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Per quasi due secoli Spicchio e Sovigliana hanno richiesto, invano, il distacco da Vinci – di Paolo Santini

Riunione del comitato pro spicchio sovigliana

Riunione del comitato pro spicchio sovigliana

Il dopoguerra, fra mille difficoltà, vede avviare faticosamente la ricostruzione; da una parte è necessario ricostruire gli edifici, le strade, i ponti, gli argini, dall’altra, circostanza ben più difficile, è necessario ricomporre il tessuto sociale lacerato dalla dittatura e in ultimo dalla guerra. Si trattava adesso di creare una società nuova, autenticamente democratica, basata sui nuovi principi sanciti dalla Costituzione Repubblicana. In pochi anni da un paese distrutto l’Italia diverrà il paese del miracolo economico, simbolo di un benessere di massa; e si riaffacceranno ancor più prepotentemente rispetto al passato, le voglie di distacco da Vinci e di aggregazione ad Empoli, città simbolo dell’industrializzazione, del boom, considerata locomotiva trainante cui agganciarsi, da parte di Spicchio e Sovigliana. La vicenda dei tentativi di distacco del territorio di Spicchio dalla Comunità di Vinci ha origini antiche, ed è fatta di suppliche, invocazioni, petizioni popolari che hanno attraversato almeno due secoli. Agli inizi dell’anno 1863 alcuni abitanti di Spicchio e Sovigliana inviarono una petizione popolare – ricordiamo che a tale data sono trascorsi poco più di cinquant’anni dall’aggregazione a Vinci – nella quale invocavano il distacco del loro territorio dal Comune di Vinci; tale petizione approdò nel Consiglio comunale di Empoli, assumendo notevole rilevanza:

“ A dì 31 marzo 1863. Adunato il consiglio distrettuale di Empoli in sufficiente numero di quattro per trattare. Il sig. Cav. Antonio Salvagnoli ha letto la seguente formula di deliberazione: il Consiglio distrettuale di Empoli sentito che alcuni abitanti dei popoli di Spicchio e Sovigliana posti nel territorio comunitativo di Vinci domandano di essere staccati da quel territorio e congiunti a quello di Empoli e allegano per sostegno della loro domanda 1 la distanza di circa miglia sette che passa tra Vinci residenza comunale ed i detti villaggi e viceversa quella di circa un miglio tra i medesimi ed Empoli 2 la quantità e continuità dei rapporti con questa terra per ragioni industriali e commerciali 3 infine per il costante rifiuto del Municipio di Vinci alle loro premure di prendere efficaci provvedimenti e prevenire i danni di possibili inondazioni il rifiuto ed incuria alle quali essi attribuiscono i mali che soffrirono per la recente alluvione dell’Arno . Considerando che sebbene questa domanda meriti grande considerazione per le ragioni esposte e singolarmente per la aperta trascuratezza a provvedere alla tutela della pianura dell’Arno perché questo con le sue alluvioni non rechi gravi danni ai villaggi ed alla cultura di quella pianura. Considerando che non è conveniente di dare un parere su questa domanda senza conoscere esattamente lo stato economico delle due comunità interessate e senza verificare le esposte doglianze e senza consultare prima i legittimi rappresentanti delle due comunità di Vinci ed Empoli. Considerando che più urgente e di maggiore rilievo si è per tutti gli abitanti della Comunità di Vinci di appartenere alla delegazione di Empoli anzichè a quella di Fucecchio. Considerando che l’unica ragione per la quale fu aggregata alla delegazione di Fucecchio se fu quella di essere stato il suo territorio diviso da Empoli dal fiume Arno per un incomodo sempre e tal volta pericoloso ed anche impossibile mezzo di accedere a quel paese. Considerando che questo ostacolo è stato remosso con la costruzione di un ponte in materiali che congiunge stabilmente le due rive dell’Arno dirimpetto il paese di Empoli. Considerando che […] il popolo di Spicchio senza confronto questo territorio è più vicino ad Empoli che a Fucecchio, come si vede anche a colpo d’occhio, guardando la carta topografica del compartimento di Firenze. Considerando che oltre la maggior vicinanza materiale e la miglior via per l’accesso gli abitanti di quei popoli hanno tutti i loro rapporti commerciali ed industriali con Empoli ove si recano continuamente per ogni loro bisogno ed ove devono recarsi per trovare le vie ferrate livornese e senese. Considerando che è nostro dovere rappresentare al R. Governo i bisogni delle popolazioni da noi rappresentate legittimamente. Per questi motivi delibera: 1 Di non occuparsi della domanda di distaccare dalla Comunità di Vinci i popoli di Sovigliana e Spicchio finchè non sieno state consultate le comunità interessate di Empoli e Vinci. 2 Di raccomandare al Consiglio compartimentale di rappresentare al ministro di grazia e giustizia la convenienza non solo ma la urgenza per interesse universale di distaccare la comunità di Vinci dal circondario della delegazione di Fucecchio e di aggregarla a quello della delegazione di Empoli. 3 Di raccomandare al consiglio compartimentale di voler provvedere che siano a cura di chi spetta fatte le opere necessarie ad assicurare dalle alluvioni dell’Arno in tempo di piena i due villaggi di Spicchio e Sovigliana e la pianura interposta fra questi due stessi villaggi. I signori adunati facendo propria questa formula di deliberazione l’approvano e fu sciolta l’adunanza. Il Presidente Cav. Antonio Salvagnoli, Il Cancelliere F. Torracchi.”[1] .

