEST. CURATORES.
MARIANUS. NEPOS. EX. FRATRE. HÆRES. PP.

(a) Un altro di tali ostaggi fu il padre Lorenzo Ricci nostro paesano frate agostiniano, che abitava in tal tempo nel convento di s. Martino di Siena in qualità di curato della parrocchia annessa al medesimo convento. Questo descrisse in tante lettere inedite il « giornale istorico di tutto quello che accadde agli ostaggi toscani nel loro arresto, deportazione in Francia e loro ritorno alla patria. » Morì in Empoli nell’anno 1816 .

Monsignor GIOVANNI MARCHETTI arcivescovo d’Ancira, si è già citato assieme coi due vescovi Giachini nella nota all’anno 1400. Alla qual’ epoca si pone la morte di fra Matteo da Empoli vescovo colocense, poi arcivescovo di Corinto. Vedasi a pag. 116.

Monsignor SERAFINO VIVIANI nato in Roma, cameriere d’onore di S. S. il sommo Pontefice Pio VII, canonico di S. Maria in via lata e assai noto per la traduzione del libro: «Testimonianze delle chiese di Francia sopra la così detta costituzione civile del clero – Roma 1791 per Giovanni Zempel » cominciando dal tomo III perché i primi due furon tradotti dal nostro concittadino Marchetti; si pone fra gli uomini illustri di questa Terra, perché la sua famiglia è originaria di questo luogo, essendo perfino nato in Empoli Domenico Viviani avo del suddetto prelato, come costa dal libro dei battezzati esistenti nell’archivio dell’Opera di nostra chiesa. MICHELE MARIA DEL BIANCO Di questo valente uomo, le cui lodi si son sempre sentite ripetere da quanti lo conobbero, riproduciamo per intiero la necrologia, tanto più volentieri, quanto più dai nostri compaesani sentiamo presentemente rimpiangerne la perdita irreparabile. Il canonico Lazzeri compilatore di queste notizie storiche, si limitò a noverarlo cogli altri illustri Empolesi, non potendo di Lui vivente portare quel giudizio imparziale quale ad istorico conviensi. L’elogio maggiore che di Lui si possa fare è che fu carissimo ai suoi inferiori, i quali in Esso ravvisarono un illuminato fratello ed amico, e non un ignorante superiore degno più di compassione che di disprezzo. Augurando al nostro Paese Proposti che lo rassomiglino in scienza e virtù, diamo principio alla

NECROLOGIA

Empoli 9 gennaio.

« Il nostro dolore per la perdita del reverendissimo MICHELE DEL BIANCO proposto della insigne Collegiata

di questa Terra cerca d’alleviarsi nel dar pubblica onoranza alla memoria di lui.

Egli nacque da Giuseppe Del Bianco e da Teresa Bruni in Empoli l’anno 1752. La famiglia empolese del genitore, e quella fiorentina della madre (ambe cittadine) gli dettero fortuna di onesti natali, e di onorati costumi. Vesti ben presto l’abito ecclesiastico. Apprese per tre anni pietà e lettere nel seminario fiorentino. Nella pisana università dette opera alle filosofiche e sacre discipline, al diritto civile e canonico. Riportò nella Terra natale la purità di costumi, e non il solo titolo, ma pur anco le qualità di dottore. Quindi in Firenze ebbe a maestro nella pratica delle leggi lo zio materno avvocato Attilio M. Bruni, lume del Foro toscano. Fu degno discepolo di tanto maestro, che amò sempre e tenne in gran conto nel nipote I’animo soavissimo e la dottrina. E per quello, e per questa non tardò il giovane Michele ad aver in ricompensa il posto di canonico nella Collegiata d’Empoli, la dignità sacerdotale, l’affetto e la stima di monsignore Gaetano Incontri, che gli affidò lo incarico di istruire i chierici in teologia. Così cominciò il nostro sacerdote a

