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Claudio Biscarini: Il vetraio e il generale

Spesso le vicende della vita ci portano a fare degli incontri che, se la storia andasse per il verso, non ci sarebbe modo di avere. E’ quel che accadde durante la seconda guerra mondiale in Italia a un vetraio e a un generale tedesco. Il generale nacque il 12 maggio 1889 ad Altdamm[1], in Pomerania. L’11 gennaio 1908, a  19 anni, entrò come Fahnenjunker[2] nell’ Infanterie-Regiment 54. Ventuno giorni dopo, a mille miglia di distanza, in una cittadina toscana nata lungo il fiume più importante della regione, Empoli, nasceva il 1° febbraio il vetraio da una famiglia non certo ricca. Il nostro generale, intanto, faceva una folgorante carriera e il 16 luglio 1908 era già Leutnant[3]. La Grande Guerra lo vide impegnato nello stesso reggimento dove si conquistò una decorazione. Intanto, il vetraio viveva giorni non certo lieti. Nel 1918, a dieci anni, cominciò a lavorare facendo il garzone di bottega fino a che, nel 1922, entrò come operaio in quella fucina di antifascismo che era una vetreria. Nel 1921, a Livorno, era nato il Partito Comunista d’Italia e, nell’ottobre 1922, Mussolini era diventato Primo Ministro di re Vittorio Emanuele III. Nel 1923, il nostro vetraio si iscrisse alla Federazione Giovanile Comunista Italiana. Il nostro generale, intanto, aveva avuto il benservito.

remo-scappini-senatore

Fonte: Senato.it

La Germania del Kaiser Wilhelm aveva perduto la guerra e il suo esercito, dopo il trattato di Versailles, era ridotto a 100.000 uomini, senza carri armati, aviazione, marina da guerra. Molti ufficiali dovettero trovarsi un nuovo lavoro e il nostro divenne maggiore nella Lansdpolizei a Berlino, Cottbus e in un posto che diverrà noto nel 1939: Gleiwitz[4]. Il vetraio, intanto, già dal 1926 si era iscritto al Partito Comunista d’Italia assieme a una giovane donna, Rina Chiarini[5], che diverrà sua moglie. Nel 1928, quando il generale era diventato comandante di battaglione di polizia, egli fu nominato vice responsabile del partito  per la regione Toscana. Ma, oramai, il regime fascista stava dando una caccia spietata ai sovversivi di tutta Italia e il vetraio fu costretto a scappare. Parigi fu la sua prima mèta nel dicembre 1930. Poi, fino al 1932, a Mosca, dove Stalin già stava attuando il suo primo piano quinquennale che avrebbe portato alla distruzione dei Kulaki, i contadini ucraini, e la nascita dei Kolkhoz, alla scuola leninista. A fine 1932, il nostro vetraio era tornato a Parigi dove divenne membro dell’apparato centrale del PCI. Il nostro generale, invece, dovette attendere il  1 ottobre 1935 quando fu riammesso nel nuovo Herr[6] come comandante del II battaglione dell’ Infanterie-Regiment 50. Dal gennaio 1933 un nuovo, sinistro, astro era nato in Germania: Adolf Hitler. Da subito aveva iniziato una politica di riarmo e il nostro ufficiale, nominato Oberst, andò a comandare l’Infanterie-Regiment 50 dal 1 agosto 1937 a Landsberg/Warthe. In quegli anni, il vetraio Remo Scappini era in prigione. Arrestato a Faenza nell’ottobre 1933, era stato condannato dal Tribunale Speciale per le Difesa dello Stato a 22 anni di reclusione. Ne sconterà nove tra Fossano e Civitavecchia. Il 10 ottobre 1938, l’Oberst[7] Günther Meinhold era diventato comandante dell’Infanterie-Regiment 122 che guidò fino al 1942 quando, il 1 aprile, venne nominato General Major. Dal maggio 1942 al gennaio 1944, il generale comandò in battaglia i suoi uomini a Dnjepropetrowsk e Kriwoij-Rog sul fronte est. Nell’ottobre 1942, grazie all’amnistia per il ventennale della marcia su Roma, Scappini venne liberato ma non abbandonò la lotta politica. Prima inviato a dirigere la federazione di Torino, poi dal novembre 1943 a Genova. E qui si incrociano i destini di due uomini così diversi tra loro. Nel marzo 1944 il General Major Günther Meinhold venne nominato comandante della Festung-Genoa.[8]

