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Monuments men in Valdelsa – di Claudio Biscarini

Cranach, Adamo ed eva: presso gli Uffizi

Cranach, Adamo ed eva: presso gli Uffizi

E’ di questi giorni, nelle sale cinematografiche, un film americano dal titolo Monuments men. Il regista e attore principale, è George Clooney e il cast si avvale di nomi di prestigio dell’universo holliwoodiano come Matt Damon[1], Bill Murray[2], John Goodman[3], il francese Jean Dujardin[4] e Cate Blanchet[5]. La storia è sconosciuta ai più, molto intrigante anche se narrata con piglio tutto statunitense: le vicende che videro protagonisti un pugno di uomini, tutti esperti e conoscitori d’arte, che furono catapultati sul fronte occidentale con due scopi, segnalare ai comandi interessati le principali opere architettoniche e d’arte presenti sui territori dove ci si accingeva a combattere e ritrovare le innumerevoli opere d’arte, dipinti, sculture e altro, che i tedeschi avevano trafugato in Francia, Belgio e in tutte le nazioni che essi avevano occupato.  Il film, pur non essendo eccelso, apre una finestra su una storia pressoché sconosciuta della seconda guerra mondiale.

Una storia che ci appartiene da vicino, ma che la nostra filmografia non ha mai narrato. Eppure, c’è da far impallidire una normale spy-story. Fin dallo scoppio della guerra, infatti, in Italia ci si preoccupò di salvaguardare le città d’arte, le opere, le infrastrutture architettoniche di quello che è considerato il Paese con più alta densità di “bello” nel mondo. Se proteggere dai bombardamenti aerei città come Siena, Perugia, Roma, Assisi, San Gimignano, Firenze solo per rimanere nelle nostre vicinanze, fu un problema, le opere mobili, comprese le biblioteche, furono nascoste in luoghi che si ritenevano sicuri, di solito ville e castelli in campagna o monasteri. Il problema si acuì dopo l’8 settembre 1943, quando ai bombardamenti alleati si unì la rapacità dei tedeschi. I Soprintendenti dovettero instaurare una vera guerra tra loro e i membri delle varie unità tedesche in caccia dei tesori d’arte italiani, da donare a Hitler o al Reichsmareschall  Hermann Gōring per la loro collezione privata.  Subito dopo l’armistizio, i tedeschi instituirono il Kunstschutz , guidato dallo SS-Standartenführer, professor Alexander Langsdorff con il compito di proteggere le nostre opere d’arte. Gli uffici degli istituti germanici di storia dell’arte in Italia fornirono funzionari competenti in materia, come il professor  Ludwing Heydenreich, direttore dell’istituto d’arte tedesco di Firenze.

Proprio Langsdorff fu protagonista di una azione nella nostra zona. Nel castello Guicciardini di Oliveto, a pochi chilometri da Castelfiorentino, erano state depositate diverse casse contenenti opere d’arte provenienti dalla Galleria degli Uffizi. Il castello, a metà luglio 1944, si trovava sulla linea del fronte tenuta dalla 29. Panzer-Grenadier-Division. Proprio il Panzer-Grenadier-Regiment 71 di questa unità teneva la zona di Oliveto e il suo comandante, Oberst Krüger, ricevette la visita del parigrado delle SS, Langsdorff il 17 luglio 1944. Il professore fece ricoverare le casse nei sotterranei del castello, ma richiese anche automezzi per trasportarle altrove. Il 19 luglio, l’uomo delle SS riuscì ad avere un mezzo per trasportare verso Firenze le due opere più note contenute nel castello: l’Adamo ed Eva di  Lucas Cranach. La destinazione finale doveva essere la Germania, e probabilmente la collezione privata di Hitler che li aveva ammirati a Firenze nel 1938. Partirono per Firenze anche 189 quadri, 9 sculture e 37 casse tenute a Oliveto. Dal 25 luglio, su ordine specifico del Führer, tutte le opere d’arte nascoste nelle ville e castelli in Toscana dovevano essere portate a nord, per “proteggerle”. A Langsdorff, in un momento in cui ogni autocarro e goccia di benzina per le truppe combattenti era preziosa, furono dati numerosi camion e litri di carburante per questa operazione.  Ma la partenza di queste colonne di mezzi venne seguita dagli uomini del nostro più importante Monuments man, Rodolfo Siviero da Firenze. Uomo scomodo, perché sincero, gran collezionista e fine esperto d’arte, Siviero aveva organizzato una squadra di segugi che avevano il compito di raccogliere tutte le informazioni possibili sui viaggi, e le mete finali, delle colonne tedesche che trasportavano opere d’arte. Ma i due Cranach dove erano finiti? Li aveva presi l’Oberst von Hoffmann della 4. Fallschirm-Jäger-Division e li aveva portati a nord. E Siviero, con i suoi, dietro, almeno con le informazioni. Le colonne con le opera d’arte prelevate in Toscana si fermarono nella zona di Merano e Bolzano, e furono ricoverate E i due Cranach? Pare che fossero andati a finire in un deposito, con altre opere delle gallerie fiorentine, a San Leonardo di Passiria. E lì rimasero per il resto della guerra. Alla fine del conflitto, in zona arrivarono gli americani del 3th Battalion, 339nd US Infantry Regiment, comandato dal Major Floyd,  della 85th US Infantry Division[6], ai quali un guardiano consegnò i depositi di opere d’arte e l’oro della Banca d’Italia.Fu subito chiamato uno dei maggiori Monuments men alleati in Italia, il capitano Dean Keller del Fine Arts and Monuments, una branca dell’Allied Military Government e su richiesta di Siviero, che aveva in zona alcuni uomini, e di questo ente alleato, le opere d’arte, tra le quali Adamo ed Eva, poterono tornare a casa. Il lungo cammino da Oliveto, dalla villa Bossi-Pucci di Montagnana, dalla villa Medicea di Poggio a Caiano e da altri depositi, era terminato. Non era finito, invece, il lavoro di Siviero[7] e dei suoi, che continuarono per molti anni a dare la caccia, spesso avendo successo, alle opere d’arte che i tedeschi avevano trafugato e che ancora mancavano all’appello.



[1] Il soldato Ryan di Saving Private Ryan.

[2] Chi non lo rammenta nel film Ghost Buster?

[3] Uno dei protagonisti del film Finstone.

[4] Protagonista del film The Artist.

[5] L’eccellente interprete di Elisabetta I in Elizabeth.

[6] La Divisione, detta Custer Division, era stata sul fronte dell’Arno nell’agosto 1944 e il 339nd US Infantry Regiment teneva la linea da Montelupo a Cortenuova.

[7] Cfr. R. Siviero, L’arte e il nazismo, Cantini editore,Firenze 1984.

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