skip to Main Content

Storietta d’Empoli scritta da un Empolese – Trascrizione di Mauro Guerrini

Storietta d’Empoli

scritta da un Empolese

Trascrizione curata da Mauro Guerrini, 1986

 

Avvertenza

L’edizione del testo presenta due tipi di note: quelle contraddistinte dalle lettere dell’alfabeto (nella sequenza inglese) indicano l’apparato delle fanti, che informa circa i principali riferimenti bibliografici e storici. Quest ultimi sono tratti per buona parte da Lazzeri (ed. Bini, 1971) e sono inseriti entro virgolette di citazione. S’intende, cosi, sottolineare la cura filologica del canonico empolese; egli, infatti, ha corredato la sua Storia d’Empoli di un buon apparato critico, costituente una summa della storiografia empolese fino al suo tempo. Lazzeri, però, cita raramente la fonte da cui ha attinto principalmente le notizie (il Manni in particolare, del quale trascrive molti commenti).
Il secondo tipo di note, con utilizzo dei numeri arabi, costituisce l’apparato testuale, che segnala le varianti rispetto alle altre edizioni, i ripensamenti del copista, le variae lectiones. Tra le varianti non sono state indicate quelle strettamente grafiche (esempio, inclusione entro parentesi tonde di alcune frasi) o ortografiche (esempio, espressioni tipicamente sette-ottocentesche, peraltro rare, come onor per onore, lor per loro, pe’ i in luogo di per i, etc.). La punteggiatura è quella moderna, con conseguente uso grammaticale delle maiuscole. Le espressioni in forma diretta sono state inserite entro virgolette, precedute dai due punti.

Legenda

A Lami

B Lazzeri (1873)

C Pierrugues

D Lazzeri (1971)

La collazione è stata effettuata fra i testi a stampa: per il confronto fra le varie lezioni dei manoscritti della Storia d’Empoli del Lazzeri e, quindi, della Storietta ivi contenuta, cf. Bollettino Storico Empolese [57], p. 478 e 480.

← TORNA ALL’INDICE “Storietta d’Empoli – Edizione critica a cura di Mauro Guerrini”


Storietta d’Empoli

scritta da un empolese

Empoli, terra del dominio fiorentino, nella via di Pisa, discosto da Firenze sedici a miglia, fu edificata 1 nel più bello e util luogo, che forse in tutto il resto della Toscana si ritrovi 2. Corregli appresso manco di cento braccia il bel fiume e celebre d’Arno, il quale per i faccendieri b, dei quali la terra è piena 3, porta non piccola utilità.
Lascio stare il diletto, che di continuo si piglia di nuova pescagione, senza il piacere, chela gioventù si prende di bagnarsi, e ne tempi estivi esercitarsi al nuoto 4, e mille altri sollazzi, come 5 prova chi se ne serve.
Il piano dove è situato si stende 6 per luogo da Oriente in Occidente per molte miglia, ma da Settentrione a Mezzogiorno è in 7 tal luogo vicino a 4 miglia, e altrove più, e 8 manco 9 assai; con tutto ciò le montagnuole, che lo circondano gli portano oltre il grand’utile, una vaghezza sì grande, che porge a’ riguardanti maraviglìa, sendoché par fatto a gara dalla natura di 10 rappresentare una bella ghirlanda, che così pare a tutti quegli 11 che la 12 mirano voltando gli occhi in giro, e son più presto colline, che altro e con poca fatica si giugne 13 e alla lor sommità, e quel che le fà

a « Le sedici miglia sono computare per la via del poggio, perché per la via nuova del piano la distanza d’Empoli da Firenze è di diciotto miglia ».
b « Il traffico, che da questi nostri faccendieri si è sempre fatto in Empoli, comodamente per l’opportunità del fiume Arno diede motivo a Filippo Cluverio e dietro a lui al Lami nel precitato Hodoeporicon, di credere, che qui fosse il luogo che nelle tavole itinerarie dicesi portus e in portu, per la strada che va a Pisa. Ma il Lami corresse il suo parere nella prefazione latina di detta opera, con dire « opinio Clauverii, quod Empulum locus sit qui in tabulis itinerariis portus et in portu dicitur forte non subsistit, nam ex tabulis Peutingerianis Florentiae proprior locus esse videtur; et proprius Florentiam collocatus est etiam in tabula geographica qua Dempsteriana Etruria regalis instructa est ».

1 B D edificato. 2 B trovi. 3 C omette piena e aggiunge molto abbondante, 4 B D e di esercitarsi al nuoto nei tempi estivi. 5 B D che. 6 D estende. 7 A omette in e aggiunge steso. B D omettono in. 8 B aggiunge altrove. B D aggiungono ed altrove meno. 9 B omette manco. D omette manco e aggiunge meno, 10 A B D per. 11 B D quelli. 12 B D lo. 13 B D giunge.


più amate e, che coi loro arbori ogni sorta di saporosi frutti c abbondevoli, e all’uso dell’uomo necessari, e utili, par che vogliono 14 a gara colla 15 grassezza 16 del piano contendere. Né gli manca un’altra utilità, da farne non piccola stima, sendo posta in mezzo a grosse terre, e città, che attorno la circondano 17, e per i loro traffichi18 la tutte vi concorrono. E lasciando da parte le infinite e grosse terre, da Levante e Firenze, da Mezzogiorno Siena, più in verso Occidente Volterra, a Occidente Pisa, a Settentrione Pistoia e Firenze, Prato, se bene non città, terra grossissima e tutte le suddette terre 20 vi concorrono per i loro traffichi Il per essere il Mercatod

« Le colline prossime a Empoli, specialmente quelle verso mezzogiorno, oltre buoni frutti producono altresì ottimi vini. Il Redi nel suo ditirambo Bacco in Tuttavia, loda il vino di Monterappoli e quello del Cotone detto pisciancio. Ed il nostro Pier Domenico Bartoloni, parimente nel suo ditirambo Bacco in Boemia, oltre ai suddetti loda il vino di Loro, del Pozzale e di Granaiolo, luoghi tutti in vicinanza d’Empoli, a cui con estro poetico si volge con dire:

Buon pisciancio a te sull’Orme
Si dispensi dal Cotone,
Ed a quel quasi conforme
Diane Loro, e liberale
Ne cimenti al paragone
Altrettanto anco il Pozzale
E se il pisciancio e poco
A svegliarti il bel fuoco,
Per dar faci
Più vivaci
Spremer saprà più generosi grappoli
Granaiol non avaro, e Monterappoli.