La guerra fu dura in Liguria. Più dura, forse, che nella vicina Toscana fatti salvi i comuni appenninici. Dal giugno 1940 Genova ebbe l’  “attenzione” dell’Armée de l’Air francese e della Royal Air Force britannica. Dopo l’8 settembre, la guerra divenne dura, spietata e terribile. Vera guerra civile, vera guerra di liberazione, vera guerra anche tra partigiani di diversa estrazione politica. Guerra oscura, oscena, da ragazzi come Pin che può rubare la Walther a un tedesco che amoreggia con sua sorella prostituta, la Nera del Carrugio Lungo. Guerra di fame e freddo, e di commissari politici come Kim e di partigiani solitari come Lupo Rosso[9]. Da parte fascista, si “distinsero” i brigatisti della XXXI Brigata Nera “Silvio Parodi” e il Capo provincia Carlo Emanuele Basile. Da parte tedesca l’SS Obersturmbannführer[10] Freidrich, Wilhelm, Konrad, Siegfried Engel[11], comandante l’SS-Außenkommando [12] Genoa. L’uomo delle SS ebbe modo di farsi conoscere bene. Ore 19 del 15 maggio 1944. Nel cinema Odeon, requisito dai tedeschi, entra un giovane ufficiale della Wehrmacht. Si siede e, con una scusa, dopo poco esce. Segue un’esplosione e quattro uomini della Kriegsmarine muoiono. Mattino del 19 maggio 1944, Passo del Turchino. Cinquantanove prigionieri prelevati dalle carceri di Marassi cadono sotto i colpi di un plotone di marinai tedeschi. La proporzione della rappresaglia va oltre il 10:1 classico dei tedeschi. 25 giugno 1944, Bar Olanda. Esplode una bomba e sette militari tedeschi muoiono. Durchslager[13] di Fossoli, 12 luglio 1944. Sessantasette prigionieri del campo, tra i quali il Capitano di Corvetta Kulczycki Sas Jerzi, detto “colonnello Sassi” o “Orione”, incaricato da Badoglio di organizzare la resistenza in Veneto, creatore dei Volontari Armati Italiani, già Medaglia di Bronzo al Valor Militare e l’empolese, vetraio, Pietro Lari nato il 17 giugno 1907, combattente di Spagna, antifascista, confinato prima in Francia poi a Ventotene, catturato a Firenze e inviato a Fossoli, vengono ammazzati a freddo al poligono di tiro di Cibeno in risposta all’attentato a Genova. Fra i morti anche quel Giovanni Bertoni, forse una spia sacrificata perché sapeva troppo, che Indro Montanelli renderà famoso nel romanzo “Il Generale Della Rovere”.

Questo era il clima in cui operò il vetraio, ora presidente del Comitato di Liberazione di Genova, empolese Remo Scappini.

Metà aprile 1945. La macchina bellica alleata si rimette in moto. Fermi lungo la dorsale appenninica per tutto l’inverno, gli americani cominciarono ad avanzare verso nord. Non fu una battaglia facile. Il 370th Regimental Combat Team della 92nd US Infantry Division del Major General Edward Mallory Allmond, la “Negro Division” che non aveva dato buona prova di se in autunno, e la Task Force Turner con carri Sherman in appoggio, tentò di forzare la Strettoia verso Sarzana, ma venne respinto. Lo sostituì il 473rd Regimental Combat Team formato da ex artiglieri, diventati fanti, dell’antiaerea. Ma a vincere la resistenza delle unità del LI Gebirgs-Korps del General der Artillerie Friedrich-Wilhelm Hauck, ovvero soprattutto la 148. Infanterie-Division guidata dal General-Leutnant Otto Fretter-Pico, la 232. Infanterie-Division ai comandi del General-Leutnant Eccard von Gablenz, la Divisione Bersaglieri Italia della RSI agli ordini del Generale di Divisione Mario Carloni e il 4. Hoch-Gebirgs-Battalion, furono i nisei, i nippo-americani del 442nd Combat Team scatenati sulle montagne sopra Carrara. Il 25 aprile 1945, la Task Force Steinman, composta dal 473rd Combat Team, dal 679nd Anti-Tank e dai partigiani, entrava inLa Spezia.

