Vincenzo Chiarugi, Della Storia d’Empoli, Libro I° – trasc. di Carlo Pagliai

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CAPITOLO V. Delle ultime, e più moderne fortificazioni d’ Empoli
Dopoché i fieri ostinati nemici della Repubblica Fiorentina, i Pisani, nel 1363, Si erano ostilmente avanzati perfino quasi a Firenze, lasciando Empoli indietro senza curarne, o tentarne l’impresa (42) ma ciò non ostante nulla lasciandovi immune dal loro ferro e dal fuoco nel piano (43), e dopoché le Truppe della Repubblica li respinser con perdita grande non poco dentro lo stesso lor territorio (44), vidde ben presto il Governo di essa quanto premesse l’accrescer la forza del già bastanza munito Castello di Empoli; e in conseguenza ne decretò una nuova costruzione di Mura, e di Opere Militari relative. E in conseguenza di ciò fù abbattuto il secondo Cerchio delle Mura, lasciando intatte le Porte Turrite tanto all’Oriente quanto al Ponente, ed alla distanza di appena 100 braccia da questo secondo Cerchio, furono erette le nuove Mura in modo tale, che le Superstiti Porte restandovi rinchiuse, ed il Castello altro aumento non ebbe da questo terzo Cerchio, che appena 100 braccia per ogni lato.

Le Mura formate al di fuori, e al di dentro di solidi Mattoni a cassetta, furono nell’interior parte di questa ripiene di solido smalto, o calcistruzzo, che dir si voglia, ebbero attorno una scarpa proporzionata, che terminava in un fosso esteso molto, che tutte le circondava, e fu data ad esse la forma quadrata facendo terminare ogni lato di questo quadrato in un baluardo esso pure quadrato mediocremente avanzato fuor della Linea delle mura medesime, come si vede ancora nella piccola pianta di Empoli già nominata, ed esistente nell’Archivio della Parte.

In ogni faccia delle mura furono aggiunti due piccoli Torrioni, o Baluardi rotondi sporgenti infuori per la loro metà, capaci perciò di concentrare, e di avanzare in vari punti la difesa dell’importante Castello, cui dar si volle l’accesso per quattro Porte, due minori e non munite di verun opera avanzata all’estremità Meridionale, e Settentrionale della via detta già la Senese, e dell’altre due maggiori, e munite, una fù aperta nel mezzo della facciata Orientale, l’altra nel mezzo alla faccia Occidentale di questo nuovo Cerchio di Mura.

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Furono ambedue quest’ultime Porte costruite a guisa di Torre praticabile nella sua parte inferiore con un’apertura esteriore, con altra interiore della grossezza medesima delle Mura, e con una troniera che guarda il mezzogiorno, con altra voltata a Tramontana. Ed avendosi accesso alle Porte medesime per mezzo d’un Ponte a tre Archi per cui si traversa il fosso, era la loro apertura esteriore chiusa da validissime imposte, le quali come quelle delle due altre Porte minori, chiudevansi nella notte, ed in ogni occasione munir si potevano di contrapporta a cateratta per stabilire la quale vedesi il canale in ambi i muri laterali.

Queste Porte cessaron di chiudersi come anno fatto in ogni tempo quelle delle più grandi Città, verso il 1770, quando Leopoldo volle un egual distribuzione di diritti, di aggravi, e di godimenti in tutta l’estensione de’ suoi felicissimi Stati, ma loro restò il potere di farlo, essendo restate inoperose le Imposte medesime, ma colla loro esistenza tuttora mantenendo nell’animo degl’Empolesi quell’ambizione, che in esso imprimeva un siffatto privilegio non tanto comune in quegl’ultimi tempi ai Castelli, e alle Terre della Toscana, e percui il Messepo ebbe a dire, che « Empolis in Portis consistit gloria clausis » (45).

È quindi facile a concepirsi con quanto rabbioso dolore vedessero i buoni Empolesi togliere al loro Paese questo vetusto ornamento dell’antica lor gloria, allorché furon vendute al pubblico Incanto a vil prezzo le Imposte di tutte le Porte di Empoli, in esecuzione di un Partito deliberativo, che a suggestione del Cancellier Mazzantini di Pisa, aveva già fatto il Magistrato rappresentante la Comunità d’Empoli, e che era stato approvato dal Governo, mentre trattavasi di riattarle per riparare le ingiurie del tempo e dell’età.

