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Claudio Biscarini, guerre e armati di altri tempi: Goro da Monte Benicchi

Da: Il Segno di Empoli, A. 4, n. 15 (ott. 1991)

La storia della guerra, nei secoli, è sempre stata anche storia di uomini in armi. Una delle epoche in cui fu in maggior risalto la figura del condottiero è certamente il ‘500, era in cui importanti avvenimenti politico-militari sconvolsero il mondo e anche la nostra Toscana dove la caduta della repubblica fiorentina e la guerra di Siena furono gli eventi  “clou”.

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Francesco Ferrucci, statua agli Uffizi

In questo secolo, accanto a figure importanti come Francesco Ferrucci e Piero Strozzi, operarono una serie di capitani di ventura, “celebrità minori”, con proprie compagnie che si misero, di volta in volta al servizio di questo e di quello.
Nell’album che la Pro Empoli, nel 1986, dedicò al “Sacco’ ‘ nella storietta di un empolese, si può leggere una missiva del Ferruccio, datata “xiii d ottobre 1529”, ai Dieci di Balìa in cui si dice: Magnifici Domini. A li xiiij arivai qui, come per la vostra mi commettete; e tutti si rallegrorno de la venuta mia di modo, che non si vuole partire più persona. E questo giorno abbiano fatto partire di qui Piero de’ Nobili pagatore, con la banda del capitano Goro da Monte benichi, che fra isbanditi e altri pagati, s i truova 160 bomini in essere, per a la volta di Colle, come mi commettete.
Ma chi era questo Goro, luogotenente del  Ferruccio?
Era nato nel 1501 e aveva, quindi, all’epoca 28 anni. Il suo vero nome, in verità molto azzeccato, era Gerolamo Stendardi. Prima di arrivare a Empoli aveva comandato una delle sei compagnie che presidiavano Cortona. Dopo la caduta di questa città, in seguito a un duro scontro, lo ritroviamo a Firenze dove offriva la sua spada ai Dieci di Balia i quali lo avvertivano che, essendo la “meglio gioventù”, già tutta “alle bandiere”, a lui non potevano offrire che una compagnia raccogliticcia di circa 120 uomini.
Alla testa di questa “armata Brancaleone”, Goro mosse su Volterra dove dette il guasto. Poi, agli ordini del Ferruccio, di cui ci ha lasciato un ritratto un po’ meno agiografico del solito, fu a Empoli negli anni cruciali della repubblica fiorentina. Nonostante questa vita avventurosa che gli costellò il corpo di ferite, il “nostro” morì a circa 80 anni dopo aver comandato le bande di Chiusi e ottenuto l’onorificenza dell’Ordine di Santo Stefano. Si ignora il luogo del suo ultimo riposo.

La sua vita fu dunque, tutta legata alla guerra e per la guerra, come dimostra un aneddoto a lui riferito dalle cronache dell’epoca e che la dice lunga del suo modo di pensare. Si narra, quindi, che incontrando Goro due fraticelli i quali gli augurarono, come è loro costume, pace e bene, lui rispose che auspicava ad essi di non ricevere più neanche una elemosina. Allo stupore dei due replicò Voi vivete di pace, io di guerra. Augurarmi la pace vuoi dire augurarmi di morire di fame! e se ne andò. Chissà cosa avranno pensato i due confratelli. Altri tempi.

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