skip to Main Content

Marta Questa: Il Monumento a Francesco Ferrucci a Empoli

 La storia del monumento, che doveva essere dedicato a Francesco Ferrucci e posto sulla piazza principale di Empoli, piazza Farinata degli Uberti, precisamente presso l’antico Palazzo Pretorio, sede un tempo del Commissario generale della repubblica fiorentina, si perde ormai nel tempo.
Dagli ultimi anni dell’Ottocento ad Empoli si parlò molto del noto condottiero della repubblica fiorentina, nato a Firenze, nella zona di Santo Spirito, il 14 agosto 1489, nominato podestà a Campi Bisenzio e poi a Radda in Chianti e divenuto famoso per le sue doti militari e per l’ incarico di Commissario di Empoli, allora importantissimo centro di vettovagliamento dei circa ottantamila abitanti di Firenze. Fu il professor Giuseppe Rondoni che la sera del 19 aprile 1899 tenne una conferenza ad Empoli su “L’animo e la fama di Francesco Ferrucci”, che esaltò per la strenua difesa della Repubblica fiorentina contro le truppe imperiali di Carlo V d’ Asburgo.

monumento ferrucci a

Paolo Pianigiani: Maramaldo, la coda dei gatti e gli occhiali

Paolo Pianigiani: Maramaldo, La Coda Dei Gatti E Gli Occhiali

Pochi personaggi storici hanno avuto una stampa così cattiva come Fabrizio Maramaldo (1494 – 1552), l’assassino di Francesco Ferrucci (1489 – 1530), in quel di Gavinana, nell’appennino Pistoiese, il 3 agosto del 1530. Il suo nome è rimasto nella lingua italiana, fino nei vocabolari, a significare viltà, prepotenza e crudeltà verso gli inermi e gli indifesi. La frase pronunciata dal capitano fiorentino, prestato alla guerra da necessità di patria, ma anche da scelta di mestiere, gli si è appiccicata addosso come un marchio a fuoco: – Vile, tu uccidi un uomo morto!

Il dover trovare, nel passato anche remoto, eroi ad hoc, in vista dell’unità d’Italia prossima e ventura, ha generato, in particolare nell’ottocento, una pubblicistica di parte, che ha scandito ancora di più i profili dei due comandanti d’arme: Francesco eroe puro e indomito, Fabrizio, venduto al soldo del nemico, mercenario, violento e feroce. E da lì romanzoni e drammi storici, per non dire di quei brutti versi che figurano, verso la fine, nel nostro inno nazionale.

Back To Top