Intanto essendo così costruite queste due Porte principali, l’Orientale delle quali fù chiamata Fiorentina, l’Occidentale Pisana, ed essendo state lasciate intatte, e rinchiuse in quest’ultimo cerchio le vecchie Porte Orientali, ed Occidentali del secondo, furono nella linea delle mura di quest’ultimo tra l’una e l’altra Porta, ed al di là di esse sulle vecchie fondamenta rimaste, costruite delle Case. Nacque da ciò l’effettuazione di un progetto d’Architettura Militare ben raro, e forse unico, ma in ogni modo non affatto indifferente per la difesa del Paese.

Chiunque introducevasi in Empoli, come anche in oggi per una di queste due Porte trovavasi in faccia una fila di Case, che d’avanzarsi in diritto dentro il Paese impedendo, a ricercare obbligava nei lati il passaggio, e trovavalo sempre angusto, o voltasse in verso le antiche Porte, o seguitasse la via stabilita lungo le Mura. Una tal posizione bisogna perciò convenire, che dovev’essere utile, e comoda al sommo per la difesa interior del Paese, nel caso che l’inimico ne avesse forzata, e superata la Porta; ma non si può nel tempo stesso negare, che tal posizione delle Porte esteriori, e interiori non abbia reso sempre incomodo il transito delle vetture, che cariche di passeggieri o di mercanzie traversano Empoli. Quindi è che il Magistrato Comunitativo predetto del 1785 aver non potendo alcun interesse per rispettare le antiche decorazioni di quella Terra perché composto per la più parte di non Empolesi, pensò di scuarciarne le Mura a Levante, e a Ponente in faccia ai due Torrioni, che sono agl’estremi di Via del Giglio, e di aprire così un passaggio diretto dalla gran Piazza esteriore del Campaccio, al Borgo d’Empoli, che è in dirittura all’antica Porta al Noce. Ed era stato il lavoro incominciato a Levante in faccia al Torrione del Toro, e condotto a buon termine quasi al Livello del Piano della Terra, quando le preci, e le istanze più fervide dei veri Patrotti, essendo state ascoltate da un nuovo Magistrato più interessato per la sua Patria, ottennero finalmente colla comune soddisfazione, la ripristinazione completa di quella porzione di Mura così barbaramente lacerata.

Ed infatti sarebbe stato per vero dire un orrore il veder fatto un abuso si strano d’una Muraglia così rispettata in addietro, ed anche al presente ben conservata, e degna di essere anche sol per memoria mantenuta. E’ vero, che in seguito il giro di essa di tratto in tratto fù deturpato, e in qualche modo cambiato d’aspetto colla fabbricazione di varie Case, che anno per fondamento questa bell’opera Militare, che fece al Manni dichiarare Empoli dai Fiorentini « ridotta a foggia d’una ben grande Fortezza» (46); e di cui non sono inoggi restate, che !e apparenze esteriori guastate dal tempo, o dagl’urti nemici, o dall’indiscretezza dei Cittadini.

Erano queste mura grosse per ben 7 braccia, e tutte praticabili con parapetto da cui restavan coperti i difensori, ma che d’altronde era tutto forato da piccole, e regolari troniere per uso di Spingarde, o d’Archibusi; e per fortezza maggiore erasi ad esse aggiunto in ogni lor parte un abbastanza elevato e ben largo terrapieno, da grosso muro sostenuto, e che perciò raddoppiava la resistenza alle Mura. Quasi dovunque è stato il Terrapieno medesimo ridotto ad Orto, e dove egli manca o è stato tolto per pareggiare il terreno, o per profittare dei suoi fondamenti, e dell’appoggio del muro Castellano per fabbricar delle Case.

Ebbe origine quindi una Strada, ossia l’interno pomerio d’Empoli, che attorno attorno girava lungo tutte le mura onde potesse aversi un facile accesso sulle medesime in ogni punto, nel quale occorresse difesa. D’esso rimangono ancora estese porzioni praticabili; e quello che si è perduto è restato rinchiuso negli Orti dei Monasteri al momento della di loro costruzione, o è stato incorporato da qualche particolare, che n’è divenuto padrone.

A questo stesso pomerio, tanto dal lato di Mezzogiorno, quanto da quello di Tramontana, avevasi accesso per mezzo di varie Strade, che dall’interno del Paese ad esso si dirigevano. Ma soprattutto erano rimarcabili due Strade, e due Vicoli, che dalla via dei Guiducci oggi dei Frati, essendovi diretti, in parte esistono ancora. Dal lato di Tramontana non contasi, che siane esistita altro che quella la quale vi si porta col nome di via della Fogna lungo la Chiesa delle Domenicane, unica forse perché in questa parte la Terra essendo più bassa stata sarebbe qualunque strada in questa Direzione difficilmente praticabile.

