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La Presentazione al Tempio, perduta, raccontata dal Giglioli

Il quadro d’altare commissionato da Tommaso Zeffi purtroppo è andato perduto fra le macerie provocate dalla caduta del campanile della Collegiata, minato dai tedeschi.

Nel commento dell’Ispettore della Soprintendenza fiorentina Odoardo H. Giglioli se ne può recuperare una descrizione particolareggiata e i colori. E’ tutto quello che ci resta, insieme a una foto in bianco e nero e due repliche autografe. Da notare lo scarso apprezzamento, in fondo al testo,  che il critico italo inglese dimostra per il San Tommaso, sempre dell’Empoli. Che invece è una tavola bellissima, uno dei gioielli della nostra Pinacoteca.

Da: Empoli Artistica di Odoardo Hillyer Giglioli, ed. Lumachi 1906. Pag. 102 – 104

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Iacopo Chimenti, conosciuto più comunemente col nome di Empoli (n. 1554 circa, m. 1640) è per noi interessante come artista locale. Se il quadro d’altare della chiesa di San Domenico a Pistoia e quello nella Galleria degli Uffizi a Firenze sono le più notevoli opere sue, per importanza metterei subito dopo questa presentazione al Tempio (n. 41 bis) nella Galleria della Collegiata, che si trovava in origine nella chiesa di santo Stefano e precisamente sull’altare di quella cappella che la compagnia della santissima Annun­ziata donava il 18 Maggio 1600 a Tommaso Zeffi. Fu questi molto probabilmente il committente giacché dalla notizia della donazione di quel giorno e di quel­l’anno risulta che doveva farvi una tavola di pittura a sua requisizione 1); questa fu eseguita qualche anno dopo, quando l’artista era nella sua piena maturità. Basta darvi una semplice occhiata per rilevare l’erronea attribuzione al Pontormo, quale si legge in un memo­riale della chiesa di santo Stefano 2)

La Vergine, inginocchiata sui gradini del Tempio, è una popolana che presenta il suo fanciullo a Simeone sontuosamente vestito. La veste rossa di lei a risvolti gialli si ritrova spesso nel Chimenti ; qui però non vi sono quelle note sgargianti che dominano nel qua­dro degli Uffizi ed il colorito è più smorzato nei suoi effetti luminosi. Tutte le figure sembrano riprodotte dal vero: così la donna in piedi e a mani giunte con un velo in capo scendente sulle spalle, così la donna avanzata negli anni presso la Vergine.

Largamente drappeggiato il manto azzurro a risvolti rosso smorto del popolano inginocchiato sul piano davanti a destra ; con una certa curiosità tutta femminile è atteggiata la testa di una donna volta verso l’osservatore. Presso Simeone un giovanetto che tiene il libro aperto ed un altro più indietro, quasi avvolto nella oscurità. Sulla porta d’ingresso del Tempio è dipinta con molta abilità la finestra a vetri circolari. In complesso la composizione, improntata da un sentimento naturalistico e condotta con effetto pittorico, non ci soddisfa completamente per l’assenza assoluta di uno studio di carattere nei personaggi, che sciolti da ogni vincolo d’unità scenica, sembrano piuttosto semplici comparse che veri attori. Io ho potuto identificare lo studio per il quadro, nel disegno n. 950 (cornice n. 423) esposto nel secondo corridoio della Galleria degli Uffizi in cui la composizione è assolutamente identica. Il disegno n. 840 (cornice n. 424) è lo studio per la testa della Vergine.

Insignificante è l’incredulità di san Tommaso (n.41), attribuita pure al Chimenti e proveniente da una cappella della Collegiata.

1) Archivio dell’Opera di sant’Andrea. Municipio d’ Empoli. Memorie della soppressa Compagnia della SS. Annun­ziata nella chiesa degli Agostiniani d’Empoli, a c. 37.

2) Archivio di Stato di Firenze. Conv. sopp. LXXII. (S. Stefano d’Empoli), vol. 31. Memoriale segnato A, a c. 1.


 

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