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Claudio Biscarini: Quell’ultimo ponte!

I Pionieri tedeschi avevano fatto un buon lavoro. Il 16 luglio 1944, il povero ponte Leopoldino, che da quasi un secolo attraversava l’Arno da Empoli alle frazioni di Spicchio e Sovigliana in quel di Vinci, era saltato per aria.

Non ci erano riusciti i cacciabombardieri americani P 47 Thunderbolt che ci provarono fino all’ultimo, ma gli specialisti di Kesselring non fallirono il colpo. Le due rive del fiume restarono, così, lontane come non si vedeva da secoli. Poi, il 1 settembre 1944, i soldati alleati finalmente si decisero a passarlo non avendo, davanti a se, più nessuno. Servivano ponti per proseguire l’avanzata, ma il 6 settembre, inaspettatamente, dopo una pioggia durata del tempo, venne giù una grossa piena che spazzò via quelli che erano stati costruiti.

Generale Poole sull’autoblindo alla inaugurazione del ponte

Ci pensarono i genieri del 2nd Group, 8th Field Squadron  e del 3rd  Group con due sezioni del 12th Field Squadron a cui si aggiunsero uomini della 42nd  Company dei Royal Engineers, tutti sotto il comando del 17th  Field Squadron del capitano D.R.Herd a risolvere il problema dei rifornimenti per la divisione sudafricana che, passata da Empoli, stava ormai combattendo molto più a nord. Sulle vecchie pigne del Leopoldino, spianate per il bisogno, venne gettato un ponte metallico tipo Bailey, uno dei tanti che le armate angloamericane avevano disseminato per tutta l’Italia. Era lungo 90 metri e, poggiato sulle pigne, al sicuro da ogni altra alluvione. Venne inaugurato in pompa magna il 14 settembre 1944 dal generale Everett Poole, comandante della 6th South African Armoured Division che lo oltrepassò seduto sullo scafo di una autoblinda, seguito da un reparto militare a piedi e, in seguito, dagli empolesi e spicchiesi e soviglianesi che, per pura propaganda, vennero perfino filmati. Poi, dopo una settimana, il ponte sparì. Smantellato, venne ripreso dai suoi costruttori e si tornò a passare l’Arno col traghetto.

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  1. Se è possibile vorrei avere un qualche ragguaglio su quanto scritto in fondo a questo articolo. Infatti, io sono nato il primo giugno del ’44, e mi ricordo perfettamente che anni dopo, forse il ’47 o 48, in occasione di una fiera di settembre i miei erano andati a far visita a mia zia che stava a Sovigliana. Mi avevano regalato un palloncino volante e lo tenevo legato al polso. Mia madre mi aveva messo su di un seggiolino ancorato al manubrio della bicicletta e nell’attraversare il ponte il palloncino le andò davanti alla faccia impedendogli la visuale. Il risultato fu che la ruota gli si incastrò nelle putrelle di ferro laterali. Non cademmo, ma questo fatto me lo ricordo benissimo perchè ebbi paura e cominciai a piangere. Mi ricordo il pavimento in tavole di legno, la struttura tutta a traliccio di ferro, da cui si poteva vedere l’Arno e l’ora del tramonto che risplendeva sull’acqua. Che ponte era? Chi lo aveva costruito?

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