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Tommaso Mazzoni, da “L’involontario soggiorno” – Spunti ed appunti occasionali 2009-2012

105 – Il Beccuto

Oreste Ristori, detto “Il Beccuto” (il suo nome di battaglia), l’ho incontrato diverse volte quando io ero un bambino e lui, ho calcolato poi, era poco più che sessantenne. Ho pertanto conosciuto personalmente questo non comune personaggio, ma allora non potevo certo capire le tante cose che avrei potuto imparare da lui se appena appena avessi avuto qualche annetto in più.

Ristori se ne stava seduto sull’uscio di casa, in Piazza della Vittoria qui a Empoli. Così, quando passavo da lì per andare dal vicino fruttivendolo a svolgere qualche commissione per conto della mia mamma, mi fermavo ogni tanto presso di lui. Ed è proprio grazie a Ristori, che mi si è presentato un mondo nuovo (anche se comunque l’ho potuto scoprire e mettere a fuoco un po’ meglio, ma solo più tardi), e cioè un mondo nettamente imperniato sul materialismo.

La sua casa di allora in Piazza della Vittoria, come accennavo e se non ricordo male, era quella in cui si trova oggi l’interessante Museo dedicato a Ferruccio Busoni, e l’epoca era certamente dopo il 1939, ma non tanto oltre, poiché il Beccuto ritornò a Empoli reduce dalla guerra di Spagna, conflitto che ebbe a infiammarsi, appunto, negli anni 1936/’39.

Al momento che lo conobbi io, dunque, Oreste Ristori, in modo bonario ma piuttosto sagacemente, mi impartiva (per così dire) le sue lezioncine e mi prodigava insegnamenti, che trovavo davvero molto interessanti. E certo, questi, qualche impronta l’hanno lasciata, in me, che con il crescere io sono quello che sono, intendendo dire che non son diventato un baciapile; ma al tempo stesso nemmeno – trovo giusto precisarlo – un orso scorbutico.

Ho potuto da allora, però, vedere le cose da una visuale che in seguito mi è servita a fare certe considerazioni, e a spostare il mio punto di vista verso il piatto di una bilancia assai precisa, invece di continuare a vedere, e a seguire quella, alquanto “zoppa”, che fino allora ero stato portato a usare io.

Un pasticcetto, tale risultato che mi riguarda, cui ha fortemente contribuito e amalgamato successivamente il “clima” di Firenze, in un modo, sia da piccino che da adulto e poi anche da vecchio, che mi è stato davvero indispensabile per diventare “qualche cosa”, seppure indefinito.

A questo proposito e mutatis mutandis, approfitto di quanto attesta Giovanni Verga, proprio riferendosi a Firenze, ossia la Città dalla quale mi sono lasciato adottare: “Firenze è davvero il centro della vita politica e intellettuale d’Italia. Qui si vive in un’altra atmosfera […] e per diventare qualche cosa bisogna […] vivere in mezzo a questo movimento incessante, farsi conoscere, e conoscere, respirarne l’aria, insomma”.

Chiedo scusa per aver fatto questo mio ardito accostamento a Giovanni Verga, ma il punto di vista l’ho ritenuto assai calzante. Non tanto per azzardare l’impresumibile che riguarda però le alte qualità di Giovanni Verga, da paragonarsi – quando mai – alle assai improbabili doti mie, ma giusto, e direi assai propriamente, per confermare cosa significhino le frequentazioni, specialmente quando queste sono di un livello affatto comune. E i casi delineati, di Firenze, ma anche, perché no, del personaggio Oreste Ristori non sono certo da poco!

Resterebbe ora da stabilire, se ne fosse il caso, di quanto io ne abbia saputo e potuto avvalermi… Ma come si dice in analoghi casi, questa sarebbe già un’altra storia.

Nel dopoguerra al Beccuto fu intitolata una piazza: “Piazza Oreste Ristori”, appunto. Si trova qui nella mia Città, a ovest di Piazza Matteotti.

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