giovare altrui con i precetti e gli esempi: e quind’innanzi reputò sempre primo dovere del suo ministero sacro l’esser utile cittadino. Migliorò gl’interessi del Capitolo: tenne le veci di canonico teologo dichiarando nella chiesa Collegiata la scrittura santa; insegnò gratuitamente filosofia. « Intanto veniva richiesto per la cattedra di Jus pontificio in una università dell’Italia superiore: quando I’arcivescovo fiorentino Antonio Martini lo prepose alla chiesa e Capitolo empolese nell’anno 1792. Giunto a sì alto grado, da lui non trasse onore, ma lui onorò con i suoi meriti. Fu vero paroco; istituì con la voce e con le opere il suo popolo nella purità dello Evangelio: predicò la carità, segui la carità, tutto intese a fare eseguire la pienezza della legge, la carità. E ad essa si attenne fermamente nello accendersi dei partiti, volti gli animi a nuove cose, sul cadere del secolo.” Non cuoprì passioni ree sotto zelo di religione, private cause sotto pubblica causa: non

predicò dissenzioni, ma concordia; non divise, riunì gli animi: non accese, sedò tumulti e unito ai più ragguardevoli concittadini per la salvezza del suo popolo e della sua patria espose a pericolo estremo la vita. « Pel bene pubblico ogni di più si adoperava. Del suo ai poveri non era largo, ma prodigo. Dotto senza invidia e orgoglio: assueto a studi gravissimi, coltivò pure gli ameni, e con le lettere la poesia la musica sollevò sempre I’animo gentile creato, come al buono, al bello. Nel conversare festevole, schietto di cuore e di labbro, a tutti affabile, a tutti fu caro. Amico a’ buoni, non brigò mai le amicizie de’ grandi: quelle donategli conservò senza tasto, usò solo in vantaggio altrui. – Mostrò come si possa sotto qualunque governo vivere ottimo cristiano ed ottimo suddito: e lo mostrò a tutto il mondo nell’anno 1811. Fermo nella obbedienza alla ecclesiastica disciplina, obbedì senza lamenti e senza insulti alla secolare potestà.

Lasciò gli amici, la patria, la famiglia senz’avvilimento di dolore, e senza ostentazione di fermezza. Fu deportato in Corsica: ivi per tre anni fu dai compagni amato, amato e dirò venerato dagli estranei. – Composta in pace I’Europa, si rimpatriò nell’anno 1814. Siccome partì non tenendosi ingiuriato, così tornò scevro di rancore. Non fece pompa delle sofferte avversità: non credé nulla aver fatto al di sopra del proprio dovere: quindi non ambì  premi, pago del premio della innocenza, il sentirsi puro. – Amorosamente si riposò nel suo popolo come un padre tra i figli. Riassunse l’esercizio del suo ministero con l’antico zelo, l’antica carità. Consacrato all’altare fin dalla puerizia, presso I’altare chiuse la sua lunga vita cadente. Appena celebrati tutti i riti solenni nel giorno della natività di Cristo signor nostro In percosso da gravissimo colpo di apoplessia. Confortato dagli estremi aiuti della religione con la letizia del giusto passò di questa all’altra vita nel giorno terzo dell’anno 1825. La sua morte fu per tutti luttuosa: non senza lacrime dell’ottimo arcivescovo Pier Francesco Morali.

« Altri distesamente narrerà le opere dell’uomo raro, che la morte ne ha rapito; ma che pur sempre avrà il nostro amore. »

Fu sepolto nella cappella di S. Andrea nella nostra insigne Collegiata, colla seguente, modesta troppo se vuolsi, epigrafe:

A X Ω

A MICHELE DEL BIANCO EMPOLESE

IL CAPITOLO DELLA CHIESA

ALLA QUALE FU XXXIII ANNI PROPOSTO

POSE QUESTA MEMORIA

COME A SINGOLARE ED AMATISSIMO ESEMPIO

DELLE VIRTU’

CHE POSSONO IN SACERDOTE DESIDERARSI

MDCCCXXV.

