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Quando si perde un amico – di Claudio Biscarini

Un amico è una cosa importante. Non sono mai stato facile nello scegliere le mie amicizie ma, con Giuliano Lastraioli, ci siamo capiti subito.


di Claudio Biscarini

 

 

 


Per me non è stato solo uno dei rari amici che ho trovato a Empoli provenendo da un’altra città: Lastraioli è stato un maestro.

Lui mi ha insegnato la filologia della ricerca, la serietà nello studio, l’onestà intellettuale super partes che deve avere chi cerca di raccontare la storia.

La verità, con la V maiuscola, non appartiene al ricercatore. Egli scava sempre, come una piccola talpa, un topo di biblioteca e d’archivio.

Ed è quello che faceva Giuliano. Ci siamo conosciuti nel 1987, una sera d’inverno quando, dopo avergli scritto una lettera dove chiedevo se il Bullettino Storico Empolese fosse stato interessato ad alcuni documenti tedeschi che avevo scovato negli Stati Uniti, mi ricevette nel suo studio di via della Noce. C’era anche un altro mai dimenticato amico che ho perduto (ma quanti ho lasciato sulla mia strada!) Piero Tinagli.

Quando tirai fuori le carte dell’ operazione Colpo di Tuono vidi gli occhi di Giuliano illuminarsi. Da quella data è nata un’amicizia profonda, sincera, rispettosa (non ci siamo mai dati del tu ma questo non ha mai pregiudicato niente).

Con lui abbiamo lavorato a quel libro che in tanti ancora ci ricordano come una pietra miliare nella storia empolese del  passaggio del fronte, Arno-Stellung. Per realizzarlo non ci limitavamo alla lettura delle carte e delle mappe, ma facevamo frequenti visite sul campo e io, che fino ad allora ben poco sapevo del territorio, ho imparato a conoscerlo grazie a lui.

Quanto ci siamo divertiti! Quante serate passate fino ad ora tarda nel suo studio a limare una pagina dopo l’altra, portarla alla perfezione come a lui piaceva! Spesso mi arrivava la telefonata “Biscardini (quando era in vena di scherzi mi chiamava così) c’è da aggiustare una cosa” e da lì lunghissime conversazioni fino a che non raggiungevamo l’accordo. Siamo sempre andati d’accordo io e Giuliano, mai un contrasto ma sempre civile confronto. Poi arrivò Kiwis a Empoli, e la conoscenza con alcuni reduci neozelandesi che erano stati nella nostra città, quindi la “battaglia” per i fatti di San Miniato con nuove scoperte ( quanto mi rimproverò perché avevo dimenticato nel mio archivio le carte del 337th US Feld Artillery che pubblicammo su La Prova!).

C’era, poi, il Giuliano che amava le serate conviviali con pochi amici scelti, ed era un vero divertimento. Brillante come non mai nei suoi ricordi, nella sua ironia, era un vero piacere stare a tavola con lui e passare alle ore piccole. Quindi c’era il Giuliano colto, molto colto. Forse ancora è troppo presto ma Empoli, un giorno, si accorgerà che cosa ha perduto.

Nessuno era in grado più di lui di analizzare, conoscere, approfondire la storia della città che amava. Su questa parte della sua attività ha lasciato innumerevoli pezzi di valore sul Bullettino Storico Empolese, rivista a cui era legatissimo come era legatissimo alla figura di Mario Bini di cui si sentiva portatore dell’eredità intellettuale. Era dissacrante Giuliano, nessuno, nemmeno il sottoscritto, è stato immune dai suoi strali ironici, ma profondi, quando una cosa non lo convinceva.

C’è stato chi l’ha presa male, alcuni malissimo, qualcuno gli ha tolto il saluto addirittura. Altri, come me, hanno appreso la lezione e l’ hanno apprezzato di più, cercando di far meglio una prossima volta. Dell’avvocato Giuliano Lastraioli e della sua capacità professionale lascio ad altri, più informati, giudicare ma io credo che sia stato uno dei grandi del Foro fiorentino. Altra istituzione a cui teneva tantissimo, il Rotary Club empolese.

Tante volte, quando gli raccontavo dei miei incontri con l’ingegner Socini Guelfi, già podestà di Siena, per intervistarlo, mi diceva che era stato proprio il Socini ad introdurlo nel sodalizio. Poi c’era il Giuliano uomo. Qualcuno, oggi, dirà che aveva un carattere difficile, addirittura impossibile. Forse qualche briciola di verità c’è. Io, però, ho conosciuto anche il Giuliano premuroso, che telefonava quando sapeva che non stavo bene, che si informava su mia figlia e su mia moglie mandando sempre i suoi saluti, che una volta, in occasione di un mio incidente d’auto con relativo ricovero ospedaliero, è venuto a trovarmi nonostante i suoi impegni pressanti, addirittura due volte. Mia moglie lo definiva un burbero dal cuore tenero e, secondo me, aveva ragione. Un galantuomo, Giuliano Lastraioli, un vero signore come esistevano una volta, certamente con i suoi difetti (scagli la prima pietra….) ma con tanti pregi che nascondeva dietro ai suoi baffi e nel fumo del suo inseparabile toscano. Mi mancheranno le sue telefonate, mi mancheranno le visite al suo studio, mi mancherà l’amico. Ciao Giuliano.

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