Silvano Salvadori: La Visitazione di Carmignano

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Il cubico metafisico volume dei palazzi scandisce lo spazio lontano sovrastato dalle quattro figure; queste emergono dal cono d’ombra formato dai palazzi sulla sinistra come affiorando alla luce di un incrocio. In lontananza un’altra strada inondata di luce attraversa la scena. Sulla destra tre scalini portano ad un pianerottolo in cui si vede l’attestarsi di una balaustra appena accennata e alla cui destra si apre una porta, accesso alla casa di Elisabetta. Ai loro piedi si profilano le ombre, come si vede dal piede della ancella in rosso che entra nella luce; costei protende il braccio in avanti in direzione di Maria tenendo su di esso forse un sacco con delle masserizie.

Visitazione

E’ strano che le figure siano inondate di limpida luce mentre il cielo ha il grigiore dei palazzi e addirittura in alto incombe una oscura nube dello stesso tono dell’ombra a terra. Il sacro è sempre protetto dall’ombra: questa sovrastava il tabernacolo-tenda di Mosè con l’Arca nel suo pellegrinaggio a Gerusalemme; e Maria, nuovo tabernacolo di tenda svolazzante che avvolge l’arca del suo ventre contenente la nuova legge, ha iniziato, andando dalla cugina, il suo percorso di ascesa alla città santa. Inoltre non aveva detto a lei l’angelo?:

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“Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile” (Lc.1, 35-36)

Per tre mesi, nel trasferimento messo in atto da David si fermò l’Arca nella casa di Obed-Edom a Gat (2Sam 6,11)  prima di proseguire per la città santa, così come farà Maria presso Elisabetta.

Al posto dell’affollata scenografica scena nel chiostro della SS. Annunziata di Firenze (anche qui una scalinata e l’ancella con le masserizie che proviene da sinistra, mentre a destra è l’evangelista Luca con Zaccaria e Giuseppe, i mariti delle due donne), qui tutto è ridotto all’essenziale.

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In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc.1, 39-45)

La figura nel mezzo alle due donne potrebbe essere Anna, la madre di Maria, secondo gli apocrifi zia di Elisabetta, questo spiegherebbe la grande somiglianza fra le due donne. Potremo anche supporre che è la stessa Elisabetta; infatti l’assoluto contrapporsi del fronte dell’una e del profilo dell’altra crea anche la sensazione di un doppio tempo, concentrato in una sola scena: guardiamo la donna che Maria sta incontrando con lo sguardo in profondità verso di noi e poi l’azione si sposta nell’avvenuto incontro con lo sguardo trasversale fra di loro. Il tempo narrativo assoluto per noi, diventa relativo fra le due donne. Lo spigolo cubista dell’edificio in alto ha il solo scopo di indirizzare i suoi due spigoli verso gli occhi delle protagoniste. Spazio metafisico e rigido di silenziosa lontananza e spazio addensato di fluttuante calore umano.

Forse la strada, da dove provengono le tre donne, è in salita così che i palazzi rasentano il capo delle figure. Il punto di vista estremamente ravvicinato ad esse lascia vedere nei ritagli fuori piccoli dettagli: due uomini appoggiati su di una seduta del primo palazzo, un panno teso alla finestra della torre a questo accostata. L’altro palazzo, dopo l’incrocio, con mostre di pietra nell’angolo stranamente non ha la gronda.

Maria risponde:

L’anima mia magnifica il Signore

il mio spirito esulta in Dio mio salvatore.

Poiché ha guardato l’umiltà della sua serva

tutte le generazioni ormai mi chiameranno «Beata»

Sembra arrivato quel momento profetizzato nel canto di Zaccaria:

per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge,

per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte,

e dirigere i nostri passi sulla via della pace.

Il sole illumina le due donne su quella via di Carmignano in attesa di illuminare il mondo intero, se noi avremo l’umiltà dei servi invece che l’arroganza dei potenti e se di fronte ad ogni maternità avremo il rispetto dovuto ad un miracolo.

 P.S. Pontormo nella realizzazione della pala fa un errore prospettico rispetto al disegno preparatorio; infatti il punto di fuga, sotto il polso di Elisabetta, non è univoco. Anche le alzate dei gradini sulla sinistra, corretti  e di ugual misura nel disegno, divengono diseguali nel dipinto.

05-01-2013

Silvano Salvadori

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