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Alluvione ad Empoli 31 ottobre 1992 – di Andrea Giglioli

Fu un autunno e soprattutto un ottobre molto piovoso quello del 1992, che culminò con l’alluvione (la parola si può usare statene certi) dell’ultimo giorno del mese. Certo non fu catastrofico come alluvione, nulla a che vedere cioè con quello del 1966, ma provate a chiederlo per esempio agli abitanti di Poggio a Caiano, tra l’altro una delle zone meno colpite in occasione dell’alluvione del 1966.
Là nella notte tra venerdi 30 e sabato 31 l’Ombrone Pistoiese, dopo una serata da incubo, ruppe gli argini poco dopo la mezzanotte inondando il paese con 2-3 metri d’acqua: 2000 persone senza casa, gente rifugiata sui tetti per sfuggire alle torbide acque del fiume. Solo un miracolo ha evitato che ci fossero perdite umane. Danni incalcolabili.

Oppure provate a chiederlo agli abitanti di alcuni quartieri di Firenze: Piazza Puccini, e le  Cascine, Piazza Dalmazia, Rifredi e Novoli. Infatti nelle stesse ore nel capoluogo toscano a uscire dagli argini furono il Mugnone e il Terzolle, due torrenti della zona nord della città: mucchi di macchine accartocciate, magazzini, garage, negozi a pian terreno sventrati dalla furia delle acque. Ci furono feroci polemiche in città. Si dette la colpa all’incuria, oltre che alla pioggia, perché quei due torrenti erano abbandonati a se stessi e nei loro alvei, non “propriamente” curati, si poteva trovare di tutto ad ostacolare il normale deflusso delle acque.

Io, allora in quel di Empoli, la sera del 30  ricordo benissimo l’edizione serale del TG3 che già metteva in guardia circa la situazione critica di alcune zone della toscana per le abbondanti precipitazioni. Ricordo che quella notte dormii poco e leggero, avevo brutte sensazioni, presagivo qualcosa di grosso. Più volte fui svegliato dalla violenza dagli scrosci di pioggia. Non mi vergogno a dire che provai anche un po’ di paura: continuava a piovere molto forte quella notte e il TG3 della sera prima non aveva certo rassicurato gli animi….
Mezzi della protezione civile passarono in nottata ad avvertire  con gli altoparlanti la popolazione di sgombrare piani bassi e scantinati. Ci si aspettava una piena dell’Arno importante per il giorno dopo. In realtà erano passati anche 10 giorni prima in occasione della piena del 20-21 ottobre. Ma allora non ci fu nessun allagamento e stavolta in molti forse non dettero il giusto peso a quelle parole. Anche io e mio padre decidemmo di non ripetere la faticaccia fatta 10 giorni prima per sgomberare il garage e lasciammo tutto come era.
La mattina del 31, alle 07:30, appena aperti gli occhi, il primo istinto fu quello di correre alla finestra e buttare un’occhiata in direzione del fiume. La mia casa distava circa 300mt dal letto dell’Arno. Dalla finestra di casa mia (un appartamento al terzo piano di un palazzo) si poteva vedere il livello dell’acqua solo se questo era molto alto. L’avevo già rivisto in occasione di altre piene ma caspita stavolta sembrava davvero molto molto  alto. Sempre alla finestra, guardandomi intorno poi comincio a scorgere i primi segnali. In basso di fronte a me alcune persone stavano discutendo ad alta voce. Guardo meglio: acqua torbida stava ribollendo dalle fognature e cominciava già ad entrare in alcuni garage appena più bassi del livello stradale. Mi precipito alla finestra sul retro, quella che da sui miei garage. Lì la situazione era  appena migliore ma l’acqua già fuoriusciva dai tombini. In men che non si dica ho l’acqua in garage anch’io. Fo appena in tempo a mettere in salvo alcune cose. Quindi prendo telecamera e mountain bike e parto per monitorare tutta la situazione. Starò via tutta la mattina. Avevo 22 anni nel 1992 e non avevo mai visto un evento di tale portata. Posso pensare di aver visto il limite estremo, il non plus ultra. Una piena più grossa di quella vorrebbe dire necessariamente una sola cosa: la catastrofe. Il fiume fu misurato a Firenze a 2500mc di portata al secondo. Suppongo che a Empoli fossero qualcosa di più. Quello che più mi colpì fu la durata dell’evento: di solito (nell’immaginario collettivo) si pensa ad una piena come ad un evento che nel giro di 3-4 ore nasce, raggiunge il suo apice e quindi scema di nuovo.  L’Arno quel 31 ottobre fece paura tutto il giorno: la piena raggiunse il suo MAX  tra le 11:00 e le 12:00, ma poi, cm più cm meno, il livello del fiume rimase pressoché immutato fino al tardo pomeriggio. Cominciò a calare decisamente solo in serata. Gli argini, almeno nell’Empolese, ressero ovunque. L’acqua invase strade e scantinati risalendo dalle fognature, dai canali di irrigazione, da fossi, torrenti e quant’altro. L’Arno reclamava spazio ogni dove, e non chiedeva certo permesso.

