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Empoli nel libro “Viaggio pittorico della Toscana”, di Francesco Fontani, terza edizione

La storia della città di Empoli fu descritta dall’Abate Fontani nella prima edizione avvenuta tra il 1801 e 1803. Si propone l’estratto testuale e bibliografico delle pagine comprese dalla 245 alla 253 tratti dalla terza edizione del 1822 – 1827.

copertina viaggio pittorico


 

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Viaggio pittorico della Toscana dell’Abate Francesco Fontani

Vol. IV, Edizione terza, Vincenzo Batelli e Comp°, Firenze 1827

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EDIZIONI PUBBLICATE:

Edizione prima: 1801-1803, volumi n. 3, Firenze: Presso Giuseppe Tofani e Compagno,

Edizione seconda rivista ed accresciuta dall’autore: 1817, volumi n. 6, Firenze, edito da Giovanni Marenich

Edizione terza: 1822, volumi n. 6, Firenze, edito da Giovanni Marenich

Edizione terza: 1827, volumi n. 6, Firenze, ristampa edita da Vincenzo Batelli e Comp.

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La copertina:  

copertina viaggio pittorico

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Estratto bibliografico in versione PDF.   

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VERSIONE TESTUALE   


VEDUTA DELLA TERRA D’EMPOLI

DOVENDOSI ora da noi far parola della più grossa e ragguardevole Terra che al presente si incontri in Toscana sulla strada, che da Firenze conduce a Pisa, crediamo di non poter meglio descrivere la di lei situazione, ed i pregi che l’accompagnano, di quello che col riportare le parole stesse dell’Autore di una Storietta d’Empoli, scritta già da un suo Terrazzano anonimo, il quale amò di ragguagliarci singolarmente della presa della sua Patria, avvenuta nel 1530, quando l’armi Spagnuole la invasero, e che si ha pubblicata dal Lami.

,, Il piano (dice egli) dove è

,, Empoli situato si estende per lungo da Oriente

,, in Occidente per molte miglia; ma da Setten-

,, trione a Mezzogiorno è steso tal luogo vicino

,, a quattro miglia, e altrove più, altrove meno

,, assai: contuttociò le montagnuole che lo cir-

,, condano, gli portano, oltre al grande utile, una

,, vaghezza sigrande, che porge ai riguardanti

,, maraviglia; sendochè par fatto dalla natura per

,, rappresentare una bella ghirlanda, che così

,, pare a tutti quegli che la mirano voltando gli

,, occhi in giro, e son più presto Colline che al-

,, tro, e con poca fatica si giunge alla lor som-

,, mità; e quel che le fa più amene è, che coi

,, loro arbori d’ogni sorta, di saporosi frutti ab-

,, bondevoli, e all’uso dell’uomo necessari e utili,

,, par che vogliano e gara colla grassezza del piano

,, contendere. Nè gli manca un’altra utilità da

,, farne non piccola stima, sendo posta in mezzo’

,,’a grosse T erre e Città che attorno la circon-

,, dano, e pei loro traffchi tutte vi concorrono.,,

Conviene avvertire inoltre che questa ragguardevole Terra è munita di sufficientemente gagliarde mura; che poco da lei discosto trascorre l’Arno, accresciuto d’acque da diversi influenti, e perciò navigabile; che il mare non le e molto lontano; che fertili e deliziose sono le di lei adiacenze, e come il materiale della Terra non mancando di vari pregi di arte, e di naturale bellezza, questi la rendono e più considerabile, e maggiormente degna de’nostri riguardi. Il Targioni considerando nei suoi viaggi la salubrità dell’aria, di cui essa gode, e gli altri molti beni che ei non può non ravvisare nella’vantaggiosa situazione d’Empoli, pare che non mostri di saper gran fatto buon grado a Farinata degli Uberti, il quale, dopo la celebre sconfitta ricevuta dai Fiorentini vicino all’Arbia, in pieno parlamento, tenuto appunto in questa Terra, solo a viso aperto opponendosi all’unanime pensamento degli altri, siccome scrisse Dante, impedì nel 1260 che si distruggesse Firenze, e che gli abitanti si traspostassero ad Empoli. Noi per altro crediamo che da chi ben considera si avrà sempre come degna di commendazione l’indole generosa, l’animo grande di quell’illustre Repubblicano, il quale alla soddisfazione di una privata vendetta seppe anteporre la riverenza e l’amore verso la Patria, e con la forza della sua eloquenza giunse a risparmiarle l’eccidio, e la rovina totale, che se le volea decretare.