Da questa parte non manca che quella porzione di pomerio che fù rinchiusa nell’Orto delle Domenicane, verso l’estremità occidentale di quello; e l’altra inclusa nell’Orto già del Granduca all’estremità orientale, con quella porzione, che rivoltando verso la Porta Fiorentina giunge fin presso al Torrione del Toro. Dalla parte di Mezzogiorno non è restata, che quella porzione, la quale dalla Porta dei Cappuccini termina al Muro già degl’Agostiniani, e che sembra essere stata l’antica via del Pesco, giacché si trovan le Case dei Neri sulle quali fù alzato l’antico Teatro, confinare con questa via così nominata mentr’esse non anno altro confine nella lor parte posteriore, che col pomerio predetto, oggi chiamato via delle Conce, mediante una grossa fattura di Cojami, che vi fù già stabilita. Manca dall’altra parte della predetta Porta una piccola porzione di pomerio presso il moderno Spedale formante l’Orto della già Casa dei Righi. Ogni restante in continuazione della già detta via del Pesco è stata rinchiusa negl’Orti una volta degl’Agostiniani, e delle Benedettine.

Né solo l’Analogia, e la ragione ci fanno creder la necessaria esistenza di questa strada interiore la quale dall’angolo Orientale delle mura andava a incontrare l’altro angolo all’occidente. Un colpo d’occhio, che diasi alla facciata dei due Conventi indicati dalla parte di Mezzogiorno ci persuade, che essa è il resultato delle facciate di tante Case riunite, le quali bisogna supporre che avesser la loro Porta d’ingresso sopra una strada comunicante col resto del Paese lungo le Mura.

In conferma di ciò si rileva da un Istrumento di Compra d’una di queste Case, fatta dai Padri Agostiniani, che vien riportato dal Lami (47) che questa Casa con Orto era posta in Empoli nel Luogo detto Alanchiostra o Vecchiostra, come si dice altrove, la quale si dice confinare col Muro Castellano mediante via. Ecco la Strada, che lungo le mura continuando colla via del Pesco, andava a incontrare il pomerio Occidentale lungo quel tratto, in cui sono gl’Orti dei Conventi medesimi.

In corrispondenza di ciò ànno sempre le Monache Benedettine mantenuto il nome di Casa Calessi e respettivamente di Casa Anna, a due porzioni del loro Convento situato sù questo punto, e loro donate l’una da un Vetturino, l’altra da una lor devota, che n’erano i proprietari; venendo così attestato il seguito del Pomerio perfino a quel punto.

Quindi in poi, cioè da quella via Mozza sulla quale è piantata la Casa dalle medesime Monache destinata pei loro agenti, e pei Forestieri, e che nell’altro lato confina con gl’Orti e con varie Case dei Salvagnoli, aveva il termine già l’Orto di quelle Monache, e quella strada continovava, anche dopo le Donazioni predette, fino al pomerio, col nome di Chiasso Ombretti. Anzi à più volte assicurato un vecchio Empolese degno di piena fede d’aver veduto sul terminar del secolo scòrso in Firenze alla Camera delle Comunità una pianta molto antica di Empoli. Nella quale si vede il Chiasso Ombretti terminare al pomerio, che verso l’angolo occidentale delle mura da questa parte formandosi in bel Prato sù cui si vedevan dipinti vari ragazzi giocando alle Pallottole, voltava quindi all’occidente, ov’è ora l’Orto, e le case predette dei Salvagnoli andando a trovare la Porta Pisana.

Era dunque il Chiasso Ombretti una delle maggiori strade, che conducevano dalla via Ferdinanda, e da quella dei Frati al Pomerio Meridionale, la quale restò troncata mediante l’acquisto fatto dalle predette Monache del rimanente pomerio perfino all’angolo contiguo delle Mura. L’altra strada, che parallela, e vicina alla già via Senese conduce al Pomerio, incominciando dalla via de’ Frati in faccia alla Casa degli Scardigli, credesi da taluno essere la già detta via del Pesco; ma comecché le Case dei Neri servite già pel Teatro, in nessun modo vi arrivano, e diconsi confinare con via del Pesco, bisogna creder, che a questa la detta denominazione non debba competere, ma piuttosto alla porzione del prossimo pomerio indicata, ed oggi detta la via delle Conce. Nel secolo passato, avanti, che le savissime Leggi Leopoldine avessero proibito i pubblici Giochi d’azzardo, dicevasi piuttosto questa la via dell’Accademia, perché quivi era stata per tale oggetto, e con questo titolo una civil società.