E bonissimo ancora il vino di Sammontana, di Prunecchio, di Val di Botte, e di Ponzano, i quali sono tutti luoghi prossimi alla detta Terra d’Empoli ».

d «Empoli è stato sempre luogo di traffico, contribuendovi moltissimo, oltre la vicinanza dell’Arno e l’essere in mezzo a Città e grosse Terre, come dice l’Anonimo, il mercato, che vi si fa ogni giovedì della settimana, uno tra i maggiori della Toscana. ll traffico più forte degli Empolesi fu un tempo l’arte della lana, e ne profittarono a segno, che molte antiche case del paese ripetono le loro ricchezze da simile manifattura. Dicesi, che le coperte di lana lavorate in Empoli si commerciassero in tutto il dominio di Spagna, ed un personaggio di molto criterio asserì che a ciò allude il Cervantes nel suo romanzo, il « Don Chisciotte », avendo a forma degli altri drammatici e compositori di commedie, lavorata su di tal fatta’la sua favola. Vi è in Empoli da molto tempo una fabbrica di stoviglie molto accreditata.
Sebbene poi non appartenga direttamente a genere di commercio la esistenza in Empoli, da tempo immemorabile, del R. Uffizio del sale, che da Volterra, ove si fabbrica, condotto in questi magazzini, continuamente si spedisce quasi per tutta la Toscana, pure in questa occasione fo volentieri di ciò memoria, perché l’Azienda del sale apporta grande utilità al paese, non solo per le persone impiegate e servienti a tale Uffizio, quanto ancora per quelli che per terra, o per Arno si occupano ne’ trasporti del medesimo sale ›.

14 A vogliano. 15 B D con la. 16 D grossezza. 17 B D la circondano. 18 B D traffici. 19 A D aggiungono ma. B omette se bene non città, terra grossissima. 20 B città. 21 B D traffici.


 

d’Empoli, donde egli si ha forse22 preso il nome, celebre in tutta23 Toscana, e di tutte sorte mercanzie. Chi fusse24 il suo primo edificatore non 25 ho certa memoria, ne mi accosto26 io con loppinione27 d’un moderno, il quale io non ho letto, ma inteso da un, che dice averlo letto, che da Desiderio Re de’ Longobardi Empoli fusse28 edificato, il che io non voglio ostinatamente negare; e la ragione, che mi muove a credere il contrario è questa29. Dolendosi tutti i Pontefici Romani, che furono al tempo di Desiderio, de’ suoi cattivi portamenti contra l’Italia, e contra la Chiesa, mostrando loro, che l’animo suo era di impadronirsene, e tolta via la iurisdizione30 della Chiesa, farsene re assoluto, si raccomandarono per ultimo a Carlo Magno.
Il che sentendo Desiderio per purgarsi, in sua scusa disse a tutti i suoi sudditi31 ricordando32 i benefizi, ch’legli aveva fatto all’Italia33, e fece un editto e, avendola ornata e preservata di terre, e altre ristaurate34, edificato di nuovo Samminiato, e San Gimignano mutato il nome a35 Longola, Vetulonia, Turrena, e Vulturna città d’Etruria, che dovevan esser bicocche in quei tempi, e chiamato ogni cosa Viterbo; e36 Tempio d’Ercole, per tor via l’idolatria della37 Gentilità averlo fatto chiamare S. Lorenzo. E Civita averla fatta chiamare Bagnoregio, in onor di Pipino perché quivi, secondo Annio, s’era bagnato. E tutto questo 38 è detto 39, intagliato in una tavola di marmo, è 40 messa sopra la principal porta di S. Lorenzo, già Tempio d’Ercole, e molte altre cose pure41 in tal’editto, del che42 io 43 non ho memoria fresca come io avrei, s’io avessi visto 44 l”Edificatore della mia patria. Dopo tale editto o

e In realtà l’editto non fu mai emanato da Desiderio: si tratta di un apocrifo successivo. Lazzeri riconosce all’autore un « grande amore per la patria » e fa proprie le considerazioni del Lami, il quale loda l’Anonimo per il suo senso storico e perché « non gabella i sogni, e le favole di Annio Viterbese, ed il vanamente decantato Editto di Desiderio Re dei Longobardi, scrittura evidentemente apucrifa ».

22 B D omettono forse. 23 B D aggiungono la. 24 B D fosse.  25 B D aggiungono ne  26 A B D accordo. 27 B D opinione, 28 B D fosse. 29 A B D aggiungono  Dicono che, 30 B D giurisdizione. 31 A B D sudditi suoi. 32 B D aggiungono tutti 33 D in Italia. 34 A in cui disse averla ornata e cresciuta di terre e altre averne ristorate. B D in cui disse di averla ornata, ed accresciuta di Terre, ed altrove averne ristorate. 35 B omette a. 36 A B D aggiungono il. 37 A dalla. 38 A B D aggiungono che si 39 A B D aggiungono è, 40 A B D omettono è. Sopra è sulla riga superiore 41 A B D aggiungono sono 42 A B D di cui. 43 B D aggiungono ora. 44 B D  aggiungono veduto . 45 A B D  aggiungono però. 


 

non potette edificarlo 46, perché per le guerre avute con Carlo, finalmente n’ando 47 prigione in Francia. Aggiungesi che gli antichi giudicavano gran fortezza edificar su’ monti, e non ne piani, com’Empoli 48. Ma troppo mi sono allargato in tal debole (secondo me però) oppinione 49. Lasciandola indietro, dico che forse non errerebbe chi dicesse Empoli essere stato edificato dagl’indigeni, aiutati dalla frequenza de’ Facciendieri, i quali ogni otto giorni si ragunavano, e 50 come anco oggi fanno.
Era in tal luogo, come io ho trovato, già mille cento sei anni, una Pieve f intitolata S. Andrea, era divisa da un’altra chiesetta per lo spazio di 25 braccia, detta S. Giovanni, dove era, come è ancora, il Battesimo 51; chiamavasi la Pieve di

f « Il nostro Anonimo scrisse la sua storia, come rilevasi dall’istessa, l’anno 1567. In tal tempo adunque secondo il medesimo, esisteva la nostra pieve già da 1106 anni avanti, cioè nel quinto secolo. 
Il Lami nel tomo 4° dell’opera « Sanctae ecclesiae florentinae monumenta » non contraddice a questo sentimento, ivi a c. 101 – Si quis eius (ecclesiae Empuli) constructionem saeculo quinto consignat non contradixerim . . . saeculo nono ecclesia haec censum 618solvebat ecclesiae pisanae – e per questo appunto dall’anno 840 fino al 1012 si trova descritta per sei volte in un libro de censibus esistente nello archivio della chiesa pisana. Questa pieve fu dichiarata propositura da Clemente VII nell’anno 1531. Il suo piviere è uno dei più vasti della diocesi fiorentina, avendo un circondario di circa diciotto miglia, e anticamente comprendeva tante chiese parrocchiali, tutte soggette al pievano d’Empoli, come si rileva dalla Bolla di Celestino III dell’anno 1192 e dall’altra di papa Alessandro IV dell’anno 1258 esistenti nell’archivio del nostro Capitolo, e sono le appresso, delle quali in oggi sussistono quelle sole, che sono numerate nel margine. L’ordine di queste chiese e quello delle suddette Bolle, ma non ne decide la maggioranza.