GIUSEPPE ROMAGNOLI Cav. dell’ordine di S. Giuseppe, dottor d’ambe le leggi e tra i teologi fiorentini, nostro canonico fino all’anno 1814 dipoi canonico della metropolitana, lettore di gius civile e canonico nel seminario fiorentino, ed esaminator sinodale, e finalmente vicario generale e capitolare della diogesi fiesolana, morto il 7 febbraio 1850.

Dottor VINCENZO CHIARUGI primo infermiere dello spedale di Bonifazio di Firenze, medico di gran credito, elettore dell’università di Pisa assai noto per le opere, che della sua professione ha date alla luce, le quali furon tradotte in Germania (a). Nel 1817 dal granduca Ferdinando III fu fatto presidente a tutti gli spedali eretti provvisoriamente per gl’infetti dal tifo: e nel febbraio 1818 dal medesimo sovrano fu nominato al posto onorifico di soprantendente allo spedale di S. Maria Nuova della città di Firenze.

(a)Trattandosi di persone illustri del Paese è qui da notarsi, come nel mese di settembre 1814 i rappresentanti la nostra Comunità avendo creata una deputazione a fine di felicitare a nome della medesima S. A. I. e R. Ferdinando III dopo il di lui ritorno al trono della Toscana e umiliare ad osso il proprio vassallaggio, furono scelti a comporre la detta deputazione gl’infrascritti soggetti ragguardevoli per la loro dottrina e per gl’impieghi onorifici che ricoprirono, e tali furono i signori proposto Del Bianco e dottor Chiarugi prelodati, avvocato Pietro Lami auditor della Rota Criminale, accademico fiorentino e poeta arcade, avvocato Antonio Bonelli auditor della Rota Civile, avvocato Gaetano Romagnoli auditore del Magistrato supremo Tribunale di Giustizia, e dottor Luigi Busoni gonfaloniere della Comunità. Tutti della comunità di Empoli, e quasi tutti di famiglie precisamente empolesi.
(61) Poiché i detti scudi 600 non furon bastanti al mantenimento del medesimo spedale di cui si tratta, gli furon perciò riunite le doti ricadute, o per morte delle fanciulle, o per aver esse oltrepassati gli anni 33 senza accasarsi. A dì 24 marzo 1795 morì Agostino Cecchi mercante e possidente empolese, il quale per testamento lasciò tutti i suoi beni stabili al suddetto spedale, consistendo il fondo de’ medesimi nella somma di circa ottomila scudi. Onerò per altro lo spedale ai passare un mezzo giulio in aumento d’elemosina a ciascun de due sacerdoti capitolari, che vi celebrano la S. Messa in tutte le feste dell’anno.

(62)

AD ETERNA MEMORIA
CHE LO SPEDALE
PER ORDINE DELL’IMPERATORE
FRANCESCO I GRANDUCA DI TOSCANA
FU COSTRUITO
D’UNA PARTE DEL PATRIMONIO
LASCIATO PER TESTAMENTO AGLI EMPOLESI
DA GIUSEPPE DEL PAPA ARCHIATRO MEDICEO
NEL 1765 Q. M. P.

(63) Questo popolo si nominava anticamente S. Ponziano in Pratignone – e poi – Ponzano – e si disse S. Pio in Ponzano a Ponzano – dacché il proposto d’Empoli Sebastiano Zucchetti per comodo del medesimo popolo che è unito alla cura di detta Terra, nell’anno 1700 vi fece fabbricare una nuova chiesa sotto il titolo di S. Pio V sommo pontefice, essendo stata già da gran tempo demolito la chiesa di S. Ponziano.