Sarebbe vano il pretendere di voler rintracciare la prima origine di questa Terra nel buio enorme di tempi remotissimi, tanto più che mancano autentiche testimonianze, onde poterla con sicurezza determinare. Non pare però che dubitare si possa che nei primi anni del XII. Secolo quì, dove oggi essa si estende ampiamente, fosse aperta campagna, e che gli antichi Empolesi abitassero in altro Castello, un miglio quasi lungi dal luogo che occupano attualmente; denominato perciò anco al presente, Empoli vecchio. Un istrumento reso pubblico dall’Ammirato, e dal quale si desume che la Contessa Imilia, moglie di Guido Guerra, dopo di avere nel 1106 fatto più donazioni alla Chiesa Pievania di S. Andrea, in appresso, cioè nel 1119 procurò con ogni mezzo che gli abitanti del vecchio Castello passassero a stabilire la loro dimora, a fabbricare le loro case intorno a quella da lei beneficata Pieve, ci da la certezza si dell’epoca in cui cominciò ad ingrandirsi questa Terra, come del Supremo dominio che ne avevano i Conti Alberti, Signori di molti altri Feudi in Toscana. Più, e diversi fra gli istorìci nostri hanno avuto spesso occasione di rammentarci varie particolarià di questa illustre famiglia, che molto si segnalo negli antichi tempi, si in occasione di guerra, come di pace; ma nello scorrer de’secoli essendo cresciuta assai per numero d’individui, e perciò divisasi in molti rami, la forza, e potenza sua cominciò presto a diminuire, ed i popoli ch’erano a lei soggetti, solleticati dall’amore di novità, pensarono di sottrarsi or l’uno, or l’altro dalla sua dipendenza; cosicché

,, nel principio dell’anno 1182

,, (scrive l’Ammirato) quei d’Empoli, non so

,, se per amore o per forza, avevano giurato di

,, esser coi Fiorentini in ogni guerra, eccettochè

,, contro al Conte Guido, ed essendosi fatti cen-

,, suari della Repubblica Fiorentina, promessero

,, ancora d’offrire ogni anno alla Chiesa di S.

