skip to Main Content

Alluvioni e acquitrini 31-01-2014

31 gennaio 2014. Siamo di nuovo alle prese con un nuovo problema d’acqua: le piogge cadute copiosamente e ininterrottamente nelle precedenti 24 ore hanno fatto salire i battenti idraulici a livelli record cui in effetti era oltre vent’anni che non si vedevano, anche se molti scrivono sui Social Forum “mai visto l’Arno così”.

Eppure costoro, nemmeno fra i più giovani, dovrebbero rammentare bene la piena dell’evento 31 ottobre 1992, con cui l’Arno alle ore 9.00 circa passò con la sua onda di piena mancando di 80 cm il raggiungimento del piano strada della Statale 67 all’altezza di Piazza Ristori.
Confrontato a questo livello, la piena di due giorni fa aveva ancora da salire un pò; purtroppo anche stavolta i danni peggiori si sono avuti dal “rincollo” dei torrenti e rii minori nei loro tratti finali di sfocio in Arno, che trovando le cateratte chiuse, altro non fecero che allagare i luoghi circostanti.
Occorre piuttosto riflettere sul fatto che la piena del 1992 fu preceduta da una settimana intera di intensa pioggia generata da una concatenazione di perturbazioni atlantiche, ma il territorio allora ebbe una capacità di “inerzia” attenuativa dovuta dalla sua corrivazione idraulica; in questo evento alluvionale, paragonabile per quantità idrometrica a quello del 21 ottobre 2013 relativo al sotto bacino dell’Orme, sono “bastate” 24 ore di pioggia intensa (con contemporaneo scioglimento delle nevi montane) per mandare in crisi un sistema idraulico fluviale, che rispetto al 1992 è ben più dotato delle famigerate casse d’espansione e laminazione.

La vera differenza in questi casi la fa il territorio aperto, non le casse d’espansione; confrontando le foto aeree del 1992/93 con quelle attuali, si nota un ulteriore peggioramento delle caratteristiche di permeabilità dei suoli: in primis la cementificazione dei suoli dovuta dalle espansioni urbane (più contenute rispetto al passato ma comunque non ignorabili), ma la maggiore cementificazione dei suoli deriva da:
– la campagna, il cui sistema idraulico è andato progressivamente incurato, si è esteso l’uso del vigneto con diffusi rittochini che incrementano l’erosione superficiale, mentre in pianura si sono estese le aree incolte o a prato, oppure ci sono diverse aree incolte che vengono semplicemente fresate provocando erosione superficiale;
– il bosco, il cui sistema di governo e gestione del legnatico e del sottobosco è andato praticamente del tutto in disuso, senza contare la forte riduzione di alcune specie quali il Pino marittimo e altri, che conferivano capacità di corrivazione idraulica.

In aggiunta a tutto ciò, va considerato l’alterato sistema climatico: eppure da trent’anni gli accademici si sforzano di annunciare tali cambiamenti climatici, adesso ne abbiamo la tangibile riprova. L’evento del 31 gennaio infatti è stato particolarmente violento, come molti recenti eventi simili, in quanto sono effetti di perturbazioni a matrice “diagenesi” o localmente autorigeneranti. In parole povere in una certa area la perturbazione si autoalimenta di masse d’aria diverse a causa di un maggior contrasto termico con la troposfera.

Leggi l’articolo relativo all’Alluvione 1992 →

 

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top