(64) L’antica magistratura d’Empoli fino alla suddetta riforma del granduca Pietro Leopoldo era composta

di un gonfaloniere, sette consoli, quattro capitani e ventiquattro persone di consiglio. Il gonfaloniere e tre consoli formavano il seggio di dentro la Terra e questi si estraevano da varie borse, in cui soltanto vi erano imborsate le persone più civili e cospicue del Paese. Altri due consoli si estraevano dalla borsa della lega d’Avane che comprendeva cinque popoli, cioè:

1. S. lacopo ad Avane.

2. S. Maria a Ripa.

3. S. Pietro a Riottoli.

4. S. Martino a Vitiana.

5. S. Cristina a Pagnana.

Gli altri due si cavavano dalla borsa detta della lega di Pianezzoli, che anch’essa comprendeva cinque popoli, ed erano:

1. S. Angiolo a Empoli Vecchio

2. S. Michele a Pianezzoli.

3. S. Leonardo a Cerbaiola.

4. S. Giusto a Petroio.

5. SS. Simone e Giuda a Corniola.

Dei quattro capitani, due erano d’Empoli e di famiglie civili come sopra; il terzo della lega d’Avane, il quarto di quella di Pianezzoli. De’ 24 di consiglio 12 erano del popolo dentro la Terra; 6 della lega d’Avane; gli altri 6 della lega di Pianezzoli. I capitani non avevano voto nella magistratura, ma solo i due d’Empoli intervenivano col gonfaloniere e coi suddetti tre consoli empolesi alle tornate ecclesiastiche. I consoli ab extra e i 24 di consiglio avevano voto soltanto nel consiglio generale. Si eleggevano a sorte altri individui per altri impieghi, che non importa ridire. La tratta di nuovi residenti si faceva ogni anno dal magistrato nel mese di dicembre nella sala della Comunità, a cui doveva assistere il padre priore pro tempore degli Agostiniani di questo Paese, il quale conservava una delle chiavi della cassa ove stavan rinchiuso le borse per la tratta, e detta cassa custodir si doveva nel convento de’ medesimi Agostiniani in vigore degli statuti della Comunità, ciò che fu approvato ancora dal Sovrano nell’accennato motuproprio del 1774; per lo che questo sistema fu osservato fino all’anno 1808 epoca della soppressione del suddetto convento.
Il dì primo dell’anno si portavano in corpo alla nostra Collegiata i consoli vecchi e nuovi sì di dentro, che di fuori la Terra e dopo di avere assistito alla S. Messa, tornati tutti alla solita residenza, si dava il possesso ai nuovi residenti colla consegna delle chiavi al gonfaloniere; e fatto ad essi prestare il giuramento di bene e fedelmente esercitare le loro cariche, con essere stati avvertiti dell’osservanza delle leggi e delli statuti, dopo la distribuzione de’ soliti emolumenti, si licenziava l’adunanza.
La nuova magistratura, che dall’epoca dell’1774 in poi entra in impiego ogni anno il dì 1 di settembre, non usa veruna esteriore formalità di possesso. La sala di residenza pel consiglio della Comunità fu in piazza nel palazzo della potesteria fino all’epoca dell’erezione della medesima in vicariato, la quale essendo stata ceduta pell’udienza del nuovo vicario, il magistrato scelse per le sue adunanze la sala della cancelleria. Il segno per queste adunanze comunitative è stato sempre il suono della campana maggiore della Collegiata, onde il nostro Neri nel suo poema giocoso canta

Suonano gli empolesi la campana

Al gran consiglio, e si conclude poco.

Dopo tal’epoca i rappresentanti la Comunità vestirono un lucco paonazzo, ed il gonfaloniere vestì pure un lucco simile e mutò la sua sciarpa in una tracolla di color rosso e gallonata. l ministri del Monte Pio, che a dette adunanze intervengono col magistrato, hanno sempre usato il lucco nero. Stimo bene accennare in fine, che il cancelliere di questa nostra Comunità fin da tempo immemorabile stende la sua giurisdizione sopra le Comunità della Lastra, di Montelupo e Capraia, di Vinci e Cerreto Guidi.
Queste notizie descritte fin qui si hanno da libri delle deliberazioni e partiti di detta nostra Comunità, che esistono nell’archivio della Cancelleria.

(65) Nelle vicinanze d’Empoli dalla parte di ponente esisteva fino nell’anno 1192 una chiesa in onore di s. Donnino m. Questa fu soppressa nel 1783; e perché non si perdesse la memoria di tal Santo, che è stato sempre in venerazione presso questo popolo, fu decretato che al di Lui culto fosse eretto l’Oratorio del suddetto cimitero.