S. Donnino presso Empoli; S. Lorenzo a Ripa; S. Lucia fra Empoli e Ripa, detta in cittadella;
1. S. Maria a Ripa; S. Donato; S. Mamante; S. Michele (quest’ultime tre a Empoli Vecchio); S. Stefano a Casciana; S. Cristoforo a Strada;
2. S. Iacopo ad Avane;
3. S. Pietro a Riottoli; S. Martino a Vitiana;
4. S. Cristina a Pagnana;
5. S. Leonardo a Cerbaiola;
6. SS. Simone e Giuda a Corniola; SS. Ippolito e Cassiano a Valle;
7. S. Giusto a Pretoio; S. Ruffino in Padule, ora presso i Cappuccini; SS. Iacopo e Filippo a Piazzano; S. Fiidiatio in Val di Botte;
8. S. Donato in Val di Botte, Prioria;
9. S. Maria a Fibbiana; S. Michele a Legnana;
10. S. Maria a Pontorme; S. Ponziano in Pratignone;
13. S. Maria a Spicchio;
14. S. Bartolomeo a Sovigliana;
15. S. Maria a Pretoio;
16. S. Michele alla Tinaia, eretta nell’anno 1786.

Anche il Capitolo di quest’insigne collegiata è antichissimo, trovandosi esistere fin dall’anno 1059 in una Bolla di Niccolò II sommo pontefice, diretta al pievano Martino e suoi chierici, viventi in comune. Il numero degl’individui componenti il detto Capitolo è stato vario secondo i tempi. In oggi vien composto dal proposto (prima dignità) dal decano e dall’arci prete, da dodici canonici ed inoltre da ventisei cappellani, cui servono otto chierici stipendiati ».

46 A B D poté edificarla. 47 B D né andò finalmente. 48 D come è d’Empoli 49 B D opinione 50 A B D omettono e. 51 A B D aggiungono e.


 

S. Andrea, e dall’evento la Pieve al Mercato; intorno alla quale, a cento braccia incirca, erano sei grandi casamenti senza le casipole 52 de’ Facciendieri per necessità edificate, ed erano queste, e così si chiamano 53 ora: una nella via del Giglio, e riscontro quasi alla via del Gelsomino, altrimenti Chiasso di Malacucina; una casa 54 pur nella via del Giglio, ma presso alla Pieve, ora si dice Osteria della Gallesa; la casa de Conti Guidi, Signore già 55. qui, e di largo paese, posta sulla piazza grande; la casa del Castellaccio nella via Fiorentina, presso alla chiesa di S. Giovanni, dove è ancora su’ un cammino l’Arme de’ Guiducci che è un Giglio 56; nella medesima via la casa de Pandolfini, che mostra grande antichità; e nella via sanese 57 la casa dei Pucci. Tutte l’altre case erano fatte di refugio a i tempi cattivi concesse però da Emilia moglie di Guidoguerra, con consenso preso 58 e licenza di Guido suo marito, perché ne investi Prete Orlando Curatore, e Piovano 59 di S. Andrea d’Empoli, e fecelo suo procuratore a consegnare a tutti quegli 60, che erano sparsi per le contrade, borghi, e altri castelli della Pieve di S. Andrea, tanto terreno; e dirò il vocabolo del contratto che io ho visto, e letto: « Un Casalino dove eglino potessino 61 edificare le lor case ». E questa concessione fu nel 1119 g.
M’occorre dire, che nel cavar terreno ci si vede qualche vestigio antico, e mura grossissime di case private; e non è più di 40 anni, che cavandosi un fondamento, si trovò sottoterra 10 braccia una piramidetta alta una spanna. Era di marmo, e avea nel fondo una medaglia, che pareva fatta di nuovo colla 62 celata in testa 63, diceva Nausilverio; eravi il cognome, ma non me ne ricordo. Pensai allora, e penso che fusse nome Goto, o Lombardo; sia detto questo 64 per digressione. Torno

g L’atto, redatto in latino, tuttora conservato nell’Archivio storico ecclesiastico empolese, segue di due anni la bolla di Gotifredo, Vescovo di Firenze, il quale ribadisce e riconferma i tributi e le rendite fondiarie, cui hanno diritto il pievano ed i suoi chierici, come stabilito da un diploma di Papa Niccolò II, datato 11 dicembre 1059. L’atto del 1119 ammonisce i Guidi (che miravano alla conquista della nascente Empoli) dal compiere espropriazioni delle terre della Pieve, seppure con la motivazione di costruirvi chiese o monasteri (« non facient aedificare . . . »), come concessione del conte Guido Guerra I e di sua moglie, la contessa Emilia di Sinibaldo. In questa bolla del capitolo, denominata impropriamente Instrumento della fondazione di Empoli, si prende formale impegno a difendere i diritti del pievano Rolando dalle eventuali sopraffazioni dell’imperatore germanico. Cf. L’archivio del capitolo [21], p. 34.

52  B D casuole. 53 B chiamansi. 54 B D omettono casa. 55 A aggiunge di. 56 A aglio, 57 B D senese. 58 A B D omettono preso. 59 B D Pievano. 60 B D quelli. 61 A B D potessono. 62 A B D con figura con. 63 A B D aggiungono e 64 B D fosse. 65 B D questo sia detto.


 

donde mi son partito. Queste casipole 66 , non pensando quegli abitatori 67 se non all’utile, o al poco spendio, e 68 per fuggire la inclemenza del tempo, senza pensar altro, tutte furono fatte senza fondamento; le quali poi crescendo ‘l popolo e ‘l bisogno, senza fondarle altrimenti crescendo muri, e palchi lasciarono la cura d’edificar meglio a chi veniva. Fu poi 69 cinto di mura, il che quando fusse 70, non ho mai trovato, le quali 71 per una piena rovinarono in parte. Le mura che si veggono nuove sono da 80 anni in qua fatte dalla Rep. Fiorentina, e cresciuto il circuito intorno a venti braccia: cosa ridicola! Ma forse furono degni di scusa non pensando che Empoli dovesse venire tanto frequentato 72 come egli è.
Tornando alla Pieve di S.to Andrea le fu ristaurata 73 la sua facciata h, che ora si vede nel 1093 come attestano i versi nell’architrave sotto il frontespizio, cioè:

Hoc opus eximii praepollens arte magistri

Bis novies lustris annis jam mille peractis

ac tribus et coeptum post natum Virgine Verbum

Quod studio fratrum summoque labore patratum

Constat Rodulphi Bonizionis, Presbiterorum 74

Anselmi, Rolandi, Presbiterique75 Gerardi

Unde Deo cari creduntur 76 aethere77 clari.

h « Si è creduto da molti che i marmi i quali adornano la facciata della nostra chiesa fossero serviti per un arco forse trionfale fabbricato in onore di qualche antico re d’Etruria a pié del ponte a Orme, per la parte di Empoli. Così la pensò anche il Bartoloni nelle note al Bacco in Boemia. E se fu cosi, se ne osservano anche in oggi le vestigia, benché in gran parte sotterrate, in due fortissime muraglie le quali sono a piè di detto ponte, nelle quali il precitato Bartoloni crede osservarvi i segni corrispondenti alla figura di quattro marmi grandi diafani, che si vedono tuttora nella suddetta facciata, giudicando di più che al medesimo arco appartenessero le due colonne antichissime, e di bellissimo marmo, che esistevano in essa chiesa presso la porta maggiore e che sostenevano i primi due archi della navata di mezzo, demolita dipoi nell’anno 1736. Dico solo, e pensi ognuno come vuole, che in occasione del riattamento e nuovo ornamento fatto alla facciata medesima nel 1802 furono trovati alcuni di detti marmi lavorati anche nella parte di dietro, ed in uno si leggeva, scolpito in caratteri romani – pacis – in un altro – legionis -, segno più che evidente che cotali marmi anche prima dell’anno 1093 erano serviti per qualche grandioso edifizio ».

