Giuliano Lastraioli: Napoleone a Empoli

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In margine a un recentissimo saggio su “Erba d’Arno”

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Si sa che Napoleone faceva risalire la sua personale nobiltà alle baionette del 18 Brumaio, ma non è finita ancora la stucchevole querelle sulla genealogia della famiglia Buonaparte di Ajaccio.

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Ultimo esempio un ampio saggio di Paolo Benvenuto sul fascicolo 128-129  di Erba d’Arno  appena uscito in edicola, dove si parla “de omnibus rebus et quibusdam aliis”  senza risolvere alcun problema. Il tutto con forte sussiego professorale per concludere infine che l’ipotesi di una origine fucecchiese della imperial progenie è una bufala bella e buona.

Dieci euri spesi male e neppure compensati dalle seghe mentali di Alberto Pozzolini a Parigi in apertura del sullodato numero, che nemmeno il “ruvido stalliere”  evocato  da Marco Cipollini e i ciottoli paleolitici di Agostino Dani contribuiscono a salvare.

Quando manca il saggio storico di Alberto Malvolti ci si rimette sempre.

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Torniamo  a Napoleone, stavolta in chiave empolese.

Il figlio dell’avvocato Carlo Buonaparte e di Letizia Ramolino fu a Empoli due volte.

La prima volta vi fu condotto per mano  dal padre che era un ragazzino di nove anni,  insieme al fratello maggiore Giuseppe e al canonico Flesch, futuro cardinale di santa romana chiesa. Fra Natale e Capodanno del 1778 la strana comitiva scese in bàghere dalla villa di Poggio a Pino dove si trovava ospite del lontano parente canonico Filippo Buonaparte di San Miniato. Venivano a cercare il remoto cugino Moccio Buonaparte, avvocato in Empoli, e ad impetrare il suo intervento presso la Deputazione sopra la Nobiltà e Cittadinanza di Firenze, allo scopo di ottenere la sospirata patente di nobiltà toscana senza la quale il bimbo Napoleone non avrebbe potuto ottenere il posto gratuito di allievo nella reale scuola militare di Brienne. L’ avvocato Moccio si dette sùbito da fare con efficace energia e in quattro e quattr’otto le sospirate patenti uscirono fuori. Secondo il nostro benemerito Mario Bini si trattò di una patacca taroccata, che comunque raggiunse l’effetto voluto.

Sta di fatto, però, che il diploma di laurea in giurisprudenza di papà Carlo all’università di Pisa, sotto data 30 novembre 1769, lo dichiara “Nobile Patrizio Fiorentino, Samminiatese e di Ajaccio”. Lo stesso avvocato Moccio, poi, privo di discendenza, istituì lo stesso Carlo erede universale.

Un dato è certo: senza le patenti di nobiltà, somministrate dall’avvocato empolese, Napoleone non sarebbe entrato a Brienne e la storia universale avrebbe seguito un altro dirizzone.

Sta ora all’architetto Pagliai, maestro e donno nella soggetta materia,  stabilire dove, nel 1778 il buon Moccio Giuseppe Buonaparte avesse in Empoli casa e studio, al cui riparo l’intirizzito quartetto di Corsica trovò asilo e assistenza.

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La seconda passata di Napoleone da Empoli fu fulminea, in carrozza e con ampia scorta di cavalleggeri. Aveva allora ventisette anni, e comandava l’Armée d’Italie. Stava iniziando l’estate del1796 e il giovane generale in capite andava da Livorno a Firenze come padrone occupante. Chissà se nell’occasione ebbe modo di ricordare la penosa trasferta del 1778. Ormai  aveva  in mente ben altri pensieri che non le reminiscenze infantili.

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