(66) Il camposanto che attualmente esiste non è sufficiente al bisogno, per esser cresciuta ben molto la popolazione ed aumentato d’assai il numero dei degenti in questo nostro spedale di s. Giuseppe. Sarebbe quindi non solo generoso ma anco provvido consiglio che la confraternita della Misericordia attuasse il pensiero d’un cimitero particolare, come fin dal suo nascere si propose di fare. Però la civiltà dei tempi non permettendo più (come si vede fatto dalle città più colte) di costruire un sepolcreto come quello attualmente esistente, non sappiamo con quanto affetto religioso e patriottico sia stato nella compagnia della Misericordia avversato il progetto cui il clarissimo Magistrato presentò e con quanta prudenza si sia lasciato di accettare le vantaggiosissime condizioni offerte dai rappresentanti il nostro Municipio, quando di buon grado si associava alla Misericordia per costruire un camposanto civico, come la civiltà de’ tempi domanda. L’esigenze d’una nota non permettono che si entri a discutere sulla convenienza d’un bel cimitero, solo aggiungeremo queste parole d’un illustre scrittore:

Sol chi non lascia eredità d’affetti

Poca gioia ha dell’urna . . . . . .

e questo sia per coloro che dopo morte sono indifferenti a lasciare che il loro corpo vada appié d’un ulivo

(forse sarebbe il lor sito), o composto in una sepoltura degna di quella forma che vivente portava in sé i segni della origine divina. (Nota aggiunta)

(67) Il suddetto sacro vessillo del Salvator Crocifisso ogni tant’anni è stato esposto alla pubblica venerazione sull’altar maggiore della nostra collegiata con straordinaria pompa e con apparato decorosissimo, come seguì parlando degli ultimi tempi, nel 1784 nei giorni 24, 25 e 26 agosto. In quest’ultima solennissima festa celebrata sotto gli auspici dell’amatissimo sovrano Pietro Leopoldo, tutto ne escì magnifico e sontuoso, sia per l’armonia di una scelta musica eseguita da’ più bravi professori della Toscana, sia per l’addobbo della chiesa, sia ancora per quello della piazza; la quale formava un ben inteso anfiteatro circondato da archi eguali con terrazzinata al di sopra, il tutto eccellentemente dipinto secondo il disegno del celebre architetto fiorentino Giuseppe Del Moro.
Il concorso dei forestieri (per i quali vi furono soliti popolari divertimenti) fu innumerabile specialmente nel terzo giorno, in cui il Crocifisso fu portato a processione perla Terra. Non mancarono in detti tre giorni le solite compagnie di visitare con offerte la prelodata sacra lmagine, fra le quali si distinse, come altre volle, la compagnia del Crocifisso di Montopoli.

(68) Disse bene in Roma un ufiziale francese nostro paesano: Sapete quali sono vostri tiranni? e accennando alcune casse di danari che dai Francesi si portavan via; Vedete, soggiunse, ecco i vostri tiranni. In fatti da questi nostri novelli padroni l’Italia in più tempi fu spogliata delle sue ricchezze, de’ più preziosi monumenti d’arte si in genere di pittura che di scultura, e d’una quantità di codici antichi manoscritti importantissimi, i quali monumenti le furon poi restituiti per forza nell’anno 1815.

(69) Scrive il Manni nel tomo XV dei sigilli a carte 86 nella nostra piazza si mantenne fino all’anno 1530 un olmo (per lo che la nostra pieve si chiamò anche al mercato all’olmo) e che fu levato per porvi la suddetta colonna col Marzocco. Posto per vero tal fatto, bisogna dire, che vi sia sbaglio nella citazione dell’anno precitato; mentre la base della medesima colonna come si e esposto dì sopra, accennava l’epoca del 1615.
E qui e da notarsi di passaggio col prelodato autore essere stato solito in antico aver le chiese un olmo davanti. Messer Clemente Mazza teologo fiorentino nella vita di san Zanobi data alle stampe nell’anno 1475 al capitolo quarto del trattato secondo, parlando dell’olmo che rinverdì al contatto della cassa di San Zanobi, scrive che l’olmo si piantava avanti le chiese:  « secondo l’antico costume, in significazione che le creature senza frutto spirituale meritano di non essere accettate nel grembo di santa chiesa, come al detto albero che non proferisce frutto veruno. »