66 casuole. 67 B abitanti. 68 A B D non volendo fare spendio o. 69 B aggiunge il paese. 70 B D fosse. 71 B omette le quali e’ aggiunge ma. 72 B D frequente 73 A B D istaurata.  74 A B D Praesbiterorum. 75 A B D Praesbiterique. 76 A B aggiungono in. D aggiunge et. 77 B aetere ed giunge: «De’ quali versi la traduzione e questa: Quest’opera superba per arte di esimio maestro, fu cominciata negli anni 1093 dopo la nascita di G. Cristo, la quale opera si sa che fu compiuta per somma cura e fatica dei preti fratelli Rodolfo e Bonizone, di Anselmo, di Rolando, e del prete Gerardo. Onde a Dio accetti si credono chiari in cielo.


 

Del nome d’Empoli io non m’accordo col Giovio, che il nome suo latino sia Empolis i, perché più presto lo chiamo Emporium come nome cavato dall’etimologia del vocabolo del mercato, che in tal luogo si faceva, e per serbar forse dal nome antico 78 sendo chiamata 79 la Pieve di S.o Andrea la Pieve al mercato; e questo nome d’Empoli e nel contratto della Contessa Emilia; e questo nome era al popolo familiare, e 80 la Pieve di S. Andrea 81 da pochi 82 conosciuto, e quasi da nessuno se non dal Piovano 83, e suoi preti; perciò quei primi impositori cingendolo di mura volendo riserbare il nome antico, e il suo significato, ma sotto altra lingua, lo chiamarono Emporium; e se bene in molti strumenti delli antichi Notai si trovò questo nome d’Empoli che n’ho visti qualcuno, questo poteva nascere, che ‘l nome

l « Il Lami nell’Hodoeporicon dice che il nostro autore « non pare che l’indovini, quando crede che il vero antico nome d’Empoli fosse Emporium, come ha dopo malamente creduto ancora il lodato Cluverio, poiché essendo questa voce greca, per conseguenza non è adattata e propria ad un luogo mediterraneo di Toscana, benché fosse conveniente alla qualità e commercio del luogo ». E nella prefazione di detta opera dice che anticamente questo luogo fu chiamato Empulum, come consta da un libro in cartapecora dell’archivio della chiesa pisana: Elpidius pleb. S. Andreae de Empulo, argentum denarii quatuor an. D, ad stil. Pis. 840; e cosi negli anni 891, 940, 992, in detto libro. Empulum si dice pure in un libro del coro della nostra chiesa dell’anno 1445 ed in altro del 1491 ed in una certa scrittura del 1475 appresso il Ceracchini nei « Fasti teologali del Collegio fiorentino ». Da Empulo poi ne fu fatto Empuli, e quindi Empolis, siccome è detto negli strumenti degli anni 1255, 1285, 1325, 1348, 1356, 1363 come dice il Lami nella suddetta prefazione, e cosi lo nominò Voglino di Giov. da Empoli, che nell’anno 1382 scrisse un libro di Excepti dello Specchia istoriale di Vincenzio Bellovacense; cosi Ugolino Verino, così Sebastiano Sanleolini, uomini culti ed assai letterati. Nelle antiche scritture e cartapecore si trova ancora Impoli, Impore e Impori, tutti nomi corrotti da Empulum. – Caeterum (Lami nella citata prefazione) Impori ab Empulum factum est, E in 1, U in O facile transeutibus; nam Impoli in instrumento anni 1106 pronunciatur et proclive insuper est apud trascos L in R convertireDa Impori poi, mutato l’I in E, se ne fece Emporium e trovasi così nel testamento di Melchiorre Ruffelli da Samminiato dell’anno 1519 e dal Bonincontri nel libro quinto della storia siciliana e da altri scrittori più recenti: Quaere (Lami come sopra) proclive fortasse fuit scriptoribus recentioribus vocabulum Emporium confingere eo magis quod graecum esse videretur et oppido denominando congruum. Si rammenta che la Pieve di S. Andrea intorno a cui fu poi edificato Empoli nuovo come si dirà a suo luogo, fu detta la Pieve al mercato. Caeterum Emporium nomen alicui oppido in Italia tributum reperire non erit, nisi generalis significatu, quo locus aliquis mercatus erre denotetur. Vi è stato chi ha creduto che il vero nome di questa Terra fosse Emappolis donde si era fatto il nome corrotto Empolis; ma di tali denominazioni, per quanto è mia notizia, non se ne trovano che due esempi; uno nel 1000 e l’altro nel 1012 nel precitato libro in cartapecora della chiesa pisana. Il vocabolario di Torino, senza nessuno esempio di antichi scrittori, Empoli lo dice latinamente Empolia ».

73 B D aggiungono la memoria. 79 B D essendo. 80 A B D omettono e aggiungono per. 81 D aggiunge la Pieve al Mercato. 82 A B D aggiungono però. 83 B D Pievano.

 


appresso agl’idioti era più presto Empoli, com’è ancora 84, che Emporium, e i Notai in quelli tempi rozzi, e come 85 poco scienti, e 86 forse per esser meglio intesi s’accostarono più presto 87 al nome volgare, che al latino. Aggiungnesi 88 a questo che in quei tempi o egli si disfece, o egli s’abbandonò un Castello, o Villa, ch’ella si fusse discosto un miglio chiamata Empoli, a talché non potendo quel Popolo, o non sapendo, come interviene a tutti quelli che sono assuefatti a qualche cosa, dire Emporio, per la vicinità del luogo e per la vicinità del vocabolo, e per l’uso dicevano Empoli, e a quella Villa o luogo rimase il nome 89 Empoli vecchio e così ancora si chiama j.
Questa terrai, dunque, sopra la quale io mi son disteso per venire a quel che io voglio or 90 dire 91, fu molto travagliata, e patì l’anno 1530 a dì 29 del mese di Maggio; perché avendo il popol Fiorentino cacciato di 92 Firenze Alessandro de’ Medici fanciullo, e figliuolo di Lorenzo Duca d’Urbino, e Ippolito 93 di Giuliano; perché in tal tempo Clemente 94 si trovava assediato in Castel S. Angelo 95 dall’esercito di Carlo V guidato da Carlo di Borbone, sendo ormai fuori di speranza d’aver per moglie la Signora Eleonora promessagli da Carlo V suo fratello, il quale la dette poi per moglie e Francesco d’Angolem Re di Francia, come e la natura de’ Principi, e’ quali per proprio utile mille volte il giorno renunziano 96 a mille giuramenti, volentieri venne il detto Borbone a’ danni d’Italia, forse per acquistare qualche stato, ma in Roma morì, e doppo 97 alcun tempo sendo tornato Clemente in sua libertà, pagata prima grossa taglia, giudico esser tempo di vendicarsi dell’ingiurie ricevute dalla città di Firenze.
Quietati 98, dunque, tutti i Principi d’Italia, e Francesco Re di Francia, coll’aiuto di Carlo V, il quale volentieri per mitigar la giusta collera del Papa, facilmente ogni aiuto gli concesse, mandando il suo esercito a’ danni di Firenze per rimettere i nipoti, il che gli successe, ma come andasse la guerra, non e mio intento narrare, sendo 99 stata narrata da altri assai bene. Ma questo ho io riandato,

Lazzeri interrompe a questo punto la citazione della Storietta, per riprenderla all’anno 1530.

k Da Questa terra . . . inizia la trascrizione del Pierrugues.

