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Strage del Padule: e gli Italiani? di Claudio Biscarini

Tra pochi mesi sarà il 70° anniversario della strage del Padule di Fucecchio del 23 agosto 1944. Quel giorno, militari della Panzer-Aufklärungs-Abteilung 26, al comando del Rittmeister Josef Strauch, massacrarono 176 persone fra uomini, donne e bambini. Fu una strage efferata, terribile, una delle tante che i tedeschi effettuarono quella estate in Toscana. Al processo che si tenne contro il Generalleutnant Peter Eduard Crasemann, comandante della 26. Panzer-Division, egli si difese, e lo farà anche successivamente, adducendo come motivo gli attacchi dei partigiani alle sue truppe. Pensò, bene, però di far uccidere indiscriminatamente i poveri civili, sfollati e contadini residenti, che stavano nella zona da lui definita covo di bande.

Leggendo le numerose testimonianze che sia i Carabinieri Reali della Stazione

L’aiutante del  II Battaglione, Panzer-Grenadier-Regiment 9., sottotenente Rappart, assieme al comandante della 8. Kompanie del Panzer-Grenadier-Regiment 9, tenente Hoffmann, sulla strada Firenze-Montecatini.
L’aiutante del II Battaglione, Panzer-Grenadier-Regiment 9., sottotenente Rappart, assieme al comandante della 8. Kompanie del Panzer-Grenadier-Regiment 9, tenente Hoffmann, sulla strada Firenze-Montecatini.

di Monsummano che gli investigatori britannici della 78th Special Investigation Branch raccolsero nei mesi seguenti la strage, e che furono usate sia al procedimento giudiziario contro Crasemann che a quello contro Strauch, emerge chiaramente che mo lti dei militari in uniforme tedesca, che quel giorno furono visti in azione, e talvolta protagonisti diretti di alcuni episodi di uccisione di civili, parlavano italiano. Non solo, alcuni testimoni, uno dei

Un gruppo di militari della 26. Panzer-Division, ripresi nella zona di Empoli.
Un gruppo di militari della 26. Panzer-Division, ripresi nella zona di Empoli.

quali ebbi modo di sentire personalmente negli anni ’90 dello scorso secolo, addirittura sostenevano di aver riconosciuto alcuni di questi italiani in uniforme tedesca, e che qualcuno di loro parlava non solo italiano, ma dialetto della zona.

Ripetiamo: non si tratta di uno o due casi, ma di alcune decine. La domande, a questo punto, sorgono spontanee: chi erano questi uomini che, in uniforme nemica, partecipavano all’uccisione di propri connazionali, seppure solamente in veste di spie o guide? Perché, nel corso degli anni, non è venuto fuori nessuno dei loro nomi? Perché la magistratura non ha mai cercato di scoprire qualche cosa di più su di loro? Chi ha coperto, anche localmente, le loro persone e perché? Neanche negli ultimi tempi, sia nelle pubblicazioni che nell’ultimo procedimento giudiziario che ha visto condannati tre ex membri della 26. Panzer-Division all’ergastolo, i nomi e i ruoli che ebbero il 23 agosto 1944 gli italiani sono usciti alla luce. Eppure, son certo che ancora oggi, nelle cittadine e nei borghi che sorgono al limitare del Padule, essi sono noti e, magari non in maniera palese, di loro si è parlato e si parla. Sappiamo che, dopo l’8 settembre 1943, ci furono ex militari del Regio Esercito o delle Camicie Nere che preferirono arruolarsi nelle divisioni tedesche, prima della costituzione della Repubblica Sociale Italiana, ma sul loro numero e impiego, non è mai stata fatta luce dalla ricerca storiografica, quasi si trattasse del solito modo per “mettere lo sporco sotto il tappeto”.

Orbene, se c’è stato il tempo per il chi sa, parli, relativamente a quanto accadde durante e dopo la fine del conflitto in alcune regioni italiane, nella guerra civile tra membri delle formazioni partigiane legate al PCI relativamente alla soppressione di fascisti o presunti tali, sarebbe bene che ci fosse tale movimento del chi sa, parli anche da parte di chi stette dall’altra parte della barricata. Ancora, chi militò nelle formazioni della RSI, rispetto all’impiego di alcuni reparti fascisti nella cosiddetta “guerra ai civili”, non ha trovato il suo Montanari. Vogli concludere, non solo con questo appello, ma presentando, a riprova che la ricerca non ha mai fine, due immagini tratte da un volume uscito in Germania nel 1984, che dimostrano come nelle associazioni di reduci tedeschi, nonostante a volte  la loro reticenza a fornire documenti e informazioni, a meno che, probabilmente, non si sentano richiederle da elementi “politicamente sicuri”, ci sia ancora tanto materiale. Dalle didascalie originali, mi sento di affermare che si tratta delle poche immagini vere di militari della 26. Panzer-Division scattate nella nostra zona, avendo dei grossi dubbi su alcune di quelle, un gruppo delle quali assolutamente inerenti a un altro episodio di strage avvenuto a S.Polo di Arezzo, che ebbi modo di vedere allegate alla documentazione presente presso l’Archivio Storico del Comune di Fucecchio.

Claudio Biscarini

 

 

Fonte immagini: W. Paul, Das Potsdamer Infanterie-Regiment 9 1918-1945. Dokumentenband, Biblio Verlag, Osnabrὒck, 1984

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