Una tra le zone più colpite fu quella di Spicchio (dove abitavo io) e soprattutto di Sovigliana, due frazioni sulla riva destra del fiume. Io ebbi in garage solo 30cm di acqua, altri furono molto meno fortunati di me. Scantinati e garage interrati furono per la stragrande maggioranza ovviamente colmati di acqua. Sottopassaggi stradali, idem. A Sovigliana, nella parte bassa del paese, si sfiorò in alcuni punti il metro d’acqua rispetto al piano stradale. A Empoli pochi cm in centro, ma in alcuni quartieri (S.Maria, Avane) anche mezzo metro. Vigili del fuoco lotteranno tutta la giornata per salvare il gruppo elettrogeno dell’Ospedale della città, unica ancora di salvezza contro il rischio black out. Cucine e scantinati dell’Ospedale ovviamente sott’acqua. La zona industriale appena a valle di Empoli fu invasa dall’acqua. Le frazioni di Bassa, Gavena e Pieve a Ripoli, praticamente alluvionate.

Ma cosa provocò tutto questo? Beh, a provocare tutto questo “bastò” una botta da mediamente 90-100mm ma uniformemente spalmata su tutto l’alto e medio bacino dell’Arno. Una botta che inoltre veniva dopo un ottobre già molto piovoso, tra i più piovosi che si ricordi. Le falde sotterranee già stracolme, il terreno zuppo e assolutamente non più in grado di assorbire l’acqua, e gli invasi artificiali già duramente messi alla prova e carichi di acqua, fecero il resto.  Il bottino finale in mm di quel mese, costituì (e costituisce tuttora) per molte stazioni di rilevamento toscane (ivi compresa quella dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze) il record storico assoluto di precipitazioni in un mese.

Qui di seguito alcuni dati di quei giorni, confrontati in alcuni casi con quelli del 1966. Le stazioni sono divise per bacino/zona di appartenenza. I dati sono espressi in mm. Fonte: Idropisa.

Alcune considerazioni personali dal confronto naturale con il ’66. Ebbene, vedendo i dati pluviometrici del ’92 e avendo vissuto quell’episodio, rimango una volta di più sbalordito dal confronto con il ’66 e dalla quantità di pioggia che cadde in occasione di quello storico alluvione di quasi 50 anni fa. Anche (e soprattutto) allora il mix micidiale fu dato dalla contemporaneità, dall’intensità e dall’estensione delle precipitazioni che riguardarono quasi tutto il bacino dell’Arno, dalla tarda mattinata del giorno 3 al primo pomeriggio del giorno 4. Quel 4 novembre 1966 la portata dell’Arno fu misurata a 3540mc/sec a Nave di Rosano poco a monte di Firenze, stimata a 4100mc/sec a Firenze città (Fonte: AdB Arno).

Beh non mi meraviglio che ci fù tutto quel disastro. Purtroppo però mi viene da pensare che se cadesse tutta quella pioggia anche oggi, i risultati probabilmente non sarebbero molto dissimili da quelli del ’66. Il quotidiano Il Tirreno del 02 novembre 1992, due giorni dopo l’ultimo scampato pericolo, recitava nel sottotitolo: “E siamo ancora senza difese”. Da allora alcune cose sono state fatte (tante?, poche?), però chissà perché, quando si parla dell’Arno, i fantasmi sono sempre dietro l’angolo….

Andrea Giglioli.

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