84 B D omettono com’è ancora 85 A B D omettono come. 86 B D omettono e. 87 B D più presto si accostarono. 88 A Aggiungasi. 89 B D aggiungono di 90 A C omettono or. 91 B D omettono dunque sopra la quale io mi sono disteso per venire a quel che io voglio or dire. 92 B D da. 93 B Ippolito. 94 B aggiunge VII Sommo Pontefice. D aggiunge [VII Sommo Pontefice] 95 A B C D Angiolo. 96 B D rinunziano. 97 A B C D dopo. 98 B Quietavano. 99 B D essendo.

 


sendo stata la presa d’Empoli, e suo sacco annesso a questa guerra. Né piglierei questa fatica s’ella fosse stata scritta fedelmente come fa il Giovio, che tanto s’accosta al vero, che poco gliene manca. Marco Guazzo dice 100 Empoli fu presa 101 per forza, ma a costui io perdono volentieri 102, essendo egli dell’ultime parti di Lombardia, se ne stette a quel che gli fu detto. Il simil dico di Fra Leandro. Ma io che mi trovai in fatto, e sempre fui all’intender curioso, senza odio o rancore ne parlo, e di più dire ardisco 103 mi che avrei auto 104 più caro che Empoli fusse 105 stato preso per forza, che essere stato da due dappochi 106 poltroni, e maligni sì goffamente a uso di montoni 107 venduto. E se bene par cosa difficile, e quasi un paradosso parlar contro a persone gravissime e già da ognuno accettare, dico che tutti 108 ne stettero all’altrui relazione, i quali o per creder troppo, o per non voler durar fatica d’informarsi da persone veridiche, o per debolezza d’animo, o per malignità mandarono a luce il sacco d’Empoli in ogni cosa contro alla 109 verità della storia, eccetto però il Giovio; il quale s’accosto tanto al vero, che se egli fusse così in tutte l’altre sue cose, non sarebbe così 110 da ognuno tenuto per sì solenne bugiardo. Ma il Guazzo ch’era Lombardo s’informò forse da qualcuno, che nell’assalto d’Empoli dovette della sua audacia esser gastigato, o forse da qualche brutto Spagnuolo, di cui il proprio è ‘l vantarsi, e per natura esser millantatore 111, e il buon Guazzo se la 112 credette. Il Guicciardino dice anche 113 Empoli fu preso per forza. A costui si può difficilmente perdonare, perchè sendo Fiorentino se bene in tal tempo era in negozi del Papa, poteva informarsi del vero, e non si lasciar uscir sì gran bugia di bocca, per non gli dar nome di mentita, se già non si scusasse col dire che le cose sue gli furono alterate. Ma sia qualsivoglia, la causa ei non la conta per il vero, come fa in molte altre sue cose 114 e, massime quando e’ piglia occasione di parlar di se stesso; e chi lo vuole scusate s’appicca, che le cose sue furono mandate fuora 115 doppo la morte sua 116 tutte fuor di quel ch’egli scrisse 117, perché non si sarebbe voluto metter a pericolo, che gli fusse 118 stato detto in sul viso da molti, ch’erano ancor vivi, e si trovarono in fatto così bene com’egli, ch’egli fusse un bugiardo. Il Giovio nelle sue storie pone ch’Empoli fu preso sotto la fede, e accostasi tanto al vero né particolari, che poco

100 A B C D aggiungono che. 101 B preso. 102 A B C D aggiungono perché. 103 B D ardisco dire. Dire sulla riga superiore rispetto a quella del testo. Il successivo più sulla riga superiore rispetto a quella del testo 104 B voluto. 105 B D fosse. 106 A B C D dappoco. 107 B mattoni. 108 B D aggiungono se. 109 B D la. 110 B D omettono così. 111 C milantatore. Il successivo e sulla riga superiore rispetto a quella del testo con un segno di inserimento. 112 A C lo. D le. 113 A B C D ancora dice che. 114  B D cose sue. 115 Nel testo ripetuto due volte: mandate fuora. 116 B D sua morte. 117 A B C D quante egli ne scrisse. 118 B D fosse.

 


gliene manca; e quel poco restò per non aver avuta fedele, e vera relazione. Ma io che non ebbi mai pratica, o cognizione di Guazzo, Fra Leandro, Guicciardini, o 119 Giovio, dico, che correndo l’ anno del nostro Signore 1530 del mese di Maggio sendo già stato il campo di Clemente all’assedio intorno alla città di Firenze per molti mesi, fu mandato parte dell’esercito per espugnare la Terra d’Empoli, reputato 120 in quel tempo fortissimo 121, e inespugnabile, e ripieno 122 di tutti i beni che si possono domandare, rifugiativi 123 come in luogo sicuro da molte Terre, che di lungi erano. Quivi si trovava di tutte le 124 sorte arnesi, e arredi più preziosi, e questa fu la cagione forse di tal impresa. Venne adunque il campo intorno a Empoli a di XV di Maggio in circa: et il giorno medesimo presero le trincee, le quali non so s’elle furono abbandonate, o poco difese da chi così voleva; basta che si scusarono dicendo di voler ritirare le genti nel cerchio della Terra; la somma fuga che si lasciarno 125 torre le trincee si vilmente, e senza morte di nessuno, ch’è una vergogna a ricordarsene. Andrea Giugni l, ch’aveva tutto il carico (qual che ne fosse la causa), lassava 126 d’ogni cosa il governo a Piero Orlandini. Moveansi le trincee dal canto che guarda Arno verso tramontana, e congiugne 127 la cortina, che sta verso levante, con quella 128 di tramontana; distendendosi il giro per la riva del 129 fiume, abbracciava un mulino m, poi tornando addietro al canto pur della medesima cortina, si congiugneano 130 con la cortina di Ponente: la notte seguente, e ‘l di poi, fu salutata 131 la Terra da certi pezzi d’artiglierie 132, posti nel fiume d’Arno di verso Levante, e tratti pochi colpi alla muraglia, dove se ne vede ancora qualche segno, e non molti al Campanile n e qualcuno in arcata, acciò percotessero 133 nel mezzo

« Il Giovio, nel libro 18 delle sue Istorie, narrando l’assedio di Empoli, dice che Andrea Giugni, nuovo podestà del paese, era uomo affatto ignorante della guerra ».

m « Il detto autore [Giovio] scrive che dalla parte del Sarmiento che con i suoi Spagnoli stata accampato tra il fiume Amo e l’Orme ‘per la prima e principal cosa Calcella Pugliese, maestro dell’artiglieria in pochi colpi ruppe le Mulina e le spezzò in modo che, opponendovi un argine, rivolse a man manca un canale d’acqua corrente il quale voltava le ruote e le macine, e poi empiva le fosse della Terra; e percio le fosse essendogli tolta tutta l’acqua del fiume [Arno] si seccarono, e i soldati spagnoli si confidarono di potere entrar dentro da quella parte’. È qui da notarsi che, forse perché in questo luogo l’Arno restava bipartito dal detto canale d’acqua, rimase al luogo medesimo il nome di Bisarnella, come si chiama anco in oggi ».

n « Il detto Campanile è quello della collegiata, unico in quei tempi: nella cui sommità vi fu fatto il ballatoio colla pergamena, l’anno 1619 ».

