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Il Bargello: Renzi e Farinata

Matteo Renzi, di cui non mi interessa un tubo l’impresa politica, aveva già toppato, come storico, scrivendo che la battaglia di Gavinana si era svolta in un rione estemo di Firenze anziché nell’omonimo villaggio sull’Appennino pistoiese.

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Eppure tiene ufficio nella sala di Clemente VII in Palazzo Vecchio, dove gli affreschi del Vasari e dello Stradano sembrano fatti apposta per insegnare la storia a chi viene intronizzato in quell’aulica ubicazione.

Questa gliel’hanno perdonata.

Per noi empolesi ora ce n’è un’altra.

Nel suo affollato comizio di chiusura a Empoli il simpatico Matteo ha ritenuto opportuno celebrare la gloria dell’eroe eponimo di quella piazza , quel Farinata degli Uberti che nel 1260 salvò Firenze dalla distruzione, ma contestualmente dette fuoco a Empoli guelfa e ne impedì l’assurgere a città primaziale della Toscana, com’era nei voti di tutti gli altri vincitori di Montaperti.

Fior di scienziati e di eruditi hanno sempre lamentato tale impròvvida scelta, che la retorica patriottarda e la musa dantesca gabellano invece come un segno del destino.

In ogni caso gli empolesi hanno solo da lamentarsi di Farinata degli Uberti. Senza contare i morti ammazzati, abbiamo ancora una lunga lista di gravissimi danni materiali» che gli storici utilizzano per cercar di capire la struttura urbanistica e la consistenza dell’insediamento empolese a quell’epoca.

Matteo Renzi (leggo la cronaca del Chiorazzo) ha ricordato quando gli ultras dell’Empoli, nel corso di un derby con la Fiorentina, esibirono uno striscione con su scritto: “Farinata, che cazzata”. Avevano le loro ragioni. Fin dal Settecento uno studioso illustre, Giovanni Targioni Tozzetti, con dottissima dissertazione, la pensava come i tifosi azzurri.

Matteo: studia, prendi e porta a casa.

IL BARGELLO

Empoli, 8 dicembre 2013

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