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Tabernacolo della Madonna di Loreto in Via Ridolfi – di C. Pagliai

Anche al più defilato empolese o passante forestiero non sarà sfuggito questo particolare tabernacolo posto in Via Ridolfi all’altezza del numero civico 58.
Si tratta della Madonna di Loreto, che oggi non gode di un ottimo stato conservativo in quanto recentemente è stato rotto l’infisso per mano ignota, provvisoriamente protetta con un ritagliato telo massiccio nylon; si è inoltre ripresentato il fenomeno di degrado esfoliativo[1] sulla parte inferiore dell’affresco, a mio avviso derivante da umidità capillare nella parete i cui sintomi sono visibili su altre porzioni di facciata esterna del fabbricato.

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Descrizione:
Si tratta di una edicola incorniciata e centinata in pietra serena e rappresenta la Madonna di Loreto che protegge la città di Empoli. La Madonna lauretana è raffigurata con sovrastanti angeli e cherubini che nelle leggenda sorreggono la Vergine nel trasvolo sul mare per infine atterrare nel territorio di Loreto (provincia di Ancona) per questo motivo è stata la protettrice dei viaggiatori e navigatori, e più modernamente degli aviatori.

La collocazione di questo tabernacolo era sulla trafficata via degli Asini (oggi via Ridolfi) e vicinissima alla Porta d’Arno[2], nonché prossima ai principali attracchi fluviali sull’Arno, quasi a simboleggiare la protezione ai navicellai e vetturini che vi transitavano per i passati trasporti merci dell’epoca.

data 16-11-2011

data 16-11-2011

Sul margine inferiore dell’affresco interno, vi è riportata una dicitura dipinta in un cartiglio, i cui versi sono stati attribuiti[3] dal suggerimento del Prof. Vittorio Fabiani che abitava praticamente di fronte:

VIATOR SISTE ET CERNVVS ORA: CVM PROLE PIA

EMPORIM NOSTRAM BENEDIC DULCIS VIRGO MARIA

Sopra a tale cartiglio vi è rappresentata un immagine della città di Empoli principalmente ripartita in due parti:
– sulla sinistra si evince un tratto di mura medioevali merlate con torre e ponte levatoio; da un’attenta disamina comparativa col quadro “S. Nicola da Tolentino protegge empoli dalla peste” conservato in S. Stefano si nota una forte somiglianza geometrica e rappresentativa con la torre posta sulla destra del santo;
– sulla destra si evince una rappresentazione iconografica della città leggibile da alcuni evidenti elementi quali la Collegiata col suo campanile e, contraddittoriamente alla prospettiva del punto di vista, il campanile del convento di S. Stefano sulla sinistra di quello della Collegiata.
Si tratterebbe di un’antitesi rappresentativa di cui non si esclude l’intenzionalità dell’autore: voleva egli riferirsi ancora al suddetto “S. Nicola da Tolentino” in cui il campanile (a vela) di S. Stefano compariva a sinistra della Pieve empolese?
La Collegiata compare in questa immagine con la facciata a salienti e quindi con l’aspetto anteriore al rifacimento avvenuto nel 1802 eseguendo il progetto dell’Architetto Carlo del Re, la cui sagoma è non facilmente leggibile anche nel S. Nicola da Tolentino.

L’attuale immagine fu dipinta da Virgilio Carmignani[4] nel 1948, e in occasione del restauro integrale avvenuto nel 1991 commissionato dal comitato Consorti del Rotary Club di Empoli[5] è stato scoperto sotto il suo pannello un precedente affresco avente lo stesso soggetto in pessime condizioni, soprattutto sulla parte inferiore. La sua possibile datazione è da è da ritenersi antecedente al 1643, anno da cui fu adottata una diversa corona papale rispetto a quella presente nell’affresco, ovvero quella di Luigi XIII di Francia.[6]

Conclusioni
Si auspica un celere intervento conservativo finalizzato a restituire il meritato lustro e decoro a questo elemento testimoniale.
Questo sito e l’ Associazione “Della Storia d’Empoli” sono disponibili a promuovere iniziative a sostegno di un restauro risolutivo.
Si propone inoltre una galleria fotografica con immagini scattate dallo scrivente negli ultimi anni.

Note e Riferimenti:
[1] Ricordo bene il suo stato degradato anteriore al restauro del 1991 commissionato dal comitato Consorti del Rotary Club di Empoli.
[2] Esistente una volta pochi metri più a nord.
[3] Un tabernacolo restaurato,  di Silvano Salvadori, Il Segno di Empoli p. 20. A. 4, n. 14 (lug. 1991)
[4] I tabernacoli di Empoli, di E. Testaferrata e D. Parri, Editori dell’Acero, 1998, Pisa, pagg. 40-42.
[5] Ibidem, pag. 41.
[6] Un tabernacolo restaurato,  di Silvano Salvadori, Il Segno di Empoli p. 20. A. 4, n. 14 (lug. 1991)

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