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Il porto sull’Arno di Bibbiani: dai Frescobaldi ai Ridolfi fino alla triste attualità – di Paolo Santini

CAPRAIA FIORENTINA.
A più riprese ci siamo occupati di questo edificio; c’è poco da fare, ogni qual volta transitiamo sulla vicina provinciale la testa ruota e l’occhio cerca, non potendo suo malgrado fare a meno di scorgere quell’incomparabile bellezza perduta.

FILMATO COL DRONE →

Il Porto di Bibbiani

Una struttura fra le più importanti nel suo genere, dal grande fascino, sembra ormai da anni destinata al collasso; si tratta del “Porto” sul fiume Arno, con “Casino di delizia”, un tempo annesso al complesso di Villa Bibbiani, situato nelle vicinanze dell’abitato di Capraia Fiorentina. Prima di arrivare a Capraia, per chi proviene da Limite, è agevole individuare la sagoma monumentale e in disfacimento del Porto di Bibbiani, sulla riva dell’Arno; adesso in pratica si trova ai margini delle opere di escavazione di una delle casse d’espansione del fiume, quella denominata “Fibbiana 2”. L’opera di regimazione del fiume Arno è stata probabilmente il colpo di grazia definitivo nell’affossare un possibile recupero della struttura. Ciononostante noi continuiamo a sperare in un futuro diverso dal presente. Che volete fare, siamo dei sognatori e anche un po’ idealisti.

Il Porto di Bibbiani2


La storia di un complesso unico e inimitabile
L’edificio costituiva il punto d’attracco per le imbarcazioni, probabilmente dirette verso la Villa di Bibbiani, del cui complesso la struttura portuale faceva parte.  In origine l’edificio era circoscritto alla singola partitura del grande arco sormontato da una loggia traforata che inquadrava l’accesso alla villa. Con stratificazioni successive, prevalentemente settecentesche, il complesso si arricchisce di ambienti, pertinenze e decorazioni tese a conferire all’insieme un carattere di vero e proprio luogo di delizia, costruito per il divertimento. Illustri le famiglie fiorentine che hanno posseduto l’intero complesso di Bibbiani attraverso i secoli: dai marchesi Frescobaldi, primi proprietari di Bibbiani fin dal Rinascimento, ai marchesi Ridolfi, tanto per citarne due. Celebre il parco, voluto personalmente da Cosimo Ridolfi (1794 -1865) nel momento in cui acquistò il complesso dai Frescobaldi.  Da una rapida ricognizione effettuata, questo risulta essere un porto fluviale davvero unico nel suo genere in tutta la zona lungo l’Arno, nel tratto che si snoda da Signa almeno fino a Fucecchio; il porto era collegato direttamente al parco della Villa di Bibbiani con un sistema di canalizzazioni che, partendo dall’edificio stesso, arrivava fino ad un attracco privato presente nei pressi dell’”Arco dell’Omo”, colossale capriccio architettonico, fatto costruire dal Ridolfi all’interno del parco, di fianco all’attuale via dell’Esagono. Dall’attracco sull’Arno era così possibile raggiungere, via terra o via acqua, le pendici del colle su cui sorge la grandiosa villa fino all’arco e ad una piccola darsena ancora oggi visibile nelle sue vicinanze. Un favoloso luogo di delizia.

Retro del Porto

Il custode e gli affreschi.
Sono trascorsi diversi anni dal tempo in cui – il nostro primo interessamento risale a oltre sette anni fa – le cronache locali si occuparono di una questione, che vedeva l’allora custode in contrasto con i proprietari del complesso. Balzarono agli onori della cronaca tutte le decorazioni e gli affreschi di un certo pregio rinvenuti in maniera rocambolesca sotto strati di intonaco dall’inquilino del Porto, fino ad allora conosciuti solo da alcuni studiosi; soprattutto preoccupava, ed oggi preoccupa ancora di più, lo stato di conservazione del manufatto, di proprietà privata. Non sono mancati però, a onor del vero, gli intoppi burocratici che hanno frenato ogni volontà di recupero nel tempo.

Il Porto oggi.
La situazione delle strutture architettoniche ormai sembra gravemente compromessa. Il grandioso fabbricato è costituito da un corpo centrale originario d’impianto rettangolare, allungato in senso parallelo al corso del fiume, con corpi di fabbrica laterali aggiunti successivamente; sul lato nord dell’edificio si possono osservare i resti di un ponte situato su di un canale, del quale restano tracce.  Inoltre, ampie testimonianze di canalizzazioni rimangono tutto intorno all’edificio principale, con alcune tracce delle banchine e delle rive murate dell’attracco fluviale. Le mostre delle finestre in bugne lapidee e le decorazioni in pietra spugna del grande arco tamponato, di rara bellezza, spiccano nel corpo centrale sulle murature intonacate. Un contrasto irreale: da una parte i resti visibili di un passato fastoso, l’opulenza ostentata dalle decorazioni, dall’altra la triste attualità fatta d’abbandono e di sporcizia. Il tetto dell’edificio, gravemente lesionato, è crollato; in più punti la copertura è costituita da lamiere, ed i piccioni regnano incontrastati all’interno. Una situazione assurda.

Arco dell'OmoLe tracce del passato.
Tornando indietro, attraversata nuovamente la provinciale 106, percorriamo qualche decina di metri nella vicina via dell’Esagono e arriva la sorpresa. Attraverso un punto d’osservazione posto in prossimità del grande “arco dell’Omo” costruito in blocchi lapidei ciclopici e pietra spugna, risulta semplice ancora oggi individuare una traccia di canalizzazione perfettamente rettilinea che conduceva in maniera inequivocabile al porto sul fiume. Oggi, ovviamente, il canale è tagliato a metà dalla strada per Capraia.

Un futuro incerto.
Lo stato attuale del Porto è desolante; un estremo degrado generalizzato, ingenti crolli delle strutture e delle coperture, lesioni diffuse che necessitano di urgenti opere di consolidamento e restauro. Se ne sono occupati negli ultimi anni anche diversi laureandi in architettura dell’ateneo fiorentino, che hanno addirittura elaborato le loro tesi di laurea proprio impostando vari progetti di recupero della struttura portuale; per ora, niente di fatto, e pian piano il Porto, con le sue storie di spensieratezza, fasti e divertimento, accompagnato dall’oblio, se ne sta inesorabilmente andando. E stavolta sarà per sempre.

Paolo Santini

LA VILLA DEL PORTO NELLA MAPPA DELL’ATLANTE DEL PATRIMONIO:

 


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