119 A B C Da aggiungono di . . . del . . . del.  120 Creputata. 121 C fortissima.  122 C ripiena. 123 A C D refugiativi. B rifugiatevi. 124 B D omettono le. 125 A B C D lasciarono. 126  A B C D lasciava. 127 B D congiunge. 128 D quello. 129 C dal.  130 A C D congiungevano. B congiungneano. 131 A C salutato. 132 B D artiglieria. 133 B D percuotessero.

 


della Terra, i quali per tutto poco danno feciono 134. In questo mentre dal Sarmento 135, General di questa impresa, fu mandato un trombetta confortando il Commissario che volesse far più presto prova 136 della clemenza, che per vano titolo di gloria mettersi a rischio della vita, della roba, e dell’onore, e ridursi all’ultimo esterminio, al quale si vedeva sì propinquo. Fu risposto dal Giugni, e l’Orlandino 137 volersi difendere insino a morte, e risposto di più: « Vedete che mura son queste? » Le quali parole doppo 138 il sacco furono interpretate, perché 139 dove egli mostrò colle mani le mura, quivi fu fatta la batteria, ch’era luogo più debole. Queste parole dal Sarmento 140 intese feciono, che a poco a poco si condusse l’artiglieria di 14 pezzi di 141 cannoni non forzati nelle trincee già dal campo inimico guadagnate, e piantate di là da un 142 rio d’acqua verso Tramontana discosto alla muraglia braccia 100 e non più, siccome ho poi mille volte a grand’agio 143 misurato; e tutti questi cannoni ben guardati dai gabbioni battevano le mura di Tramontana, e tre ovvero quattro furono piantati di verso Ponente pur sul fiume d’Arno discosto 144 un ottavo di miglio. Ciascuno di questi cannoni gittavano palle di bronzo di libbre 60 al meno, come fu poi mille volte pesato.
Era in questo tempo prigione nel campo delli inimici Giovanni Vincio, il quale osservò come amorevole della Patria, che spesso della 145 Terra nostra usciva, e spesso entrava un fanciullo e n’avvisò il Capitano del presidio, e gli dette i contrassegni del vestire, e della statura; il quale sendo stato preso da Lorenzo Orlandini 146, Lodovico Marsili, da Fabbrizio Monterappoli che ancor vive, da Girolamo Frescobaldi, e uno de 147 Corbinegli 148, e trovatogli lettere cucite nelle scarpe, unitamente andarono a trovare il Giugni, offerendosi, d’ammazzare l’Orlandini, al quale’ erano dritte 149 le lettere. Rispose il Giugni che il tempo non pativa di scoprir più nimici per non far più tumulto, a che si conobbe che anch’egli voleva così.
Tornando dunque alla batteria, ella fu cominciata il dì 27 di Maggio un venerdì a mezza notte; battevasi da tutte due le cortine e durò per insino a mezzogiorno del sabato, che fummo a dì 28 di Maggio 1530. In queste due batterie, massime quella che guarda Tramontana per esser sì propinqua, e per esserci 14 cannoni, fu rotto tanto muro, e tanti sassi dalla rottura caddono 150 nel fosso, che facevano poi

134 B D fecero. 135 B C D Sarmiento. – 136 D prove. 137 A C D Orlandini 138 A C D dopo. 139 A C D imperocché. 140 A Samiento. 141 Pezzi di ripetuto due volte: cancellato il prima con una linea orizzontale. 142 A C D dal. 143 C aggio. 144 C discosti. 145 D dalla. 146 A C D aggiungono da. 147 B da un certo 148 C Corbinelli. 149 B D dirette. 150 D caddero.

 


facile scala a chi dette l’assalto o. Fatta dunque in tal modo, e per fronte, e per fianco la batteria fu dato l’assalto sul mezzo giorno dalle fanterie nimiche, alle quali valorosamente dagli uomini della terra aiutati da quegli 151, che v’erano rifugiati, fu fatta onorata resistenza; né fu minore il valor delle donne, le quali tutte a gara pane e vino agli affaticati portavano per rinfrescargli, e sassi, e ogni sorta diarme per difendergli, animandogli a valorosamente operare, mostrando loro i piccoli figliuoli, e loro stesse per la salute de’ quali, e per l’onor loro dovessero la Patria difendere; e sopra le forze loro gittavano gravi sassi, i quali d’alto venendo facevano non poco danno agl’inimici.
Se bene io ho detto che la Terra fu difesa da Terrazzani, e da i rifuggitivi, non però defraudo l’onor di pochi soldati, i quali avendo più a cuore l’onore, che l’utile, non vollero mai abbandonar la muraglia, ancorché e dal Giugni, e dall’Orlandino 152 per più inanimargli 153 a valorosamente operare, erano chiamati alla piazza a pigliar danaro. Cosa tanto scellerata 154, che durerà fatica a trovarsi chi la creda; e pur fu vera. Volesse Iddio ch’io sapessi il nome di costoro, e fussi io bastante a fargli ricordare ne’ tempi avvenire; de’ quali soldati, che non furono venti appena, ne moriron due, o tre al più, e de’ Terrazzani con i rifuggiti sette o vero otto, coperti la maggior parte da un pezzo di muro gettato 155 a terra da un colpo d’artiglieria; tra queste 156 fu chiarissima l’opera d’un Moro, il quale con una clava lunga tre braccia circa 157, fece opere maravigliose e alfine gloriosamente morì.
Ributtato adunque il Campo con non poca sua perdita ch’erano intorno a ore 24 p, non stette molto a venir un trombetta al Giugni il quale per parte del Sarmento 158 chiese di poter sotterrar, e cavar la notte fuor che fossi certi uomini valorosi nell’assalto morti, per poter dar loro degna sepoltura, e di più che la notte

o « Già si disse che Diego Sarmiento si era accampato cogli Spagnoli di verso tramontana: il quale perciò da questa parte batteva la Terra. Dalla parte poi di ponente la batteva Alessandro Vitelli colle fanterie italiane, come scrive il Giovio ».
p « Anco il Mecatti nella parte seconda della sua ‘Storia’ dice che il campo nemico n’ebbe la peggio, e che fu si fattamente ributtato dai soldati d’Empoli e dai Terrazzani, che il Sarmiento si ritirò con animo di abbandonate l’impresa come impossibile a superarsi. Fra gli altri Empolesi che si distinsero in questa occasione si conta Socco Ferrante che, come scrive il Manni nel tomo 15 dei sigilli, sigillo decimo, impedì l’entrata dei nemici dalle mura già rotte; per lo che gli fu fatta una statua che si conservò per del tempo nella nostra Collegiata ».