Alle 21 della sera del 23 aprile 1945, aGenova, il Comitato di Liberazione Nazionale non aveva ancora deciso se dare il via all’insurrezione. In città, tra gli altri, c’erano ancora circa 4.000 tedeschi in armi. Si mosse per primo, come spesso accadde in quei giorni, il Cardinal Pietro Boetto[14] con il suo Vescovo Giuseppe Siri[15], i quali erano in contatto con Paolo Emilio Taviani, rappresentante della Democrazia Cristiana in seno al CLN – Liguria,[16] e gli comunicarono che Meinhold era disposto a non distruggere il porto, già ampiamente minato, se gli fossero stati dati quattro giorni per ripiegare verso nord con le truppe. Ma il CLN, con quattro voti a favore e due contrari, votò l’insurrezione. All’alba del 24 aprile, i combattimenti infuriano in vari quartieri della città, soprattutto in Piazza De Ferrari. I tedeschi combattono, ma le loro colonne son bloccate mentre Genova risulta divisa in due. Al momento, risalta la disarticolazione dei collegamenti tra i vari gruppi di insorti che poteva essere un punto a vantaggio di Meinhold. Ma i tedeschi non sono più quelli del 1940, e nemmeno del 1944: vogliono solo andar via e alla svelta. Ma il General Major tenta un’ultima carta: minaccia di far cannoneggiare la città dai pezzi di monte Moro e dal porto. Minaccia dura che ricorda l’ultimatum di Kesselring di far bombardare Roma se non fosse cessata la resistenza a settembre del 1943, o dell’Oberst Scholl[17] che fece sparare coi Panzer su Napoli da Capodimonte. Ma i tempi son cambiati: il CLN ha in sua mano già molti prigionieri e invia esso stesso un ultimatum a Meinhold. Il 25 aprile, tutte le città del nord Italia ricevono il messaggio “Aldo dice 26×1”. E’ l’ordine di insurrezione generale. A Genova, le brigate di Sappisti cittadini e i partigiani scesi dalle montagne, hanno già in mano quasi tutta la città da Sturla a Voltri ad Arezzano. Meinhold sa che la via di ripiegamento al Po è bloccata dalla Divisione partigiana Pinan Cichero di Scrivia[18]. Un’autoambulanza giunge a gran velocità al suo comando a Savignone. Ne discende, coperto da bandiera bianca, il partigiano Carmine Romanzi detto Stefano, che consegna due lettere a Meinhold: una di Boatto e una del CLN che intima la resa.

Ore 15 del 25 aprile 1945. Meinhold e alcuni ufficiali, sempre coperti da bandiera bianca, arrivano alla sede della Curia della città  a Villa Migone. Il tedesco tenta ancora qualche resistenza. Lui, ufficiale di carriera, costretto a cedere le armi a dei civili. Alle 17,30, mentre in tutta Genova i suoi soldati si arrendono in massa, firma la capitolazione nelle mani del vetraio empolese, oggi presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria, Remo Scappini. L’incontro che non doveva avvenire, è avvenuto. Tre giorni dopo, un altro empolese, figlio di vetrai, che aveva scelto una strada diversa da Scappini, già comandante della XXXVI Brigata Nera “Mussolini” di Lucca, Idreno Utimpergher[19], cadde davanti al plotone partigiano, morendo in verità dignitosamente, assieme ad altri 15 fascisti sul lungo lago di Dongo. Un giorno prima, il 27 aprile 1945, le avanguardie del IV US Corps del General Lieutenant Willis Dale Crittenberger, ovvero elementi della 92nd US Infantry Division, 473rd Combat Team, tanks e tanks-destroyers, entravano in Genova già liberata. E il generale? Dopo due anni di prigionia americana, tornò a casa.
E’ morto il 24 febbraio 1979 a Hardegsen, presso Göttingen, ricordato dal Traditionsgemeinschaft della 50 Infanterie-Division e riposa assieme a sua moglie Jenny nata Humbert. Scappini, invece, trasferitosi a Roma alla sede di Via delle Botteghe Oscure, salì molti gradini della scala gerarchica del Partito Comunista Italiano a Pisa, in Puglia, a Firenze. Nel 1958 venne eletto senatore nel collegio Firenze III ma non dimenticòmai Empoli, dove per 15 anni fu consigliere comunale. Dette anche grande contributo all’ANPI e all’ANPPIA. Chi scrive ricorda di averlo incontrato, assieme alla moglie, in via Salvagnoli pochi anni prima della morte che è avvenuta  il 15 giugno 1994. Sua moglie lo seguì il 20 ottobre 1995.

 

Il Generale Meinhold

Testo del telegramma inviato dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, dove si specificava la data dell’inizio dell’insurrezione e l’ora.

Aldo dice 26 x 1

A tutti i comandi zona.
Comunicasi il seguente telegramma: ALDO DICE 26 x 1 Stop Nemico in crisi finale Stop Applicate piano E 27 Stop Capi nemici et dirigenti fascisti in fuga Stop Fermate tutte macchine et controllate rigorosamente passeggeri trattenendo persone sospette Stop Comandi zona interessati abbiano massima cura assicurare viabilità forze alleate su strade Genova-Torino et Piacenza-Torino Stop 24 aprile 1945

Testo del documento di resa, firmato da Meinhold e da Scappini, redatto in due esemplari in italiano e due in tedesco:

Il Genova il giorno 25 aprile 1945 alle ore 19,30;

tra il sig. Generale Meinhold, quale Comandante delle Forze Armate Germaniche del settore Meinhold, assistito dal Cap. Asmus, Capo di Stato Maggiore, da una parte;

Il Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale perla Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall’avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale perla Liguriae dal Magg. Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall’altra:

è stato convenuto:

1) Tutte le Forze Armate Germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold si arrendono alle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà alla dipendenze del Comando Militare perla Liguria;
2) la resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi;
3) Il Comitato di Liberazione Nazionale perla Liguriasi impegna ad usare ai prigionieri il trattamento secondo le leggi internazionali, con particolare riguardo alla loro proprietà personale e alle condizioni di internamento;
4) Il Comitato di Liberazione Nazionale perla Liguriasi riserva di consegnare i prigionieri al Comando Alleato anglo-americano operante in Italia.

