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Claudio Biscarini: Storia militare, troppi ne parlano, pochi la conoscono.

foto n. 1: un motociclista tedesco a Piazzale Michelangelo, fonte Bundesarchiv

Quella branca dello studio della storia che definiamo “militare”, molto accreditata all’estero, in Italia ha pochi, valorosi adepti. Tanti che si classificano come “storici militari” in realtà mescolano abilmente politica e cognizioni militari di cui, molto spesso, hanno solo un minimo sentore. Certo che “la guerra è la politica che continua con altri mezzi” (oggi si può fare questo parallelo riferendosi all’economia) e quindi fare storia militare senza affrontare anche problemi politici non è del tutto possibile. Sacrificare, però, alla politica problemi di stretta valenza militare e fuorviante per capire cosa avvenne in un determinato luogo in una determinata data. Alla fine, pur con tutte le risultanze politiche che si vuole, è sul campo di battaglia che si decide tutto. Uno dei classici esempi di come la storia militare tout cout, ripeto molto studiata all’estero specialmente negli Stati Uniti, in Francia e nei paesi del Commonwealth britannico, è la campagna d’Italia e il ruolo del soldato tedesco rispetto ai corrispettivi militari avversari. Molto inchiostro è stato scritto sulla disgraziata campagna che vide protagonista la nostra penisola e, spesso, è stato inchiostro buttato. Lo stesso dicasi per la figura del soldato tedesco che fu oggetto, per quanto ci riguarda, di uno studio ad hoc per la rivista francese 2é Guerre Mondiale di anni fa. Parlando con molti testimoni anche della zona empolese, non è difficile sentirsi dire frasi come queste: “c’erano 4 o 5 tedeschi con un solo carro armato che tennero le posizioni fino alla fine. Sparavano un colpo e poi cambiavano posizione”. Ma come potevano,in così pochi, a reggere il confronto con eserciti di ben altra potenza? Spesso, i “non-storici-militari” fanno il conto della serva sul numero delle divisioni impiegate sia da Kesselring che da Alexander sul fronte italiano. Ad esempio, per quanto riguarda l’assalto alla linea Verde ( o Gotica) sappiamo che gli angloamericani misero in linea 21 divisioni contro 14 e mezzo messe in linea dall’HeeresGruppe C di Kesselring. Sei divisioni alleate erano corazzate e la massa di manovra dei carri armati poteva contare anche su 6 brigate autonome. Già a pieno organico, però, le divisioni tedesche contavano 6 battaglioni contro i 9 delle analoghe unità alleate. Abbiamo scelto l’operazione Olive, come venne chiamato in codice l’attacco alla linea Verde, perché, per giustificare l’ingiustificabile, cioè la mancata vittoria angloamericana, si sono spesi fiumi di parole sul fatto che molti reparti di terra ed aerei americani e francesi ( 208. 562 elementi) soprattutto erano stati dirottati verso, appunto, la Francia e questo avrebbe “menomato” la capacità offensiva delle truppe di Alexander. In realtà, la superiorità aerea fu sempre a vantaggio degli angloamericani che contrastavano dall’aria tutto ciò che si muoveva a terra in campo nemico, fatti salvi i giorni in cui il tempo meteorologico non diventava amico delle truppe tedesche. I battaglioni britannici conservarono sempre una forza di 30 ufficiali e 700 militari a fronte di quelli tedeschi scesi, a volte, anche a 29 dicasi ventinove uomini forza-combattente. Dopo i 27 giorni della battaglia per Rimini la 10. Armee tedesca aveva, nelle sue 9 divisioni, 9.000 uomini di forza-combattente. All’inizio dell’offensiva l’8th Army aveva 410.500 uomini e la 5th Army circa 300.000 compresi i partigiani italiani e i Gruppi da Combattimento: un totale di circa 900.000 uomini contro 160.000 tedeschi di cui un quinto volontari Hilfswilligen, ovvero ex soldati russi, polacchi