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Giuliano Lastraioli: Storia della Giurisdizione a Empoli

In principio fu il podestà, un cittadino fiorentino che per sei mesi veniva tratto a governare il castrum Empolis, ammistrando la giustizia spicciola senza bisogno di avvocati. Il valentuomo si portava dietro un notaio, detto anche cavaliere o miles socius, che poi faceva tutto lui, essendo l’unico della cosiddetta famiglia che sapeva di latino. Anche gli sbirri erano a carico del podestà, che riscuoteva il suo compenso solo alla fine del mandato, dopo che aveva superato la tagliola del sindacato per eventuali errores in procedendo.

Negli archivi empolesi la documentazione più antica risale al 1370 e si apre con l’oltraggio al notaio da parte di un fornaciaio di Pagnana, insoddisfatto di un provvedimento e autore di un pittoresco insulto al pubblico ufficiale “Fistol’abbia la potta che ti cacò“..

La serie dei podestà dura interrotta fino al 30 settembre 1772. Tutti forestieri e in assoluta prevalenza fiorentini. Un anonimo del Cinquecento si lamentava: “Stiamo ubbidienti a ogni mezz’uomo che la città manda.” Un solo empolese nell’arco di quattro secoli, tal Sebastiano Vanghetti che coprì un semestre del 1752 e che nel suo stemma se ne vantò facendovi scrivere “Pretore in Patria”.

Il podestà teneva banco anche per la bassa giustizia penale, ma la cognizione dei reati più rilevanti era, di competenza del vicario di Certaldo.
L’avvento del vicariato, a Empoli con la riforma leopoldina del 1772 segnò indiscutibilmente un salto di qualità nell’amministrazione della giustizia, giacché il tribunale monocratico vicariale fu da allora gestito ad opera di giureconsulti professionali. Con l’intervallo del sistema francese dal 1808 al 1814, il vicariato di Empoli resse fino al 1848.

Nel 1838 era stato istituito da Leopoldo II il tribunale collegiale di San Miniato e successivamente, dal 1848 appunto, furono create le preture mandamentali di Empoli, di Fucecchio, di Cerreto Guidi, di Castelfiorentino, di Montaione, tutte ascritte al circondario di San Miniato. Bisognava arrivare alla riforma del 1925/1927, conseguente alla soppressione del tribunale di San Miniato, per ridurre l’Empolese-Valdelsa a due sole preture, quella di Empoli , e quella di Castelfiorentino.
Inutile ogni battaglia per la trasmigrazione del tribunale sanminiatese a Empoli.

Il séguito è storia di ieri: la morte della pretura ha innescato un trend di cui è agevole intuire lo sbocco.
La sezione distaccata del tribunale di Firenze è in bilico.

Siamo nelle mani di ogni mezz’uomo che la città manda.

Riusciranno i nostri padri coscritti a evitarci quotidiane trasferte in quel di Novoli? Dalla Valdelsa all’Osmannoro non è migrazione piacevole

Giuliano Lastraioli

In aggiunta a quanto sopra ritengo che si debbano ricordare due figure di alto profilo che, nell’emergenza bellica del 1944, si distinsero per la loro dedizione al dovere: il vice pretore onorario avvocato Nicola Vàvolo che garantì il funzionamento della pretura di Empoli, sfollata al Ferrale di Vinci sotto le bombe e le cannonate, nonché il direttore del manicomio giudiziario di Montelupo, dottor Generoso Quadrino, che riuscì a mantenere le condizioni da vita dei ricoverati durante il passaggio del fronte sull’Arno, suscitando l’ammirazione dei tedeschi e degli alleati.

LASTRA

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