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La domenica pomeriggio al Jaiss negli anni ’90

La Domenica Pomeriggio Al Jaiss Negli Anni ’90
Erano gli Anni Novanta e attorno a Empoli c’era solo una discoteca: il Jaiss. In molti della mia generazione la ricordiamo come una capitale della musica di tendenza di quegli anni, ma il Jaiss va ricordato con un ricordo ancora più affettuoso e precedente a questa compagine.

Paolo Santini: Un ponte d’autore per Empoli. Peccato che non lo sapesse. O lo avesse dimenticato

Paolo Santini: Un Ponte D’autore Per Empoli. Peccato Che Non Lo Sapesse. O Lo Avesse Dimenticato

Fino a poco tempo fa e per quasi sessant’anni Empoli ha avuto un ponte d’autore. E che autore! Ma viene da chiedersi se lo sapesse, Empoli, visto che nessuno in loco, – soltanto uno, il sindaco di Vinci Dario Parrini, in un’occasione pubblica accennò al grande autore – nemmeno negli ultimi mesi, ha celebrato questo grande ingegnere italiano, famoso per tante realizzazioni, ponti soprattutto, in giro per il Bel Paese  e per il mondo intero. Il ponte d’autore naturalmente era quello appena demolito, anzi “smontato”, fra Spicchio ed Empoli, e l’autore era Riccardo Morandi. Tanti ingegneri e tecnici a questo punto sobbalzeranno sulla sedia nell’udire il nome di uno dei mostri sacri delle costruzioni sopraelevate. Si, proprio lui, il genio del cemento armato precompresso, con sette brevetti sulla precompressione che portano il suo nome, citato in tutti i testi dell’ingegneria contemporanea. Morandi nel 1949 aveva progettato un ponte a travata sull’Elsa, in località Canneto – era l’estate del 1950 quando il ponte, che misurava 40 metri di luce, con conci di 1 metro e 16 cavi, costruito dall’impresa Fratelli Giovannetti, fu inaugurato – e poi, nel 1952 il ponte principale della cittadina empolese, un ponte a tre travate semplicemente appoggiate ciascuna di 32 metri di luce. L’inaugurazione della struttura avvenne nel 1954. Il ponte, ricordava Morandi, è insieme la conquista dello spazio e un fatto di pura forma, “e in questa opera si realizza la sintesi di architettura e ingegneria”; egli sottolineava come questi interventi debbano interagire con il paesaggio e con i suoi abitanti, “in un rapporto strettissimo tra necessità, dovuta alle esigenze del progresso, e una forma di tutela del patrimonio naturale – e paesaggistico, ndr – che passa attraverso la contaminazione con l’oggetto architettonico studiato per il contesto particolare”. In effetti anche il ponte empolese era ben inserito nel contesto dell’epoca; minimalista, razionale, sottile ed elegante, in confronto al pachiderma appena realizzato, un colosso poderoso nella struttura e negli ingombri, certamente più funzionale, speriamo più duraturo. Certamente meno elegante del ponte di Morandi.

La mancata “secessione” di Sovigliana e Spicchio verso Empoli del 1957 – di Carlo Pagliai

La Mancata “secessione” Di Sovigliana E Spicchio Verso Empoli Del 1957 – Di Carlo Pagliai

Ancora oggi molti se lo domandano: <<PERCHE’ SPICCHIO E SOVIGLIANA NON FANNO PARTE DEL COMUNE DI EMPOLI?>>

Eppure tale dilemma fu affrontato nel 1957, quando ancora le suddette frazione erano due modesti nuclei di case ben distanti tra loro, e divise da una notevole piana agricola ancora ben coltivata a mezzadria caratterizzata dal seminativo arborato; nella piana spicchiese il Rio dei Morticini era libero e non constritto tra le case e muri di cemento com’è oggi, e vi era ancora il famoso arginone che tagliava in due la stessa piana parallelamente al Rio. Ciò si può notare meglio osservando una foto aerea del 1953 presso l’IGM.

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