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S. Maria e i Medici: iscrizione lapidea e considerazioni – di Carlo Pagliai

L’epigrafe di cui propongo il contenuto e l’immagine in questo articolo, sembrerebbe non essere mai stata documentata in nessun testo fin qui pubblicato.

Qualora venisse data la prova di una testimonianza anteriore, provvederò ad aggiornare questo articolo, con gli opportuni riferimenti.  L’iscrizione lapidea è situata sulla facciata di un edificio ubicato nei pressi di S. Maria a Ripa. Tutto ha avuto inizio quando una nostra lettrice, Antonella B., mi dà notizia dell’esistenza di una epigrafe, il che preso dalla curiosità procedo a fare un sopralluogo, e la stessa lettrice mi anticipò che erano leggibili le parole <<Antonio Medici>>.

L’iscrizione è in pietra arenaria, ancora in buono stato di conservazione e perfettamente leggibile, seppure alcune porzioni risultino degradate o dissolte.

La granulometria è uniforme, di colore marroncino chiaro, e nel complesso è priva di fratture. L’edificio in cui è inserita, presenta le caratteristiche di una tipica “casa colonica”: un’abitazione riservata al colono e alla sua famiglia, che provvedeva a coltivare una porzione di terreno, il podere, per conto di un padrone, con il quale aveva stipulato un contratto di tipo mezzadrile.

La facciata su cui è apposta l’iscrizione si affaccia su quello che oggi è un cortile a comune e  comunicante con la Via di Ripa. Alla nostra lettrice hanno riferito che l’iscrizione è stata posizionata in quel punto in epoca successiva, infatti il corpo di fabbrica su cui è ubicata appare di epoca successiva al fabbricato principale.
Si riporta la trascrizione integrale:

D. ANTONIO

MEDICI

A.D. M.DCXVIIII

La data è certa, anno 1619, ed ora vediamo di capire chi era questo Antonio Medici, il cui nome compare nell’iscrizione.

Per prima cosa si è consultato la documentazione iconografica prossima a tale data, ovvero le Piante dei Capitani di Parte[1] pubblicate anche in un testo[2], ma non potendo pubblicare la versione originale della mappa, si riporta una mia rielaborazione esemplificativa tratta dall’originale mappa del <<Popolo di S. Maria a Ripa>>.

Pianta del Popolo di S. Maria a Ripa
Cap. di Parte Guelfa, Piante, t. 120 II° c. 304
Rielaborazione grafica a cura di Carlo Pagliai.

La mappa è orientata correttamente a nord, si facilita la lettura e individuazione degli elementi più importanti nell’odierna località di S. Maria a Ripa tramite numerazione:
1) Chiesa di S. Maria a Ripa
2) Chiesa di S. Mammagio (oggi S. Mamante)
3) Chasa di Vincenzio demedici

Facendo anche riferimento alle mappe catastali del periodo leopoldino, confrontandole con le attuali carte topografiche si può facilmente identificare l’edificio in questione rappresentato nelle mappe cinquecentesche con quello oggi posto circa all’incrocio di Via di Ripa con Via Bassa.
Sempre disaminando il corrispondente edificio censito nelle mappe dei Capitani di Parte (1580-1595) nelle sue adiacenti annotazioni si legge il nome del proprietario, presunto o certo, ovvero <<Vincenzio demedici>>.
La collocazione originale dell’iscrizione è effettivamente eccepibile, tuttavia notizie ed elementi descritti finora convergono a confermare che l’edificio sia stato di proprietà della nobile casata.

Sorgono automaticamente quesiti sul passato possesso di questi immobili da parte della principale famiglia fiorentina.
L’unico soggetto della casata dei nobili Medici che risulta pertinente è Don Antonio de Medici (Firenze, 29 agosto 1576 – Firenze, 2 maggio 1621), con la data dell’iscrizione che ricade dentro il suo periodo di vita. L’altro, <<Vincenzio demedici>>, ovvero Vincenzo De’ Medici censito a fine Cinquecento non si riesce a rilevare in prima battuta notizie dettagliate, se non che faceva parte di un ramo collaterale della casata. Difficile, al momento, capire il legame fra Vincenzo e Antonio, così come il passaggio di proprietà avvenuto, probabilmente per eredità, fra il 1595 e il 1619.
Antonio de’ Medici: personaggio controverso della dinastia granducale. Un quadro col suo ritratto è esposto nella Villa Medicea di Cerreto Guidi, oggi Museo Storico della Caccia e del territorio.

Il padre Francesco I era sposato con Giovanna d’Austria ma era invaghito della bella Bianca, pure essa sposata, e vi fu una loro relazione clandestina che suscitò grande scalpore soprattutto per l’assassinio di suo marito, morto in circostanze poco chiare.
Quando anche la moglie di Francesco morì i due si sposarono nel 1579, anche se in un primo momento le nozze furono celebrate in segreto, in quanto famiglia granducale considerava questa situazione fonte di scandalo.

Non meraviglia che Don Antonio, figlio di questa coppia e unico maschio sopravvissuto a Francesco I°, non fosse stato mai accettato come erede ufficiale del Granducato e aspramente avversato dallo zio, il Cardinale Ferdinando, poi granduca con il nome di Ferdinando I° dopo l’improvvisa morte di Francesco di Bianca Cappello nella Villa di Poggio a Caiano nel 1587.

Vincenzo de’ Medici: l’unico soggetto che sembra corrispondere per periodo e nominativo è il figlio di Lorenzo il Popolano (1463 – 1503 ) a sua volta figlio di Pierfrancesco de’ Medici, e cugino del più celebre Lorenzo il Magnifico; al momento non si rileva notizie dettagliate sulla vita di Vincenzo, con precisione sappiamo che non ebbe mogli nè discendenti, quindi dopo circa trent’anni, il possesso si trasmette in successione al ramo collaterale discendente di Giovanni il Popolano, che per intendersi è quello poi di Cosimo I° e del predetto Francesco I°, padre di Antonio.

Carlo Pagliai


Note e Riferimenti:
[1] Archivio di Stato di Firenze, Cap. di Parte, Piante, t. 120 II° c. 304
[2] Il territorio empolese nella seconda metà del XVI secolo, di W. Siemoni e L. Guerrini, Ed. Gonnelli, Firenze 1987, Cfr. pag 194-195

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