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Notizie Istoriche della Terra di Empoli scritte dal Canonico Luigi Lazzeri – di Carlo Pagliai

Si pubblica la seguente trascrizione digitale del celebre testo  manoscritto dal protostorico Luigi Lazzeri canonico del Capitolo di S. Andrea ad Empoli. Il testo che si propone è stato redatto confrontando tutte le versioni stampate sul Bullettino Storico Empolese Vol. 5. a. 15, n. 5-6 (1971), sull’edizione stampata nel 1873 ad Empoli dalla Tipografia Monti e delle altre stampe anastatiche censite negli indici delle biblioteche, ma particolare attenzione si è rivolta verso una copia manoscritta conservata nella Biblioteca comunale di Empoli.    Carlo Pagliai

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Notizie Istoriche della Terra di Empoli scritte dal Canonico Luigi Lazzeri

Avvertimento a chi legge.

Siccome quel tanto, ch’è stato creduto degno di memoria della Terra di Empoli trovasi prodotto colle stampe da varj Autori, parrà cosa del tutto inutile che io abbia preso a scrivere di detta Terra le appresso Istoriche Notizie. Il fine per altro, che mi ha mosso a ciò fare è stato perchè trovandosi le medesime disperse in più Opere di detto Autori, potesse averle comodamente sotto occhio, e leggerle raccolte in un insieme, chi si diletta della Storia qualunque siasi della Patria comune. Vi sarebbero forse anche altre cose desiderabili a sapersi, che si potrebbero dare alla luce, se si riscontrassero con diligenza le antiche scritture, e i libri esistenti nell’Archivio di questa Comunità; ma ciò non potendosi da me effettuare per più motivi, lascio ad altri compier l’Opera, che io in abbozzo ho incominciata. Se oltre a quello, che qui riferisco degli storici, che han parlato di Empoli, vi aggiungo di più qualche altra notizia, ho creduto di poterlo fare per averla attinta da monumenti sicuri. E perchè l’Anonimo Empolese incomincia la sua Istoria della Presa d’Empoli con una bella descrizione, che fa di questa Terra sua Patria, perciò colla medesima da principio ancor io alla raccolta di queste Istoriche Notizie. L’eruditissimo Sig.re Giovanni Lami pubblicò la precitata Storia dell’Anonimo nella prima parte dell’Hodoeporicon, dicendo conservarsi MS. nella Libreria del Sig.re Marchese Riccardi, ed è l’appresso.