(70) Non solo in Empoli, ma in moltissimi altri paesi della Toscana seguì nell’istesso giorno tal sommossa di Popolo. Vi fu chi credé che tal sommossa di Popolo fosse stata procurata a bella posta dai medesimi Francesi ossia per scoprir l’animo dei Toscani, ben conoscendo essi non esser generalmente acclamato il loro Governo; sia forse per avere un pretesto di fare quella quantità d’ostaggi; che principalmente da ogni città furon presi subito dopo la detta sommossa. Intanto i proclami, che vennero in seguito emanati per tenere in calma i popoli furon terribili. Si minacciava saccheggiare e incendiare paesi, che si fossero nuovamente sollevati. Le teste de’ nobili e de’ preti si dicevano responsabili, se non si fossero essi opposti al furor popolare. Era in somma una infelicità, e una miseria il vivere in questo tempo di rigenerazione, di libertà ed eguaglianza.

(71) Da quest’epoca fino al ritorno in Toscana del granduca Ferdinando III che seguì nell’anno 1814 tenutosi un tal qual registro delle truppe, che passando di Empoli vi hanno almeno pernottato, si trovano ascendere al numero di circa sessantamila non computato quelle, che di qui hanno transitato soltanto, né quelle che vi hanno alloggiato in scarso numero ( sebbene in certi tempi il passo sia stato quasi continuo) perché di questa non se n’è tenuto riscontro. Ai nostri tempi si è avuto il piacere (altronde per vero scomodo assai) di osservare la diversità di naturali costumi di varie nazioni; perché nello spazio del tempo sopraindicato hanno alloggiato fra noi, e Francesi, e Pollacchi, e Fiamminghi, e Olandesi, e Corsi, e Croati, e Napoletani, e Italiani d’ogni sua contrada, e Inglesi ancora benché in poco numero, in guisa che possiamo darci il vanto d’Ulisse « Qui mores hominum multorum vidi! » (Homer) non già per mezzo di lunghi viaggi come Esso, ma bensì senza muoverci per così dire da casa. L’Ufficialità di dette truppe era ricevuta nelle caso delle persone comode e facoltose del paese dovendosi loro somministrare letto, lume, e fuoco.

(72) Nell’anno 1797 dal nostro Dottor Giovanni Marchetti, al presente Arcivescovo d’Ancira, si produsse colle stampe di Roma un libro intitolato: « De’ prodigi avvenuti in molle sacre immagini specialmente di Maria santissima secondo gli autentici processi compilati in Roma, memorie ecc.» l detti prodigi consisterono per lo più nella apertura e movimento degli occhi, che dal 9 luglio 1796 continuò fino alla metà circa di gennaio 1797.

(73) Sebbene la detta comunità venisse dallo Stato rindennizzata in gran parte delle spese enormi fatte per gli approvvisionamenti di tutte le truppe che nel corso di quindici anni hanno alloggiato in Empoli, con tutto ciò non può negarsi, che non ne abbia risentiti gravissimi danni, la descrizione de’ quali si omette; perché riuscirebbe troppo noiosa. Solo aggiungo, che per evitare, che i soldati semplici alloggiassero nelle case de’ particolari, come molte volte si pretendeva, piuttosto che nelle caserme, nel 1810 dalla nostra municipalità fu posta generalmente una tassa detta degli alloggi più o meno gravosa secondo la possibilità delle famiglie, il di cui resultato distribuito a’ medesimi soldati serviva per quietarli dall’anzidetta prepotenza, e pretensione.

