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Uno sguardo in S. Agostino – di Carlo Pagliai

In questi giorni ho trovato aperta al pubblico la secolare chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, che noi empolesi chiamiamo brevemente “S. Agostino”, e bisogna ammettere che una volta entrato in questo edificio ti soprende il silenzio e l’avvolgimento della luce diffusa, abbinato alla vista di opere d’arte e architetture che sono sopravvissute ai danni bellici. In primis bisogna ringraziare la Ven. Arciconfraternità della Misericordia di Empoli che ha la custodia dell”edificio e ciò consente l’apertura al pubblico e frequenti controlli e ispezioni del suo stato di manutenzione.

Sull’architettura di questa antica fabbrica si può dire che per certi tratti mantiene l’impianto originario a tre navate, ma le maggiori alterazioni riguardano gli interni delle cappelle, ornate e decorate con elementi barocchi occultando per esempio le retrostanti aperture tardogotiche trilobate, di cui per fortuna rimangono alcune tracce.

Proprio per questa chiesa si preannunciano altre novità in vista, ad esempio sembra che sia imminente la riattivazione dell’antico oriuolo esistente in facciata e nel lato interno, inoltre la recente costituzione del Comitato per la ricostruzione del campanile sta continuando il suo percorso avviato.
E in merito al campanile, tra qualche giorno vi illustreremo un paio di particolari inediti per la maggioranza dei cittadini.
Nel frattempo, trovate cinque minuti per staccare dallo stress e dal traffico quotidiano e rifugiatevi in questa insulae di tranqullità, silenzio, armonia dei colori e delle luci.

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This Post Has 3 Comments
  1. È così che va fatto, Carlo carissimo.
    Ficcando il naso qua e là, quand’ero bambino, a Firenze, in quello che mi pareva un amplissimo androne, scoprii… il David di Michelangelo da solo!
    Come feci? Se volete, Carlo e voialtri altri amici, leggete pure il capitolo “La Fratt…ura”. Si trova su tuttilibri al numero 5030. Il libro è «Qualche tentativo».
    Bella, questa tua foto: pare che voglia invitarci al silenzio anche mentre la si guarda solamente.
    http://www.tommasomazzoni.it oppure http://www.tommasomazzoni.eu
    Il David – Photo: credits to png

  2. Nelle chiese, solitamente, venivo trascinata da mia nonna. Non riuscivo a star buonina nemmeno cinque minuti e tutto quell’alzarsi e inginocchiarsi andava a finire in bizza tremenda e sculaccioni sul sagrato. Sola eccezione Sant’Agostino.Perché era buia e a me piccina sembrava altissima, con gli archi a strisce bianche e nere che sparivano verso un soffitto così lontano che forse (perdonami, o signore)dio stava di casa lì, e da lì sarebbe sceso ‘al freddo e al gelo’, come si berciava durante le novene che si celebravano in periodo natalizio. Il freddo e il gelo erano indiscutibili. Vedere queste foto di chiesa bianca coi lampadari dorati mi fa dubitare del mio ricordo di bambina, forse credevo di essere in chiesa e invece ero davvero in una grotta di Betlemme.

  3. Carlo..come sempre impeccabile.Grazie penso anche a nome degli empolesi un pò “attempati”, che sono molto affezionati a “S.Agostino”

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