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S. Agostino: La Deposizione nella Compagna della Croce

Ieri 17 luglio 2014 nell’Oratorio della Compagnia della Croce, situato nella Chiesa di S. Stefano degli Agostiniani, il Governatore della Arciconf. Misericordia di Empoli, Pierluigi Ciari, ha presentato alla numerosa cittadinanza accorsa gli eccellenti risultati del restauro dell’affresco ivi ritrovato, in presenza di Walfredo Siemoni, Cristina Gnoni Maravelli, Lidia Cinelli, Don Guido Engels e Bruno Santi.

Veduta complessiva

Veduta complessiva – Foto di M.D.

L’Oratorio della Compagnia della Croce, situato trasversalmente al corpo della chiesa di S. Stefano degli agostiniani (o S. Agostino) venne eretto nel 1503 [1].
Sull’altare dell’oratorio si doveva effettuare un intervento di restauro al dipinto di Anton Domenico Gabbiani, e durante tale spostamento fu scoperta l’esistenza di un affresco del quale era ignorata l’esistenza, in pessime condizioni.
Con una certa probabilità esso potrebbe far parte di un ciclo di pitture della “via crucis”, in cui l’affresco raffigura la deposizione di Gesù dalla Croce.

Dopo tale scoperta l’ente gestore della chiesa di S. Agostino, ovvero la Venerabile Arciconfraternità della Misericordia di Empoli, si è prontamente adoperato per avviare un celere intervento di restauro e, per alcuni porzioni minimali, di ricostruzione.
L’affresco infatti fin da subito presentava degradato nelle coloriture e su alcune porzioni presentava danneggiamenti su alcuni tratti di intonaci; inoltre la scena centrale della deposizione si presentò contornata da una stonacatura lineare, quasi una cornice, alla quale il non facile intervento di restauro effettuato da Lidia Cinelli, ha apportato un efficace soluzione di ripristino della continuità materica, colorimetrica e scenica.

Gli studi e ricerche finora compiute non hanno rilevato elementi per attribuire con certezza la paternità dell’opera ma sufficienti per delineare alcuni aspetti in merito alla sua periodizzazione e al contesto storico attinenti all’opera.
Dall’opuscolo pubblicato[2] e distribuito in occasione del suddetto evento, si evince che  l’affresco troverebbe idonea collocazione temporale nel settimo-ottavo decennio del Cinquecento.

Breve descrizione
Nell’affresco sono raffigurati i personaggi classici della deposizione:
Maria Vergine (svenuta, sorretta da Maddalena), Giuseppe d’Arimatea (colui che acquistò il sepolcro e chiese a Pilato l’affidamento del corpo Cristo), Nicodemo (col berrettone che sorregge Cristo), e Giovanni l’apostolo (solo nel Vangelo di Giovanni viene riportata la presenza dell’apostolo ai piedi della Croce, in tutti gli altri i seguaci di Gesù erano già scappati; ciò rende l’opera non databile al Trecento o Quattrocento perché il Cristo veniva raffigurato morente ma glorioso).
Al di sopra della scena centrale della Deposizione vi è raffigurata una trabeazione.

LA FOTOGALLERY DI ALCUNI PARTICOLARI: foto di M.D.

Anno 1608: prima sostituzione con la tavola del Cigoli
In seguito, nell’anno 1608, la Compagnia della Croce fece collocare al di sopra di tale affresco una nuova tavola della Deposizione prodotta da Ludovico Cardi(1559-1613) detto il Cigoli[3], su cui in questa sede si esula gli indispensabili approfondimenti che trattati in un’apposita collana di articoli.

Anno 1690: seconda sostituzione con la tavola del Gabbiani
Successivamente tale opera fu particolarmente apprezzata da Ferdinando, figlio di Cosimo III (detto anche il “Gran Principe” poiché morì prima di diventare Granduca), appassionato collezionista di opere d’arte e pittoriche; egli infatti volle l’opera del Cigoli, e ne ottenne la donazione dall’Assemblea plenaria della Compagnia, per la quale l’inviato di Ferdinando III, l’abate Pizzichi, riferì ai confratelli l’avvenuta accettazione del dono (15 marzo 1690).[4]
Tutte ebbe inizio da una lite tra la Compagnia della Croce e i frati agostiniani per il quale fu chiesto l’intervento del principe finalizzato a dirimere la lite.
Una sorta di mediazione civile, diremmo oggi.
Tale donazione fu, fra virgolette, “compensata” con l’invio di una nuova Deposizione, realizzata dall’artista Anton Domenico Gabbiani(1652-1726), prescelto e protetto del suddetto principe. La data di consegna della copia del Gabbiani ruota attorno alla data del 29 aprile 1690, come risulta da una semplice annotazione nelle carte della confraternita.[5]

Note e Riferimenti:
[1] Tre autori per un unico tema: la deposizione della Croce, Empoli 2014, Cap. curato da W. Siemoni, pag. 11;
[2] Op. citata;
[3] Tre autori per un unico tema: la deposizione della Croce, Empoli 2014, Cap. curato da W. Siemoni, pag. 17;
[4] Ibidem, pag. 23;
[5] Ibidem, pag. 23 – ASFi Corp. Soppr. 704 filza 6 c. 227.;

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