«EMPOLI terra del dominio fiorentino, nella via di Pisa, discosto da Firenze sedici (1) miglia, fu edificato nel  più bello, ed utile luogo , che forse in tutto il resto della Toscana si trovi. Corregli appresso, manco di cento braccia il bel fiume e celebre d’Arno, il quale pe’ Faccendieri (2) dei quali la terra è molto abbondante) porta non piccola utilità. Lascio stare il diletto, che di continuo si piglia di nuova pescagione, senza il piacere, che la gioventù si prende di bagnarsi e di esercitarsi al nuoto nei tempi estivi, e mille altri sollazzi, a che prova chi se ne serve.
Il piano dove è situato si estende per lungo da Oriente in Occidente per molte miglia, ma da Settentrione a Mezzogiorno è tal luogo vicino a 4 miglia, ed altrove più, ed altrove meno assai, contuttociò le montagnole, che lo circondano gli portano oltre al grande utile, una vaghezza sì grande, che porge ai riguardanti maraviglia, sendochè pare fatto a gara dalla natura per rappresentare una bella ghirlanda,che così pare a tutti quelli, che lo mirano voltando gli occhi in giro, e sono più presto colline, che altro e con poca fatica si giunge alla loro sommità, e quel che le fà più amate è, che coi loro arbori di ogni sorta di saporosi frutti (3) abbondevoli, ed all’uso dell’uomo necessari, ed utili, pare che vogliano a gara con la grassezza del piano contendere. Nè gli manca un’altra utilità, da farne non piccola stima, sendo posta in mezzo a grosse terre e città che la circondano, all’intorno,e pei loro traffici tutte vi concorrono; e lasciando da parte le infinite e grosse terre; da Levante è Firenze; da Mezzogiorno Siena; più in verso Occidente Volterra ; a Occidente Pisa; tra Occidente e Tramontana Lucca; a Settentrione Pistoia; e tra Pistoia e Firenze, Prato. E tutte le suddette città vi concorrono pei loro traffici; per essere il Mercato d’Empoli, donde egli si ha preso il nome, celebre in tutta la Toscana, e di tutte sorte mercanzie. Chi fosse il suo primo edificatore non ne ho certa memoria (4) nè mi accordo io con l’opinione di un moderno, il quale io non ho letto ma inteso da uno, che dice averlo letto, che da Desiderio Re dei Longobardi Empoli fosse edificato (5). Il che io non voglio ostinatamente negare; e la ragione, che mi muove a credere il contrario è questa. Dicono, che dolendosi tutti i Pontefici Romani, che furono al tempo di Desiderio, dei suoi cattivi portamenti contro l’ltalia, e contro la Chiesa, mostrando loro che l’animo suo era di impadronirsene, e tolta via la giurisdizione della Chiesa, farsene re assoluto, si raccomandarono per ultimo a Carlo Magno.
Il che sentendo Desiderio, per purgarsi, in sua scusa disse a tutti i sudditi suoi ricordando tutti i benefizi, che egli avea fatto all’Italia, e fece un Editto, in cui disse di averla ornata, ed accresciuta di Terre, ed altre averne ristorate, edificato di nuovo Samminiato e S. Gemignano, mutato il nome Longola, Vetulonia, Turrena, e Vulturna (Città d’Etruria che dovevano esser bicocche in quei tempi) e chiamato ogni cosa Viterbo; ed il Tempio d’Ercole, per tor via l’ldolatria della Gentilità, averlo fatto chiamare S. Lorenzo; e Cività averla fatta chiamare Bagnoregio, in onore di Pipino perché quivi, secondo Annio si era bagnato. E tutto questo che si è detto è intagliato in una tavola di marmo, messa sopra la principal porta di S. Lorenzo, già Tempio d’Ercole; e molte altre cose pure sono in tale editto di cui io ora non ho memoria fresca come io avrei, se io avessi veduto l’Edificatore della mia Patria. Dopo tale editto però non potè edificarla, perché per le guerre avute con Carlo, ne andò finalmente prigione in Francia. Aggiugnesi che gli Antichi giudicavano gran fortezza edificare su i monti e non nei piani, come è Empoli. Ma troppo mi sono allargato intal debole (secondo me però) opinione. Lasciandola indietro, dico; che forse non errerebbe chi dicesse: Empoli essere stato edificato dagli Indigeni, aiutati dalla gran frequenza dei Faccendieri, i quali ogni otto giorni, si ragunavano, come anco oggi fanno.
Era in tal luogo, come io ho trovato, già millecento sei anni una Pieve intitolata S. Andrea. Era divisa da un’altra Chiesetta, per lo spazio di venticinque braccia , detta S. Giovanni, dove era, come ancora, il Battesimo , e chiamavasi la Pieve di S.Andrea, e dall’evento la Pieve (6) al Mercato; intorno alla quale a cento braccia incirca erano sei grandi casamenti, senza le casuole dei Faccendieri per necessità edificate, ed erano queste, e così chiamansi ora, una nella Via del Giglio, e riscontro quasi alla Via del Gelsomino (altrimenti Chiasso di Malacucina) una pure nella Via del Giglio, ma presso alla Pieve, (ora si dice l’Osteria della Gallesa ); la casa de’ Conti Guidi, Signori già quì e di largo Paese, posta sulla piazza grande; la casa del Castelluccio, nella Via Fiorentina, presso alla Chiesa di S. Giovanni, dove è ancora sur un cammino l’Arme dei Guiducci che è un Giglio; nella medesima Via la casa dei Pandolfini, che mostra grande antichità; e nella Via Senese, la casa de’ Pucci; Tutte le altre case erano fatte in refugio ai tempi cattivi concesse però da Emilia moglie di Guidoguerra, con consenso, e licenza di Guido suo marito, perche nè investi Prete Orlando Curatore, e Pievano di S. Andrea d’Empoli, e fecelo suo Procuratore a consegnare a tutti quelli, che erano sparsi per le Contrade, Borghi, ed altri Castelli della Pieve di S. Andrea, tanto terreno; e dirò il vocabolo del contratto che io ho visto e letto: Un Casalino dove eglino potessono edificare le loro case: e questa concessione fu nel 1119.
Mi occorre dire, che nel cavar terreno ci si vede qualche vestigio antico, e mura grossissime di case private; e non è quaranta anni, che cavandosi un fondamento, si trovò sotterra dieci braccia una Piramidetta alta una spanna. Era di marmo ed avea nel fondo una medaglia, che parea fatta di nuovo, con figura con celata in testa, e diceva Nausílverio; eravi il cognome, ma non me ne ricordo. Pensai allora, e penso che fosse nome Goto, o Lombardo. Questo sia detto per digressione. Torno donde mi son partito.
Queste casuale, non pensando quelli Abitanti se non all’utile, non volendo fare spendio, o per fuggire l’inclemenza del tempo, senza pensare altro, tutte furono fatte senza fondamento: le quali poi crescendo il popolo, ed il bisogno, senza fondarle altrimenti crescendo muri e palchi, lasciarono la cura di edificar meglio a chi veniva. Fu poi il paese cinto di mura, il che quando fosse, non ho mai trovato, ma per una piena a rovinarono in parte. Le mura, che si veggono nuove a sono da 80 anni in quà, fatte dalla Repubblica Fiorentina, e cresciuto il circuito intorno a venti braccia.  Cosa ridicola! Ma forse furono degni di scusa, non pensando che Empoli dovesse venir tanto frequente come egli è. Tornando alla Pieve di S. Andrea, le fu istaurata la sua Facciata (7) che ora si vede, nel 1093 come attestano i versi nell’Architrave, sotto il frontispizio cioè:

HOC OPUS EXIMII PRÆPOLLENS ARTE MAGISTRI

BIS NOVIES LUSTRIES ANNIS JAM MILLE PERACTIS

AC TRIBUS EST COEPTUM POST NATUM VERGINE VERBUM

QUOD STUDIO FRATRUM SUMMOQUE LABORE PATRATUM

CONSTAT RODULPHI BONIZONIS PRÆSBITERIRUM

ANSELMI ROLANDI PRÆSBITERIQUE GERARDI

UNDE DEO CARI CREDUNTUR IN ÆETERE CLARI

De’quali versi la traduzione è questa:
Quest’opera superba per arte di esimio maestro, fu cominciata negli anni 1093 dopo la nascita di G. Cristo. la quale opera si sa che fu compita per somma cura e fatica dei preti fratelli Rodolfo e Bonizone, di Anselmo, di Rolando, e del prete Gerardo. Onde a Dio accetti si credono chiari in cielo.
Del nome d’Empoli io non mi accordo col Giovio, che il nome suo latino sia EMPOLIS (8), perché aI più presto lo chiamo EMPORIUM come nome cavato dalla etimologia del vocabolo del mercato, che in tal luogo si faceva, e per serbare forse del nome antico la memoria, essendo chiamata la Pieve di S. Andrea, la Pieve al Mercato, e questo nome d’Empoli, è nel contratto della Contessa Emilia; e questo nome era al popolo familiare, per la Pieve di S. Andrea da pochi però conosciuto, e quasi da nessuno, se non dal Pievano e suoi Preti; perciò quei primi impositori cingendolo di mura, volendo riserbare il nome antico, ed il suo significato ma sotto altra lingua, lo chiamarono EMPORIUM: e sebbene in molti strumenti degli antichi Notai si trovò questo nome d’Empoli, che n’ho visti qualcuno, questo poteva nascere, che il nome appresso agl’idioti era più presto Empoli, che Emporium, ed i Notai in quei tempi rozzi, e poco scienti, forse per esser meglio intesi, più presto si accostarono al nome volgare, che al latino. Aggiungnesi a questo, che in quei tempi, o egli si disfece,o egli s’abbandonò un Castello, o Villa, che ella si fusse, discosto un miglio, chiamata a EMPOLI, a talchè non potendo quel popolo, o non sapendo, come interviene a tutti quelli che sono assuefatti a qualche cosa, dire EMPORIO, per la vicinità del luogo e per la vicinità del vocabolo, e per l’uso dicevano Empoli, e a quella Villa o luogo rimase il nome di Empoli Vecchio e così ancora si chiama

