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Claudio Biscarini: 4 giugno 1944: Roma libera. Giochiamo con un’ucronia. Se Clark fosse stato Kesselring e viceversa

Durante una recente presentazione di un mio volume, da parte di alcune persone del gentile pubblico presente si è equivocato sul fatto che sia il sottoscritto che il presentatore avessero giudicato il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia durante l’ultima guerra, al di là delle sue colpe morali, uno dei generali migliori che ci siano stati sul teatro di guerra della Penisola, assolutamente superiore per visione tattico-strategica ai suoi avversari.

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Il generale Mark Clark in Piazza San Pietro a Roma il 5 giugno 1944

Chi scrive si sentì perfino di affermare che, se al posto del comandante della V armata statunitense e del comandante in capite del XV Gruppo di armate alleate in Italia, generale Harold Alexander ci fosse stato Albert il sorridente, come veniva definito dai suoi, la guerra molto probabilmente sarebbe passata dalla Toscana e da Empoli molto più alla svelta. Ovviamente, la storia non si fa con i se ma proviamo a giocare a creare una ucronia in tal senso: al comando delle truppe alleate c’è Kesselring che combatte contro i tedeschi guidati dal duo Alexander/Clark.

Sicuramente il feldmaresciallo avrebbe cercato, nel corso dell’inverno 1943-44, di effettuare sbarchi alle spalle del fronte a sud di Roma molto più vicini alla linea Gustav che non Anzio-Nettuno, in modo da ottimizzare le  forze aereo navali prima che molte di esse venissero trasferite in Inghilterra per prepararsi a Overlord. Questo avrebbe permesso di fare piccoli, ma significativi, balzi in avanti e costretto l’avversario a spostare continuamente le riserve dal Tirreno all’Adriatico. All’inizio di giugno, Kesselring non avrebbe certo deviato l’asse di attacco delle truppe provenienti dalla testa di ponte anziate da Valmontone, cittadina posta a cavallo della via Casilina da dove stavano sfilando le truppe tedesche della 10a armata posizionate dal Tirreno a Cassino, verso Roma come fece Clark. Certamente, non tutta la 10a armata stava sganciandosi attraversola Casilinama anche costringerne alla resa una parte, in quel momento di massima confusione, avrebbe costretto i tedeschi a velocizzare il ripiegamento e a cercare di far arrivare nuovi rinforzi da altri fronti, sguarnendoli. Passata Roma, le due armate tedesche 10a e 14a erano in piena rotta, non potendosi più parlare di ripiegamento ordinato. All’altezza di Bagnoregio e di Civita Castellana, i reparti americani e britannici,per la prima ed unica volta in Italia, avevano sopravvanzato i fianchi della 10a armata, che si ritirava da est verso nord, e stavano tallonando i resti della 14a armata che stava velocemente arrancando versola Toscana. Sarebbebastato girare l’asse di attacco verso est, attraversare il Tevere e gran parte, questa volta, della 10a armata sarebbe stata distrutta. Kesselring lo intuì, Alexander no. Il tedesco dette ordine di effettuare una manovra che, mentre si è a contatto col nemico, diviene pericolosa e difficile e richiede un’alta professionalità per eseguirla: tolse dalla linea del fronte e  fece ruotare il XIV Panzer-Korps di von Senger, schierandolo a difesa dei passaggi sul Tevere in fronte sud-nord e non ovest-est. In questo modo riuscì a “coprire” il fianco destro della 10a armata che poté così sfilare tranquillamente verso l’Umbria. In caso contrario, la distruzione quasi totale di una delle sue armate avrebbe costretto Kesselring a cambiare la sua tattica di “rallentamento aggressivo” e a impiegare i reparti di rinforzo che stavano giungendo, per allestire le difese sugli Appennini dove una stremata 14a armata e i resti della 10a sarebbero dovuti arrivare al più presto in modo da cercare di mettere più terreno possibile tra loro e gli avversari così da guadagnare qualche giorno per consolidare le difese della linea Gotica. Il feldmaresciallo, posto al comando delle forze alleate fortemente meccanizzate, non avrebbe certo perduta questa occasione. Le titubanze di Alexander, gli errori di Clark permisero, invece, ai tedeschi di rallentare da140 chilometridi avanzata alleata compiuti in pochi giorni a pochi chilometri in diverse settimane, permettendo altresì ai tedeschi di mettere in atto quella “guerra ai civili” che tante perdite causò alla nostra regione. Ecco perché, nonostante i suoi ordini terribili in merito alla guerra partigiana, continuiamo ad ammirare dal punto di vista strettamente militare Kesselring e a criticare i suoi avversari che, con la loro tattica della tartaruga cieca, riempirono ancora di più i cimiteri militari dei propri soldati e quelli civili di poveri borghesi italiani.

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