In data 9 maggio 1863 il consiglio provinciale di Firenze accoglie il distacco dal circondario di acque e strade di Fucecchio, come suggerito dal consiglio di Empoli; ovviamente, con grande lungimiranza politica, la questione del distacco territoriale viene rinviata sine die e di lì a poco la richiesta non avrà più alcun esito. Numerose sono le petizioni inviate nel corso degli anni ed i comitati formatisi nel corso del Novecento, memorabile quella del 1938, ma quella che a nostro avviso merita davvero l’indagine più approfondita, che ci riguarda oltretutto più da vicino in quanto più prossima a noi dal punto di vista cronologico, è quella del 1957; si formarono due comitati, uno a favore ed uno contrario al distacco territoriale, ci fu una sorta di referendum popolare, la questione ebbe grande risonanza sui giornali e venne discussa animosamente in Consiglio Comunale.

Nel 1938 il responsabile di zona del P.N.F. aveva avviato la procedura per il distacco dal territorio comunale di Vinci dei borghi di Spicchio e Sovigliana, i quali sarebbero stati accorpati al territorio empolese unitamente ad alcune estese zone rurali limitrofe; in particolare Petroio, Collegonzi e San Donato ed i loro territori sarebbero stati aggregati ad Empoli in virtù di una sorta di “risarcimento” al Comune empolese per i costi aumentati che l’aggregazione dei borghi sull’Arno avrebbe comportato. Dobbiamo pensare ad un mondo in cui la produzione agricola rivestiva ancora un ruolo forte nello sviluppo economico delle comunità, quindi le zone rurali menzionate prima avrebbero senz’altro costituito un valore aggiunto per l’economia empolese. L’iniziativa cadde per una serie di circostanze concomitanti, soprattutto probabilmente per il sopraggiungere dell’inizio del secondo conflitto mondiale nel 1939. Passata la guerra, dopo la ricostruzione ed alla vigilia del consistente sviluppo economico e delle trasformazioni urbanistiche di Spicchio e Sovigliana, un comitato di cittadini nuovamente si riunisce con lo scopo di ottenere l’aggregazione di Spicchio e Sovigliana al Comune di Empoli. Era il 1957. Quasi contestualmente si forma un comitato, molto meno “popolare”, per l’integrità territoriale del Comune di Vinci. La cronaca dei fatti è efficacemente narrata da un cronista in un articolo del giornale “La Nazione”  che ripercorre, 2 anni dopo ed alla vigilia della decisione finale del Ministero degli Interni, la vicenda iniziata nel 1957:

”La pratica per il passaggio di Spicchio e Sovigliana dal Comune di Vinci a quello di Empoli è stata rimessa ieri l’altro dalla prefettura di Firenze al Ministero degli Interni. Questa notizia sparsasi ieri nelle due frazioni e di cui abbiamo avuto conferma da autorevoli fonti. La cosa meraviglierà, e non poco, dopo il quasi assoluto silenzio in merito, protrattosi per quasi due anni, dal giorno in cui le popolazioni delle due frazioni alla metà del febbraio del 1957, si pronunciarono, nella quasi totalità, a favore del passaggio al Comune di Empoli. Le ragioni addotte da queste due frazioni nella loro domanda furono condensate, come si ricorderà, nei seguenti tre punti: 1) che il territorio di dette frazioni giace in immediata continuità dall’agglomerato urbano del contermine comune di Empoli (da cui sono divise dal solo corso dell’Arno), mentre i centri abitati di Spicchio e Sovigliana distano rispettivamente 11 e 9 chilometri da Vinci; 2) che gli interessi industriali, economici, sociali, commerciali e culturali degli abitanti delle due sopraddette frazioni convergono per la loro totalità verso Empoli, mentre nessun legame di eguale natura esiste col capoluogo del tradizionale, ma anacronistico, attuale comune di Vinci; 3) che mentre nessun reale interesse può essere vantato dal comune di Vinci a conservare nella propria circoscrizione le due suddette frazioni, gli abitanti di esse hanno interessi vivi, reali, attuali a che le medesime siano separate dal comune di Vinci ed aggregate a quello di Empoli. Come è altrettanto noto, a Vinci si costituì un comitato d’integrità territoriale, il quale fece presente invece, che il danno che ne avrebbe ricevuto quel comune, qualora le due frazioni fossero passate ad Empoli, sarebbe stato addirittura irrimediabile per cui il problema doveva essere esaminato non unilateralmente circoscritto cioè all’egoistico interesse di una sola “parte” (quello delle due frazioni), ma di tutte le parti di cui il comune è composto. Dopo la raccolta delle firme nelle due frazioni su questo spinoso e dibattuto argomento furono chiamati a pronunciarsi il consiglio comunale di Empoli, che espresse all’unanimità voto favorevole ad accogliere nel suo seno le due frazioni, il consiglio comunale di Vinci che si pronunciò contro il passaggio, il consiglio provinciale che si dichiarò favorevole. Alla domanda fu allegato un grafico, riproducente il territorio che, secondo le richieste delle due frazioni, avrebbe dovuto passare al comune di Empoli e così per la sua esatta delimitazione, a norma di legge, i due comuni interessati avrebbero dovuto nominare una commissione, ma quello di Vinci si rifiutò. La prefettura allora fece eseguire dal genio civile i rilievi di questo territorio, circa 500 ettari, i cui limiti venivano a coincidere con quelli delle due parrocchie dipendenti dalla Propositura di Empoli. Conclusa questa parte, secondo la legge, il prefetto doveva rimettere la domanda al ministero degli Interni, allegando ad essa una sua relazione motivata. Secondo voci attinte da fonte autorevole, genio civile e prefettura avrebbero inviato al ministero degli Interni parere favorevole. Un indizio che sembrerebbe avallare queste supposizioni sarebbe il recente decreto prefettizio che stabilisce che i negozi delle suddette frazioni dovranno osservare lo stesso orario dei negozi di Empoli e rispettare ugualmente la chiusura festiva. E’ previsione generale che il ministero degli Interni si pronuncerà su questo problema in un tempo relativamente breve e cioè il prossimo anno.”.

Il consiglio comunale di Vinci, presieduto dal sindaco Guido Masi, aveva espresso a maggioranza un parere negativo pesantissimo; alla fine prevarrà su tutti gli altri. All’interno della stessa maggioranza ci furono i voti contrari da parte dei consiglieri comunali abitanti delle due frazioni. Facciamo un passo indietro: le ragioni che avevano indotto alcuni cittadini a formare un comitato per il distacco territoriale erano state ben condensate nelle pagine dell’opuscolo a stampa diffuso nei primi mesi del 1957 ;

“la domanda di cui trattasi è firmata non solo dalla maggioranza  (50%+1)[2] dei cittadini elettori o dei cittadini contribuenti, ma da un’aliquota tanto dell’una quanto dell’altra categoria, che supera l’ottantasette per cento del totale e rappresenta l’aliquota del settantacinque per cento del carico tributario complessivo: ne deriva che le condizioni volute dalla legge, per l’ammissibilità della domanda di cui trattasi, sono larghissimamente raggiunte e superate, come potrà essere agevolmente accertato dalle autorità cui la legge commette l’esame preliminare e l’istruttoria della pratica relativa”.

