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Giuliano Lastraioli: Recensioni

Walma Montemaggi, NEL BOSCO DI CORNIOIA, Racconti e testimonianze,

Bonaccorso Editore, Verona, 2012, E. 18

“ In Italia reduci si nasce.”
Leo Longanesi

Ancora un memorialista. Non ci si salva più.

Stavolta addirittura una memorialista. Le donne ormai soverchiano in ogni campo.
Il personaggio però è naturale, quasi ruspante, e sprizza simpatia. Un libretto che sarebbe più godibile se non appesantito dalle articolesse di due professoroni (il Tognarini e il Piantini) che lo aprono e lo chiudono alla stregua degli ormai abusati copioni resistenzial-democratici. E meglio ancora se l’autrice non avesse inserito di suo una lettera aperta agli studenti dell’Istituto Professionale di non so dove, che sa di propaganda politica ed è firmata “ex partigiana patriota”.
Ciononostante la Montemaggi (siamo quasi coetanei) mi sta simpatica e apprezzo soprattutto i suoi ricordi di vita familiare.

A un certo punto ficca nel testo anche l’intero “Pater noster” in latino quasi a suffragio del povero babbo.
Nostalgia del sacro in una ex funzionaria del partito comunista? E’ possibile. Nella sua prosa vivace e decisamente spontanea si sostanzia uno spaccato di vita paesana nel quale, da empolese, riconosco tanto del mio vissuto.

Un vissuto su fronti opposti, visto che Walma racconta che pianse amaramente quando il Fronte Popolare fu sonoramente sconfitto alle elezioni del 18 aprile 1948 (pag. 124), mentre in quella circostanza io esultai da buon attivista del Comitato Civico, per cui allora ci voleva più coraggio che a fare la staffetta partigiana, almeno da queste parti.

“Sunt lacrymae rerum”, ormai.

Eppure il lavoro della Montemaggi mi è piaciuto anche come confessione intima, con tanta solidarietà per le frustrazioni che una donna sensibile come lei deve avere sofferto non in famiglia, non a scuola, non in fabbrica, bensì nel rigido apparato di un partito politico dove ha trascorso gli anni più importanti della sua vita. Sul piano storico rilevo qualche inesattezza: il tribunale speciale di Mussolini non ha mai inflitto ergastoli o trent’anni di galera ad antifascisti empolesi (pag. 38); non è vero che il 28 luglio 1944 i partigiani abbiano liberato Empoli con le avanguardie alleate (pag. 78). Bisogna aspettare il 2 settembre per chiudere la partita (la famosa “quarantena” di Arno-Stellung). E poi:

Cronin non è un autore americano, ma inglese, mentre la Pampanini emerse dopo la guerra e non prima o durante (pag. 55).

Ma queste sono inezie. Ai memorialisti tutto è perdonato.

Giuliano Lastraioli

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