,, Gio. Batista in Firenze un Cero..,,

Da tal racconto, il quale è confermato dall’autorità dei Capitoli, e convenzioni fatte dagli Empolesi coi Fiorentini, esistenti nell’archivio delle Riformagioni, ben si comprende come in quel tempo era venuta quasi meno la grandezza e Sovranità dei Conti Alberti, i quali divisi in quattro famiglie, nel Secolo XIV, l’una dopo l’altra vende al Comune di Firenze i propri diritti e allodiali, contenta di vivere privatamente. Da qualche Scrittore citato dal Manni ne’suoi sigilli, pare che si accenni alcun che onde sospettare si possa essere stato Empoli ne’più remoti tempi di pertinenza di Pisa, e che nel 1055, o in quel torno sottrattosi dalla di lei obbedienza, cominciasse a governarsi a guisa di Repubblica sotto la protezione dei predetti Conti, dopo d’aver latta lega con altri circonvicini Castelli. Qualunque siasi per altro la verità di ciò, non si ha luogo di dubitare che Empoli non venisse in potere di Firenze nel Secolo XII. con altre Terre della sua lega, confermandolo gli Storici tutti di quel tempo. Se crediamo poi al Villani, questa Terra fu tenuta sempre in gran pregio dai Fiorentini, i quali riconoscendola vantaggiosa molto alle loro mire, e considerandola,”siccome osserva il Guicciardini, quasi il loro più sicuro, e certo granaio, procurarono di trattarla sempre cortesemente, e con parziale condiscendenza. La celebre alluvione dell’Arno avvenuta nel 1333, è che menò tanto guasto in tutte le terre e Città situate d’appresso al di lui confluente, rovinò lo mura d’Empoli, le quali pare non fossero allora di gran consistenza, ma nel 1336 queste si videro di nuovo in piedi, e più forti, pel cui oggetto la Repubblica concesse non poche straordinarie franchigie a quei Terrazzani. Vi ha memoria inoltre che nel 1499 minacciando queste in qualche luogo nuova rovina, ed essendo mestieri il ben munire i Castelli che rendevano più difesa Firenze dagli assalti dei nemici, i quali spesso insidiavano la di lei libertà, si ebbe il lodevole pensiero di ben fortificar questa Terra, affidando la soprintendenza e direzione di tal opera al Canonico Giovanni dei Dottì, o Pataní d’Empoli, uomo in quel tempo pratico quanto altri mai nelle matematiche, e nella scienza delle fortificazioni, onde con suo disegno ei le condusse a foggia d’una ben grande fortezza, ampliandone l’antico giro, e situandovi tratto tratto de bastioni, e rivellini per imporre a chi fosse giammai potuto cadere in animo di tentare d’assaltarla, e cosi renderla più capace di far resistenza. Andrea Dazzì commendò fin da quel tempo la bravura di questo Architetto, e la Repubblica lo decorò di privilegi non solo per rimunerar lui pei servigj prestati, com’anco per animare i suoi sudditi ad impegnare l’opera propria, e la mano per la di lei salvezza. Sebastiano Sanleolini inoltre in uno dei suoi latini Epigrammi ei dà contezza che, venuto a governare sul Trono della Toscana Cosimo I. dei Medici, nuovamente ei pensò di fortificar questa Terra per opporsi ai tentativi dei ribelli, che da ogni parte studiavansi di molestarlo, e di qui egli è che Empoli, a chi ben lo riguarda, sembra anzi una ben munita Città, che una semplice Terra. Gli accrescimenti di popolazione aumentata quivi in diversi tempi, e ricondotta ora al suo colmo merce le savie ‘Leggi del Gran-Duca Leopoldo I., dirette ad ampliare il Commercio, ben si conoscono dalla forma delle fabbriche, le quali nel loro conducimento portano espresse le caratteristiche di quelle respettive età in cui furono erette. Le più recenti hanno quell’apparenza di vago il quale colpisce, ma non soddisfa, e l’intendente trova non poche cose da disapprovare nell’esame che sopra vi può instituire. Maggior sodezza- e più precisa proporzione ei ritroverà in quelle edificate nel Secolo XVI., tempo in cui gli Architetti seguivano più le regole dell’Arte, di quello che i capricci della moda, e del falso brillante, che si introdusse di poi fra gli Artisti. Le anteriori all’età predetta si ravvisano per lo più condotte nel Secolo XIII., e non si dee lasciar di notare che quasi tutte le predette fabbriche, per il rialzamento del suolo, chiaro mostrano d’esser postate basse, e per entrare in esse, spesso con viene scendere più gradini affine d’avervi l’accesso. La principal Chiesa, che fù decorata del titolo di Prepositura nel 1550 da Clemente VII., nel suo esterno mostra il gusto delle fabbriche del Secolo XI., e sembra in esso conservato intatto il restauro procurato all’antica Pieve nel 1093 da quel Rolando, di cui vi ha memoria nel campione Benificiario d’Empoli veduto dal Lami, e che si dee pure alla sollecitudine di Bonizione, di Ridolfo, di Anselmo, e di Gherardo, Canonici già della predetta Chiesa, ed assai benemeriti della medesima, secondochè si desume dall’iscrizione apposta in marmo nella facciata del Tempio suddetto. Essa è condotta a marmi bianchi e neri, interseziata da pilastri di marmo sui quali posano diversi archi semicircolari, alquanto però fra loro diseguali, e difformi. L’interno della Chiesa è spartito a tre navate, ma conserva oggi poco dell’antico suo stato per i posteriori restauri fattivi in diversi tempi, non sempre con quelle avvertenze che esigono le più precise regole dell’arte. Quivi, al riferire del Vasari, si vedevano già molte opere di Cimabue, il quale dette all’Arte i primi lumi della pittura lasciando

,, la maniera scabrosa, golfo e ordinaria

,, che avevano, non mediante lo studio, ma per

,, una cotale usanza insegnata l’uno all’altro per

,, molti e molti anni i pittori di quei tempi,,

ma queste con parecchi altre di molti più insigni Artisti si perderono nell’ultimo rifacimento della Chiesa, siccome attesta il Manni, essendosi unicamente conservata nel muro l’imagine di un S. Giuseppe condotta da Jacopo da Empoli, il quale avendo avuto sempre un particolare amore per le Pitture d’Andrea del Sarto, quasi tutte le copiò con estrema diligenza, e facendosi imitatore della sua maniera più che di quella d’ogni altro Maestro, dette alle sue figure, oltre un disegno finito, arie bellissime di teste, ottimo panneggiamento,   colorito vivace. I conoscitori apprezzano inoltre molto la statua in marmo del S. Bastiano lavorata da Antonio Rossellini, riputata cosa bellissima dallo stesso Vasari, che ne possedeva nel suo originale il disegno, unitamente a molti altri ch’ei potè raccogliere de’più insigni antichi Maestri, specialmente Toscani.

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