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Masolino da Panicale – Cristo in pietà; 1424 ca.

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  Carlo Pagliai

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Tommaso di Cristoforo Fini detto Masolino da Panicale (Panicale 1383 ? – 1440 ca)
Cristo in pietà
1424 ca. – affresco staccato; cm 280 x 118 circa
provenienza: Chiesa di S. Giovanni Evangelista, oggi detta il Battistero.
(inv. Baldini 95)

di Carlo Pagliai


Origini e storia
Secondo alcuni studi [1] l’affresco del Cristo in Pietà fu realizzato nel 1424 o non oltre i primi del 1425 [2], anno in cui il pittore Masolino da Panicale soggiornò ad Empoli per eseguire altre opere nella vicina chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, quali gli affreschi sul transetto destro, la celebre lunetta con la Madonna col Bambino e i due angeli sulla porta della sagrestia, oltre al ciclo con la Storia della vera Croce nella cappella della Santa Croce (o di Sant’Elena).
L’affresco fu realizzato per la chiesa di San Giovanni Evangelista, allora separata a pochi passi dalla Collegiata di Sant’Andrea e unita a questa nel 1464, e di seguito adibita a battistero;
La sua scoperta avvenne in circostanze non documentate nel XIX secolo all’interno del battistero, oggi divenuto parte del Museo della Collegiata di Sant’Andrea ad Empoli.

Empoli - Piazzetta della Propositura - Foto di C. Pagliai

Empoli – Museo della Collegiata di S. Andrea – Foto di C. Pagliai

Il primo a citarne l’esistenza fu Giovan Battista Cavalcaselle nel 1883 [3] che ipotizzò l’attribuzione congiunta a Masaccio e Masolino.
Odoardo H. Giglioli nel 1906 scrisse un proprio auspicio che l’affresco fosse sottoposto a «necessari provvedimenti atti a garantire in modo assoluto la conservazione dell’affresco, minacciato dall’umidità della parete su cui si trova, proveniente da qualche infiltrazione del sottosuolo» [4].
Quest’affresco fu staccato nel 1946, collocato su un telaio ed esposto a Firenze alla prima mostra delle opere d’arte restaurate curata da Ugo Procacci; nel 1956 fu posizionato nella nuova collocazione nel museo.
Fu esposto alla seconda mostra degli affreschi staccati tenutasi a Firenze nel 1958 [5], mentre nel 1985 fu sottoposto ad intervento di restauro presso il laboratorio fiorentino diretto da Alfio Del Serra.
Nel 1990 fu riportato nella sua originaria ubicazione cioè nel Battistero, dove ancora oggi si può ammirarlo in tutta la sua suggestività.

Masolino da Panicale - Cristo in pietà, 1424 ca.


Descrizione
La sua sagoma rettangolare, ed è coronata da una cuspide, anch’essa affrescata.
E’ dotato di stesura essenziale, di respiro semplice e intenso: al centro della scena c’è il Cristo, deposto emergente con metà corpo dal sarcofago marmoreo raffigurato di scorcio; il suo corpo è rappresentato con buona anatomia. Sul lato sinistro vi è la Madonna e sul destro San Giovanni Evangelista in ginocchio che bacia il braccio quasi inerme del Cristo, rappresentati con corposità e profondità grazie al gioco di luci e ombre leggibile dalle pieghe delle vesti.
La scena centrale è sovrastata dalla croce da cui pendono due flagelli romani, agganciati ancora ai chiodi: simulano un effetto quasi realistico e densamente simbolico, a testimoniare il martirio della fustigazione prima del supplizio finale.
La soprastante cuspide ha miracolosamente mantenuto una vivace policromia nonostante <<le ingiurie che il tempo e l’incuria hanno recati alla pittura a cui un grande artista dedicò tutta l’abilità dell’arte sua e tutta la sua poesia della sua anima>>[6], come citato dal Giglioli.

La cuspide
Ha un chiaro schema geometrico e compositivo: un semplice triangolo, i cui cateti sono composti da cubetti allineati e incorniciati, ognuno dei quali aventi le facce con forature quadrilobate; ciò ha ottenuto un gioco prospettivo, interrotto nel riquadro sommitale a causa di un cubetto orientato come in quelli del cateto sinistro.
Al centro della cuspide vi è un tondo col Volto Santo, con la corona tangente alle due cornici e alla base del triangolo ideale costituente la cuspide.
La cuspide si appoggia su di una cornice orizzontale, ornata con un motivo floreale e delimitata agli estremi da due tondi, più piccoli rispetto al Volto Santo: nel sinistro c’è il profeta Isaia che predice la venuta di Cristo, nel destro la figura è resa acefala da una ripresa di intonaco e da ricondurre al profeta Ezechiele perchè riceve la visione della morte e resurrezione di Cristo.