(74) Nel tempo in cui la detta truppa fu in Empoli dal consiglio di guerra furon due sentenziati alla fucilazione. Il primo fu un cotale di condizione benestante della provincia Senese, condotto di là in catene, il quale venne condannato come capo de’ briganti; o fautore di rivoluzione contro il partito repubblicano francese. Il secondo fu un loro soldato, che aveva ammazzato un foriere della truppa. Il primo stando la truppa in arme sul campaccio fu fucilato barbaramente in certo vicolo fra i campi senza che gli fosse manifestata la condanna, e senza e che neppure se l’aspettasse. Al secondo fu letta la sua sentenza, fu accordata la dilazione opportuna con di più gli aiuti spirituali della chiesa, e l’accompagnamento di due sacerdoti del nostro clero fino alla detta piazza del campaccio destinata al di lui supplizio.

(75) Il detto santo è stato sempre in gran devozione presso questo popolo. Nel dì 10 di settembre giorno della di lui festa, il nostro Magistrato comunitativo si porta in forma pubblica alla precitata chiesa degli Agostiniani dopo le ore 10 per assistere alla benedizione del pane, e alla messa solenne; e in questo tempo stanno chiuse le botteghe degli artefici e negozianti del paese. Si dice che tutto ciò si eseguisca in virtù di un voto della Comunità, per avere ottenuta la cessazione d’una pestilenza. Questa pratica è ora andata in disuso, e sono ben 14 anni. (Aggiunta)

(76) Fra tante nuove leggi la più dura, e presso che insoffribile fu quella delle coscrizioni militari. Tutti i giovani dell’età, di anni venti, che estraevano un numero entro il contingente assegnato a ciascuna Comunità, dovevan marciare pella guerra o da se stessi, o per mezzo di un cambio che disastrava col danaro somministratogli una povera famiglia. ln sette coscrizioni, che furon fatte in tempo di quest’ultimo governo francese che durò sette anni incominciati, della nostra Comunità partiron per l’armata compresi pochi cambi circa 150 giovani, dei quali la maggior parte morì nelle battaglie.

(77) Queste Monache rientrarono nel detto monastero il dì 14 dicembre 1814 il quale poi restò approvato fra gli altri pella ripristinazione dalla deputazione de’ tre Arcivescovi della Toscana nel 1816.

(78) Questo convento, previe le debite approvazioni, fu riaperto da’ medesimi religiosi il dì primo agosto 1815.

(79) Anche questo convento venne ripristinato colle opportune facoltà «dai padri Cappuccini il dì 25 settembre 1814.

(80) In tempo dell’assenza del Proposto, anche il clero della nostra Collegiata, e particolarmente otto individui del medesimo per certi falsi rapporti furon presi di mira e dal Vescovo, e dal Governo; e avrebbero sofferta tanto essi, che il capitolo una gravissima disavventura, se un compenso allora creduto plausibile, non ne avesse dileguata la tetra burrasca.

(81) Il dì 12 giugno di questo stesso anno nella sala della Cancelleria in esecuzione degli ordini del Governo dai rappresentanti la nostra Comunità, e da tutti gli impiegati, e notari regi fu prestato solenne giuramento di fedeltà e d’obbedienza al granduca Ferdinando III ponendolo ognuno la mano sul libro de’ santi Evangeli. Tal giuramento fu ricevuto dal Proposto vestito d’abito corale, assistito da due Canonici, essendo ivi presente il Gonfaloniere di detta Comunità come deputato dal medesimo Governo.
Nella suddetta sala si osservava sotto un trono la statua in mezzo busto del prelodato Sovrano. Fu compita questa funzione col suono degli strumenti della banda.

(82) Tal sorte di feste popolari, e con pompa consimile si fecero qui in Empoli in occorrenza di passi di altri sovrani della Toscana, e particolarmente più volte a tempo del re Lodovico l, dell’lnfante suo figlio, e di Maria Luisa di lui madre regina reggente, la quale in simile occasione, esternò il suo gradimento per gli attestati di gioja, rispetto, ed ossequiosa attenzione manifestati in modo speciale da questo popolo per mezzo di lettera del conte Odoardo Salvatico consigliere della maestà sua, diretta a questo Vicario regio sotto dì 23 giugno 1804.