151 D dagli uomini della Terra valorosamente aiutati da quelli. 152 C Orlandini 153 B D animargli. 154 D scelerata. 155 A C D gittato, 156 D questi. 157 A C in circa, D circa tre braccia. Il successivo fece ripetuto due volte: cancellato il primo con una linea orizzontale. 158 B C D Sarmiento.

 


non si tirasse 159 l’un l’altro; il che fu astutamente domandato e dal Giugni e 160 Orlandino malignamente conceduto, e osservato, perché la sepoltura s’aveva a concedere di 161 giorno chiaro, e se pur di notte concederla condizionatamente, cioè che né 162 il Campo facesse motivo alcuno fuor che cavar i morti de 163 fossi; perchè veggendo eglino 164 che i nemici mutavano l”artiglieria, sendo alquanto lume di Luna ma grandissimo chiarore com’è alla fine di Maggio, né lontano più che cento braccia se fusse stato uomo di guerra, o fidato, avrebbe protestato, che gli fusse stato mancato per fare il debito suo; e per ciò vidde la mattina 165 tutto mutato. Né questi mutamenti bastavano all’espugnazione della Terra. Aiuto la cosa, dovendo andar male la povera Terra, che il Tinto, capitano del presidio fidato, e amator di vera lode, il venerdì sera innanzi, che si cominciasse la batteria, stando a un canto della muraglia, fu colto di mira, e morto, e non nell’assalto, come vuole il Giovio, e fu da tutta la terra pianto, e da tutti per ferme creduto, che la sua morte fosse cagione della rovina nostra perché aveva dato molti saggi d’uomo di fede indubitata, e colla sua compagnia avria tenuto a freno quegli, che poi alzarono la faccia q.
Furono in queste mentre subbornati quattro, o sei vecchi decrepiti, e contro loro voglia inanimatigli col far loro scorta, e sicurtà, e condottigli dinanzi al Commissario tremando dissono 166 che non volevano ire a sacco, i quali da lui sarebbono 167 stati gastígati, se non che tra loro s’intendevano. Pure un disse all’Orlandino: « Capitan Piero, ricordatevi di me », a cui l’Orlandino rispose superbamente 168: «Io ho altra faccenda che pensare a fatti vostri». E qui erra il Giovio quando dice i Primi della Terra; perché Empoli non ha forma alcuna di Governo, se non di mettere qualche dazio per varie occorrenze, e anco ma di questo bisogna cavarne licenza dalla Città, altrimenti e nullo, e stiamo ubbidienti a ogni mezzo huomo 170, che la Città manda.
Cominciossi adunque questa medesima notte tra loro però a dar orecchie 171 a un poco d’accordo. Facilitò la cosa che l’Orlandino aveva nel Campo di fuori un

q « Il suddetto Tinto da Battifolle, Piero Orlandini ed Orbecco di Casentino, capitani vecchi di fanteria, erano stati lasciati alla guardia d’Empoli dal Ferruccio prima di partire per Volterra (così il Giovio) ».

159 A C D tirassero. 160 C aggiunge l’. 161 B il. 162 A C aggiungono pure. D neppure. 163 D dai. 164 A C D egli. 165 D aggiunge seguente il. 166 B dissero 167 B D sarebbero. C sarebbano. 168 B D superbamente rispose. 169 B anche. 170 C mezz’uomo, D mezzo uomo. 171 A C D orecchio.

 


suo fratello, o zio, che egli 172 fosse, detto il Pollo Orlandini; e per più facilitare la cosa, tutta la polvere del fartiglieria fu fatta sotterrare in 173 avello da morti adoperando in ciò un . . . .  aio di quattrino 174 da Empoli, e un ser Baccino da Cascina 175 Cancelliere della Comunità r, quello tutto tristo, e scellerato, e d’ogni vizio fido ricetto per insino 176 nelle fasce; questo forestiero nimico, maligno quanto si possa un uomo immaginare, piccolo, grasso, e di pelo rosso. Costor duoi dunque o con minacce forzati, o per dir meglio volentieri per ubbidire alla natura loro, nascosero tutta la polvere. Fecesi dunque l’appuntamento di dar la Terra salva la roba, e le persone, con questi patti di tenervi un poco di presidio a devozione del Campo. Levate adunque l’offese d’ambe le parti la Domenica mattina, che fummo a dì 29 di Maggio entrarono nella Terra certi capitani della parte di fuora 177 per fare i capitoli dell’accordo, o per più vero dire per mostrare di fargli, e in sull’orlo del fosso tutto l’esercito s’appresentò solo colle spade, e i Terrazzani in su le mura guardandosi l’un l’altro amichevolmente dove anco io, benché fanciullo d’anni quattordici mi 178 trovai. Non stette molto, che l’Orlandino, affacciandosi alle mura, fece chiamare il Signore Alessandro Vitelli, ch’era nel Campo vicino al rastrello delle trincee non più lontano di 40 braccia e gli disse: « Signore Alessandro non vi 179 è egli stato 180 promesso, che la Terra sarà salva, colla roba, e colle persone, e che a noi 181 mi basta ch’ella sia a devozione del Campo con un poco di presidio, levatone quello che ci tiene la Citta? » A cui il Vitello superbamente rispose: « Sì è». Rispose adunque l’Orlandino le parole 182 dicendo: «Questo mi basta ». E partendosi 183 con quei pochi compagni che seco erano se n’andò 184 alla piazza; né

r « Queste parole sono abbreviate nel testo e poste in margine; il Guerrazzi ne trasse un quattrini da Empoli! A.D. Pierragues ». La citazione è da: Calendario artistico letterario 1902, p. 142, n, 1. Il Guerrazzi ne parla nell’Assedio di Firenze [48]. La parola va sciolta in Niccolaio Niccolò di Agostino di Michele, detto Quattrino; egli e protagonista di un atto notarile stipulato il 4 gennaio 1524, che si trova in ASF, Notarile antecosemiano, G 138 (1522-1524), c. 191v. Devo questa notizia a Vanna Arrighi.

s Si tratta di Ser Bartolomeo di Lorenzo Nocchini da Cascina: fu cancelliere della Comunità di Empoli perlomeno dal 13 novembre 1528, quando redasse una riforma agli statuti di Empoli del 1428. Abitava a Empoli da tempo, da quando suo padre, Lorenzo, si era trasferito da Palaia, almeno dal 1525, anno in cui chiede al Podestà il permesso di trasferire (in data 27 dicembre) la famiglia a Palaia, presso alcuni parenti per sfuggire alla peste. Archivio storico comunale empolese, civile, n. 114, c. 94v. Devo questa notizia a Vanna Arrighi.

172 A B C aggiungono si. 173 A B D aggiungono un. 174 A B D omettono aio di quattrino. C ricco. 175 A B C D Cascia. 176 B D persino. 177 A C D fuori. 178 A C D aggiungono ci. 179 C D ci. 180 D omette stato. 181 C D voi. 182 A B C D omettono le parole. 183 B D portandosi. 184 A C ne andò.