Cuspide del Masolino

Cuspide del Masolino

Attribuzione
Il Cavalcaselle [7] nel 1883 lo attribuì ad una collaborazione tra Masolino e Masaccio; in seguito Jacob Burckhardt [8] e August Schmarsow [9] lo attribuirono unicamente al Masaccio, mentre Carocci [10] nel 1899 attribuiva l’opera a Masolino.
Anche Bernard Berenson [11] nel 1902 attribuì l’affresco a Masolino con queste motivazioni:

«un tipo trecentesco che non si ritrova mai in Masaccio e che appare due volte sole nell’opera di Masolino; nella Risurrezione di Tabita della Cappella Brancacci e nel quadro di Monaco»

Pochi anni dopo (1905) dopo fu scoperto un documento [12] che citava il pagamento a favore di Masolino avvenuto nel 1424 per gli affreschi realizzati nella cappella di Sant’Elena posseduta dalla Compagnia della Croce nella vicina chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani ad Empoli:

«Detta cappella di sopra nominata dhella Compagnia la fece dipingere per infino addì 2 novembre MCCCCXXIIII pagano al Maso di Cristofano dipintore da Firenze fiorino settantaquattro d’oro come apparisce in su gli antichi nostri libbri» 

Nel 1908 Pietro Toesca attribuì la paternità dell’affresco alla collaborazione tra Masolino e Masaccio, mentre in seguito la critica contemporanea concorda nell’attribuire l’opera al solo Masolino, come ad esempio il Venturi (1911), il Lindberg (1931), il Salmi (1930), il Longhi (1940) e altri aventi causa, come Paolucci e Proto Pisani.

Molti elementi e geometrie raffigurati nell’affresco consentono la lettura dei cambiamenti allora in corso nella scuola pittorica fiorentina, soprattutto operando un’analisi comparativa col lavoro compiuto nella Cappella Brancacci assieme al Masaccio.
La visione dell’opera infonde una sensazione di purezza e riesce a suscitare il senso di commozione impresso dalla scena, sensazioni che meritano di essere provate effettuando una visita diretta.

di Carlo Pagliai


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Note e riferimenti:
[1] 
Museo della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, R. C. Proto Pisani, collana “Piccoli Grandi Musei”, Firenze, Edizioni Polistampa, 2006, pag. 42;
[2]
 Il museo della Collegiata di Sant’Andrea in Empoli, A. Paolucci, Firenze 1985, pag. 92-93;
[3]
 Storia della pittura in Italia dal secolo II al secolo XVI, volume II, Giovan Battista Cavalcaselle, Firenze 1883, pag. 264;
[4] Empoli ArtisticaOdoardo H. GiglioliLumachi Editore, Firenze 1906, pag 42-43;
[5] Firenze, Forte di Belvedere, aprile-maggio 1958;
[6] Empoli Artistica, Odoardo H. Giglioli, Lumachi Editore, Firenze 1906, pag 42-43;
[7] Storia della pittura in Italia dal secolo II al secolo XVI, volume II, Giovan Battista Cavalcaselle, Firenze 1883, pag. 264;
[8] Der Cicerone, vol. II, part. III, Jacob Burckhardt, Leipzig 1893 pag. 643;
[9] Kunsthistorische Gesellshaft fur photographische Publikationen, August Schmarsow, Siebenter, Jahrgang, 1901;
[10] La Galleria della Collegiata d’Empoli, G. Carocci, in Le Gallerie Nazionali Italiane. Notizie e documenti, Roma 1899, pag. 334.
[11] Quelques peintures mèconnues de Masolino da Panicole, B. Berenson, Gazzette de Beaux Arts, vol. I, 1902, pagg. 89-99.
[12] Museo della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, R. C. Proto Pisani, collana “Piccoli Grandi Musei”, Firenze, Edizioni Polistampa, 2006, pag. 42;


Bibliografia essenziale
Empoli. Itinerari del Museo, della Collegiata e della Chiesa di Santo Stefano, R. C. Proto Pisani, collana “Biblioteca de Lo Studiolo”, Calenzano (Fi), Becocci/Scala, 2005;
Museo della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, R. C. Proto Pisani, collana “Piccoli Grandi Musei”, Firenze, Edizioni Polistampa, 2006;
Empoli, il Valdarno inferiore e la Valdelsa fiorentina, R. C. Proto Pisani, collana “I Luoghi della Fede”, Milano, Mondadori, 1999;
Empoli. I luoghi e tesori della storia, A. Naldi, P. Pianigiani, L. Terreni, Editori dell’Acero, Empoli 2012;
La Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, la cultura romanica, la facciata, il restauro – Galletti, Moretti, Naldi, Edizioni dell’Erba, Fucecchio, 1991;
Chiese, cappelle, e oratori del territorio empolese, W.Siemoni, Editori dell’Acero, S. Croce sull’Arno, 1997;
Il museo della Collegiata di Sant’Andrea in Empoli, A. Paolucci, Firenze 1985
Empoli, una città e il suo territorio, W. Siemoni e M. Frati, Editori dell’Acero, Santa Croce sull’Arno, 1997;
Empoli: città e territorio. Vedute e mappe dal ‘500 al ‘900, AA.VV., Editori dell’Acero, Santa Croce sull’Arno 1998;
Il museo della Collegiata di Sant’Andrea in Empoli, A. Paolucci, Firenze 1985
Empoli: città e territorio. Vedute e mappe dal ‘500 al ‘900, AA.VV., Editori dell’Acero, Santa Croce sull’Arno 1998;

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