(83) Il medesimo Papa, allorché nell’anno 1809 fu condotto prigioniero in Francia era passato d’Empoli guardato da un ufiziale di gendarmi nella mattina del dì 9 luglio di detto anno. Fu poi talmente occulto il di lui viaggio, che nessuno di questo popolo poté neppure immaginare. Nel dì 22 giugno 1434 passò pure da questo nostro paese il sommo pontefice Eugenio IV andando a Firenze, come rilevasi dal campione beneficiale del Capitolo a carte 19.

(84) Mediante la soppressione degli ordini regolari in Toscana accennata a suo luogo, essendo restati alienati pella massima parte i loro beni, nel suddetto ristabilimento degli ordini regolari convenne diminuire in gran quantità il numero de’ conventi; e perciò volendo il sommo Pontefice, che specialmente le religiose abitanti nel secolo si ritirassero nei monasteri, fu necessario, che come gli altri conventi, così anche questo delle benedettine ne ricevessero un numero assai maggiore del suddetto fissato fin tanto che le monache si riducessero al determinato quantitativo.

(85) L’illustre famiglia de’ Figlinesi d’Empoli discendente dall’antico castello di Figline situato una volta in poca distanza da Montaione pella parte di levante, da cui prese la denominazione o cognome. I signori di detto casato in qualità di conti governavano ab immemorabili il medesimo castello assolutamente, ed indipendentemente da chicchessia. Ma nel 1369 le armi della repubblica incominciando a prevalere sopra di Samminiato, con cui era collegato Figline, la prosapia de’ Figlinesi sull’esempio di altri determinò di cedere il proprio castello a’ Fiorentini, come scrive l’Ammirato, Istoria fiorentine parte I. tomo II, libro XIII, all’anno qui riferito. Per la qual cessione Ugolino, Iacopo, Francesco, Panzino, e Piero Conti di Figline sotto dì 9 settembre dell’istesso anno 1369 ottennero per sé e per loro consorti, e discendenti maschi in infinito a titolo di benemerenza con decreto del Comune di Firenze, per cui furon dichiarati e fatti veri antichi e originarii cittadini fiorentini, come si vede alle riformagioni nel libro di provvisioni dell’anno predetto a carte 81 del qual decreto se ne conserva copia autentica nella suddetta famiglia Figlinesi: onde trovasi nel Manni tomo XVI sigillo IX che tratta di essa famiglia, con documento di persona autorevole, che dice esser « ella inferiore a poche e superiore a molte di quelle, che passano tra le prime famiglie nobili antiche fiorentine». Distratto Figline da’ Fiorentini dopo non molto tempo la famiglia de’ Figlinesi si ritirò in Montaione; ma circa al 1640 venne a stabilirsi a Empoli chiamatavi dal Sovrano di Toscana per presedere all’azienda del sale del regio magazzino, che è in detta terra. E tradizione antica in questa famiglia, che di lei fosse il beato Giovanni da Figline « spiritu prophetiae illustris » giusta una memoria trovata nel convento di s. Francesco di Castelfiorentino, ed ivi sepolto. Per altre notizie di questa stessa famiglia può vedersi il Manni tomo XVI de’ sigilli, sigillo IX suddetto.

(86) Anco nell’anno 1779 il dì 25 aprile giorno di domenica fu esposta, e portata a processione la suddetta sacra immagine per ottenere la bramata pioggia, giacché erano scorsi quattro mesi, dacché le campagne pativano una continua siccità.

(87) Questa Nota non corre.

(88) Le provvisioni per i quattro maestri, e custode delle suddette scuole vengono somministrate dalla cassa comunitativa, dall’eredità del dottor Del Papa, che pagava l’antico maestro, dall’Opera della Collegiata come ereditaria della compagnia di s. Andrea, s. Lorenzo e della santissima Annunziata, che riscuote dallo Stato per i luoghi di monte, che possedeva: qual frutto fu assegnato con rescritto sovrano a vantaggio delle dette scuole.

F l N E delle Note della parte I. della Storia.

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