Fin qui per ora l’Anonimo Scrittore il quale mostra grande amore per la patria, e che come dice il Lami, non gabella i sogni, e le favole di Annio Viterbiense, ed il vanamente decantato Editto di Desiderio Re dei Longobardi, scrittura evidentemente apocrifa. Il medesimo poi và molte cose congetturando circa I’edificazione d’Empoli intorno alla Pieve di S. Andrea; ma non suppone punto, che quel Castello o Villa come e’dice, chiamato EMPOLI, discosto circa un miglio dalla detta Pieve, fosse in realtà I’antico Empoli, che dipoi restò distrutto, e diede motivo all’edificazione del nuovo. Ed ecco ciò, cheio prendo a dimostrare.
Il Sig. Domenico Manni nel Tomo X. dei Sigilli, Sigillo VII. dietro le notizie comunicateglì dall’eruditissimo Sacerdote Barlolommeo Romagnoli cappellano della nostra lnsigne Collegiata, non dubita di asserire che Empoli per la prima volta situato ove dicesi Empoli Vecchio di lungi un miglio dal luogo edificato di nuovo: e che prima veramente fosse ivi, lo giudicò ancora il Bartoloni nelle note del Bacco in Boemia, ed eccone le sue parole: Parmi da credersi, che Empoli antico fosse ove è colà vicino a quel villaggio oggidì Empoli Vecchio:» e n’è forte argomento non solo la denominazione d’Empoli Vecchio, quanto ancora un Breve di Alessandro IV Sommo Pontefice dei 3 Luglio 1258 da cui si conosce, che tre chiese parrocchiali in questo luogo esistevano, cioè Sancti Donati, Sancti Mamme (9) et Sancti Michaelis da Impoli Veteri, le quali chiese, che non erano distanti se non che pochi passi fra loro, avverte il Manni che a nulla sarieno servite se ivi non fosse stato un complesso di case, che si estendeva per gran tratto e che chiamavasi Empoli. E su ciò è ancora da notarsi, che per la parte di Levante, aveva questo Paese due altre chiese vicinissime, che una detta S. Maria in Castello o a Ripa; l’altra chiamata S. Lorenzo parimenti a Ripa: dal che se ne deduce ad evidenza, che la popolazione di detto luogo, e li intorno doveva essere assai numerosa. Un altro ar-gomento non men forte ci viene somministrato dallo strumento della Contessa Emilia (il quale a suo luogo sarà riportato) in queste espressioni “Emilia in omnibus observatura sacramentum, quod quondam Guido Guerra, vir suus lmporj juravit…….>> vuole che “omnes nomines Castellani, qui habitant modo in aliis Castellis de lmpori, et in Cittadella, et in Burgis et in Villis>> vengano ad abitare alla Pieve di S. Andrea. Il Lami “Historiae Ecclesiasticae Florentinae Monumentum. Tomo 3° a c. 1774 dice: Castellum Empulum quod in hoc instrunento nominatur Empulum Vetus est, quod adhuc nomen retinet…. sed pene deletum, ab Empulo novo M. circuiter P. ad occasum distat. >> Per lo che non s’intenderebbe come è si dovessero chiamare Uomini Castellani attualmente abitanti in altri Castelli d’Empoli, e nella Cittadella, e come questi dovessero dirsi altri Castellani d’Empoli se prima non fosse esistito un Castello di tal nome. Aggiungasi per prova maggiore la diversità delle espressioni usate in nominare il suddetto Paese, e avanti la distruzione dell’antico, e dopo l’edificazione del nuovo. ln una carta dell’anno 780 riportata nell’opera suddetta del Lami t. 4.°c. 101 la chiesa di S. Michele d’Empoli Vecchio si dice posto in Empoli cosi semplicemente, e senza veruno adiettivo; ivi «Ecclesia S. Michaelis in lmpore» e nella precitata Bolla d’Alessandro IV Sommo Pontefice, dell’anno 1258, questa chiesa si chiama « De lmpoli Veteri » per essere restato a quel luogo il nome di Empoli Vecchio, dopo l’edificazione del nuovo paese. come si esporrà in appresso; onde perciò descrivendosi in detta Bolla la situazione della chiesa di S. Ruffino si dice posta « Prope lmpoli Novum. »

