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Parigi val bene una Messa – di Claudio Biscarini

Se c’è una nazione e una città che ho visitato e che amo è la Francia e Parigi. Per questo, quando venerdì è scoppiato l’inferno lungo le strade che ben conosco, è stato un colpo al cuore. Intendiamoci: sarebbe stato lo stesso per ogni luogo ‘ché, quando si uccide così, è difficile non rimanere colpiti ma Parigi, per me, è un di più. Che cosa sta succedendo in Europa? Come possiamo difenderci?

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Parigi – Foto di C. Pagliai

Sgombriamo subito il campo da facili e populista interpretazioni: chi professa la religione del Profeta non è di per sé stesso un terrorista. Se non avessimo la memoria corta ci ricorderemmo di quella pistola P 38 su un piatto di spaghetti simbologia con la quale i tedeschi, negli anni ’70, assimilarono tutti noi come brigatisti rossi. Detto questo, non possiamo non affermare che siamo in guerra con una parte di questo Islam distorto. Siamo in guerra. Lo so che non ci siamo più abituati, ancora di più in una guerra come questa, ma facciamocene una ragione: lo siamo. E dalla guerra come ci si difende? Noi possiamo farlo in due modi

1) sul campo;

2) a casa.

Cominciamo dal primo. Un vecchio detto militare afferma che la miglior difesa è l’attacco. Nessuno lo ha mai smentito. Con il cosiddetto Califfato abbiamo perduto troppo tempo e, in guerra, quando si perde tempo si rischia, poi, di dover contare molti più morti. Volete la prova? Studiatevi la storia europea dal 1919 al 1939 e capirete quel che dico. L’Isis vince, lo abbiamo fatto vincere, e la vittoria è l’arma di propaganda più efficace. Essa permette di avere proseliti (nessuno si arruola in un esercito che perde), di poter conquistare territorio e quindi risorse e anche farsi amici potenti. Quindi priorità assoluta è battere sul campo i miliziani.

E con cosa? Dopo la seconda guerra mondiale creammo un organismo militare difensivo che chiamammo NATO. Dopo la caduta del muro di Berlino e del Comunismo, mentre il Patto di Varsavia andava in pezzi, la NATO è rimasta. E’ un organismo militare che raggruppa reparti di tutti gli eserciti europei. Facciamolo entrare in azione, e smettiamola di usarlo solo come spauracchio contro la Russia per far piacere ai paesi dell’est. Occorre una coalizione politica e militare che coinvolga la Russia, la NATO, i soldati di Assad, quelli irakeni ed iraniani e i curdi, la Giordania.

Gli aerei non bastano né son mai bastati: ci vuole, come ora piace dire a tutti, lo scarpone sul terreno. Venti o trentamila uomini dei reparti europei  più addestrati, forniti di ampia copertura aerea e con mezzi corazzati e artiglieria, supportati dalle armi tecnologiche più moderne che agissero di concerto con le truppe dei paesi sopra menzionati che già stanno combattendo, avrebbero sulle forze dell’Isis un impatto terrificante. Per battere Hitler fu determinante la coesione, pur con tanta difficoltà, dei vari soggetti militari e politici con un Churchill ferocemente anticomunista che non ebbe difficoltà ad allearsi con Zio Joe.

Ovviamente, tutti questi soggetti poi reclameranno il conto ma, politicamente, bisogna prevederlo ed essere pronti a pagarlo. Quindi si devono sciogliere i nodi (politici) di una nazione curda, dello stato Palestinese, della sorte di Assad, con intelligenza. I tempi dei rinvii son finiti qui si rischia la testa e che anche Israele se ne faccia una ragione. Altro fronte politico: far uscire dall’ambiguità nei rapporti col Califfato paesi come la Turchia e l’Arabia Saudita. E’ il tempo del o con noi o contro di noi.

La disfatta del Califfato porterà anche, necessariamente, alla fine dei suoi traffici, di tutto quello con cui si finanzia: vendita del petrolio, vendita di oggetti d’arte, traffico di droga, donazioni dall’estero. Quindi la sua caduta è irrinunciabile se vogliamo avere una possibilità in questa guerra. E’ stato detto che l’Occidente non è pronta a sopportare lunghe liste di soldati caduti sul campo. Certamente c’è del vero in questo, ma la domanda, dopo i fatti di Parigi e quelli che probabilmente, ma mi sentirei di dire quasi sicuramente, seguiranno è: l’Occidente è quindi pronto a sostenere lunghe liste di civili uccisi a casa propria?

E’ pronto a cambiare totalmente le sue regole di vita? Un militare, sul campo, grazie al suo addestramento e al suo armamento ha molte ma molte più possibilità di farla franca di fronte ad un attacco anche improvviso, di un civile. Quindi, anche di questo facciamone una ragione. Quando ci si arruola si mette purtroppo in conto che si può morire. Basta anche con le analisi a posteriori. Lo sappiamo tutti che l’Europa e gli Stati Uniti hanno commesso degli errori gravissimi nel passato. Io stesso, che passo per guerrafondaio a causa dei miei studi ma che non lo sono affatto, ero contrarissimo alla guerra in Irak, a quella in Afganistan e ai bombardamenti in Libia e Siria. La democrazia non si esporta, o un popolo ci arriva da sé o ciccia. Ma so anche riconoscere, proprio grazie ai miei studi, quando una guerra è inevitabile per il bene comune. Lo fu nel 1939-45 e lo è anche oggi. Poi, la politica riprenda il suo corso possibilmente con più intelligenza.

E in casa nostra? Le difese in una guerra terroristica sono necessariamente inadeguate. L’effetto sorpresa sarà sempre dalla parte degli attaccanti, troppi sono gli obiettivi. L’unica difesa è il potenziamento dell’Intelligence con un coordinamento capillare tra i Servizi di tutti gli stati Russia compresa.  Bisogna che gli 007 europei la smettano di sorvegliarsi a vicenda e si orientino tutti sull’unico obiettivo, battere i terroristi sul tempo. Ma perché questo sia sufficiente, tutti noi dobbiamo rinunciare  una parte della nostra privacy perché le intercettazioni e il controllo sul web sono indispensabili in questo tipo di lotta al terrorismo. Quando siamo in guerra si può anche cercare di rimanere nella normalità ma alcuni accorgimenti sono indispensabili.

Durante i bombardamenti, nel secondo conflitto, la gente andava a letto a volte vestita e sempre con il “bagaglio a mano” pronto, in caso di necessità, per scappare nei rifugi. Vita normale ma con judicio. L’altra cosa che dobbiamo fare è stare all’erta. Occhi aperti sui treni, negli aeroporti, nei ristoranti,  nei bar, nei cinema e teatri, allo stadio, nella metrò e nei bus, nelle discoteche e per strada. Se si notano cose strane, segnalare, segnalare non fare finta di non vedere. Meglio una corsa inutile della polizia che una strage. Ricordarsi che potrebbe toccare a chiunque di noi o ai nostri figli. E’ notizia di oggi, data ad Agorà dal giornalista Sorgi che si trova a Londra: ieri sera, andando a mangiare con la famiglia in un ristorante, è stato perquisito dai camerieri all’entrata: grandi gli inglesi, sempre pragmatici senza piagnistei inutili. Questo è l’atteggiamento giusto, la polizia, i Carabinieri e tutte le Forze dell’Ordine non possono essere ovunque e quindi tocca ad ognuno di noi. Spesso, una segnalazione efficiente e immediata, salva le vite. Quindi, signori: Augen Auf!

Claudio Biscarini

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