Traendo spunto dalla pubblicazione di Fausto Berti e Mauro Guerrini del 1980 "Empoli: statuti e…
La difesa attiva tedesca in Toscana – di Mario Ragionieri
Nel territorio toscano si stanno celebrando i rispettivi 70esimi anniversari della Liberazione avvenuti nelle diverse città.
Ciò avvenne in un contesto toscano che fu frequente teatro della strategia tedesca denominata “difesa attiva”.
I tedeschi in combattimento usavano una tecnica ampiamente collaudata sul fronte russo, ovvero quella che Manstein definì “difesa attiva” cioè aggrapparsi al territorio e resistere fino a che era possibile, sfruttando case, colline, boschi e tutto quello che poteva servire per una efficace resistenza .
Quando gli Alleati avanzavano in forze ben superiori, i tedeschi si ritiravano su un’altra posizione ricominciando con la stessa tecnica di difesa, magari costituendo “kampfgruppe” con unità di diversa provenienza, granatieri, genieri, artiglieri ecc con cui effettuavano anche piccoli attacchi di alleggerimento mentre gli Alleati si fermavano per portare avanti la loro artiglieria.
Ma quando gli alleati si trovano in posizioni di attacco pronti a lanciarlo,i tedeschi si spostavano di nuovo minando tutto.
Procedevano così ogni giorno fino a raggiungere una linea prestabilita dove difendersi più a lungo, sfruttando anche la specifica l’orografia del territorio toscano; motivo per cui poche unità tedesche erano in grado rallentare molto l’avanzata degli Alleati che ormai predominavano gli spazi e la guerra aerea. I partigiani effettuavano azioni di disturbo sulle retroguardie tedesche e sulle linee di rifornimento, ma si trattava sempre di poca cosa ma sufficiente per scatenare la rabbia e la cattiveria tedesca che si manifestava con rappresaglie e incendi di villaggi, non riuscendo quasi mai ad agganciare i partigiani dopo ogni attacco.
Spesso le truppe di fanteria tedesche, affiancate da un paio di carri armati ” Tigre ” ben equipaggiati, si spostavano di notte ed erano in grado di apportare danni alle avanguardie degli Alleati. Questi sapevano bene quanto fossero pericolosi e determinati i tedeschi.
Per gli Alleati la paura di incontrare un carro armato Tigre era costante: un Tigre poteva danneggiare pesantemente un carro americano Sherman a 3000 metri di distanza e a sua volta poteva essere colpito senza riportare danni particolarmente pesanti.
Uno Sherman avrebbe dovuto trovarsi a meno di 500 metri da un Tigre per avere speranza di danneggiarlo significativamente: per questo gli Alleati seguivano l’ordine di non affrontare un Tigre se non disponevano di più di 5 Sherman, ovvero in rapporto di forze 1:5; infatti il Tigre, assieme ad un “kampfgruppe“, era un brutto cliente da affrontare e in Italia di scontri simili ve ne furono a centinaia.
Anche “straccioni” e malnutriti i tedeschi furono in grado di rallentare l’avanzata e provocare perdite al nemico durante la lunga ritirata della Campagna d’Italia.
Eppure fino all’anno 1943 non era previsto dall’esercito tedesco l’addestramento delle truppe alla ritirata o al combattimento nei boschi; quello attuato sul campo fu iniziativa “spontanea” di abili ufficiali e sottufficiali.
In questo contesto non si deve dimenticare la presenza dei paracadutisti tedeschi, insuperabili nei combattimenti per l’ottimo armamento di cui disponevano e per l’addestramento; essi avevano molte più mitragliatrici MG 34, MG 42 oppure armi automatiche del tipo MP40 o FG 42.
La loro presenza unita alla loro ferma determinazione fece sì che ogni combattimento diventasse una vera sofferenza per gli Alleati.
In Toscana l’avanzata Alleata, e di conseguenza la ritirata tedesca, costò molte perdite da entrambe le parti, e nel frattempo venne a mancare l’apporto delle truppe RSI che avrebbero potuto offrire qualche se pur modesto sostegno alle truppe tedesche; i tedeschi comunque diffidavano di esse e chiedevano di utilizzarle in piccole unità di “rincalzo” alle truppe tedesche quale unico efficace loro impiego, cosa che Mussolini non voleva accettare. Eppure questo era avvenuto sul fronte di Nettuno con successo.
Ai tedeschi mancarono sempre i fanti per coprire i vuoti nelle loro divisioni e questo fu un vero problema; poi bisogna anche aggiungere che due o tre divisioni tedesche in più, sottratte al fronte russo, avrebbero messo in crisi gli Alleati in Toscana, ma questo non poterono farlo nel 1944 per una carenza generalizzata di unità che rimanevano comunque costantemente sotto organico
di Mario Ragionieri.
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