A questa parallelo è il Vicolo, che incominciando di sotto il Campanile degl’Agostiniani andava a sboccare al termine della predetta via delle Conce; ed il quale essendo stato modernamente coperto, e reso oscuro con una volta in servizio del Teatro, è stato chiuso in ambe l’estremità con adattati Cancelli. Avendo voluto i Frati Agostiniani piantare il loro elevato Campanile al principio d’esso in maniera, che tutto l’avrebbe occupato, ne ottennero la Licenza dai Capitani di Parte, a condizione che ne ottenessero il consenso dal Magistrato Comunitativo, e conche vi erigessero sopra un Cavalcavia, onde non perderne il libero accesso; e ciò fu fatto con solido e non ordinario artifizio, dietro il Partito Comunitativo del dì 24 Dicembre 1617 (48).

Finalmente l’altro vicolo, che penetrava da questa parte perfino al pomerio, è oggi restato incluso nel Monastero predetto di Monache. Ma se ne vedono le traccie, o per dir meglio il principio presso di un pubblico Pozzo, che è nella via dei Frati, presso il confine Orientale del Convento medesimo. Esso si dee considerare come continuazione di quello che della via Ferdinanda in questo punto comunica colla predetta dei Frati, presso il confine Orientale del Convento medesimo. Esso si dee considerare come continuazione di quello che dalla via Ferdinanda in questo punto comunica colla predetta dei Frati.

Dovendosi riconoscere occasionato quest’ultimo cerchio delle Mura d’Empoli dall’invasione fatta dai Pisani nel Territorio Fiorentino l’anno ….., ed essendo giustificato, che questa grandiosa costruzione avesse il suo termine nel 1506, conviene cercare tra questi due estremi l’epoca vera del di Lei incominciamento, ma comecchè si ànno diverse epoche scolpite, che alluder possono a questo fatto, sembra che debba restare incerto finchè non si possano ritrovare dei Documenti abbastanza sicuri, e dettagliati a ciò relativi.

Una semplice iscrizione apposta sotto l’Arme dei Medici nella facciata esteriore della Porta Pisana non può appartenere a quell’Arme, giacchè l’epoca del 1487 accennatavi, è ben lontana da quella del Principato. E d’altronde la causa motrice di questa grandiosa fortificazione aveva avuto luogo prossimamente a quest’epoca stessa, (e) non sembra, che debba dubitarsi, che essa alluder voglia ai primi tempi di detta Costruzione.

Durò infatti quasi 20 anni, e le due epoche trovate nel demolirsi un Bastione, che era a levante tra la Porta Fiorentina, e il Baluardo corrispondente a Tramontana, abbastanza lo provano contro il sentimento del Manni, il quale fissando il termine del lavoro al 1399 (49) verrebbe a restringerlo a soli 12 anni (50). Una di queste epoche scolpita in Pietra, e murata nel basso del Bastione, portava il 1476: l’altra, che era in terracotta, e murata più in alto portava il 1805(51). Ambedue leggermente anticipate ma prossime a quelle indicate da certi Documenti, e pel principio, e pel termine del lavoro, e perciò capaci di poterne determinare gl’estremi.

E’ sol da notarsi sù questo proposito, che di quei tratti di Mura, che guardano il Levante e il Ponente fù confidata la direzione della Repubblica nel 1496 al Canonico Giovanni Dotti, o Patani eccellente Matematico Empolese conforme è notato nel solito prezioso Codice Capitolare di Empoli (52). Ed è questo fatto appunto allune un Epigramma, che trovasi tra le Poesie latine del noto Poeta egualmente Empolese Andrea Dazzi stampate pei Torchi di …. in nel….., che dice

Aspicis haec subita circumdata moenia fossa

Quae sextusdecimus signat ab urbe lapis

Hoc est Patanidae decus immortale Iohannis,

Qui terram bobus eruit arte nova.

Erano forse i Fiorentini stancati della lentezza con cui si faceva il lavoro a Settentrione, e a Mezzogiorno. E perciò sembra, che a tale effetto invitassero il Dotti a dirigerlo negl’altri due lati. Ed infatti non può dubitarsi, che egli corrispondesse l’idea vantaggiosa, che d’esso s’era formato il Governo, mentre per eseguire un’Opera eguale anzi maggiore, se s’abbia riguardo alle porte principali, che vi eran rinchiuse, impiegò appena la metà del tempo volutovi per costruire il restante.

