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Marta Questa: Il Monumento a Francesco Ferrucci a Empoli

 La storia del monumento, che doveva essere dedicato a Francesco Ferrucci e posto sulla piazza principale di Empoli, piazza Farinata degli Uberti, precisamente presso l’antico Palazzo Pretorio, sede un tempo del Commissario generale della repubblica fiorentina, si perde ormai nel tempo.
Dagli ultimi anni dell’Ottocento ad Empoli si parlò molto del noto condottiero della repubblica fiorentina, nato a Firenze, nella zona di Santo Spirito, il 14 agosto 1489, nominato podestà a Campi Bisenzio e poi a Radda in Chianti e divenuto famoso per le sue doti militari e per l’ incarico di Commissario di Empoli, allora importantissimo centro di vettovagliamento dei circa ottantamila abitanti di Firenze. Fu il professor Giuseppe Rondoni che la sera del 19 aprile 1899 tenne una conferenza ad Empoli su “L’animo e la fama di Francesco Ferrucci”, che esaltò per la strenua difesa della Repubblica fiorentina contro le truppe imperiali di Carlo V d’ Asburgo.

monumento ferrucci a


Qualche anno prima si era costituito il Comitato per il monumento ad Empoli a Francesco Ferrucci, con a capo il sindaco (credo si trattasse di Paolo Del Vivo) della città, che aveva caldeggiato talmente tanto l’idea di questa opera che il 30 dicembre 1897 la Giunta del Comune di Firenze deliberò di concorrere con lire 50 all’iniziativa del Comitato “per onorare in modo durevole la memoria di Francesco Ferrucci”. Successivamente il Comune di Firenze partecipò stanziando lire 100 nel 1904 ed altre somme per l’ acquisto di opuscoli e del “Calendario artistico letterario a benefizio del monumento a Francesco Ferrucci”, pubblicato nel 1902 dal Comitato empolese con lo scopo di aumentare i proventi.
In questi anni fu dato incarico allo scultore Romeo Pazzini di progettare il monumento, di cui rimane oggi una semplice riproduzione fotografica del bozzetto in creta. Il monumento, ideato, aveva forma di altorilievo e doveva essere alto 4,20 metri e largo 2,40 metri. La statua equestre dell’ eroe avrebbe dovuto essere fusa in bronzo e la parte architettonica essere in cemento armato.
Il progetto fu sospeso per mancanza di fondi, ma tra il 1911 ed il 1912 il Comune di Empoli si pose nuovamente lo scopo di portare a compimento l’opera e di “assolvere al compito e di rendere omaggio alla memoria del capitano Francesco Ferrucci che onorò questa terra e operò per la causa santa della libertà della Patria”.
Secondo un preventivo sommario, redatto dal sindaco Paolo Del Vivo, membro del Comitato, la spesa non avrebbe superato 12.000 lire. Il Comune di Empoli si assumeva tutte le spese di riadattamento dell’antico Palazzo Pretorio (spese già votate in bilancio, lire 10.000), tutte le spese per i fondamenti e la locazione del monumento e le spese per la festa inaugurale prevista per la primavera del 1913 (spese preventivate lire 1.500). Le somme raccolte, come risulta da una lettera inviata il 6 maggio 1912 dal sindaco di Empoli a Filippo Corsini, si trovavano depositate in un libretto della Cassa di Risparmio ed ammontavano a lire 4.000. Inoltre il Ministero della Regia Marina aveva consentito a rilasciare a metà prezzo tre tonnellate di bronzo necessario per la fusione del monumento. Ancora una volta il Comune di Firenze partecipò e stanziò ben 2000 lire, cifra considerevole per l’ epoca tanto che il 6 luglio 1912 Romeo Pazzini così scriveva al Sindaco di Firenze: “E’ doveroso da parte mia rivolgere al Sindaco e alla Giunta del Comune di Firenze un ringraziamento sentito per l’atto nobile compiuto l’altro ieri, proponendo alla approvazione del Consiglio comunale il contributo di Firenze per il monumento a Francesco Ferrucci in Empoli. E mi affretto a pregarLa di accettare e di far accettare all’onorevole Giunta i sentimenti della mia più viva gratitudine , poiché codesto considerevole contributo darà modo al Comitato empolese di destarsi da un sonno letargico e farà porgere, io credo e spero, alla viva luce del sole la mia modesta opera a glorificazione di una grande figura storica fiorentina. Reverente e grato La ossequio”.
Tutto, quindi, sembrava predisposto al meglio, ma che cosa non permise la realizzazione di questo impegnativo progetto? Che cosa avvenne perché l’opera di Pazzini ancora una volta non potesse essere illuminata “dalla viva luce del sole”?

Marta Questa

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