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Tommaso Mazzoni: Una pizza Margherita


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La maggior parte dei sudditi crede di essere tale

perché il re è il Re, non si rende conto che in realtà

è il re che è Re perché essi sono sudditi(1).

Karl  Marx (1818-1883).

UNA PIZZA MARGHERITA

Margherita(2), e vino rosso

voglio berne a più non posso;

bevo il vino, non la pizza:

è la pizza che ‘divoro’

(non ci tengo al mio decoro).

Quando m’alzo son satollo;

rutto, corro, ballo e strillo,

saltellando saltellando,

perché tronfio e perché brillo.

tommaso mazzoni

Tommaso Mazzoni, l’autore.

Osservando la pizza margherita è facilmente rilevabile, infatti, che riporta su di sé, fragrantemente, i colori della bandiera Italiana: il bianco, per via della mozzarella, il rosso, per il pomodoro ed il verde per le foglioline di basilico.

Come sapete, basileia (basìleia), in greco, vuol dire proprio “regina”. Sembrerebbe, perciò, che tutto coincidesse, che tutto tornasse…

…purché non tornino però in Italia né re e regine, né prìncipi e principesse, né figure consimili.

Esprimo il mio parere personale, è logico, ma penso d’averne già avute ben donde, da parte mia.

Un “piccolo” esempio, tanto per capire la principale ragione di questa mia così decisa posizione?: l’avere, la Casa Savoia, trascinato in guerra il popolo italiano. Ad esso, a gente inerme ed innocente, fece subire di conseguenza, come si sa, ogni sorta d’angherie e di sofferenze da parte dei nazifascisti.

Va anche detto che Margherita di Savoia aveva anche lei manifestato aperta simpatia per il fascismo di Benito Mussolini (1883-1945), quest’ultimo corresponsabile, insieme al re, di tanti scempi.

“Regnava”, all’epoca dell’entrata in guerra, come re d’Italia (1900-1946), re d’Albania (dal 1939 al 1943), e “imperava” come imperatore d’Etiopia (1936-1943), l’Altezza Reale Vittorio Emanuele III (1869-1947). Ma avrebbe dovuto esser chiamato Bassezza Reale, da come era piccolo di statura; di questo almeno, però, non può essergli imputata alcuna colpa, se la colpa possa derivare dal non essere dotato di un’adeguata statura.

Vittorio Emanuele III fu – secondo me – il maggior responsabile del coinvolgimento dell’Italia nella seconda guerra mondiale e relative conseguenze, proprio perché capo. Le conseguenze, un capo, le deve intuire, non analizzarle a fatti scoppiati in mano. Non lo riscatta nemmeno un assai tardivo, quanto inutile ravvedimento.

Ma questo re era “ereditario”, per istituto monarchico. Altra motivazione, l’ereditarietà, per la quale una monarchia, di quale origine essa sia non ha importanza, non può andar bene.

Fra le monarchie – ricordiamolo – ci sono, tutt’oggi, regnanti, successori di briganti, affrancati per aver tratto profitto da malefatte di loro antenati. ¡E come sono ossequiati; e come li seguono con ammirazione, perfino quando compaiono in TV; per tacere, poi, di chi li guarda, ammirati, e li segue passo per passo, estatici, su rotocalchi prezzolati: cose da pazzi!

Non vi pare, per tutto ciò, che possa avere motivi sufficienti per il mio dissenso?

Dico dissenso, e naturalmente non potrei giungere mai a condividere l’operato di un assassino, sia pure per vendicarsi di un eccidio avvenuto proprio a Monza, dove il Bresci si recò rientrando appositamente dagli USA.

Alludo all’omicidio compiuto appunto dall’anarchico di Prato (Coiano, per l’esattezza) Gaetano Bresci (1869-1901). Condannato ai lavori forzati, morì suicida.

Rispondendo alle accuse della folla per l’uccisione di Umberto I di Savoia (1844-29 Luglio 1900), il Bresci, si fece catturare senza opporre resistenza e pronunciò la seguente frase: “Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il re. Ho ucciso un principio”.

Riporto qui anche il nome completo, e l’attributo, di Umberto I, ossia Umberto Rainerio Carlo Emanuele Giovanni Maria Ferdinando Eugenio, Principe di Piemonte. Manca solo un ultimo attributo, che aggiungo subito: Re.

A questo punto, non per prendere le difese di nessuno, ma occorre anche precisare il movente più a caldo, per così dire, che spinse il regicida a compiere quell’azione; ed è il seguente.

Umberto I aveva assunto un comportamento sempre più arrogante e dispotico, arrivando a decorare, ed anche a congratularsi personalmente con lui con un telegramma, il Generale Fiorenzo Bava-Beccaris, il quale fece uso addirittura di cannoni contro la folla, a Milano, durante una ribellione per via della tassa sul macinato. L’avvenimento che riferisco è del 7 maggio 1898. Sul terreno furono contati più di cento morti e centinaia di feriti. Le cifre sono approssimative e furono redatte dalla polizia dell’epoca.

Anche in questo caso ho esposto i fatti e non il mio parere, pure se un’idea, soprattutto per gli avvenimenti di un certo rilievo, ovviamente me la faccio sempre. Ma lo sapete bene, ormai, che non posso, ma soprattutto non voglio giudicare: questo spetta ad altri, semmai siano in grado; e a tal proposito, in questo mio stesso libro, se volete, potete andare a leggere il capitolo intitolato “Giustizia e Conoscenza”. Ne comprenderete meglio il perché.

Note e riferimenti:
(1) – Acquisizione dell’a. successiva alla stesura della presente lirica.
(2) – Sembra che un tal genere di pizza sia stata così chiamata in onore di Margherita di Savoia (1851-1926), allora regina d’Italia.

 

TOMMASO MAZZONICOSÌ IL TEMPO PRESENTE

Castelfiorentino (Firenze), venerdì 4 settembre 1992,  19.45′

Per gentile concessione. Diritti riservati all’autore Tommaso Mazzoni


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