Fatto in quattro esemplari di cui due in italiano e due in tedesco

Scappini Remo                                                        Meinhold

Avv. Errico Martino

Giovanni Savoretti

Asmus

Maggiore Mauro Aloni.


Note e riferimenti

[1]  Nel 1945 il paese si chiamò Stettino-Altdamm. Oggi, fa parte della Polonia e è un distretto di Szczecin  (Stettino) chiamato Dąbie.

[2] Aspirante ufficiale

[3] Sottotenente

[4] Alla sera del 31 agosto 1939, dodici uomini del Sichereitsdienst tedesco, con uniformi polacche, guidati dall’ SS Obergruppenführer Alfred Naujocks attaccarono la stazione radio di Gleiwitz, oggi Gliwice, simulando un’azione di truppe polacche,contro il Reich. Quando si ritirarono, furono lasciati sul campo, morti, alcuni prigionieri dei campi di concentramento in uniforme polacca. Fu il casus belli organizzato da Hitler per l’inizio della seconda guerra mondiale.

[5] Nata a Empoli il 16 dicembre 1909. Partigiana Clara, Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[6] Impropriamente l’esercito tedesco viene chiamato Wehrmacht. In realtàla Wehrmacht era l’insieme delle forze armate germaniche formate dallo Herr (Esercito) Luftwaffe (aviazione militare) e Kriegs Marine (marina militare).

[7] Colonnello

[8] Fortezza-Genova. Negli ultimo anni di guerra, l’ossessione di Hitler per le Festung, ove si sarebbe dovuto combattere fino all’ultimo uomo, divenne  ossessiva. Ne creò in tutta l’Europa.Famose quelle rimaste sulla costa atlantica dopo la liberazione della Francia (Brest, Lorient, St. Nazaire) che si arresero nel maggio 1945. A est, la più nota fu la Festung-Küstrin, oggi la polacca Kostrzyn,  che, conquistata dai sovietici il 12 marzo 1945, divenne testa di ponte sull’Oder per l’attacco a Berlino.

[9] Si tratta di personaggi del romanzo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, edito nel 1947 e ambientato, appunto, in Liguria.

[10] Tenente colonnello. Nelle SS, il grado non veniva preceduto dal sostantivo Herr (signore) come nell’esercito.

[11] Nato a Warnau an der Havel  l’11 febbraio 1909, condannato all’ergastolo nel 1999 per  crimini di guerra, morto ad Amburgo il 4 dicembre 2006.

[12] Comando di zona delle SS e del Servizio di Sicurezza delle SS, lo SD.

[13] Campo di transito.

[14] Nato a Vigone il 19 maggio 1871, Boetto venne nominato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1935 e arcivescovo di Genova il 17 marzo 1938. E’ morto a Genova il 31 gennaio 1946.

[15] Nato a Genova  il 20 maggio 1906, venne fatto cardinale da Pio XII il 12 gennaio 1953. Dal 22 settembre 1962 presidente della Conferenza Episcopale Italiana. E’ morto a Genova il 2 maggio 1989.

[16] Famoso, e discusso per aver favorito, in nome della ragion di Stato, la non acquisizione degli atti che avrebbero portato a una Norimberga italiana nel dopoguerra, Paolo Emilio Taviani era nato a Genova il 6 novembre 1912. Noto nella Resistenza come Riccardo Pittalunga, moderato, è stato a lungo uomo politico con importanti incarichi. E’ morto a Roma il 18 giugno 2001.

[17] General-Major Walter Scholl, nato a Ludwingsburg l’11 gennaio 1884. Nominato comandante la piazza di Napoli come colonnello, ne venne cacciato dopo le 4 giornate a fine settembre 1943. Nominato General -Major il 1 gennaio 1944 dal 5 aprile comandante della Militärkommandantur 1043 a Viterbo. Catturato dagli alleati il 4 aprile 1945 rimase prigioniero fino al 17 luglio 1947. E’ morto a Ulm il 1 dicembre 1956.

[18] Al secolo Aurelio Ferrando

[19] Nato a Empoli il 7 febbraio 1905.

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