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Il “Pisciarello” del Cotone a Firenze lo chiamavano “Pisciancio” – di Paolo Santini

“Il Pisciancio del Cotone, onde ricco è lo Scarlatti, vò che il bevan le persone, che non san fare i lor fatti”. Eloquente e divertita l’affermazione di Francesco Redi nel suo “Bacco in Toscana”, il tripudiante e monumentale elogio dei vini toscani divenuto celebre in tutta Europa, laddove il “Pisciarello”, che a Firenze veniva chiamato appunto in maniera dispregiativa “Pisciancio”, era un vino un po’ gentile e dolce, adatto alle signore, e il Cotone è proprio la villa del Cotone presso Empoli. Dimenticavamo: la morale è che le persone che non sanno agire bene nella vita perché superficiali debbono per forza bere un vino deboluccio come il Pisciancio che nasceva dalle uve dei vigneti della bassa collina empolese. Ma veniamo ai fatti.

Il fortilizio. Percorrendo la via di Sottopoggio, una delle più antiche direttrici viarie della piana empolese, all’incrocio fra i territori corrispondenti nel Medioevo ai popoli di Valdibotte, Santa Maria Oltrorme e San Lorenzo a Monterappoli, si erge maestosa l’antica Villa del Cotone.
Il nucleo originario del complesso era costituito, già nel Quattrocento, da un possente fortilizio più volte rimaneggiato, facente parte della cintura difensiva del Castello di Empoli. Una serie di torri e centri fortificati proteggeva la città e il Cotone era ovviamente dislocato su un crocevia strategico. Da quello e da altri luoghi fortificati la piana empolese veniva tenuta costantemente sotto controllo, a vista.

Spini, Strozzi e Scarlatti. Al cotone famiglie di tutti i colori. Agli inizi del secolo XV una tra le più importanti famiglie fiorentine, giunta nel contado fra le prime, gli Spini, acquistò il Cotone. Il fortilizio era circondato da un ampio fossato, che lo rendeva inespugnabile per chiunque. Gli Spini cercarono, in un momento in cui la cintura fortificata empolese non aveva più ragione di esistere, di adattare il fortilizio alle esigenze abitative. Furono ingentiliti i prospetti, modificati profondamente gli interni, ampliati gli spazi a disposizione, anche se ancora oggi nel complesso della villa si nota il massiccio blocco centrale originario, scandito dai grandi finestroni ordinati aperti nel corso dei secoli. Nel Cinquecento arrivarono gli Strozzi, altra grande famiglia fiorentina, che provvidero a far costruire l’oratorio dedicato a Maria Assunta e fecero interrare il fossato. Anche nelle carte dei capitani di parte guelfa, una magistratura fiorentina che si occupava di gestione del territorio, compare il Cotone con il piccolo oratorio, nel popolo di Piazzano. Nel 1633 la villa, completa di arredi e pitture di notevole valore, fu venduta dagli Strozzi agli Scarlatti, quelli menzionati proprio dal Redi nel suo “Bacco in Toscana” (scritto poco dopo, nel 1685). Gli ultimi proprietari, la famiglia Carovani-Del Bravo, rinnovarono il complesso aggiornandolo secondo il gusto del tempo.
Oggi, la villa presenta una facciata inquadrata da due lesene e da una cornice, in cui si aprono una finestra centinata e il portale con timpano. Intorno alla villa, un grande parco di cipressi, lecci e pini, realizzato nell’Ottocento. Tutto intorno poi, i celebri vigneti del “Pisciancio”.

Paolo Santini

Vigneto loc. Bagnolo

Vigneto loc. Bagnolo

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