e di altre nazioni arruolati a forza o quasi nella Wehrmacht troppo pronti a darsi prigionieri, e molti Volksdeutsche, tedeschi di etnia ma nati fuori della Germania. Pur considerando che il difensore, di regola, è avvantaggiato (ma non era il caso dei soldati tedeschi sulla linea Verde in quanto la linea era incompleta e progettata male) rispetto all’attaccante, la proporzione di forze in campo era schiacciante, considerando il fatto che da parte angloamericana, si erano avuti più di 40 giorni dello stop sull’Arno per rinforzare e adeguatamente rimpinguare i magazzini di ogni tipo di rifornimento. Ma, allora, perché i due “condottieri” alleati non riuscirono nell’impresa nonostante il valore espresso dalle loro truppe? Oltre a diversi errori commessi dai due eminenti comandanti in capite, fu il soldato tedesco che non permise che un successo venisse raggiunto, grazie alla sua tattica di combattimento. La mobilità operativa ( Bewegungskrieg) e l’addestramento al coordinamento tra le varie armi risalgono all’esercito prussiano e ebbe, tra i loro maggiori fautori il generale Gerhard, Johann, David von Scharnhorst, morto nel 1813 Nel 1812 era stato pubblicato da York von Wartenburg un manuale d’istruzione in cui si dettavano i canoni di questa strategia. Un’altra innovazione fu l’adozione della Auftragstaktik ovvero la tattica dell’impiego. Essa ebbe tra i suoi entusiasti fautori il feldmaresciallo Helmuth Karl Bernhard von Moltke, capo di Stato Maggiore Generale dal 1857 al 1888, e il feldmaresciallo August Wilhelm Antonius Graf Neidhart von Gneisenau, morto nel 1831. Questa tattica si contrapponeva a quella della Befehlstaktik usata dagli altri eserciti fino alla seconda guerra mondiale. Nella prima, dato un incarico si lasciava campo libero a chi doveva eseguirlo sul come, dove e quando metterlo in pratica coordinandosi con le altre unità. Nella seconda, il sottoposto non aveva nessuna possibilità di incidere sulle decisioni prese ai livelli superiori. Questo aumentava, in ufficiali inferiori e sottufficiali tedeschi lo spirito di iniziativa e la responsabilità operativa in maniera fortissima. In pratica, i soldati tedeschi con l’applicazione di questa tattica anche in condizioni di inferiorità numerica, sfruttando il terreno e le loro armi, potevano in base a una corretta valutazione della situazione tattica abilmente tener testa a un esercito elefantiaco, troppo meccanizzato in virtù del terreno su cui si doveva operare e obsoleto nelle decisioni. Un’anticipazione del moderno “ciclo Ooda” o “ciclo di Boyd”. In cosa consiste questo ciclo? Secondo le osservazioni fatte dal colonnello John Boyd della United States Air Force durante la campagna di Corea, il combattimento è un processo ripetitivo che si sussegue nel tempo con quattro atti distinti: osservazione della situazione , apprezzamento della situazione, decisione in merito alla linea d’azione più opportuna, messa in atto della linea d’azione prescelta. Queste quattro azioni, attuate nella Auftragstaktik, permettevano a quattro o cinque soldati di Kesselring ben comandati e determinati di fermare e bloccare forze anche molto maggiori. Chiunque si occupi di storia militare, riferendosi all’intera campagna d’Italia ma anche su altri fronti, e non tenga conto anche di ciò nelle sue valutazioni non potrà mai capire come una forza armata già sconfitta disastrosamente almeno dall’estate 1944, ma in forte crisi almeno da due anni, abbia potuto con le città distrutte dalle armate aeree nemiche, le industrie decentrate e bombardate, le perdite in battaglia quantificate in milioni, resistere e combattere fino al 1945.

foto n.2: soldati neozelandesi in Romagna Alexander Turnbull Library NZ DA-09164

 
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