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Il Culo e le Quarant’ore

Riporto un vecchio aneddoto empolese, forse diceria, forse e probabilmente accaduto, e che nel tempo si è tramandato con un detto empolese noto come “Che c’entra il culo con le quarant’ore?”.

Sembra che tale frase sia stata esclamata negli anni Cinquanta in Collegiata ad Empoli da una gentil donzella molto appresa durante il culto eucaristico della preghiera di Quarantore (di nome e di fatto), una volta diffuse e solenni in cui vi era rinnovamento spirituale e, di preghiera e di penitenza e di comunione.
Fatto stà che durante la celebrazione un signore, si dice distinto e non giovanissimo, trovandosi accanto a siffatta giovinezza totalmente concentrata sul rito e complice la stanchezza del momento, ebbe ad allungare la “mano morta” sul sedere della donzella.
Fù lì che la femmina empolese sobbalzò sconcentrandosi dal rito e inviperita reagì urlando al reo di molestia: “o che c’entra il culo con le quarant’ore?”. La frase rieccheggiò in Collegiata come un tuono, e l’intera platea di fedeli si rigirò verso i due protagonisti, e da lì ebbe inizio tale esclamazione di vernacolo empolese.

Quanto meno è la versione conosciuta da noi, oltre alle tante varianti in giro.
Carlo Pagliai

 

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  1. Ogni paese vanta il suo culo e le 40 ore. Io già prima del 1950 sentivo i miei usare questo detto in ogni occasione in cui il suo significato ci incastrava. A me il racconto suonava che fosse il prete a toccare il culo alla ragazza all’uscita di chiesa dopo la funzione delle 40 ore mentre si accingeva a chiudere il portone scusando il palpeggiamento come fosse colpa delle 40 ore che avevano riempito la chiesa di fedele.

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