Finalmente anche la Cronica 33 del convento dei minori osservanti di S. Maria a Ripa, scritta circa l’anno 1510 suppone che esistesse un antico Empoli, mentre il nuovo lo dice riedificato: eccone le prime parole -Cum apud Empoli Hetruriae quoque oppidum atque in fluminis Arni crepidine situm plures ecclesias atrox bellum adeo absumpsisset, ut nullo pacto vel certe satis difficulter post ipsius empolitani oppidi readificationem reparari possent. Il Manni nel t. X dei sigilli, sigillo sopra citato, esponendo ciò che ha trattato fin qui, aggiunge di più (secondo già le notizie ricevute) che la pieve d’Empoli Vecchio  fosse antichissimamente ivi – in luogo però appartato detto Prato Vecchio, ove dai contadini, è fama che si sieno trovate le vestigia di grande edilizio, a guisa di tempio rotondo, che secondo la tradizione pesata di tempo in tempo, si vuole, che fosse l’antica Pieve servita, dicono, prima al culto della dea Minerva dagli Empolesi adorata per cagione della mercatura, e del commercio: molti dei marmi di questo edilizio, si crede, che servissero al risarcimento delle tre chiese d’Empoli Vecchio (10) : lasciando stare nel suo essere quanto si è creduto circa l’esistenza del detto edilizio, dico soltanto, che non è punto verisimile che questo fosse l’antichissima Pieve d’Empoli Vecchio. Già si è veduto di sopra che la Pieve di detto paese fu la Pieve di S. Andrea fino, dal V. Secolo per quanto portano le memorie, e che questa Pieve, secondo il nostro anonimo, era situata ove è di presente. Nè deve fare specie che fosse lontana dal medesimo paese, intorno a un miglio, mentre anticamente le pievi erano situate fuori dei luoghi murati come scrisse il Lami in una lettera al nostro cappellano Romagnoli, e come ce lo dimostra finora l’esempio. Circa poi all’essere stato tale edilizio, un Tempio della Dea Minerva, rispondo, che difficil cosa è il congetturare a qual sorta di numi tribuissero questi popoli le loro adorazioni ai tempi del gentilesimo.

Anno 1015
Fino a quest’epoca si dice che Empoli fosse sotto il dominio dei Pisani. Il Tronci nelle sue memorie di Pisa a c. 11 ce ne dà in tal anno la prova col riportare l’appresso iscrizione, esistente una volta a Pietrafìtta, luogo distante da Empoli circa un terzo di miglio dalla parte di Firenze, che anche ora ritiene questo nome;

 TITUS. FLAMINIUS. ET. TITUS. QUINTUS. CONSULES. PISANI.

HIC. POSUERUNT. FINES. CIVITATIS. ET. COMITATUS. PLEBIUM. DIOCES. PISANÆ.

Con alquanta diversità si legge detta iscrizione nelle croniche di Pisa scritte da Bernardo Marangone, cioè:

TITUS. FLAMINIUS. ET. TITUS. QUINCTUS. CONSULES. PISÆ.

MILLIARIO. TRIGESIMO. SECUNDO. HIC. POSUERUNT. FINES.

AB. HINC. FINIS. EST. NOSTRI. EPISCOPATUS. ET . COMITATUS. PLEBIUM.

Differentemente pure la riporta Uberto Lanfranchi Arcivescovo di Pisa, in una sua memoria in cui descrive molte Pievi, che lino all’epoca suddetta erano dell’Arcivescovado di Pisa, fra le quali la nostra Pieve di Empoli; ma per altro pare similissima, anzi l’istessa che quella che dal Sig. Lami nella prima parte dell’Hodoeporicon, e dal Manni tomo XI de’sigilli, sigillo VIII si dice trovarsi a Luciano presso la villa dei Sigg. Antinori, sebbene dal detto Lami si noti, che Uberto o non la leggesse bene o non la vedesse o se ne stesse alle relazioni di gente trascurata ed ignorante allorché la scrisse nella precitata sua memoria (11). Eccone le stesse sue parole:

TITUS. FLAMINIUS. TITI. FILIUS. FLAMINIUS CONSUL. PISÆ.

XXXII. HIC. POSUERUNT. FINES. SUAE. CIVITATIS.

AB. HINC. FINIS. EST. NOSTRI EPISCOPATUS. ET. COMITATUS. PLEBIUM. (12)

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