Come vediamo, subito nelle premesse del comitato si evidenzia il carattere popolare dell’iniziativa e la larghissima rete di consenso abilmente ottenuta dai promotori delle proposte contenute nel programma di distacco. Resta il fatto che una così ampia legittimazione popolare di questo comitato civico indubbiamente costituiva un segnale politico determinante; anche dopo l’esito negativo della proposta, l’opera di “ricucitura” fra la cittadinanza “del piano” e le istituzioni comunali terrà ben presente un tale movimento di popolo, circostanza che permetterà di avviare una campagna di investimenti pubblici  importanti ed attuare un massiccio decentramento degli uffici comunali in atto peraltro ancora al presente (conseguenza ovvia del fatto che oramai la maggioranza della popolazione del comune risiede in queste frazioni). Riprendendo il nostro ragionamento, vediamo quali erano i motivi addotti dal comitato per il distacco: innanzitutto i motivi d’ordine topografico. Erano questi i motivi più forti, caratterizzati dal fatto che il ponte aveva saldato definitivamente la città sulle due rive; interessanti gli esempi proposti e additati dal comitato:

“come se il comune moderno fosse la copia conforme del comune medievale da cui deriva e come se i ponti, per cui le opposte rive si collegano, fossero ancora da inventare e costruire! Se questo fosse un motivo attendibile, il territorio di Roma, Torino, Firenze, Pisa, e di chissà quante altre città, dovrebbe essere ripartito, per ognuna di esse, tra due comuni diversi.”.

Un ordine di motivi di carattere diverso, ma solo apparentemente, invece è quello commentato sotto la voce “Motivi inerenti all’efficienza dei pubblici servizi”; in questo caso si rimarca ancora in realtà la vicinanza del territorio comunale empolese che favorirebbe l’erogazione dei servizi pubblici in modo evidente, facendo diminuire le spese dell’ente erogante (il Comune di Empoli) il quale, praticamente a parità di costi fissi, potrebbe erogare servizi per le due frazioni contigue senza particolari aggravi semplicemente facendo un’”estensione” dell’acquedotto, dei servizi di nettezza urbana, e similmente degli altri. Oltretutto anche la vicinanza di tutti gli uffici comunali e statali avrebbe favorito senz’altro un miglioramento dei rapporti fra la pubblica amministrazione ed i cittadini. Un terzo ordine di motivi viene poi rubricato con il titolo “Motivi di carattere economico-sociale”. Si tratta di motivazioni complesse, il cui tratto caratterizzante però è identificato nel fatto che l’espansione industriale empolese tende a trascurare la parte di territorio vicina, cioè Spicchio e Sovigliana, situata in posizione strategica sull’asse ponte-ferrovia, ma pur sempre facente parte di un comune diverso. L’aspirazione dunque ad essere parte di una realtà unica, anche attraverso l’attuazione di un unico piano regolatore, è ribadita in quest’ordine di motivazioni in modo forte ed importante; tale circostanza inoltre avrebbe garantito ad Empoli un’espansione armonica sulla sponda destra e si sarebbe risolta in un vantaggio notevole per la città dal momento che l’espansione cittadina empolese risultava chiusa ed ostacolata dalla presenza della ferrovia, barriera artificiale condizionante, dal lato meridionale. Altri elementi, legati questa volta a circostanze relative al lavoro in quell’epoca, facevano a nostro avviso di queste motivazioni uno dei punti di forza dell’intera teoria del distacco. Il documento si articolava successivamente in una serie di paragrafi in cui si forniva una dimostrazione che il comune di Vinci non avrebbe in nessun caso ricevuto danni dal distacco delle due frazioni, semplicemente per il fatto che, pur vedendo diminuire le entrate tributarie avrebbe comunque visto di pari passo una diminuzione notevole dei costi relativi all’erogazione dei servizi pubblici in tale porzione territoriale. Le conclusioni proposte dal comitato si spingono su un registro che dà quasi per avvenuto il distacco ed ha il sapore di un agognato e raggiunto congedo definitivo:

“Ma è di comune evidenza che Vinci – fatto nome universale in quello del suo grande figlio Leonardo – tale rimarrà, per gloria comune di tutti gli italiani, quale sia per risultare l’ampiezza della circoscrizione territoriale del suo comune; che il titolo di “Città” compete a Vinci, non in quanto capoluogo di un più o meno vasto contado o di decentrate frazioni, ma in virtù della sua propria attrezzatura urbanistica, delle sue istituzioni culturali, delle sue attrattive turistiche e del nome fatto universalmente illustre da quello del sommo suo figlio; che, infine, a tale stato di cose, le frazioni di Spicchio e Sovigliana niente apportano, come da esso, del resto, niente ritraggono.”.

Le ultime righe dell’opuscolo costituiscono un vero e proprio accorato appello:

“ E si conclude pertanto, esprimendo il voto che la cittadinanza Vincese, gli abitanti delle altre frazioni del Comune, e, soprattutto, i componenti del Consiglio comunale di Vinci, vogliano serenamente valutare la propria situazione e quella particolarmente incresciosa degli abitanti di Spicchio e Sovigliana, in rapporto a tutti gli elementi di cui si compone il pubblico interesse generale, e non vogliano creare anacronistici antagonismi di campanile là dove gli abitanti di Spicchio e Sovigliana e quelli del restante territorio del Comune di Vinci – ognuno per la propria via e pur con i diversi mezzi naturali scaturenti da situazioni, aspirazioni ed interessi differenziati – non devono avere, gli uni per gli altri, che sentimenti di comprensione e di concordia, nonché unità di intenti, in vista di un superiore interesse, che trascende le contingenze dell’ora presente e la ristrettezza di un confine comunale.”.

La vicenda, come abbiamo visto, terminerà una volta per tutte con il mantenimento dei confini comunali invariati.



[1] ASCV, Preunitario, V, 50, Firenze 12 giugno 1863. Petizione dei popoli di Sovigliana e di Spicchio. Deliberazione del Consiglio Provinciale a cui è allegata la documentazione.

[2] Cfr. Comitato Popolare Pro Spicchio-Sovigliana, Relazione illustrativa, per l’aggregazione di Spicchio e Sovigliana al Comune di Empoli, Soc. Tip. Barbieri, Noccioli & c., Empoli, 1957.

Gli opuscoli in realtà furono due. Infatti, oltre a quello menzionato, venne elaborato e diffuso anche un altro documento stampato a cura del comitato per l’integrità territoriale del Comune di Vinci; A tale proposito cfr. COMITATO PER LA INTEGRITA’ TERRITORIALE DEL COMUNE DI VINCI, La verità su Spicchio e Sovigliana, Editrice Caparrini, Empoli, 1957.  Il comitato per l’aggregazione a Empoli era composto dalle seguenti persone: Firenzuoli Giovanni Presidente, Sac. Sergio Cioni parroco di Spicchio, Vignozzi Goffredo, Caponi Pietro, Orfatti Emidio, Tofanelli Raffaello, Corti Piero, Renucci Lido, Innocenti Emilio, Carrai Mario, Socci Giuliano, Salvadori Daneo, Fontanelli Bruno, Martellini Golfano, Sac. Ezio Canovai parroco di Sovigliana, Palatresi Giacomo, Del Sordo Flavio, Sabatini Luigi, Becarelli Serrano, Pettinati Remo, Chiti Paolo, Cinotti Gino, Santini Giuliano, Bertelli Luigi.

[3]  La raccolta delle firme avvenne il 16 e 17 febbraio e il 23 e 24 febbraio 1957. A Spicchio firmarono 882 su 1.010 elettori e a Sovigliana 628 su 660 elettori. Si racconta che la richiesta venne infine bocciata dalle autorità competenti, ma che servì a far dichiarare il comune di Vinci zona depressa, consentendo l’impianto di industrie con esenzione fiscale, l’espansione edilizia, la vendita di terreni agricoli, e l’arrivo di servizi essenziali. Al proposito cfr. G. VIGNOZZI, Paese – Storie vere e amene dell’ultimo secolo, 2004.

 

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