In premio di questo lavoro, ed in attestato della sodisfazione degl’alti committenti, ottenne perciò il Can.co Dotti diverse esenzioni, e privilegi espressi con molta di lui gloria in un Diploma onorevolissimo in cui viene spiegato il metodo particolare, e l’Arte nuova da lui impiegata nello scavare le fondamenta (53), e di quanta importanza fosse riuscita la nuova fortificazione di Empoli ebbero luogo d’assicurarsi i Fiorentini nel tristo momento di dolorosa ricordanza in cui nel 1530 si vidde Empoli attaccato da una considerabile divisione dell’Esercito di Carlo V, il di cui impeto poté Empoli stesso sostenere perfino al punto di dover ceder soltanto al più nero tradimento.

Ciò non ostante appena fù pervenuto al grado di Capo Supremo della Repubblica Fiorentina Cosimo il Primo della potente Famiglia dei Medici, vollesi compiacere di volgere sopra la Terra d’Empoli l’occhio suo perspicacissimo, e grande. Nel 1537 volle egli accrescervi l’opere di difesa, e d’offesa esteriore, ed oltre all’asserto del Manni a ciò relativo abbiamo anche un autorevole testimonianza dell’illustre Sanleolino, il quale allude a questo fatto in quell’Epigramma, che egli intitolò: «In Empolim Oppidum a magno Cosmo novis propugnaculis munitum » (54).

Con tutto questo peraltro non è conosciuto con precisione a quali opere debbasi ciò riferire. È indubitato, che l’Arme dei Medici esistente sopra la Porta Pisana, riconosce sicuramente un’Epoca assai posteriore a quella del 1487, che sotto ad essa si vede scolpita; giacché la Medicea Dinastia non fù stabilita in Firenze, che intorno al 1537 e certo d’altronde ancora, (è) che le due Porte principali d’Empoli presentano un lavoro affatto uniforme e contemporaneo all’altre Opere distribuite lungo il quadrato di queste Mura; e perciò suppor non si possono, che apposte alle medesime l’Armi predette se non se dopo d’essersi i Medici costituiti in Firenze come Padroni. E in conseguenza né in queste Porte, né nei Bastioni, o Baluardi, che avanzansi dalle mura, si può riconoscere opera posteriore alla Fabbrica, e costruzione primitiva di questo Cerchio.

Solo considerando la costruzione del piccolo forte piantato nell’angolo delle Mura fra Mezzogiorno, e Levante, e la piccola opera avanzata, ora affatto demolita, che anche attualmente è chiamata antonomasticamente « il Baluardo », si può con tutta ragione opinare, che queste due costruzioni siano posteriori alle Mura, attuali, e che possan esser quelle, che furono eseguite per ordine del Duca, probabilmente all’epoca stessa in cui furono apposte alla facciata delle due Porte principali le Armi Medicee.

La piccola Pianta d’Empoli già citata, che esiste all’Archivio della Parte, presenta gl’angoli del quadrato muniti tutti di Baluardi, ma tutti di forma eguale, e senza veruna distinzione fra loro; e tornerebbe perciò, che il piccolo forte con Cassero, a’ giorni nostri in parte ridotto ad altr’usi, con Casematte e Cammino coperto corrispondente per piccola Porta murata alla fossa, riconosciuti in occasione di scavi nel 1811, fosse realmente un’opera aggiunta alla costruzione primitiva. E comecché il così detto Baluardo già eretto nell’altro punto di questa faccia di mura, era aggiunto evidentemente all’antico Baluardo angolare, non sarà abuso di giusto criterio il pensare, che anch’esso fosse un’Opera contemporanea a quella del Forte precitato.

Sui primi del Secolo scorso essendo stato ridotto in forma di piccolo Bosco il già detto Baluardo, serviva esso al geniale trattenimento degl’Empolesi. Ma essendo poi divenuto una proprietà particolare, fù circa 40 anni addietro dato ad esso una forma d’elegante monticello, che terminando nel piano verso la fossa fù ricoperto di Olivi. Nel demolirvisi alcuni resti di muro e nel disporvi opportunamente il terreno per l’indicata coltivazione, vi furon trovate ad una certa profondità diverse palle di ferro di mediocre Calibro, che attestano essere stato quel punto di difesa preso di mira, ed assai bersagliato dall’inimico in occasion dell’assedio del 1530.

L’estensione del piccolo forte, e la riunione ad esso del Cassero, e di tant’altre considerabili substruzioni, ci persuadono, che esso dovesse molto significare nel sistema d’Architettura Militare del tempo, e che si doveva perciò stimar molto nei tempi decorsi. Ora però, che egli sarebbe un nulla per la difesa di Empoli, è stato impiegato a servire di base ad un grazioso Spedale d’Infermi erettovi sopra colla maggiore intelligenza, e solidità. Così ciò che doveva essere l’organo di distruzione, e di morte, con un più saggio, e filantropico avviso, è divenuto l’asilo e la difesa della languente miseria.

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