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Una riflessione su via Salaiola nel Comune di Empoli

via salaioladi Francesco Fiumalbi

Durante la bella ed interessante passeggiata per il “giro” di Empoli, animata dall’amico Carlo Pagliai, si è parlato di molte cose, fra cui della cosiddetta via Salaiola.
Si tratta di quella strada che uscendo dalla distrutta Porta Giudea, nell’ideale prolungamento di via Ridolfi, si dirigeva in direzione di Corniola.
Per capirci, si tratta dell’attuale via Fabiani, fra il centro storico e la ferrovia, e di via dei Cappuccini, nel tratto dalla ferrovia fino alla rotonda nei pressi del Cimitero.
Poi da Corniola in avanti, la strada, che viene indicata ancora oggi come “Strada Provinciale Salaiola”, sale fino a Monterappoli per poi ridiscendere in Valdelsa e ricongiungersi alla Senese-Romana per Castelfiorentino all’altezza dell’abitato di Fontanella.

La strada, come indicato perfettamente dal nome, era quel percorso da cui provenivano i carichi di “sale” da Volterra, per proseguire alla volta di Firenze attraverso il porto fluviale di Empoli o attraverso la via Pisana, la strada medievale di sinistra dell’Arno, erede della romana Via Quinctia, che transitava anch’essa per Empoli.
Il tracciato della Salaiola prendeva avvio da Volterra e si snodava fra le colline che separano la Valdera dalla Valdelsa, passando dal Castagno e dal castello di Gambassi, fino ad arrivare a Castelfiorentino.
Qui il percorso attraversava l’Elsa, grazie alla presenza di un ponte (forse anticamente di un guado), prima in legno e poi in pietra, realizzato nel 1280 per cura dei Cavalieri del Tau di Altopascio. Da qui, per raggiungere il territorio empolese, veniva percorsa in direzione settentrionale la strada che seguiva la sponda destra dell’Elsa, cioè l’attuale Statale n. 429 Senese-Romana.

[SEGUI IL PERCORSO CON LA MAPPA DEL CATASTO 1820 → ]

Tornando al tracciato di via Salaiola, mi sono chiesto: come mai una strada così importante, da dove transitavano carichi pesanti, consistenti, dalla strada per Castelfiorentino saliva fino a Monterappoli e poi scendeva a Corniola?
Non era più facile seguire la strada che costeggiava la sponda destra dell’Elsa, arrivare a Santa Flora (nei pressi di Osteria Bianca, Ponte a Elsa, ai piedi della “Bastìa”) e da lì proseguire per Empoli? Cioè, perché un barrocciaio, con il suo carico di sale trainato da una povera bestia, doveva sottoporre l’animale allo sforzo di una salita e poi di una discesa? Non gli conveniva fare un percorso completamente pianeggiante?

La risposta è semplice.
Quei territori, almeno dalla conquista longobarda, facevano parte dell’area di influenza lucchese, che aveva come termine di confine la Pieve di San Genesio. In un interessante atto dell’anno 991 (poi confermato nel 1076) la decima che si riscuoteva nelle villae che facevano capo a San Genesio vennero cedute ai cosiddetti “Signori di San Miniato”, che vi operarono un vero e proprio controllo territoriale. Infatti, la giurisdizione di San Genesio comprendeva tutta una serie di località che si trovavano sulla sponda destra dell’Elsa, e che oggi appartengono al Comune di Empoli: Marcignana, Pianezzoli, Torrebenni (Bastìa), Brusciana, Monte Alprandi (odierno Montepaldi). Quindi tutto quel territorio entrò a far parte dell’area di influenza sanminiatese.
E i sanminiatesi, è risaputo, furono dei grandi gabellieri, forti anche della presenza dell’amministrazione imperiale per la Toscana, presente nella rocca dalla seconda metà dell’XI secolo fino al 1288. Dunque, il percorso della via Salaiola fu dettato, con ogni probabilità per scansare il distretto sanminiatese ed evitare la gabella. Si trattava di una imposizione fiscale di cui ignoriamo la consistenza, ma che doveva esser tale da far preferire un percorso in sali-scendi attraverso Monterappoli, al più comodo tracciato pianeggiante lungo la sponda destra dell’Elsa.

Solamente con le confinazioni del 1297 gran parte del territorio della Bassa Valdelsa entrò a far parte definitivamente del contado fiorentino. E, addirittura, Marcignana e Brusciana rimasero comunque sanminiatesi fino ai primi dell’800.

Di questa situazione rimane memoria, ancora oggi, nella giurisdizione ecclesiastica dell’attuale Diocesi di San Miniato, che comprende le parrocchie di Marcignana, Pianezzoli, Ponte a Elsa e Brusciana.

Fonti e riferimenti:

– V. Arrighi, Le origini del Magazzino: la Gabella del sale, in «Quaderni d’Archivio», Rivista dell’Associazione Amici dell’Archivio Storico di Empoli, n. I, anno 2011, pp. 15-28.

– R. Stopani, Gli “Altopascini” costruttori di ponti, in A. Cenci (a cura di), L’ospitalità in Altopascio. Storia e funzioni di un grande centro ospitaliero. Il cibo, la medicina e il controllo della strada, Catalogo della mostra, Altopascio, Sale dei Granai, Piazza Ospitalieri, 21 settembre 1996 – 6gennaio 1997,  Comune di Altopascio, Provincia di Lucca, Regione Toscana, p. 35.

– Archivio Arcivescovile di Lucca, *E.90, anno 991. Edito in D. Barsocchini, Memorie e documenti per servire all’Istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte III, doc. MDCCLXXII, pp. 552-553.

– Archivio Arcivescovile di Lucca, †C.74, anno 1076. Cfr. G. Concioni, Le vicende di una Pieve nella cronologia dei suoi pievani. San Genesio di Vico Wallari 715-1466, Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti, Edizioni ETS, Pisa, 2010, pp. 12n e 18.

– R. Pescaglini Monti, La famiglia dei ‘Signori di San Miniato’ (secoli X-XI), in Toscana Medievale. Pievi, signori, castelli, monasteri (secoli X-XIV), Pacini Editore, Pisa, 2012, pp. 617-627.

– Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Comune di San Miniato, 1297, 11 ottobre, 29 novembre e 10 dicembre. Documenti editi in G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta, Firenze, 1758, Tomo I, pp. 404-407.

Regolamento per la Comunità di S. Miniato del dì 14 Novembre 1774; Edito in L. Cantini, Legislazione Italiana raccolta ed illustrata, Tomo XXXII, Firenze. 1808, pp. 141-148.

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