 


molto stette, che venne un tamburo 185 alla batteria, qual 186 comandava, che 187 pena della forca, così i soldati, come i Terrazzani ognuno si dovesse levare dalla muraglia e ridursi alla piazza per far la mostra, e in battaglia andarsene alla porta, e aprirla, e metter dentro il presidio del Campo amichevolmente, e per più agevolar la Cosa tornò anch’egli a confortar la gente, che ubbidisse. Trovavasi appresso di Orlandino, Fabbrizio Monterappoli molto suo familiare 188, il qual, vedendo una così non mai più 189 udita sfacciataggine, gli disse: « Signore se noi ci partiamo, e lasciamo le mura sole e’ nimici entreranno senza aspettare d’esser chiamati ». A cui l’Orlandino con superbia ma più empiamente rispose: « Puttana 190 di . . . fate quel 191 che vi è detto ». Questo bando fu adunque subito ubbidito: tutti i soldati si ridussero alla piazza, gli altri se n’erano iti chi a casa, altri a veder l’ordinanza, altri a maladire la sua fortuna, che già si vedeva dove la cosa aveva a riuscire. Questo bando da’ soldati nimici fu sentito, e, viste le mura abbandonate, fu mandato da loro un soldato a riconoscere una non mai più udita ribalderia; il quale visto ogni cosa in abbandono, cominciò a gridare: « Dentro dentro 192, sacco sacco ». E così in un subito fu presa la Terra senza esser difesa. La preda fu grandissima di biada, grani e d’ogni sorta grasce, e in abbondanza, che poteva senza fatica dar le spese un anno intero a tutto ‘l Campo t. Fu fatto ognuno prigione, ma chi non fu cavato presto della 193  Terra venne liberato, perché il dì medesimo comparve Alfonso d’Avalo 194, Marchese del Vasto, il quale era mandato da Filiberto Principe d’Orange Generale del Campo a questo solo, che dovesse proibite il sacco; ma venendo egli tardi fece per quanto

« Scrive il Giovio che gli Spagnoli entrando nella Terra si trattennero alquanto nella fossa perché ne restarono impediti nel profondo dal tenacissimo fango, e così fangosi fino alla cintura s’aggrappavano; e aiutati per le mani de’ compagni passavano le mura. Il primo di tutti fu il Boccanegra, il quale, scendendo in casa dell’Orlandini giù per il tetto dove erano ricovrate quasi tutte le più nobili donne e molte matrone fiorentine per esser più sicure, le spoglio di tutti gli ornamenti loro insino ai vezzi, le anella e le corone, Il contrordine poi, del sacco, dato dal Marchese Del Vasto non pare che avesse effetto, perché in un Giornale A del Capitolo della nostra chiesa a carte 40 si dice che, essendosi trattenuti gli Spagnoli in Empoli fino al dì 3 del prossimo settembre, ebbero tutto il comodo di saccheggiare e portar via ogni mobile, panni lini e lani in gran quantità e danaro infinito, oltre i grani già detti di sopra, con ritrovare ogni segreto. Fu saccheggiato ancora la sagrestia di detta chiesa, a cui poi per ordine del Sarmiento fu restituita molto sacra suppellettile; ma molta si perdè, e si perderono pure due preziose Reliquie, una della S. Croce, l’altra d’una spina della corona del nostro Signor Gesù Cristo; le quali, incluse in due bellissimi reliquarii, erano state donate dal nostro canonico Francesco di Giovanni Brancadori nell’anno 1495, come costa dal Campione Beneficiale del Capitolo a carte 43 »,

185 C tamburro. 186 A B C D il quale. 187 A B C D aggiungono sotto. 188 A C famigliare. 189 A B C D omettono più. 190 A B D omettono Puttana e aggiungono . . . .  191 A C D quello. 192 A B D  omettono dentro. 193 D dalla. 194 C d’Avaloz


gli fu possibile liberar i prigioni. Non vi fu morto alcuno chiarissimo, e vero argumento 195, che non fu preso per forza, eccetto un solo Terrazzano, il quale arrogantemente, non sapendo cedere a sì gran furia, goffo, e temerario, si messe solo a volere difendere la sua casa, e dati certi colpì a un soldato, fu 196 ammazzato; ma poco il misero soldato se ne vantò, perché levate strida grandi dalle figliuole del morto, fu preso dal ministro del Campo, et avvoltagli una fune al collo legato 197 a un corrente messo attraverso alla finestra della casa del morto, fu indi allora 198 gettato, e appiccato 199, come io la sera medesima della presa d’Empoli viddi sendo stato liberato con mia madre e una piccola sorella, e un minor fratello, perché la mia casa era incontro a quella dove fu il caso. Onne 200 fatto di questo particolar menzione per mostrar che ‘l sacco fu ingiustissimo: perché se Empoli fusse 201 stato preso per forza, come vuole il Guazzo, fra Leandro, ma più il Guicciardino, era giusto anco il sacco, e lecito d’ammazzar ognuno; e io mi ricordo in particolare, che in capo a due anni mi fu rimandato per insino da Pistoia, né sapemmo da chi si venissero 202, certi arnesi di casa toltimi nel sacco: e non solo a me, ma a molti altri della nostra Terra da diversi luoghi furono 203 molte cose rimandate. Dell’Orlandino successe poi, che mai più né dall’una, né dall’altra parte fu visto volentieri; onde visse poi e morì meschinamente, ma non com’era il suo demerito, e da ognuno additato. Il Giugni ancora vergognandosi poi d’una tanta sua poltroneria, e dappocaggine, mai più ebbe fronte di comparire tra gli uomini, ma itosene nelle colline di Pisa a una sua villa, senza mai ardire 204 di tornare alla città, quivi insino alla morte dimorò, in questo degno di compassione, che non fu però tanto sfacciato ch’egli non si vergognasse. Francesco Ferruccio, stando in Volterra da lui recuperata, quando senti la verità del caso da Fabbrizio Monterappoli, che al tutto s’era in Empoli ritrovato 205, pelandosi la barba, e fremendo disse: « S’io sapeva già ch’egli fusse traditore non gli lassavo 206 mai la guardia d’Empoli » u. Erasi partito pochi mesi innanzi d’Empoli il Ferruccio con tutto il suo sforzo per ricuperar Volterra, com’egli fece, la qual s’era ribellata, lasciando in guardia l’Orlandino d’Empoli.

Storietta a penna d’Empoli

scritta da un empolese

u La trascrizione del Pierrugues termina qui. Lazzeri commenta: «Non resta alcun dubbio, secondo il Mecatti, che il Giugni e l’Orlandini non fossero i traditori d’Empoli, perché essendo stati citati non comparvero, e perciò come traditori furono dipinti e dichiarati ribelli ».

195 B C D argomento. 196 A B C D aggiungono da esso. 197 A B C D legata 198 D rimette allora. 199 B impiccato. 200 A B C D Honne. 201 B fosse. 202 A C D venissono. 203 A B C D furono. 204 A B ordine. 205 D trova 206 A B C D lasciava.


storietta di empoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back To Top